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IL BLOG DI GIUSEPPE CANTARELLA

IL BLOG DI GIUSEPPE CANTARELLA

su: CalabriaPost.net del 18.7.2016

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Una rivoluzione chiamata Commissione Toponomastica

di Gianluca Del Gaiso

 

La Commissione Toponomastica, a poche settimane dal suo insediamento, entra nel vivo dei lavori. E a dire il vero già subito nella prima riunione aveva rilanciato una sfida non indifferente. Largo Ponte della Libertà futura Piazza Mino Reitano. Inaugurata a inizio anno dopo la delibera di Giunta aspettava l’obbligatorio parere della Commissione (fino a giugno inesistente) per dare il via all’iter. La Commissione approva e quindi adesso la palla passa alla Prefettura  per il lascia passare definitivo. Certo si tratterebbe di una eccezione non essendo passati dieci anni dalla scomparsa dell’artista ma come accaduto altrove in casi come questo, la positività per la riuscita del progetto è d’obbligo.

Incontriamo il presidente della Commissione Toponomastica del Comune, Prof. Giuseppe Cantarella, nella sua Sbarre. La linea di lavoro è quella della concretezza. Sono tra 1500 e 2000 le vie reggine senza nome. Il metodo di lavoro è a dir poco fondamentale. Si è partiti analizzando delle micro aree, spiega. Prima tappa: Viale Aldo Moro. Criterio di omogeneità scelto quello delle personalità politiche. Quindi, per capirci, le strade senza nome nella zona andranno a portare quelli di politici importanti nazionali e reggini. Su Viale Galilei, invece, spazio ai nomi di altri scienziati importanti. Dunque anche Reggio finalmente si allinea alle scelte delle altre città italiane. Archi Cep non ancora sul tavolo dei lavori, ma il Presidente ha già in mente una bozza di personalità simbolo della lotta alla criminalità organizzata, vedi gli agenti di scorta di Falcone e Borsellino. Obiettivo: dare un segnale forte.

Proprio in merito a questa scelta metodologica di lavoro a chi chiede di usare materiale già raccolto negli anni, la risposta è che il metodo della commissione non cambia e che se è vero che probabilmente molte strade troveranno sinergia nessuno a dire il vero comunque si è mai presentato con le sue proposte. Sui tempi il Presidente spera che lavorando a questi ritmi tra gli otto mesi e un anno si possano vedere i primi risultati. In effetti i passaggi burocratici non sono pochi. La Commissione propone, quindi passa in Giunta, poi in Prefettura, in ultimo agli altri organi competenti in materia per la definitiva intestazione della strada. Ma il processo è partito quindi l’obiettivo è fare il possibile sistemando le principali situazioni di disagio: Archi, Gallico, Catona, la zona collinare, Pellaro. In un mese già 40 i nomi espressi. Tra questi spicca quello del chirurgo Francesco Crucitti, reggino del rione Sbarre passato alla storia per essere il medico che operò il Papa nel 1981 dopo l’attentato. In questo caso il tratto da Via Sbarre Superiori tagliando per l’ex 208 fino al Morelli trova un consenso unanime. Chiediamo quindi del grande dimenticato di questa città: Gianni Versace. Vero è che l’Auditorium del Ce.Dir. porta il suo nome, e a chi storce il muso parlando del suo rapporto quasi contrastante con la città dello Stretto, il Presidente ribadisce che lo stilista fino alla fine aveva evidenziato nelle sue interviste l’influsso che il mare dello Stretto aveva nella sua arte. La strada ci sarà. Fra le altre proposte della Commissione in queste prime settimane “le salitelle” tra la parte alta e bassa della Via Marina. Qui si vorrebbero ricordare altrettanti architetti e artisti impegnati nella ricostruzione della città. Vedi l’ingegnere Gino Zani e il suo portare sullo Stretto l’uso del cemento armato, per fare un esempio. E poi ancora personaggi come Ernesto Basile e altri progettisti impegnati nel post terremoto, Rocco Larussa scultore autore della statua di Piazza Italia o Alessandro Monteleone che ha realizzato quella di Piazza Garibaldi. Quasi a realizzare un parco della memoria. E parlando di memoria recente l’intitolazione dell’anfiteatro dove si è svolto il Consiglio Comunale aperto, su via Torricelli, a Leopoldo Trieste. Avanti così.

7.7.2016. E’ MORTO IL PROFESSORE VINCENZO PANUCCIO.

Il Professore Panuccio ha rappresentato uno dei massimi giuristi a livello nazionale ed internazionale. Vanta un lunghissimo e lusinghiero curriculum. Non non possiamo fare a meno di ricordare come è cominciata la nostra conoscenza, e fu durante lo svolgimento del corso di Diritto Commerciale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Messina, in quei – ahimé – ormai lontani primi anni ’80 di studi universitari. Ma il Professore Panuccio aveva anche l’incarico presso la Facoltà di Giurisprudenza, per cui le sue lezioni erano sempre frequentatissime. Ed anche le sessioni di esami: la Commissione era costituita almeno da sette docenti, Panuccio nel centro, e gli altri ai lati. Tra gli assistenti della cattedra di Diritto Commerciale, la bestia nera era il prof. Coletta, che pretendeva gli articoli del Codice Civile a memoria. Ma il professore Panuccio sapeva sempre coordinare le sessioni di esami con atteggiamento bonario – oserei dire paterno. E fu certamente un atteggiamento paterno, o di nonno vista l’età, che Panuccio ebbe verso Fabrizio quella volta che tornavamo da Rimini in aereo ed avevamo fatto scalo a Roma, dove egli si era imbarcato. All’atterraggio a Reggio, Panuccio porgette con delicatezza il trolley a Fabrizio, e ci salutammo con la consueta cordalità.

Ricordiamo i suoi pregevoli saggi pubblicati su “Calabria Sconosciuta”, fra cui è certamente da mettere in evidenza quello riguardante lo Stretto di Messina, lui che per oltre cinquant’anni lo attraversò divendendone il più illustre pendolare.

17.6.2016. COMMISSIONE TOPONOMASTICA

Nella seduta di insediamento della Commissione Toponomastica, che si è svolta martedi pomeriggio alla presenza del Sindaco, avv. Giuseppe Falcomatà, e del Presidente del Consiglio Comunale, dott. Demetrio Delfino, ho avuto il privilegio e l’onore di essere nominato Presidente della Commissione medesima. Un incarico che nel passato è stato ricoperto da illustri personalità, di cui io dovrò fare di tutto per proseguirne il prestigio.

Ho consegnato al Presidente Delfino un breve discorso d’insediamento, che voglio qui di seguito trascrivere:

Signor Sindaco, Signor Presidente del Consiglio Comunale,

è doveroso, da parte nostra, nel momento in cui ci viene assegnato questo incarico tanto prestigioso, ringraziarvi per avere voluto riconoscere, così, il nostro amore ed il nostro attaccamento alla nostra bella ed amata città.

La nostra attività di ricerca storica, documentaria ed archivistica, che dura ormai da trent’anni, ci ha dato la possibilità di pervenire ad un ampio quadro di conoscenze che oggi mettiamo al servizio della collettività.

La Toponomastica è un argomento di grande importanza, perché crea un legame forte ed indissolubile fra il territorio e le persone che hanno meritato di lasciare traccia di sé. In questa ottica, possiamo garantire, fin d’ora, che la Commissione che oggi si insedia opererà in assoluta neutralità, senza lasciarsi influenzare da scelte dettate da qualsivoglia vincolo che non sia quello del semplice riconoscimento di meriti universali, sia a livello locale come a livello nazionale od internazionale. Numerosi sono i nominativi di personaggi che meritano di essere ricordati nelle strade della nostra città e nelle periferie di cui si compone il territorio comunale, che risulta essere tra i più vasti d’Italia. così come tante sono le strade che attendono di essere finalmente denominate correttamente, al posto di quelle “Traversa Privata” , “Diramazione ….. “ , ed altre denominazioni simili.

Si dice spesso che la Toponomastica sia a servizio dei postini e dei tassisti: è vero, ed è un riferimento importante, quello di  poter dare, all’interno del territorio comunale, la chiarezza della posizione di una via, una strada, una piazza, anche attraverso la eventuale revisione dei numeri civici. Ma è anche al servizio del turista e del forestiero, che devono potersi orientare in maniera chiara all’interno dell’area urbana. Ed in questa ottica diventa importante anche procedere alla installazione di targhe toponomastiche chiare, leggibili, eleganti tutte con la medesima grafica.

Abbiamo l’intenzione di lavorare in armonia, aperti alle istanze che provengano dal territorio, sia dalle associazioni che dai semplici cittadini.

Tutto questo per dare il nostro piccolo contributo di miglioramento delle condizioni della nostra città.

In questo momento di emozioni e di orgoglio, il nostro ricordo deferente va al Sindaco Italo Falcomatà, al quale eravamo legati da sincera amicizia, e che tanto apprezzava il nostro modo di lavorare e tanto ci spronava nella ricerca. Di Italo Falcomatà vogliamo sempre tenere presenti le parole che pronunciò dopo la seconda elezione a Sindaco della Città, con il nuovo sistema elettorale, nelle elezioni del 27 aprile del 1997, Egli disse:

“ … anche noi, tutti quanti, da questo momento,, dobbiamo avere uno stato d’animo diverso, uno stato d’animo più allegro, più costruttivo, uno stato d’animo più roseo, più ottimista, ce lo siamo goduti questo momento e adesso dobbiamo servirlo … uno stato d’animo che sia di incoraggiamento a quelli che ancora sono con lo sguardo rivolto al passato, la città lo vuole da noi questo cambiamento generale, la città se lo merita questo cambiamento generale del comportamento di ognuno di noi, la vogliamo più educata, la vogliamo più civile, più elegante, la città nel suo aspetto esteriore e fisico, ma vogliamo anche che la città sia negli uomini che la rappresentano, molto più a modo, vogliamo la gentilezza anche in politica, vogliamo che anche in politica imperi la signorilità dei comportamenti … anche noi abbiamo qualcosa di importante da fare per rendere questa città più gradevole agli altri, per rendere questa città più piacevole agli altri, per rendere questa città più piacevole a coloro che vi risiedono, e siamo tutti noi … noi la vogliamo fare bella questa Reggio Calabria, nelle cose e nelle persone … noi abbiamo il dovere di curare tutto ciò che fa bella la città di Reggio Calabria … noi siamo quelli che si mettono al servizio della città, la strada è lunga … e vogliamo farla in vostra compagnia, col sorriso sulle labbra … ”

 

Reggio Calabria, 14 Giugno 2016                                                                Prof. Giuseppe Cantarella

Oltre che ad Italo Falcomatà, il mio pensiero in questo momento va a mio Padre, che tanto mi incoraggiava agli inizi della mia attività di ricerca, trent’anni fa, quando collaboravo con il settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” , e Lui riusciva a trovare (solo Lui sapeva dove) vecchie cartoline di Reggio Calabria in base alle zone della città di cui di volta in volta scrivevo. Belle cartoline che oggi costituiscono un ricordo prezioso.

 10.6.2016.  OFFERTA TURISTICA REGGIO CALABRIA.

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Recenti fatti di cronaca hanno riacceso il dibattito, a Reggio Calabria, sul Turismo. Sarebbe il caso,  tuttavia, di chiarirci un po’ le idee, affinché le considerazioni in libertà non diventino chiacchiere da bar.Cominciamo con il chiarire che le attività di ristorazione che offrono i locali, aperti fino a tardi e con musica ad alto volume, non costituiscono attività turistica. I frequentatori di questi locali sono persone residenti in città, che trovano gradevole trascorrere la notte fuori casa, con il bicchiere in mano, ascoltando musica e provando a conversare. Per questa tipologia di intrattenimento, la denominazione più corretta è, probabilmente, “movida”.

Si dice sempre che a Reggio Calabria non ci sono flussi turistici, nonostante la città offra grandi attrattive. Ciò, in parte, è vero. La città di Reggio Calabria possiede un notevole potenziale turistico, ma da sola non è sufficiente a convogliare flussi significativi di turisti senza  essere supportata dal territorio circostante, nel raggio – diciamo  – di 100 km. Per convogliare flussi significativi di turisti a Reggio Calabria bisogna puntare sulle attrattive di valore universale, e a questo requisito rispondono solamente i Bronzi di Riace. Per il resto si tratta di attrattive banali, nel senso che è possibile rinvenire in tante altre località.

A Reggio Calabria c’è un notevolissimo patrimonio archeologico, a cominciare dal Museo Archeologico Nazionale che ospita le celebri statue dei Bronzi di Riace; in città sono presenti numerosi siti archeologici, di varie epoche, ma quella più importante è certamente la Magna Grecia. Per cui sarebbe molto interessante realizzare un circuito turistico che, costituendo Reggio Calabria come località di riferimento, metta in connessione le altre colonie magno greche, soprattutto quelle della Calabria jonica (Locri, Crotone Capo Colonna, Sibari), per un turismo culturale archeologico di qualità da proporre sui mercati internazionali. Magari anche istituendo congressi tematici, giornate di studio, eventi coerenti con l’argomento.

12.5.2016. TURISMO, IL RUOLO DEL SETTORE PUBBLICO E QUELLO DEL PRIVATO.

All’interno della regione turistica si generano flussi economici di attività imprenditoriali provenienti dal settore privato, che devono essere opportunamente assecondati dall’azione amministrativa degli organi pubblici.

Gli imprenditori privati sono i veri protagonisti dell’attività turistica presente in un determinato territorio. Tutte le diverse forme di ricettività, infatti, sono gestite da imprese che quotidianamente offrono al turista le migliori opportunità per trascorrere un periodo di vacanza nel miglior modo possibile. In una regione turistica che si rispetti ci vogliono alberghi che siano adeguati al tipo di turista (il “target”) che frequenta quel luogo. All’interno della consueta distinzione fra località di élite e località di massa, la differenza la possono fare le stelle attribuite ad ogni albergo. Nelle località di turismo di massa la grande ricettività alberghiera la fanno i 2 – 3 stelle. Conta molto anche l’ubicazione: un albergo non può essere troppo distante dal centro di maggiore interesse. Molto successo sta riscuotendo la formula Bed & Breakfast. Il grande successo della formula vincente di Rimini sta proprio nella disponibilità di alberghi , ubicati sul lungomare, che offrano pensione completa a prezzi onesti, assieme all’offerta del lido attrezzato. Molte sono le località, in Italia, dove si osserva la struttura tipica del lungomare con una fila ininterrotta di alberghi.

Anche l’attività di ristorazione è gestita da imprenditori privati che offrono ai turisti la possibilità di attendere ad una delle funzioni più importanti della giornata. In questi ultimi anni la gastronomia si sta orientando sempre più all’offerta dei piatti tipici del territorio, con la riscoperta di antiche ricette che conferiscano ai piatti l’unicità e la tipicità. Il turista che va a Roma non può fare a meno di andare a cenare in una di quelle meravigliose trattorie di Trastevere dove ordinerà Abbacchio e Carciofi alla giudìa.

Un’altra importante attività che si osserva nelle località turistiche è quella del trasporto delle persone, sia individualmente con il taxi (pensiamo al turista che arrivi con l’aereo e voglia raggiungere l’albergo), sia in forma collettiva con i pullman GT (pensiamo ai crocieristi che vogliano compiere un’escursione).

Le agenzie turistiche costituiscono un importante servizio a supporto del turista, per tutto quello che riguarda la emissione di biglietti dei diversi mezzi di trasporto, le prenotazioni dell’albergo, l’acquisto di pacchetti viaggio, e quant’altro.

Ora, è impensabile che tutte queste attività imprenditoriali vengano lasciate svolgersi senza un efficace coordinamento, ed è qui che entra in gioco la competenza del settore pubblico. In ogni regione turistica che si rispetti è necessaria la costituzione di un organismo di coordinamento, una sorta di “cabina di regia” che possa far dialogare le diverse imprese, o meglio le associazioni di categoria interessate, per il raggiungimento di un risultato positivo.

Ma il ruolo del settore pubblico non si esaurisce qui. Un’amministrazione deve svolgere un ruolo forte di raccordo per dare al territorio quell’assetto organizzativo, attraverso gli strumenti urbanistici, che faccia del turismo il principale fattore organizzativo e caratterizzante (pensiamo al piano spiagge), anche attraverso la costruzione e la gestione di quelle strutture assolutamente indispensabili quali i depuratori per assicurare la balneazione.

All’interno di una località interessata da flussi turistici, l’amministrazione locale deve mettere ai primi posti delle priorità la cura attenta del patrimonio arboreo e del verde (il vecchio Assessorato Parchi e Giardini), sia di quello stradale che di eventuali parchi pubblici. Ci viene in mente la cura con cui vengono mantenuti gli spazi verdi a Parigi, sia da quelli di più grandi dimensioni tipo Bois de Boulogne o di Champ de Mars, fino alle più piccole aiuole del centro. Ma anche nella Repubblica di San Marino vediamo anche i più minuscoli spazi sempre riempiti di fiori profumati.

Un altro aspetto che deve essere curato con la massima attenzione è quello relativo alla disciplina del traffico ed alla viabilità. Nelle nostre città la viabilità è rallentata dalle autovetture parcheggiate fuori degli appositi spazi: molte località turistiche devono privilegiare l’assoluta attenzione per evitare che gli automobilisti possano parcheggiare in luoghi non autorizzati, anche con provvedimenti punitivi rigorosi (tolleranza zero). Ci ha molto colpito l’attenzione – quasi maniacale – osservata in Costiera Amalfitana da parte degli operatori del traffico che, con fermezza e decisione, e sempre con il sorriso sulle labbra, impediscono la minima infrazione con efficaci colpi di fischietto ed eloquenti gesti.

Inoltre, è indispensabile presentare al turista una città pulita, il che non vuol dire solamente svuotamento periodico dei contenitori per la raccolta delle frazioni, ma anche pulizia costante dei marciapiedi e degli spigoli marciapiede – sede stradale, per evitare la formazione di erbacce spontanee.

Ed in ultimo, contribuisce a rendere gradevole l’aspetto delle località di villeggiatura, la mancanza di bancarelle ed altre attività pseudo commerciali svolte su spazi pubblici, o con occupazione abusiva di suolo pubblico (marciapiedi, strade, …). Venezia è soffocata ed assediata da ambulanti di ogni genere, e questo sta creando malcontento fra i turisti; a Piazza San Marco, una delle piazze più belle del Mondo, è praticamente impossibile scattare una fotografia senza avere nello sfondo uno di questi venditori ambulanti.

Ecco, quando un’amministrazione comunale di una località turistica offre al forestiero una città pulita, ordinata, con il verde ben curato, ha certamente costituito le migliori premesse per un duraturo flusso turistico.

1.5.2016. COMMISSIONE TOPONOMASTICA. Nella seduta del Consiglio Comunale di Reggio Calabria del 28 aprile scorso, il Presidente dell’Assemblea, Demetrio Delfino, ha comunicato la definitiva costituzione della Commissione Toponomastica cittadina del Comune di Reggio Calabria. La Commissione è composta da 9 persone: 6 componenti “esterni” e 3 Consiglieri comunali, due della maggioranza, uno dell’opposizione. Io sono stato nominato fra questi 6 componenti esterni, esperti di storia della città. In effetti è quasi trent’anni che mi occupo di ricerca storica, e questo incarico che il Sindaco mi ha voluto dare mi riempie di soddisfazione. Ho già significato al Primo cittadino che lavoreremo al servizio esclusivo della crescita culturale della nostra città, perché anche la semplice intestazione di una strada contribuisce in tal senso. E molte sono le strade, a Reggio Calabria, prive di degna intestazione; e molti sono i personaggi, della storia reggina, ma anche di quella nazionale, e – perché no? – mondiale, che attendono di essere riconosciuti attraverso questa procedura. E pensiamo all’Ingegnere Gino Zani, che per primo introdusse nella nostra Città la tecnica costruttiva del cemento armato all’indomani del terremoto del 1908; e pensiamo a Nicola Giunta, poeta in vernacolo; e pensiamo al Senatore Michele Barbaro; e tanti altri ancora. Impegnativo è, dunque, il compito che ci attende, ma riteniamo che lavorando insieme agli altri componenti, secondo le direttive ed i suggerimenti che provengano dalle associazioni rappresentative delle istanze del territoro, faremo un buon lavoro a servizio esclusivo della Città.

 

13.3.2016. SUL PONTE SULLO STRETTO.

Sbaglierebbe chi pensi che il Ponte sullo Stretto serva ad avvicinare Messina a Reggio Calabria, nell’ambito di un’Area Metropolitana dello Stretto che pure esiste.
Uno dei fattori che hanno sicuramente inciso nel determinare l’arretratezza economica delle regioni meridionali italiane, è certamente il fattore – distanza. In Economia la distanza è quantificata in costi chilometrici di trasporto, e le regioni meridionali scontano ancora oggi la distanza dall’area economica più importante d’Europa, che è quella della Germania occidentale, corrispondente alla Valle del Reno. Ma non bisogna trascurare neppure i collegamenti marittimi verso le altre sponde del Mare Mediterraneo, in particolare l’area dello Stretto di Gibilterra, dove insistono realtà in forte dinamismo come Algeciras e Tangeri, quelle del Nord Africa e del Vicino Oriente. E’ evidente, quindi, che si debba procedere ad una riorganizzazione della rete di trasporti riguardante il Mezzogiorno, sia verso Nord (l’Europa centrale) che verso Sud (Africa e Medio Oriente).
La riorganizzazione deve seguire gli indirizzi della politica dei trasporti concordata a livello europeo con il piano TEN – T che prevede nove nuovi corridoi: quello che interessa le regioni meridionali italiane è il corridoio scandinavo – mediterraneo

“Il corridoio scandinavo-mediterraneo è un asse nord-sud cruciale per l’economia europea. Attraversando il Mar Baltico dalla Finlandia e dalla Svezia e passando attraverso la Germania, le Alpi e l’Italia, collega i principali centri urbani e porti della Scandinavia e della Germania settentrionale ai centri industrializzati di produzione della Germania meridionale, dell’Austria e del Norditalia e quindi ai porti italiani e della Valletta. I progetti più importanti di questo corridoio sono il collegamento fisso del Fehmarnbelt e la Galleria di base del Brennero, con le rispettive vie di accesso. Il corridoio raggiunge quindi via mare Malta passando dall’Italia meridionale e dalla Sicilia.”
http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-897_it.htm

Una simile riorganizzazione deve assolutamente prevedere:
• la realizzazione, da Salerno verso Palermo, di una linea ferroviaria ad Alta Velocità, compreso l’adeguamento delle gallerie per consentire il transito dei carri container di nuova generazione, di dimensioni maggiori;
• deve prevedere, inoltre, la costruzione di un’Autostrada a tre corsie sul versante jonico calabrese: la decisione di ammodernare la Salerno Reggio Calabria ha fatto distogliere l’attenzione dalla opportunità di costruire, sul versante jonico calabrese, una nuova Autostrada a tre corsie più corsia di emergenza, da localizzare preferibilmente sulla livelletta 250 – 300 mt., anche per rivitalizzare taluni centri interni, e comunque passante per Catanzaro Lido, Crotone, Rossano, Corigliano, Sibari, e raccordata poi alla A14 Adriatica; l’Autostrada a tre corsie è da realizzare anche in Sicilia, sempre verso Palermo, o da Messina o da Catania;
• Il definitivo potenziamento del porto di Gioia Tauro, con l’approvazione del Piano regolatore e la definizione della Zona Franca Industriale; similmente, il potenziamento degli altri porti meridionali;
• L’elettrificazione ed il raddoppio della linea ferroviaria jonica;
• La definitiva realizzazione di un collegamento marittimo stabile fra l’Aeroporto di Reggio Calabria ed il Porto di Messina, utilizzando il pontile di San Gregorio;
• I collegamenti fra gli aeroporti e le reti ferroviarie ed autostradali.
Ma, probabilmente, l’opera che appare più importante nel quadro di questa riorganizzazione del sistema dei trasporti nel Mezzogiorno, è un collegamento stabile fra la Calabria e la Sicilia; solo un collegamento stabile fra le sponde delle due regioni che si fronteggiano nello Stretto, potrebbe determinare la concreta realizzazione del corridoio intermodale scandinavo – mediterraneo. Sembrerebbe un ricatto, ma non lo è: se non si procede alla definitiva soluzione della questione “Ponte sullo Stretto” non avrà senso procedere alla realizzazione dell’Alta Velocità e di un’eventuale Autostrada a tre corsie, sia in Calabria sia in Sicilia. Anzi, riteniamo che la costruzione di un collegamento stabile che attraversi lo Stretto di Messina sarebbe l’elemento che sbloccherebbe queste opere.

 

25.2.2016. IL RIGGITANO NON VUOLE SAPERE NIENTE: il riggitano deve parcheggiare la sua macchina con le ruote sul marciapiede, e ci sono in città numerose strade in cui questo malcostume si è consolidato negli anni (Via del Salvatore, Via Marvasi, Via del Plebiscito …), dove il marciapiede praticamente non esiste più, e le persone non ci possono camminare e devono andare sulla strada. Il riggitano deve parcheggiare sulle strisce pedonali, obbligando le persone che devono attraversare la strada ad andare tra le macchine in sosta a rischio di essere investite, o peggio, senza avere da dove passare. Il riggitano non vuole sapere niente: deve parcheggiare la sua macchina in doppia, od anche in tripla fila, quando deve andare a prendere il caffé: ed è un fatto riscontrabile facilmente, che davanti ai bar più frequentati il parcheggio diventi selvaggio. Il riggitano non vuole sapere niente: nonostante al supermercato ci siano i parcheggi sotterranei comodissimi, deve parcheggiare sulla strada il più vicino possibile all’ingresso (al Viale Calabria); nel parcheggio del supermercato parcheggia nel posto riservato agli invalidi, mettendo come talloncino il “gratta e sosta” dell’ATAM. Il riggitano non vuole sapere niente di fare la raccolta differenziata: mette tutto in un sacco nero e lo butta nei cassonetti dell’indifferenziato, dove nel frattempo il commerciante svuota i suoi scatoli di cartone e la cameriera della pizzeria butta le bottiglie di plastica. Il riggitano ama gli animali: porta le care bestiole sul marciapiede del Viale Europa, ma si guarda bene di raccogliere la cacchina e buttare il tutto nell’apposito raccoglitore.Il riggitano non vuole sapere niente: quando incontra un amico gli domanda :”Tutto a posto?” e poi si lamenta del degrado esistente in città, dicendogli : “Ah! non c’è nenti …”

 

 

 

19.10.2015

ALBA FLORIO

A SARA NOLI S.ELIA

La chiara onda della tua vita
non doveva fermarsi a un traguardo
così disumano
per te che sentivi i valori umani
nella pietà.
Ritroverai la pace nella tua distruzione,
sorriderai nella morte
come chi troppo ha sofferto.
Nella casa vuota
risorgerà la tua ombra affettuosa
accanto a chi ti amava.
Passano giorni e notti
nel silenzio dei cieli
e vita e morte approdano
ad un' unica riva.
Qualcosa resta di noi.
Nel solitario giardino
i fiori cercheranno ancora le tue mani
col sorriso di sempre.

2.10.2015. IL PONTE SULLO STRETTO. PERCHE’ SI, PERCHE’ NO

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(articolo pubblicato su : Calabria Sconosciuta n. 91, luglio – settembre 2001)

Le vicende che riguardano la realizzazione di un collegamento stabile fra la Sicilia e la penisola italiana, che vanno sotto il nome di “questione – Ponte sullo Stretto”, dal momento che di recente è stato sciolto anche il nodo che riguardava la tipologia costruttiva, con la scelta, prima, e l’approvazione, poi, di un progetto per la costruzione di un ponte a campata unica; queste, dicevamo, sono vicende che vanno trattate direttamente nell’ambito dei principi della Geografia Economica, disciplina che, oltretutto, consente meglio di qualunque altra di sintetizzare efficacemente le problematiche che investono l’organizzazione e l’assetto del territorio.
Riguardo alle vicende della c. d. “questione – Ponte sullo Stretto” si è registrato negli anni scorsi in Italia, e per certi versi continua ad esistere ancora, un energico dibattito sulla utilità di tale costruzione, per cui potrebbe risultare valido contributo impostare l’analisi del problema in un esasperato dualismo, del tipo: PONTE SULLO STRETTO: PERCHE’ COSTRUIRLO E PERCHE’ NON COSTRUIRLO ?, ragionando con serenità sulle diverse problematiche che si innestano su di un’opera talmente importante.
Un approccio preliminare, fondamentale per l’impostazione di ogni tipo di analisi geografica, è lo studio del territorio. Nel nostro caso è necessario distinguere l’area geografica su cui verrà realizzata l’opera, ossia l’area dello Stretto di Messina, dalla più vasta superficie che verrà interessata dagli effetti dell’opera, sulla cui individuazione discuteremo più avanti.
L’area dello Stretto di Messina interessa essenzialmente il braccio di mare che separa la Calabria dalla Sicilia e le fasce costiere relative, all’interno dei suoi confini geografici che sono, a Nord, Punta Pezzo in Calabria e Punta Faro in Sicilia; a Sud, Capo dell’Armi in Calabria, e probabilmente Capo Alì in Sicilia.
Dal punto di vista morfologico lo Stretto di Messina si presenta come un canale, della lunghezza di una trentina di chilometri, dalla forma ad imbuto, dal momento che dalla sua imboccatura posta a Nord, dove la larghezza supera di poco i 3 km., si allarga fino ad una trentina verso il suo confine meridionale. Questo canale mette in comunicazione il Mare Tirreno con il Mare Jonio attraverso uno specchio d’acqua che separa la Sicilia dalla penisola italiana; fra Punta Pezzo e Ganzirri il fondale presenta una profondità di una settantina di metri, poi degrada verso Nord e verso Sud con differente pendenza. Infatti, mentre verso il Tirreno le isobate indicano anche dopo parecchie miglia profondità inferiori ai 500 metri, verso lo Jonio si scende piuttosto rapidamente verso i 1.200 metri di profondità già al largo di Punta Pellaro.
Le coste che si affacciano sullo Stretto hanno geologia simile, dal momento che si tratta essenzialmente di depositi sedimentari del Cenozoico e del Neozoico che appoggiano su masse cristallino – scistose di più antica formazione. La morfologia, invece, appare leggermente diversa: lo spartiacque dei monti Peloritani che dalla Portella Mandrazzi a quota 1.125 mt. degrada, dopo aver superato il pizzo di Varnà a quota 1.287 mt., verso la spiaggia di Ganzirri, non dista dalla costa più di una diecina di chilometri, e la montagna declina perciò piuttosto rapidamente verso il mare. Al contrario, le colline retrostanti la costa calabra hanno un andamento meno scosceso, trovandosi la vetta di Montalto (1.956 mt.) all’incirca distante 25 chilometri da Punta Pezzo ed una trentina da Punta Pellaro. Inoltre, la superficie di terra emersa relativa all’area dei Peloritani è notevolmente inferiore rispetto a quella aspromontana: ne deriva che le pareti di questo corridoio naturale sono molto più ripide ad Occidente che non ad Oriente, dove anche l’estensione della pur stretta fascia costiera è maggiore. Anche il profilo della costa è differente: essa si dirige, sul lato siculo, con andamento pressoché rettilineo, mentre la costa calabrese ha un andamento curvilineo che si dirige progressivamente verso Sud-Est. Ancora, la linea di costa calabrese è caratterizzata da frequenti delta alluvionali creati dalle numerose fiumare esistenti, i quali mancano invece dal lato siciliano o, almeno, non sono così pronunciati.
Le condizioni climatiche dell’area dello Stretto di Messina sono quelle tipiche del clima mediterraneo, con un periodo (Aprile – Ottobre: fase estiva) caldo ed arido ed un altro (Novembre – Marzo: fase autunno – invernale) freddo e piovoso. Nella tabella si riportano i valori statistici meteorologici elaborati in Novembre 1993 dal sottoscritto, su dati provenienti dall’Osservatorio Geofisico di Reggio Calabria, per un periodo fra il 1963 ed il 1981 e divulgati in una precedente pubblicazione; ne scaturisce il tipico climogramma delle regioni mediterranee, ottenuto sovrapponendo un istogramma per l’andamento delle temperature ed un istogramma per l’andamento delle precipitazioni. Si può notare come si passi gradatamente da un inverno mite con piogge moderate ad un’estate calda con piogge scarse. L’escursione termica non supera i 15 °C, e già questo è indice oggettivo di clima favorevole.
Il microclima dell’area dello Stretto è influenzato non poco dall’azione del vento: le elaborazioni dei dati provenienti dalle osservazioni su Reggio Calabria Osservatorio Geofisico, ma anche l’esperienza diretta che può fare ciascuno di noi, portano a concludere che, nello Stretto di Messina, o è di boria o è di scirocco, volendo intendere che il vento, che qui soffia quasi sempre (85 % delle giornate), o si posiziona dai quadranti settentrionali N-NE-NW (la boria, il termine deriva da boreale, settentrionale) o da quelli meridionali S-SE-SW (lo scirocco, generalizzando).
Le acque dello Stretto di Messina sono attraversate da correnti marine che appartengono alla categoria delle correnti di marea, la cui origine, perciò, deriva dall’attrazione lunare e dal differente effetto che questa esercita sui due specchi di mare, il Tirreno e lo Jonio, a diversa morfologia. In relazione al passaggio della Luna sul meridiano dello Stretto, ogni sei ore e mezza, alternativamente, la corrente inverte la sua direzione: quando le acque si dirigono da Sud verso Nord è chiamata rema montante, viceversa rema scendente. In corrispondenza del rialzo del fondale fra Punta Pezzo e Ganzirri, le masse d’acqua trasportate dalla corrente urtano contro questa soglia sommersa e sono costrette a risalire in superficie, ed urtando contro la corrente superficiale determinata dal vento, originano quei gorghi – caronfuli – che probabilmente, nell’antichità contribuirono a dare luogo alla leggenda di Scilla e Cariddi.
L’area dello Stretto di Messina è conosciuta per il suo elevato rischio sismico. In questa regione si sono verificati, nel passato, violenti terremoti che hanno determinato danni a persone e cose: i più disastrosi della storia recente sono, certamente, quello del 5 febbraio 1783 e quell’altro del 28 dicembre 1908. La sismicità dello Stretto di Messina è da mettere in relazione, innanzi tutto, in via generale, alla complessa geologia del Mediterraneo, dove troviamo numerose micro – zolle in movimento fra di loro sotto la spinta che il continente africano esercita contro l’Eurasia, nella sua deriva verso Nord-Est. Più in particolare, bisogna poi tenere conto dell’espansione del fondale del Tirreno e della subduzione del fondale del mare Egeo, e mettere tutto ciò in connessione con l’esistenza di alcune faglie proprio sullo Stretto: una di queste è la faglia Messina – Catania, che ha direzione N-S sulla costa sicula, e che nel passato ha dato origine alla formazione del vulcano Etna, ed ancora la faglia di Taormina, che si dirige dalla bella cittadina verso N-W. In questo quadro geologico – tettonico tanto complesso, quindi, si può dire che lo Stretto di Messina è un’area su cui convergono forti tensioni provenienti dalle forze endogene connesse alla dinamica della litosfera: è impossibile, alla luce delle conoscenze attuali, prevedere quando, ma si è sicuri sul dove, per cui è imprescindibile organizzare una seria azione di prevenzione sismica, per limitare i danni nell’eventualità che il fenomeno si verifichi (facciamo i debiti scongiuri!).
Sul piano demografico, l’area dello Stretto di Messina è configurabile come una regione su cui gravita una città doppia, ossia l’asse Reggio Calabria – Messina, mentre su quello funzionale si individua un sistema urbano tripolare costituito da Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Messina, che interessa all’incirca 500.000 abitanti. Tale conurbazione si caratterizza, allo stato, per la presenza di alcuni servizi differenziati che determinano una certa integrazione funzionale fra i vertici di questo triangolo urbano: è il caso dell’Aeroporto dello Stretto, ubicato a Reggio Calabria nella periferia Sud, fra le fiumare Sant’Agata e Valanidi, che ha fatto segnare in questi ultimi anni un trend di crescita molto elevato nel numero dei passeggeri, grazie ai consistenti lavori di ammodernamento che hanno consentito l’utilizzazione di aeromobili più moderni e più capienti; il bacino di utenza dell’Aeroporto dello Stretto è molto ampio e comprende, sul continente, l’intera provincia di Reggio Calabria, mentre in Sicilia abbraccia l’area urbana di Messina e tutto il territorio della fascia costiera della Sicilia orientale fra Messina e Catania fino a dove non esiste la convenienza a servirsi dell’altra struttura aeroportuale di Catania – Fontanarossa, comprese, perciò, le località turistiche come Taormina e Giardini – Naxos; inoltre, sia Messina che le Isole Eolie sono già collegate all’Aeroporto dello Stretto con un servizio di aliscafi veloci, grazie al pontile costruito a breve distanza dall’aerostazione e che risulta collegato con questa da bus – navetta.
Sempre per rimanere nel settore dei trasporti, un altro motivo che caratterizza i rapporti fra i vertici dell’area dello Stretto di Messina riguarda i collegamenti marittimi. La principale fase di questo rapporto tripolare è quella che riguarda i collegamenti sull’asse Messina – Villa San Giovanni, che consentono il transito dei mezzi su gommato, che si rivolgono preferibilmente al vettore privato, e dei mezzi su rotaia, i quali utilizzano principalmente il vettore pubblico. L’incremento notevole subito in questi ultimi anni dal traffico commerciale, che in Italia, come è noto, si svolge preferibilmente su gommato, oltre che determinare una crescente domanda di collegamenti navali, sta causando insostenibili condizioni di congestionamento del traffico e di inquinamento atmosferico ed acustico nelle due città, il cui centro urbano è quotidianamente interessato dal transito degli autotreni.
Il traffico che fa capo al porto di Reggio Calabria, invece, offre i collegamenti passeggeri verso Messina, da qualche anno con società private in alternativa ed in aggiunta al vettore pubblico, in concomitanza con la crisi finanziaria della SNAV e conseguente smobilitazione dello “storico” servizio aliscafi; la chiusura al traffico veicolare del porto di Reggio Calabria, inoltre, ha consentito un certo incremento nel traffico commerciale verso Messina, Catania e Malta, anche a mezzo container. Il porto di Reggio Calabria, dunque, può proporsi come interessante alternativa per diminuire i disagi che attualmente derivano dalla elevatissima concentrazione del traffico veicolare in transito su Villa San Giovanni, dal momento che risulta collegato direttamente con l’Autostrada A – 3 Salerno – Reggio Calabria da uno svincolo dedicato, mentre Villa San Giovanni potrebbe specializzarsi sul traffico ferroviario, grazie anche alla presenza dell’immenso scalo merci di Bolano – Catona.
Lo Stretto di Messina, dunque, risulta essere un braccio di mare fortemente interessato dal traffico marittimo, soprattutto lungo l’asse Villa San Giovanni – Messina. La soluzione migliore per diminuire il congestionamento del traffico derivante da tale situazione, in costante crescita peraltro, appare quindi la costruzione di un collegamento stabile Sicilia – Calabria che consenta un veloce attraversamento delle due sponde e che sopporti i crescenti volumi di traffico. Attenzione. Esaminiamo la questione nella sua giusta dimensione. La costruzione del Ponte sullo Stretto è un’opera talmente imponente, i cui effetti investono un’area geografica i cui confini vanno al di là della pur importante Area dello Stretto.
Perché costruirlo?
Il principale motivo per cui bisognerebbe costruire il Ponte sullo Stretto di Messina è questo: tale opera completerebbe il corridoio plurimodale che attraversa l’Europa da Nord a Sud in senso trasversale, in corrispondenza della regione più industrializzata e più densamente popolata del nostro continente, ossia l’area che va dalla Gran Bretagna fino a Milano passando per la valle del Reno, e che, per la sua forma stretta ed allungata leggermente concava verso Ovest, viene chiamata “Blue Banana”, i cui principali nodi sono Londra, Rotterdam, Francoforte sul Meno, Basilea, Milano. I corridoi plurimodali sono assi attrezzati di vie di comunicazione di importanza regionale, percorsi da vie di collegamento di diverso genere (stradale, autostradale, ferroviario, acque interne e marine), che consentono il raccordo funzionale tra le grandi regioni di un paese e che permettono il trasporto plurimodale, ossia il trasporto della merce con diversi modi, cioè con diversi mezzi di trasporto. I principali nodi delle reti plurimodali sono gli interporti, strutture logistiche integrate dello spazio geografico organizzato, che sorgono lungo od all’intersezione dei corridoi plurimodali, e che consentono il passaggio rapido da un mezzo di trasporto ad un altro.
Ciò è oggi possibile grazie all’uso dei container. A differenza di quanto avveniva nel passato, quando la stessa merce era costretta a cambiare mezzo di trasporto, per cui le vie di comunicazione non conoscevano quasi alcun grado di integrazione, oggi, grazie al container standard, il ciclo di trasporto si compie in un solo “modo”, rendendo oltremodo agevole il cambio dei mezzi di trasporto.
I container sono quegli enormi scatoloni metallici delle dimensioni standard di 8 x 8 x 20 piedi (in metri: 2,40 x 2,40 x 6, per un volume di 35 mc.). Le dimensioni dei container sono modulari: esiste, infatti, il ½ container (8 x 8 x 10 piedi) ed il container 1 e ½ (8 x 8 x 30 piedi).
La costruzione del Ponte Sullo Stretto di Messina, quindi, in associazione con il completamento dell’Autostrada Messina – Palermo sulla costa tirrenica siciliana, determinerebbe la realizzazione di un corridoio plurimodale ininterrotto da Londra fino a Tunisi. Il container viaggerebbe da Londra fino a Rotterdam via nave, da Rotterdam fino a Basilea sul Reno navigabile, da Basilea fino a Tunisi su rotaia o su gommato, alternativamente. Ciò determinerebbe uno spostamento del baricentro economico europeo verso la regione mediterranea, e aprirebbe ancora di più l’Unione Europea verso i paesi del Nord Africa, per un positivo incremento di relazioni commerciali con questi ultimi. Darebbe ancora più forza alla presenza del transhipment hub di Gioia Tauro, che allo stato attuale si configura come il principale partner dell’altro hub per il Nord Atlantico, ossia Rotterdam.
Le navi portacontainer giramondo, infatti, effettuano solitamente tre fermate, in corrispondenza delle aree geoeconomiche più importanti del Pianeta: una fermata in Nord America, una in Giappone, ed una in Europa, la quale ultima può essere, quindi, Rotterdam se si sceglie il Mare del Nord o Gioia Tauro (e solo Gioia Tauro, poiché è l’unico porto del Mediterraneo attrezzato a ricevere questi giganti del mare, lunghi più di trecento metri) se serve attraversare il Mediterraneo.
Posta in questi termini la questione, il traffico marittimo nell’area dello Stretto subirebbe una riorganizzazione: una consistente quota di traffico, segnatamente quella di lunga percorrenza che fa capo al corridoio plurimodale ora descritto, verrebbe dirottata dagli assi Villa San Giovanni – Messina o Reggio Calabria – Messina sul Ponte; rimarrebbe da risolvere il problema del traffico all’interno dell’Area dello Stretto, che è composto da una certa quota di mezzi pesanti per il trasporto merci e da una certa quantità di pendolari – lavoratori, studenti universitari, consumatori – che si muovono all’interno dell’area. Per migliorare questo secondo tipo di esigenza di comunicazione, il ponte sullo Stretto non sembra la soluzione migliore, per almeno due motivi. Il primo è di ordine spaziale: gli svincoli di collegamento del Ponte con l’Autostrada Salerno – Reggio Calabria saranno piuttosto lontani da Reggio Calabria o da Villa San Giovanni, col risultato di allungare notevolmente il percorso. Il secondo è di ordine economico, e risiede nel prezzo del pedaggio che si dovrà pagare per l’attraversamento del Ponte, e molto probabilmente tale pedaggio sarà superiore al prezzo del biglietto delle navi attualmente esistenti. Ne deriva che, quasi certamente, i pendolari dell’area dello Stretto continueranno ad usare i mezzi che usano attualmente, e non useranno certo il Ponte. Si rende necessario, se mai, potenziare i collegamenti navali all’interno dell’area dello Stretto per migliorare proprio questo servizio, a favore dei pendolari e del traffico merci locale. Non bisogna, pertanto, commettere l’errore di confondere due flussi di traffico commerciale, che hanno ambiti geografici ed esigenze diverse:
• il traffico commerciale su scala regionale (nazionale, europea) ha bisogno del Ponte sullo Stretto;
• il traffico commerciale su scala locale ed i pendolari dell’area dello Stretto continueranno ad usare i mezzi navali, opportunamente potenziati ed integrati.
Quest’ultima considerazione è necessaria per confutare, e chiarire le idee, a quanti sostengono che, a fronte di una spesa talmente rilevante per la costruzione del Ponte sullo Stretto, sarebbe meglio spendere una cifra notevolmente inferiore per potenziare le tipologie di collegamento attualmente esistenti. Inoltre, non c’è dubbio che un enorme vantaggio per l’economia locale deriverebbe dalla costruzione del Ponte sullo Stretto, in termini di occupazione di mano d’opera nell’immediato per tutta la durata dei lavori, e con l’indotto che si determinerebbe intorno a questa opera.
Perché non costruirlo?
Vi sarebbero molte buone e legittime ragioni per non costruire il Ponte sullo Stretto, e noi ne vogliamo trattare, con onestà intellettuale, con la mente, cioè, sgombra da preconcetti, ma solo perché è giusto riflettere bene prima di operare. Da qualche anno a questa parte, la considerazione keynesiana che l’ambiente non è più una variabile esterna allo sviluppo economico, bensì una variabile interna al problema, ha portato alla obbligatorietà, in Europa dal 1985 ed in Italia dal 1988, della Valutazione di Impatto Ambientale per le grandi opere pubbliche in genere, ed a maggior ragione per un’opera imponente come questa che, senza dubbio, è destinata a sconvolgere l’equilibrio ecologico ed ambientale dello Stretto di Messina.
Il rischio sismico: il Ponte si costruirebbe in una fra le aree a maggior rischio sismico del mondo. I progettisti, ed il progetto è stato approvato, garantiscono che il Ponte resiste a scosse anche violente, ma il profano fa fatica a crederlo …
L’azione del vento: nello Stretto di Messina soffiano continuamente venti che, sovente, raggiungono forti velocità. Probabilmente l’attraversamento del Ponte potrebbe subirne conseguenze negative, ma anche qui i progettisti rassicurano di averne tenuto conto con un’adeguata protezione laterale che smorza gli effetti di pressione del vento.
Gli equilibri ambientali: viene spontaneo pensare alla avifauna migratoria, nella fattispecie al Falco pecchiaiolo, comunemente denominato Adorno: immagino che un’opera tanto imponente modificherebbe la rotta di migrazione di questo esemplare. E siccome la faccenda è legata al regime dei venti, probabilmente anche questi potrebbero essere alterati dalla presenza di questo sbarramento artificiale.
Rischio bellico – strategico: secondo noi, non è da sottovalutare la considerazione che il Ponte sullo Stretto, perché opera strategica nel quadro dei trasporti nazionale ed internazionali, e perché opera appariscente nel contesto del paesaggio, sarebbe un bersaglio primario per attentati terroristici e per (Dio non voglia!) azioni belliche internazionali.
Conclusioni
La questione dello sviluppo del Mezzogiorno passa anche, e soprattutto, per una corretta pianificazione della rete di trasporti: opere come il Ponte sullo Stretto, il potenziamento ed ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria, il completamento della Messina – Palermo, la realizzazione dell’interporto di 1° livello nell’area portuale di Gioia Tauro, la costruzione dell’autostrada jonica Reggio Calabria – Bari, l’elettrificazione e raddoppio della linea ferroviaria jonica Reggio Calabria – Metaponto, la realizzazione della trasversale ferroviaria Gioia Tauro – Sibari per collegare velocemente il transhipment hub sulla costa tirrenica con il mare Jonio, il potenziamento delle Autostrade del Mare, la Palermo – Genova sul Tirreno, la Sibari – Taranto – Bari – Trieste sullo Jonio – Adriatico, sono tutte opere che creerebbero una nuova rete di vie di comunicazione che darebbe nuovo slancio al Mezzogiorno d’Italia, avvicinandolo concretamente all’Europa forte. La costruzione del Ponte, dunque, accompagnata dalla realizzazione di altre opere pubbliche altrettanto importanti, con tutte le cautele e le attenzioni che la salvaguardia e la tutela dell’ambiente impongono.

28.9.2015. IL PRINCIPIO DI LEGALITA’

Una città è un sistema complesso in cui interagiscono soggetti dotati, a diverso livello, di differenti mansioni, compiti e responsabilità, ma in cui tutti devono riconoscersi in un agire comune nel rispetto delle norme condivise, poste in essere proprio per assicurare il corretto funzionamento del sistema. Questa è l’essenza del principio di legalità, applicato ad una comunità urbana.
Ora, davanti ai frequenti episodi di degrado che, quotidianamente, si presentano ai nostri occhi per le strade della nostra città, nel momento in cui si prova a capire e si tenta un’analisi dei comportamenti, viene fornito essenzialmente un tipo di risposta che, purtroppo, è quella dominante in città, secondo cui di ogni problema che esista a Reggio Calabria la responsabilità sia da attribuire agli organi di governo della città, quindi il Sindaco, l’Amministrazione comunale, la Polizia municipale, l’AVR – l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti – , e poi ancora l’Amministrazione provinciale, … e l’elenco sembra non finire mai.
Non funziona così. Proviamo ad analizzare qualcuna di queste circostanze in cui si osservano situazioni di degrado o, comunque, episodi in cui il sistema non funzioni correttamente.
Cominciamo dalla raccolta differenziata. Nel centro cittadino la raccolta dei rifiuti avviene ancora con i cassonetti stradali e con l’isola ecologica di via San Pietro. Esiste un’ordinanza comunale che disciplina il corretto conferimento delle frazioni riciclabili e dei rifiuti ingombranti. Bene, in molte zone del centro si osserva, in prossimità dei cassonetti, quindi sul marciapiede o sulla sede stradale, la presenza di buste nere di spazzatura in cui sarebbe possibile trovare di tutto, e magari la presenza anche di rifiuti ingombranti. E’ evidente che la responsabilità di questo è esclusivamente da attribuire a quei cittadini residenti che non osservano la disposizione di legge posta in essere per il corretto funzionamento del sistema di raccolta dei rifiuti. Ma a Reggio Calabria, invece, il sentire comune attribuisce le colpe al Sindaco, all’Amministrazione comunale, all’AVR, … e si ricomincia nell’elencazione dei soggetti interessati. Quello che si osserva in via Ciccarello, fra il Multisala Lumiere e quello che, una volta, era il campo di calcio di Ciccarello, in attesa di una decente ristrutturazione, è emblematico di quanto stiamo scrivendo: in questo posto, continuamente persone prive di senso civico continuano a depositare illegalmente rifiuti di ogni genere, senza preoccuparsi di rispettare le regole.
E che dire sul argomento circolazione e traffico? Nella nostra città esistono dei tratti di strada in cui, abitualmente, persone evidentemente poco abituate al rispetto della legge ma anche prive di senso civico, parcheggiano in sosta vietata, o, peggio ancora, in doppia o tripla fila, od ancora di più, sulle strisce pedonali o negli spazi riservati agli invalidi, magari per andare a prendere il caffè. E’ quanto si osserva ogni giorno, per esempio, in via De Nava, particolarmente all’altezza dell’isolato 94, quello che ospita l’Automobil Club, dove si registra spesso congestionamento del traffico. Bene, sapete di chi è la colpa? Non certo di coloro i quali parcheggiano in maniera selvaggia, ma certamente degli agenti della Polizia municipale, del Sindaco, dell’Amministrazione comunale, … e ricomincia l’elenco. In una città civile basterebbe il segnale di divieto di sosta con in aggiunta il cartello di “Zona rimozione” e la segnaletica orizzontale per fare parcheggiare correttamente, a Reggio Calabria non è così: le persone parcheggiano in divieto di sosta infischiandosene delle regole.
Non si può vivere in una città militarizzata. Ci vorrebbe un agente di Polizia municipale per ogni cittadino residente. Non è possibile. La responsabilità dei singoli comportamenti è individuale e personale, questo deve essere chiaro.
La realtà è una: il cambiamento – in meglio – di una comunità dipende dai comportamenti virtuosi di ogni singolo cittadino. Non possiamo pretendere di cambiare la nostra città se non ci sforziamo di cambiare i nostri comportamenti. Bisogna sperimentare una rivoluzione nel modo di intendere il nostro essere cittadini, ed è una rivoluzione culturale, una rivoluzione del nostro modo di pensare. Ribaltare il punto di vista. Deve essere chiaro che i responsabili degli episodi di degrado sono i cittadini residenti che non rispettano le regole. Può, eventualmente, criticare l’operato degli organi di governo solamente quel cittadino che compia fino in fondo il proprio dovere, rispettando perfettamente le regole.

24.9.2015

LA VISIONE DEL TURISMO IN GIUSEPPE POLIMENI

Articolo pubblicato su : “CALABRIA SCONOSCIUTA” n. 125 – 126, Gennaio – Giugno 2010

giuseppe-polimeni

Pur possedendo una cultura ampia, poliedrica e multiforme, che gli consentiva di spaziare con disinvoltura dall’Etnografia alla Gastronomia, dalla Geografia alle Tradizioni Popolari, al Folklore (e basterebbe scorrere l’elenco delle sue pubblicazioni per rendersi conto di ciò), Giuseppe Polimeni (16 gennaio 1933 – 9 febbraio 2002) ha lasciato un notevole contributo di idee relative al settore del Turismo, sia per quanto riguarda la sua brillante esperienza professionale, sia per quanto riguarda la sua personale visione delle problematiche afferenti al Turismo stesso, applicate soprattutto alla terra che egli tanto amava, tanto da farne l’oggetto dei suoi studi.
Il percorso universitario di Polimeni, infatti, si svolge a Napoli, dove consegue la Laurea in Economia e Commercio discutendo una tesi sperimentale dal titolo: “Il turismo nella provincia di Reggio Calabria. Aspetti geografici ed economici”. Tale lavoro accademico viene giudicato come “il primo esempio serio di pianificazione turistica ” . Comincia a lavorare presso l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Reggio Calabria, della quale diventerà Direttore nel 1982, ricoprendo tale carica fino al 1996. Nel 1967 entra a fare parte della Segreteria organizzativa della rivista “Calabria Turismo”, “Rivista trimestrale dell’Associazione Regionale delle Aziende Autonome di Cura, Soggiorno e Turismo della Calabria con la partecipazione degli Enti Provinciali per il Turismo di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, con il patrocinio dell’Assessorato Regionale al Turismo”. Il direttore responsabile di “Calabria Turismo” è il dott. Amerigo Degli Atti, all’ epoca Direttore dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Reggio Calabria. Per molti anni Polimeni sarà docente di Geografia Turistica presso il Liceo Linguistico “Nuova Europa”, diretto da don Calarco. Nel 1978, in seguito alla fine delle pubblicazioni di “Calabria Turismo”, fonda “Calabria Sconosciuta”, la rivista trimestrale di cultura e turismo che dirigerà fino al giorno della sua scomparsa, avvenuta nel 2002. Il nome della rivista verrà preso da quello di un’associazione di escursionisti di cui Polimeni stesso era attivo organizzatore di escursioni ed apprezzata guida. Questo non è un particolare da sottovalutare: Polimeni aveva competenza nel parlare di turismo perché lo viveva, oltre che dietro la scrivania, sul campo, ossia in giro per la Calabria alla guida di entusiasti ed interessati escursionisti. Lo slogan di “Calabria Sconosciuta” , inoltre, era un manifesto pubblicitario per il turismo calabrese: Polimeni amava precisare, infatti, al riguardo, che la rivista tenta, forse utopisticamente, di contrapporre il volto denigrato e denigratorio della Calabria quale emerge continuamente dai mass – media, con l’aspetto più civile, più genuino, più autentico di una regione dove è possibile incontrare civiltà, storia ed ambiente. In una parola: cultura.

Possiamo sintetizzare la visione del Turismo in Giuseppe Polimeni attraverso la definizione di Regione Turistica, e considerando tre parole chiave : pianificazione, stagionalità, ricettività.
Nella mente di Giuseppe Polimeni era chiaro il concetto di Regione Turistica: con tale espressione si identifica, infatti, una regione geografica in cui il turismo è la principale attività economica, sia in termini di quota di PIL proveniente, sia in termini di percentuale di addetti nel settore; ed è altresì il principale fattore di organizzazione del territorio. All’interno della regione turistica è possibile identificare alcuni elementi fondamentali:
1. I fattori ambientali: Consistono nelle attrattive legate alla natura dei luoghi, ossia tutti gli aspetti naturali che costituiscono attrattiva turistica. Rientrano in questa categoria, innanzitutto, il clima (si pensi alla dolcezza del clima mediterraneo); poi, la natura morfologica delle spiagge (una spiaggia ampia, bassa e sabbiosa come sul litorale adriatico favorisce la costruzione dei lidi attrezzati), le montagne innevate, i paesaggi (si pensi all’attrattiva turistica rappresentata dalla Monumental Valley), attrattive geologiche (i geyser del parco di Yellowstone, il più famoso dei quali è l’Old Faithfully), faunistiche (si sta diffondendo parecchio il bird – watching), parchi naturali protetti, e poi ancora panorami, attrattive paleontologiche, biologia marina, e quant’altro.
2. I fattori antropici: Con questo termine si individua tutto ciò che l’uomo ha realizzato nel corso della storia e che costituisce, oggi, attrattiva turistica. Scavi archeologici (Pompei, Locri), monumenti (il Colosseo), antiche chiese che contengano opere d’arte, musei (i Bronzi di Riace) e quant’altro.
3. La ricettività: l’insieme delle strutture che rendono possibile e gradevole il soggiorno del turista nella regione. Le strutture del primo tipo consentono di soddisfare l’esigenza minima del turista, che è quella di dormire, avere una prima colazione e potersi fare una doccia; quelle del secondo tipo, invece, offrono al turista svaghi diversi: discoteche, impianti sportivi, ed altro ancora. Ci si rende conto facilmente che le strutture che rendono possibile il soggiorno del turista variano in base alla disponibilità economica del vacanziere, per cui avremo varie forme di ricettività, dai camping agli alberghi a cinque stelle, il che determina anche la differenziazione delle regioni turistiche in località di turismo di élite o di massa; allo stesso modo, le strutture che rendono gradevole il soggiorno del turista variano in funzione del tipo di turista: i giovani che amano divertirsi gradiranno trovare discoteche ed impianti sportivi, mentre le persone anziane che praticano turismo religioso o termale si accontenteranno di un campo di bocce o di una balera.
4. Le vie di comunicazione: sono fondamentali per consentire ai turisti di raggiungere la regione interessata. Si osserva in questi ultimi anni una tendenza ad utilizzare l’aeroplano quale mezzo di trasporto privilegiato, ed in particolare con i voli charter, dal momento che le vacanze sono sempre più brevi ed i prezzi del vettore aereo sono diminuiti grazie alla deregulation.
Così definita la regione turistica, nasce l’esigenza di una corretta pianificazione del turismo, per evitare che questa attività economica si svolga sotto forme spontanee. Intanto, l’organizzazione della regione turistica non può fare a meno della professionalità degli operatori turistici, cosa che si acquisisce con la frequenza presso appositi istituti di istruzione turistica, e di un’adeguata promozione pubblicitaria presso le fiere specifiche che si tengono, in diversi periodi dell’anno, in diversi luoghi, perché si potrebbe avere la più bella regione turistica del mondo, ma se nessuno, nel mondo, la conosce, non verrà mai nessun turista. Ma nell’idea di Polimeni è presente un organismo che funzioni da “cabina di regia”, che abbia il compito, cioè, di coordinare le varie attività. E questo compito è stato svolto egregiamente negli anni ’60 e ’70 dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Reggio Calabria, di cui egli era divenuto, poi, Direttore. Questa “cabina di regia” aveva varato negli anni ’60 un interessantissimo ed articolato progetto turistico che si distribuiva nei dodici mesi dell’anno. La proposta operativa turistica di Polimeni aveva, quindi, trovato la sua applicazione nella realizzazione di un programma operativo di durata annuale, da parte dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo . Partendo dalla considerazione che a Reggio Calabria l’alta stagione è quella estiva con turismo balneare, e che si concludeva con le Feste Patronali in onore della Madonna della Consolazione, la programmazione doveva riguardare le altre tre “basse stagioni”:
• per l’autunno, convegnistica;
• per l’inverno, manifestazioni religiose e folkloristiche incentrate sul “Caldo Natale Calabrese”; valorizzazione del turismo invernale a Gambarie d’Aspromonte;
• per la primavera, manifestazioni nel segno del binomio “turismo – cultura” , sotto l’egida de “La Primavera di Reggio Calabria” , quali, per citarne solo alcune, il Giro Ciclistico della Provincia, gli “Incontri di Musica Sacra”, gli “Incontri di Studi Bizantini”, i “Premi Ibico reggino”, ed altro ancora.
Questo programma turistico non faceva altro che ribadire con forza il concetto che Polimeni cercava di portare avanti, ossia che, in presenza di una corretta pianificazione, nella provincia di Reggio Calabria è possibile fare turismo tutto l’anno. Polimeni, infatti, aveva ben chiaro quello che, forse, è il principale limite dell’attività turistica, ossia la stagionalità. Sappiamo, infatti, che l’albergatore proprietario di una struttura situata in una località di turismo balneare (pensiamo, per esempio, agli alberghi sul lungomare di Rimini) potrà lavorare per tutto il tempo della durata della stagione estiva: nella migliore delle ipotesi, per quattro mesi, da fine Aprile (con le gite scolastiche) ai primi di Settembre (con la riapertura delle scuole le occasioni di effettuare vacanze si riducono di molto). Così pure l’albergatore proprietario di una struttura situata in montagna, interessata da turismo alpino invernale (ci viene in mente Marilleva, nel Trentino) lavorerà a pieno regime dal ponte dell’Immacolata (ai primi di Dicembre) a Pasqua (tra Marzo ed Aprile), dunque, tre o quattro mesi, e sempre cannoni sparaneve permettendo. E così pure tutti gli altri operatori economici del settore del turismo, dalla ristorazione alle agenzie viaggi, e così via. La stagionalità dell’offerta turistica è determinata dalle condizioni ambientali, di cui il clima diventa una componente fondamentale. Ora, è evidente che il turismo legato solamente ai fattori ambientali è, per forza di cose, soggetto alla stagionalità: a questa condizione si può ovviare con una seria programmazione di eventi culturali legati ai fattori antropici, in modo da realizzare un’offerta turistica destagionalizzata, che possa durare da Gennaio a Dicembre. Polimeni, dunque, era convinto assertore del fatto che la stagionalità dell’offerta turistica si possa combattere con l’opzione culturale determinata dall’offerta dei fattori antropici. L’editoriale per il n. 5 della rivista “Calabria Sconosciuta” aveva un titolo quanto mai eloquente: “Cultura o turismo? Cultura e turismo, perché turismo è cultura”. Sembra tanto uno di quei giochi di parole di cui sono tanto bravi i giornalisti, ma invece si tratta di una considerazione profonda : scriveva, infatti, Polimeni : “…siamo infatti convinti che la connessione fra i due fenomeni sia intima. E quanto più questo binomio rafforza i suoi elementi, tanto più il turismo si rende avulso dai cicli stagionali ed assume una chiara e costante fisionomia economica… “.
Ecco, quindi, il ruolo importante della cultura, ed ecco inserirsi il messaggio veicolato dalla rivista trimestrale di cultura e turismo “Calabria Sconosciuta” da lui fondata: la Calabria è una terra che possiede un’enorme patrimonio antropico, del quale si conosce poco. Solo alcune località od alcuni celebri monumenti vengono conosciuti sufficientemente. Sarebbe interessante, a tal proposito, effettuare un sondaggio (magari fra i calabresi stessi, provocatoriamente) che abbia per oggetto la seguente domanda: Indica tre località turistiche calabresi, oppure Segnala tre celebri monumenti della Calabria, e via così: siamo certi che rispondere a simili domande provocherebbe un certo imbarazzo anche in noi calabresi. Ed invece, ci sarebbe veramente l’imbarazzo della scelta! Accanto alle località “forti” del turismo calabrese, e ci vengono in mente Scilla, Tropea, la stessa Pizzo, Cosenza vecchia, Gerace, e quant’altro, coesistono piccoli borghi magari periferici, ma ognuno dei quali dotati di risorse ambientali ed antropiche sufficienti ad attrarre comitive turistiche, sia pure per un’ escursione di un solo giorno, ed a tal proposito ci viene in mente San Giorgio Morgeto, paese dell’artigianato, porta dell’Aspromonte. Ecco, di tutti questi borghi minuscoli, apparentemente insignificanti ma, invece, pieni di fascino e ricchi di cultura, “Calabria Sconosciuta” ha tanto raccontato finendo per diventare una ottima ed esaustiva antologia di informazioni sui fattori antropici del turismo calabrese.
Accanto all’aspetto della programmazione dell’offerta turistica, Polimeni aveva chiaro il problema della ricettività. Come abbiamo scritto prima, la ricettività riguarda quel complesso di strutture (alberghi, camping, ostelli per la gioventù, ed oggi, agriturismo ed ancora Bed & breakfast) che rendano possibile e gradevole il soggiorno del turista. Le regioni turistiche si dividono, in base al livello dei prezzi dei servizi, in regioni di turismo d’élite e regioni di turismo di massa. Saint – Tropez, sulla Costa Azzurra, è una celebre località di turismo balneare di élite, dove vi è una elevata percentuale di alberghi categoria 4 – 5 stelle, dove una doppia costa non meno di 600 euro; e dove, magari, una cena in un ristorante del porto, costa non meno di 2 – 300 euro, e così via. Rimini, al contrario, è una località di turismo balneare di massa, dove la maggior parte degli alberghi appartiene alla categoria dei 2 stelle, 3 stelle, o 2 stelle – super, e con pochi 5 stelle, tra cui il celebre Grand Hotel Excelsior, tanto caro a Federico Fellini. I 3 stelle di Rimini offrono un servizio dignitoso al turista, ed una doppia con bagno si può trovare anche a 70 – 80 euro.
Ed allora, a tal proposito, Polimeni faceva spesso notare che la ricettività a Reggio Calabria e provincia era – ed è – insufficiente in termini di posti – letto, e male impostata in termini di livello di servizio: in effetti a Reggio Calabria vi è maggioranza di 4 stelle, ma pochi 2 stelle e 3 stelle, proprio la categoria di alberghi preferita dai turisti. “Il turista – amava ripetere Polimeni – ha bisogno di un letto pulito dove dormire e di un bagno altrettanto pulito dove poter fare una doccia: il resto della giornata lo passerà in escursione! “.
La sintesi della visione del Turismo in Giuseppe Polimeni è contenuta nell’editoriale al n. 10, anno III, aprile – giugno 1980, di “Calabria Sconosciuta”, intitolato: “Turismo: speranze ed utopie”. Vogliamo concludere questo nostro breve saggio, quindi, con la trascrizione integrale di questo suo scritto, che ci colpisce, oltretutto, per la sua sconvolgente attualità. Per il ruolo istituzionale che Polimeni rivestiva, egli non amava scrivere di turismo sulla rivista, per non correre il rischio di dare l’impressione di uno che sputa nel piatto dove mangia. Certo è che Polimeni aveva molto a cuore il problema del turismo, perché riteneva che la Calabria avesse tutte le potenzialità per crescere in questo settore. Ne scriveva, perciò, con molta delicatezza, ed anche questo è molto da apprezzare.

“Giugno: le temperature si allungano, il sole comincia a diventare prepotente, la temperatura aumenta. E con la temperatura aumentano le speranze turistiche dei calabresi. Gli esperti, metaforicamente, si appostano sulle alture di Campotenese e con il cannocchiale scrutano l’orizzonte in attesa delle turbe di turisti ipotizzate in Calabria da esperti e corifei.
Ed i forestieri in effetti arrivano. Magari non nella misura sperata, ma arrivano.
Innegabile è infatti la vocazione turistica della Calabria ed il fascino misterioso che essa è in grado di esprimere.
Il turismo rappresenta per l’economia calabrese una grossa speranza. 750 chilometri di spiagge meravigliose, montagne piene di fascino, panorami stupendi e, poi, una cultura antica e ricca di aspetti originali motivano queste speranze.
Anche le infrastrutture hanno progredito notevolmente, sia nel senso qualitativo che in quello quantitativo.
Le premesse quindi ci sono. Manca però un qualcosa che renda seriamente produttivo il discorso. E questo <qualcosa> va ad identificarsi con l’uomo e con il suo modo di vedere le cose. Manca infatti in Calabria la <mentalità turistica>: tutto ciò che si fa nel settore è dovuto ad improvvisazioni, a lampi di genio, ad espressioni di buona volontà da parte del singolo. Non vi è purtroppo una seria cooperazione tra <pubblico> e <privato>; manca pure una <programmazione turistica> che renda proficui gli investimenti. Esiste, come si diceva prima, lo <sprazzo>, non il lavoro coordinato.
Inoltre questa carenza si ripercuote sulla <gestione> delle <cose> turistiche. Ed è una carenza che investe sia il settore pubblico che quello degli operatori privati.
La Calabria indubbiamente è tenuta male: le spiagge sovente sono deturpate da costruzioni abusive (recarsi, per esempio, sulla fascia tirrenica, da Amantea a Praia a Mare); non sempre esse sono pulite e sicuramente praticabili.
I panorami sono stati in più casi annullati o condizionati da manufatti irrazionali. L’equilibrio ecologico dei meravigliosi boschi calabresi è turbato da manifestazioni di inciviltà ed incuria. Verificare queste affermazioni con una visita alla <Pineta di Garibaldi> in Aspromonte, dove gli alberi sono stati infestati dalla Processionaria, o recarsi nelle pinete del S. Elia.
I centri storici sono diventati squallidi e sporchi: visitare, ad esempio, Cosenza vecchia (un vero gioiello). Lo stesso dicasi per Crotone, Reggio e per la zona archeologica di Locri.
E che dire dei monumenti? Nella monumentazione artistica della Calabria manca l’espressione sontuosa. Storia e natura, congiuntamente, hanno annullato ogni forma del passato splendore. Ne resta però l’impronta con esempi significativi, addirittura commoventi. Manca l’opulenza, si diceva, dei mosaici bizantini di Ravenna, ma non si creda che la <Cattolica> di Stilo, il S. Giovannello di Gerace, i ruderi di Tridetti o di Amendolea o del Pathirion siano meno suggestivi per la sensibilità del visitatore colto.
Questi monumenti sono però giunti a noi deteriorati sia dagli eventi storici e naturali del passato, ma anche per le tendenze di moda, dal ‘500 al ‘700, di barocchizzare tutto (vedi Cattedrale di Cosenza, cripta di Gerace, Duomo di Tropea, etc.). Secoli passarono prima che agli stessi monumenti venisse restituita la originaria dignità. Oggi invece si restaura e, spesso si restaura male. Ne sono testimonianza gli orribili intonaci bianchi della Cattedrale di Gerace, della chiesetta bizantina di S. Marco di Rossano o gli orripilanti pavimenti di ceramica verde del transetto di S. Francesco a Gerace. Ed altri esempi si tacciono per carità di patria. (…)
Ma se carenze vi sono nel <pubblico>, non bisogna sottacere quelle del settore privato.
Molte persone si sono improvvisate operatori turistici senza avere tradizione alle spalle, né buon senso. In non pochi casi vi è impreparazione, speculazione, improvvisazione.
Generalmente il forestiero, il turista, trova in Calabria ospitalità, franchezza, cordialità. E parte via contento diventando positivo veicolo pubblicitario, capillare e produttivo. Talaltra, invece, incappa nel ristoratore o nell’albergatore poco onesto: in questo caso la Calabria si discredita.
Non si vuole qui pontificare di turismo, né discettare accademicamente sullo stesso. Una realtà emerge chiara: è inutile strombazzare di decolli turistici come si fa puntualmente da quindici anni se non si prepara prima il terreno. L’operatore privato va qualificato, sensibilizzato, aiutato (ecco il ruolo dell’ente pubblico!) a ben ricevere il forestiero. Le attrattive turistiche vanno … tirate a lucido, divulgate, e rese fruibili al visitatore nella migliore espressione possibile.
Della Calabria vanno valorizzate le attrattive nella loro grande varietà (non solo la spiaggia ed il mare) l fine di indurre il forestiero a venire anche nei mesi tradizionalmente meno turistici.
Già, queste sono utopie, si dirà: … parole! No, cari amici, questo vuol dire programmare seriamente e per farlo – non è difficile in fondo – basta risolvere il problema <uomo>, senza paternalismi, senza clientele. Bisogna dare dignità alla professionalità, in parole povere.
Forse solo così si potrà parlare seriamente di turismo in Calabria.”

Crotone

18.9.2015. IL POLO INDUSTRIALE DI CROTONE NEL NOVECENTO

(articolo pubblicato su :

Calabria Sconosciuta n. 133, gennaio – marzo 2012)

Ripercorrere le vicende che hanno portato, negli anni ’20 del secolo scorso, alla realizzazione di un polo industriale a Crotone, sul litorale jonico calabrese, significa aggiungere un piccolo tassello a quel mosaico che, pazientemente, gli storici dell’economia vanno componendo ormai da numerosi anni, nel quadro della complessiva conoscenza della storia industriale italiana . In particolare, lo studio delle vicende relative all’avvio dello sviluppo industriale in questa zona della Calabria, l’area di Crotone, appunto, denominata anche Il Marchesato, un’area caratterizzata da coltivazioni estensive di seminativi a conduzione di latifondo; questo studio, dicevamo, assume ancora più importanza se lo si colloca all’interno della più complessiva Questione Meridionale, in cui le vicende economiche della Calabria hanno sempre assunto un rilievo particolare in termini di arretratezza.
Le vicende riguardanti l’avvio dell’attività produttiva del polo industriale di Crotone si intrecciano strettamente con l’avvio, nella Calabria centro – settentrionale, ed in particolare nell’area della Sila, il gruppo montuoso che sta a cavallo fra l’area di Crotone e quella di Cosenza, di un complesso progetto di realizzazione di impianti di produzione di energia idroelettrica, utilizzando la presenza di alcuni corsi d’acqua e sfruttando le forti pendenze determinate dalla morfologia del massiccio montuoso.
Ma non può essere trascurato, nemmeno, l’ambizioso progetto di potenziamento dei trasporti ferroviari, che prevedeva la realizzazione di una linea a scartamento ridotto che collegasse Cosenza a Crotone.
E, per ultimo, proprio il porto di Crotone ha costituito un altro importante fattore di localizzazione industriale, a servizio delle esigenze in input ed in output dei due stabilimenti industriali.
Ma andiamo per ordine.

L’elettrificazione della Calabria è strettamente legata alle iniziative della Società Meridionale di Elettricità (SME) e della sua consociata Società per le forze idrauliche della Sila. Quest’ultima fu costituita nel 1908 con la partecipazione dei maggiori esponenti della nascente industria elettrica italiana con lo scopo di intervenire nel vasto bacino della Sila per utilizzarne le imponenti potenzialità idroelettriche, individuate con lungimiranza dall’ingegnere Angelo Omodeo .
Angelo Omodeo (1876 – 1941), pavese di Mortara, fu uno dei massimi esperti a livello europeo di sistemi idrici. Laureatosi in ingegneria idraulica nel 1899, il suo nome rimane legato ad importanti realizzazioni idrauliche in Italia, in Europa, in Africa ed in Asia . Tra il 1918 ed il 1924 venne realizzato, in Sardegna, lo sbarramento del fiume Tirso, ed il lago artificiale che se ne produsse venne ribattezzato proprio lago Omodeo, in onore al progettista della diga di Santa Chiara che, all’epoca, era la diga più grande del mondo, alta 55 metri .
La SME – Società Meridionale di Elettricità – venne costituita nel 1899 per iniziativa della Compagnia Napoletana di Illuminazione e Gas, della Comit e della Società Franco Suisse di Ginevra, e rivestì un ruolo di primo piano per la produzione di energia elettrica nell’Italia meridionale. Dopo la nazionalizzazione dell’energia elettrica, avvenuta nel 1962, e la nascita dell’Enel per volontà del primo governo di centro sinistra presieduto da Amintore Fanfani, la SME investirà le risorse ricavate dagli indennizzi dello Stato nel settore agro alimentare, con l’acquisizione, fra l’altro, delle aziende Motta, Cirio ed Alemagna, fino a diventare il più grande gruppo alimentare italiano. Comunque, quelli a cavallo fra l’800 ed il ‘900 erano gli anni nel corso dei quali anche al Nord cominciavano a fiorire numerose iniziative industriali che utilizzano l’energia idroelettrica prodotta lungo tutto l’arco alpino. Nel 1906, dunque, l’ingegnere Omodeo avviò uno studio per lo sfruttamento delle enormi potenzialità idriche della Sila, finalizzato, fra l’altro, anche alla produzione di energia idroelettrica. La Società per le forze idrauliche della Sila decise di utilizzare le disposizioni della legge 11 luglio 1913 n. 985, al fine di realizzare un complesso sistema elettro – irriguo, mediante la costruzione di grandi bacini a monte, condotte e centrali, che interessava non solo la Sila, ma anche parte del territorio della Basilicata e della Puglia. Alla Società venne riconosciuta la concessione gratuita di utilizzare l’acqua dei fiumi della Sila a scopo di forza motrice per produzione di energia elettrica per la durata di anni 60 a decorrere dal 31 dicembre 1916.
Il primo lago artificiale realizzato in Sila fu l’Ampollino. L’invaso venne ottenuto attraverso lo sbarramento del fiume omonimo, che è un affluente del fiume Neto, un corso d’acqua che dalla Sila si dirige verso il Mare Jonio dove sfocia con un ampio delta situato ad una quindicina di chilometri a Nord di Crotone. Venne realizzata una diga alta 39 metri. I lavori per la costruzione del lago artificiale Ampollino terminarono nel 1927 e portarono alla realizzazione di un invaso artificiale della superficie di 5,5 kmq., dalla portata utile di 64,5 milioni di mc., posto a 1.279 metri s.l.m. .
Tra il 1927 e il 1932 fu realizzato il lago Arvo, ottenuto sbarrando il corso del fiume omonimo, che è un altro affluente del fiume Neto. L’Arvo venne sbarrato con una diga in terra alta 22 metri, che ha portato alla formazione di un invaso artificiale della superficie di 9,2 kmq., dal volume di 70 milioni di mc., situato ad un’altitudine di 1.278 metri s.l.m. L’Arvo venne collegato all’ Ampollino mediante una condotta in galleria .
Il lago Cecita viene denominato anche Mucone, perché è stato realizzato nel 1951 sbarrando il corso del fiume omonimo. Il Mucone è un affluente del Crati, il più lungo fiume calabrese che dalla Sila si dirige verso Nord, attraversa Cosenza nel punto in cui riceve le acque del Busento, e sfocia infine nel Mare Jonio con un ampio delta a circa 8 Km. a Nord di Corigliano Schiavonea. Il Mucone venne sbarrato per il tramite di una diga alta 55 metri ad una quota di 1.143 metri s.l.m., realizzando un invaso artificiale della superficie di 12,6 kmq. ed un volume di circa 108 milioni di mc. .
La prima centrale elettrica realizzata fu quella di Timpagrande, che venne inaugurata nel 1927. Fu, poi, la volta della centrale di Orichella, nel 1929, ed infine entrò in funzione la centrale di Calusia, nel 1931 . L’impianto di San Giovanni in Fiore, situato tra le province di Cosenza e di Catanzaro, è costituito anch’esso da tre centrali idroelettriche poste in successione: Orichella, Timpagrande e Calusia. La centrale di Orichella con un salto di circa 470 m utilizza le acque del lago Ampollino realizzato a quota 1.271 m sbarrando con una diga l’omonimo fiume. Nel lago Ampollino vengono invasate anche le acque del serbatoio artificiale Nocelle sul fiume Arvo convogliate tramite una galleria e le acque provenienti dal lago Poverella ubicato lungo il Savuto, sollevate con una centrale di pompaggio e convogliate nel lago attraverso un canale in gronda. La centrale Orichella scarica in un bacino di modulazione dalla capacità di 250.000 mc. nel quale recapitano anche le acque del fiume Neto derivate attraverso un canale in gronda; da tale bacino di modulazione viene alimentata la centrale di Timpagrande con un salto di circa 550 m. La terza centrale di Calusia utilizza con un salto di 146 m i deflussi scaricati dalla centrale di Timpagrande e quelli del basso corso del fiume Neto. A valle le acque vengono captate con una traversa in località Timpa del Salto a quota 72.20 m ed avviate all’irrigazione della Bassa Valle del Neto ed alla alimentazione del Nucleo interdistrettuale di Crotone (Qmax = 3.9 mc/s) .
Con l’entrata in funzione di queste prime tre centrali, fin dal 1927 la Società Meridionale di Elettricità cominciò un programma di elettrificazione che comprendeva anche la Basilicata e la Puglia. Grazie anche alle successive realizzazioni di altri impianti in Sila, la potenza installata superò abbondantemente il milione di kw. Tale sovrabbondanza di produzione di elettricità portò alla costruzione, nel 1957, dell’elettrodotto aereo, sostenuto dai due tralicci, i “piloni”, uno costruito in Calabria sulla rupe di Santa Trada e l’altro ubicato in Sicilia a Ganzirri, che congiungeva il continente all’isola. (vedi foto)

Pilone

Il pilone di Santa Trada, sulla costa calabrese. Sullo sfondo, la rupe di Sant’Elia, ai cui piedi sorge Palmi.

La linea ferroviaria Cosenza – Crotone rappresentava l’obiettivo di un ambizioso progetto, concepito nei primi anni del ‘900, di un collegamento ferroviario che mettesse in comunicazione Cosenza con Crotone, passando per la Sila .
Scrive Riccardo Giraldi : “Si faceva strada, intanto, il progetto della ferrovia Cosenza – Crotone. L’ingegnere Edoardo Ugolini dava vita alla Società industriale della Sila. Veniva rispolverato il vecchio dossier con sosta a S. Giovanni in Fiore e a Mesoraca, a cui si aggiungeva il passaggio per Longobucco. L’idea fu condivisa dal Consiglio comunale di Cosenza e da tutti i comuni del cosentino e del catanzarese: Acri pretendeva che una diramazione toccasse anche il suo centro. Si formò un comitato e si chiese al Governo l’inclusione di tale lavoro nel programma di costruzione delle ferrovie, già approvato. Sembrò tutto possibile, quando il ministro Fortis stabilì che, in anticipazione del sussidio chilometrico (già incluso nel disegno di legge, pari a L. 7.500), si sarebbe dovuto cedere il fondo silano, previsto dalla legge della Sila del 1876, per la viabilità e l’istruzione. Fu una doccia fredda sulla testa dei cosentini: l’avv. Fera si oppose, proponendo che il fondo sarebbe potuto essere assorbito solo alla condizione che lo Stato si fosse assunto l’onere della spesa per la trasformazione; si parlò sulla stampa e nelle piazze di espropriazione; nel Consiglio comunale, la maggioranza si oppose alla devoluzione; solo il De Cardona, a nome del gruppo cattolico, si dichiarò favorevole. Alla fine, la legge non solo accolse la richiesta di dar vita all’esecuzione dei lavori, quanto venne consentita la sezione normale della Cosenza – Paola, mentre le altre linee di montagna, considerate a scartamento ridotto, passavano in concessione all’industria privata”.
La costruzione di questo collegamento ferroviario venne affidata alla Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo, società anonima costituita a Milano nel 1885. Questa Società venne espropriata nel 1905 in seguito alla nazionalizzazione delle ferrovie con la costituzione delle Ferrovie dello Stato (L. 22.4.1905, n. 137), ed utilizzò i capitali provenienti da tale espropriazione nella realizzazione di tronchi ferroviari secondari nell’Italia meridionale. Uno di questi doveva essere, appunto, il tratto Cosenza – Crotone. Di questo ambizioso progetto, tuttavia, vennero realizzati solamente due tratti:
• Il tratto Crotone – Petilia Policastro, inaugurato nel 1930 e che ha funzionato fino al 1972;
• Il tratto Cosenza – San Giovanni in Fiore, passando per Camigliatello Silano, completato nel 1956, e che tuttora è in funzione con un’antica locomotiva a vapore, per scopi eminentemente turistici .
La ferrovia realizzata veniva denominata Ferrovie Calabro Lucane (F.C.L.) con Direzione dell’Esercizio a Roma e 2 Gruppi di Esercizio, a Bari e Catanzaro. Progettata nel primo decennio del 1900, veniva costruita in un arco di tempo che arriva fino al 1934, con l’ultimazione, come detto, della tratta Camigliatello Silano – San Giovanni in Fiore nel 1956, raggiungendo una lunghezza totale di Km. 764,864 contro gli iniziali 1.271,153.
Per l’acquisto dei mezzi di prima dotazione il Governo erogava alla società concessionaria una sovvenzione nella misura non inferiore di £ 13.000 per Km. di ferrovia aperta all’esercizio ed un finanziamento pari a £ 13.860 per l’apertura di ciascuna linea dal successivo giorno, con regolare esercizio, sino all’apertura dell’intera rete. Da tale momento e sino alla scadenza di anni 70 dalla prima apertura di un tronco della rete stessa, avrebbe poi erogato una sovvenzione media di £ 10.740 per la costruzione e di £ 1.050 per l’esercizio, elevabile a £ 23.200 a partire dal 1° gennaio 1925 sino all’importo massimo di £ 26.700. Il 1° gennaio 1964, in seguito ad un grave incidente ferroviario verificatosi nel dicembre del ‘61 sulla linea Cosenza – Catanzaro Lido , lo Stato effettuava il riscatto anticipato della Concessione alla Soc. Ital. per le Strade Ferrate del Mediterraneo, nel frattempo divenuta S.p.A., e poneva le F.C.L. sotto Gestione Commissariale Governativa (Commissariamento che seppur temporaneo durò sino al 2000), attraverso un Commissario ed un Vice Commissario nominato tra i funzionari del Ministero stesso con qualifica di Direttore Centrale e rilevava gli autoservizi di linea integrativi delle F.C.L dei quale era concessionaria la predetta Società. Roma diveniva sede della Direzione Centrale, mentre Bari e Catanzaro delle Direzioni Esercizio .
Ora, per quanto riguarda le esigenze del polo industriale di Crotone, bisogna considerare che la ferrovia proveniente da Petilia Policastro, una volta arrivata a Crotone presentava un bivio che la divideva in due ulteriori tragitti: uno che si dirigeva verso il porto passando ai piedi del Castello di Carlo V, l’altro che terminava in città. Tutto ciò è chiaramente illustrato nella mappa riportata dal Gambi in una sua celebre e fondamentale opera sulla Calabria :

Crotone

Un altro fattore importante che fu alla base della localizzazione produttiva di Crotone fu, certamente, la presenza di un porto adeguato alle esigenze di input e di output del polo industriale.
“Le favorevoli condizioni tecnico-nautiche, rispetto a tutto il litorale che va da Taranto a Reggio Calabria e la funzione regionale che la posizione geografica naturalmente conferisce a Crotone, riproposero la necessità di un porto e si deve probabilmente a Carlo V l’iniziativa di far costruire un approdo, nei pressi del castello che porta il suo nome, proporzionato al modestissimo traffico di “cabotaggio” che si svolgeva all’epoca lungo le coste calabre. Nel XVIII secolo l’approdo dovette essere ampliato e munito di molo foraneo fino a formare l’attuale Porto Vecchio. Per venire incontro alle ulteriori necessità, nel 1868 fu iniziato uno studio in base a due progetti: uno per l’ingrandimento del porto esistente e l’altro, alla fine approvato, per la costruzione di un Porto Nuovo a NE della città. Solo dopo la fine dell’ultima guerra fu completato il molo foraneo. Crotone, quindi, dispone di due porti: uno situato a sud, di antichissima costruzione, denominato Porto Vecchio, l’altro di maggiore ampiezza situato nell’insenatura della città verso nord denominato Porto Nuovo. Se Crotone ha avuto uno sviluppo industriale negli anni ’30 ciò è dovuto alla presenza del porto. Esso infatti insieme alle centrali idroelettriche della Sila, ha orientato la Montecatini e la società italo francese Pertusola verso la costruzione di due stabilimenti, uno chimico per la produzione di concimi e l’altro metallurgico per la produzione di zinco elettrolitico. Il Porto di Crotone subì danni di notevole entità sia per l’effetto dei numerosi bombardamenti aereo-navali dell’ultima guerra, sia in dipendenza di una notevole mareggiata nel gennaio del 1940” .
Scriveva nel 1965 il Gambi : “Fino verso il 1925 il traffico di Crotone era stato debole (20 – 30.000 t. in media con forti sbalzi di anno in anno) e veniva per lo più smaltito da piroscafi e velieri nazionali: le operazioni mercantili erano meschine (esportazioni di grani e di legna fino verso il 1910: poi solo di legna, perché la edificazione in loco dei primi pastifici alimentati dai grani del Marchesato limitò via via l’esodo dei cereali di produzione locale e determinò una importazione di grani duri) e a esse prevaleva la funzione di porto da riparo e di scalo locale. Ma dopo il 1925, la costituzione dei due grossi stabilimenti dianzi ricordati ha rivoluzionato la natura e la direzione del traffico di Crotone che, da base di generi agricoli e forestali è divenuta – come illustra chiaramente un lavoro del Pecora – un riguardevole porto industriale e uno dei più vivaci porto ionici. Questa radicale evoluzione provocò in breve giro di anni un rivolgimento nelle strutture topografiche del porto: al vecchio, minuscolo bacino aragonese che guarda a sud fu aggiunto un bacino di maggior superficie orientato a nord (e però svantaggiosamente aperto agli influssi dei venti e delle correnti litorali, che vi scaricano quindi gli sfasciumi portati in mare 12 km. più a nord, dal Neto) e i moli e le banchinate furono immagliati da binari che li uniscono con la zona industriale – piazzata a qualche distanza dal vecchio abitato – e con la stazione ferroviaria (deficienti però sono rimaste le apparecchiature di carico e di deposito). E si elevò di balzo il volume dei traffici: a un po’ più di 100.000 t. in media fra il 1926 e il 1930, a 280.000 t. in media fra il 1931 e il 1935, a 330.000 t. in media fra il 1936 e il 1938, e dopo la parentesi della guerra – che vide a poco a poco contrarsi i traffici a zero – a 350.000 t. nel 1955 e a 380.000 t. di merci negli ultimi tre anni. Ma l’esportazione forma ora solo 1/3 di tale quantità: il resto, cioè la maggior parte, è dato da importazioni. E di queste, le voci principali sono i minerali costituenti il materiale primo di lavorazione degli opifici locali: cioè i fosfati (40% delle importazioni) provenienti da vari porti marocchini (per 2/3) e algerini (per ¼) e tunisini; le piriti (il 25%) che ora derivano solo per metà dai giacimenti sardi e per metà sono di origine greca (e qualche volta sono venute dal Cile e dal Brasile) e la blenda del Sulcis (10%). Poi i combustibili per le industrie (5 – 7%) costituiti fino al 1952 da carboni portati da Savona, e negli anni più vicini in maggior misura da petroli, ora forniti rapidamente dagli impianti di Augusta (una navigazione di sole 12 ore). E dal 1952 in qua sono state sbarcate pure forti quantità di cementi, in relazione con le opere di rinascita agricola iniziate nel Marchesato. L’industria inoltre predomina, con le sue elaborazioni, tra i generi di imbarco le cui quantità più salienti (il 70%) sono date da fertilizzanti, mandati specialmente ai porti di Venezia e di Ravenna, per venire da là irraggiati nella pianura del Po, e qualche volta (il metabisolfito) in Inghilterra e Norvegia e fino agli Stati Uniti, poi da acido solforico (verso la Grecia), da zinco verso il porto nazionale di La Spezia per la sua industria navale, e rame e cadmio verso la Francia e l’Inghilterra. Di modo che la vecchia esportazione del legno silano – proveniente in maggior quantità dai bacini del Neto e del Tacina – non dà oggi più di un quarto del traffico in uscita, con direzione verso i soli porti nazionali (ad es. quello di Sant’Antioco, per uso dei giacimenti del Sulcis) e umile è la parte tenuta da quelle produzioni locali (sughero, un po’ di cereali, pasta di olive ecc.) che una volta primeggiavano: fra questi generi secondari il meno trascurabile è stato fino a cinque o sei anni fa lo zolfo del giacimento di San Nicola, che dista poco più di 30 km. dal porto. Il notevole telaio di relazioni che legano Crotone – e più precisamente la sua zona industriale: non il suo hinterland, che pure è in fase di evoluzione – a buon numero dei principali porti nazionali e creano correnti di traffico con vari paesi mediterranei e nord europei, ha schiuso in tal modo una via per riabilitare e ridimensionare, in parte almeno, la vita economica della regione”.
La disponibilità di energia idroelettrica proveniente dagli impianti della Sila indusse la Montecatini, che già deteneva una significativa quota azionaria della Società Meridionale di Elettricità , e la Pertusola a realizzare a Crotone due importanti iniziative industriali.
Nella seconda metà degli anni ‘20 veniva realizzato lo stabilimento Pertusola. Era, questa, la consociata italiana della francese Société Minière et Métallurgique de Peñarroya, su iniziativa della compagnia tedesca Rotschild. Il nuovo impianto nel settore dello zinco, già dopo un anno, dava lavoro a 122 persone consentendo di coprire quasi la metà dei fabbisogni nazionali del metallo . Il polo elettrometallurgico della Pertusola si occupava della lavorazione, mediante elettrolisi, di blenda e minerali di rame. I minerali di zinco provenivano dalla Sardegna via mare, attraverso il porto di Crotone. Scriveva il Gambi che, negli anni ’60, “…lo stabilimento richiama …600 persone e dà annualmente 25.000 tonnellate di zinco (pari ad 1/3 della produzione nazionale) più quantità minori di rame e di cadmio, di solfato di rame e di acido solforico.”
Negli stessi anni, s’insediava la Società Meridionale Ammonia, produttrice di azoto puro, il cui Amministratore Unico era Guido Donegani, già presidente della Montecatini. La Società anonima delle miniere di Montecatini era stata fondata a Firenze il 26 marzo 1888 da possidenti e uomini d’affari italiani e stranieri per sfruttare le miniere di rame di Montecatini in Val di Cecina, un villaggio della Maremma toscana . La localizzazione a Crotone di questo impianto industriale era un primo indicatore del processo di path dependance che in seguito caratterizzò la storia industriale crotonese. Infatti, tra le scelte di localizzazione dell’opificio, che occupava circa 100 addetti, vi era la possibilità di prelevare la materia prima – l’acido solforico – direttamente dalla Pertusola che la produceva come prodotto di scarto .
L’importanza economica della costituzione del polo industriale di Crotone, riflettendosi sul piano occupazionale, ha determinato una dinamica demografica abbastanza interessante, in controtendenza con l’andamento storico nazionale e regionale.
La serie storica della popolazione residente del Comune di Crotone è la seguente :

                 ANNO  POPOLAZIONE
1861 5945
1871 7100
1881 8642
1901 9545
1911 10162
1921 11600
1931 18721
1936 21496
1951 31928
1961 43256
1971 50970
1981 58262
1991 59001
2001 60010

Grafico popolazione Crotone

Si può facilmente notare un’impennata del grafico a partire dal censimento del 1921, ed un appiattimento del grafico a partire dal 1971. In effetti, nel periodo 1921 – 1971 la popolazione residente nel Comune di Crotone è cresciuta di circa 5 volte, passando da 11.600 unità nel 1921 a 50.970 unità nel 1971, con un incremento medio annuo calcolato intorno al 30 per mille. Nello stesso periodo considerato, la popolazione italiana passava da 39.396.757 unità nel 1921 a 54.136.547 unità nel 1971, con un incremento medio annuo pari al 6,37 per mille. E sempre nello stesso periodo 1921 – 1971, in Calabria l’incremento medio annuo della popolazione è stato circa del 4 per mille, nonostante che nel periodo 1921 – 1971 dalla Calabria siano emigrate circa 900.000 persone .

 

 

Io lo chiamo “Il Teorema di Salvatore”.

Reggio Calabria, zone mercato, 1980

Reggio Calabria, zone mercato, 1980

Salvatore è Salvatore Cingari. Primi anni ’90, si tornava da Roma, eravamo seduti sull’aereo del pomeriggio. Salvatore tornava da Firenze, dove studiava all’Università. Gli avevo chiesto come funzionassero le cose in quella città, se fosse preminente il senso civico delle persone o l’azione di repressione da parte degli organi preposti. Salvatore rispose : “Entrambe le cose“. L’episodio mi ritorna spesso in mente quando, quotidianamente, osservo scene di illegalità e di inciviltà (uso il termine incivile coniugato in questo modo : in – civile, vale a dire non civile, non dotato di senso civico, non degno di vivere in un consesso civile) un pò dappertutto per le strade di Reggio Calabria. I comportamenti illegali posti in atto dai residenti di Reggio Calabria riguardano diversi ambiti: la circolazione stradale è forse quello più evidente. Dovunque, automobili parcheggiate in divieto di sosta, in doppia fila, sul marciapiede, sulle strisce pedonali, abusivamente nei posti riservati ai disabili. Sembra che il Codice della Strada a Reggio Calabria non esista. Sembra che i segnali stradali a Reggio Calabria non esistano. Il cittadino ha il sacrosanto dovere di rispettare le leggi, le regole e le prescrizioni determinate dalla segnaletica stradale, senza nessun genere di indulgenza. Ma vogliamo parlare della raccolta differenziata? Sono ancora tantissimi i riggitani che usano i sacchi neri di plastica formati gigante, ci mettono di tutto, e poi buttano nel cassonetto dell’indifferenziato. Invece, bisogna fare, già a casa, una facile e semplice separazione, e smaltire separatamente. In questo modo l’indifferenziato si riduce ad una minima ed irrisoria frazione. Un altro aspetto che si fa fatica a comprendere come sia possibile che si verifichi, a Reggio Calabria, è l’occupazione abusiva di spazi pubblici da parte di commercianti ed artigiani. Uno va in giro in città e trova camion ed autovetture con il cofano alzato, dove si vendono ortaggi e frutta di vario genere, senza controlli igienici, senza pagare tasse, senza rilasciare scontrini, senza partita IVA, insomma, nella più totale illegalità. Ma anche il commerciante che ha un negozio, a posto fisso insomma, quasi sempre occupa il marciapiede afferente il proprio negozio, per esporre la propria merce. E che dire degli autolavaggi che finiscono di lavare ed asciugare le automobili per strada, magari sui parcheggi blu? stessa cosa il meccanico, l’elettrauto, il falegname, il ferro battuto, il pescivendolo. Insomma, è un continuo trasgredire le regole.

 

 

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29.12.2014. LA STAZIONE SPERIMENTALE DELLE ESSENZE.

Nelle scorse settimane è tornato alla ribalta il problema della prosecuzione del funzionamento della Stazione sperimentale delle essenze di Reggio Calabria. La città dello Stretto ha avuto dalla Natura un grande privilegio: è l’unico luogo al Mondo dove si possa coltivare il Bergamotto, la cui essenza costituisce la materia prima dell’industria dei profumi. Diventa, pertanto, impensabile la chiusura di una così importante struttura scientifica a supporto di una produzione di cui Reggio Calabria detiene, lo ripetiamo, il monopolio assoluto mondiale. Tale privilegio è anche riconosciuto dalla denominazione di origine controllata “Bergamotto di Reggio Calabria olio essenziale” assegnata dalla Legge 25 febbraio 2000, n. 39, anche conosciuta come “Legge Aloi”, dal nome dell’Onorevole Fortunato Aloi che ne fu appassionato promotore in Parlamento.
La Stazione Sperimentale per l’industria delle essenze e dei derivati degli agrumi venne istituita con Decreto Legislativo n. 2131 del 20 giugno 1918, con il concorso dello Stato, della Provincia, del Comune e della Camera di commercio di Reggio Calabria, nonché della Camera agrumaria di Messina. La prima sede della Stazione si trovava in una baracca in legno a Tremulini, di sei vani : tre di essi erano adibiti a laboratori chimici, uno destinato alle bilance ed agli apparecchi di precisione, uno al laboratorio botanico ed uno all’ufficio di segreteria. Il personale era composto dal direttore, due chimici, un botanico, il segretario ed l personale di servizio. Al momento della costituzione, il primo Direttore della Stazione fu il dott. Alfredo Parrozzani, che era già stato Vicedirettore della analoga Stazione di Agrumicoltura di Acireale.
Nel marzo del 1921 la Stazione entrava in possesso dell’area posta al rione Sbarre, a quota 19 metri s.l.m., che oggi si osserva all’inizio del Viale Calabria, di fronte all’aula bunker, adiacente al deposito dell’ATAM. Al 1921 l’area in questione era un agrumeto in cattive condizioni di coltivazione e di conduzione; presto venne messo in ordine come campo sperimentale, e vennero messe a dimore altre piante, sia aromatiche sia industriali. Quest’area dell’Orto sperimentale, a Sbarre, era di proprietà della Società economica, il sodalizio che era stato costituito a Reggio Calabria con Regio Decreto in data 26 marzo 1817 «allo scopo di far progredire, ed immegliare la nostra agricoltura». Questo sodalizio, che negli anni si sarebbe reso promotore dell’introduzione, nel territorio reggino, di piante sconosciute provenienti dall’estero, fin dal 1820 aveva manifestato il desiderio di avere a disposizione un Orto sperimentale per la sua attività di ricerca; e il Consiglio provinciale, con deliberazione del 5 aprile 1838, aveva indicato l’area dove, grosso modo, ancora oggi si trova la Villa Comunale, ufficialmente ‘Giardino Umberto I’. Nel 1866 la Società economica si fuse con il Comizio agrario e nel 1869 ci fu la permuta del suolo dove oggi sorge la Villa comunale con altro suolo “ad Oriente della piazza Mezzacapo”. Dopo il terremoto del 1908 “la terra Mezzacapo venne espropriata per la costruzione degli uffici della Ferrovia” : con l’indennità di esproprio il Comizio ha acquistato il suolo attualmente occupato dall’Orto agrario sperimentale, che poi nel 1921 entrò nella disponibilità della Stazione sperimentale.
Nel mese di novembre del 1922 cominciava il trasloco della Stazione, dalla sede provvisoria di Tremulini, a quella di via dei Pritanei; contemporaneamente venivano installati i primi impianti pilota: un distillatore, un deterpenatore, un estrattore con solventi, una macchina Gangeri per l’estrazione dell’essenza di bergamotto, un torchio di legno per la spremitura dei succhi e la linea di preparazione del citrato di calcio. Alla Stazione sperimentale veniva, poi, assegnato dal Comune di Santo Stefano in Aspromonte, un altro campo sperimentale in contrada Cucullaro, per la sperimentazione di piante aromatiche in ambiente di montagna, come la Lavanda e l’Issopo.
Nel 1923, quindi, si poteva procedere alla distillazione delle prime essenze, quali Geranio, Menta piperita, Finocchio, … , mentre nel 1926 si dava inizio all’estrazione delle essenze agrumarie più pregiate mediante solvente, tra cui i fiori di Arancio, di Rosa, di Giunchiglia, di Tuberosa, … e cominciava anche l’attività di propagazione delle piante aromatiche presso i privati.
Il Parrozzani morì nel 1929, lasciando il grande merito di avere provveduto alle fasi di avvio della Stazione in modo egregio. Gli succedette il dott. Francesco La Face, che era il suo Vicedirettore fin dal 1919. La figura del dott. La Face ha caratterizzato più di cinquant’anni di storia della Stazione sperimentale di Reggio Calabria, portandola a raggiungere un grande prestigio in campo nazionale ed internazionale. Premesso che nel 1947 si teneva la prima edizione della Fiera agrumaria di Reggio Calabria, basti ricordare il Congresso Internazionale dell’Agricoltura Mediterranea che si tenne a Reggio Calabria nel 1950; oppure, nel 1954, il Convegno Nazionale per la trasformazione industriale degli agrumi. Nel 1956 avveniva il trasferimento della sede della Stazione presso gli uffici che ancora oggi sono ubicati nell’isolato compreso fra la via Marina Alta, via Generale Tommasini, via dei Pritanei e via Lemos. In occasione di questo spostamento veniva organizzato il primo Convegno Internazionale di Studi e Ricerche sulle essenze, con una imponente partecipazione internazionale. Nel 1957 si tenne a Reggio Calabria un Convegno Nazionale sui succhi di frutta, mentre nel 1962 si svolse sempre nella nostra città un Simposio internazionale di aggiornamenti tecnici nella profumeria moderna. Ma non bisogna dimenticare il Bollettino che la Stazione sperimentale pubblicava periodicamente, e che era un punto di riferimento del mondo scientifico della chimica e della chimica industriale.
E’utile sottolineare il forte legame che è sempre esistito fra la Camera di commercio di Reggio Calabria e la Stazione sperimentale, ed il filo che ha sempre tenute legate queste due istituzioni è stato proprio l’essenza di Bergamotto. Non dobbiamo dimenticare il lungo periodo di presidenza dell’Ente camerale reggino di Antonio Vilardi, uno dei maggiori produttori reggini di essenza, dal 1963 al 1990. In quel periodo, negli anni ’60, la Camera di commercio e la Stazione sperimentale si erano dovute impegnare fattivamente per controbattere alla calunniosa accusa di pretesa cancerogeneità dell’essenza, fatta circolare quasi certamente a bella posta da produttori stranieri per non dover dipendere dalle importazioni dell’essenza reggina.
Il successore di La Face fu il dott. Angelo Di Giacomo, che continuò nell’attività scientifica con grande competenza.
La storia recente della Stazione sperimentale ne vede la trasformazione in Azienda speciale presso la Camera di commercio. Nel 1999 è avvenuta la trasformazione in ente pubblico economico in forza del Decreto Legislativo 209 ottobre 1999, n. 540. Attualmente nel Consiglio di amministrazione della Stazione sperimentale siedono i due rappresentanti delle associazioni dell’industria chimica, nella persona del dott. Vittorio Maglia – Direttore Centrale Analisi Economiche-Internazionalizzazione di Federchimica; ed il rappresentante delle associazioni dell’industria alimentare , vale a dire il dott. Giovanni De Angelis – Direttore ANICAV–Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali.
Nel luglio del 2013 è stato stipulato un importante accordo con l’Università Mediterranea per fare diventare l’Orto agrario sperimentale di Sbarre, sul viale Calabria, un centro scientifico di eccellenza della Stazione sperimentale, per la valorizzazione del Bergamotto e per lo sviluppo sperimentale nel campo delle altre produzioni agrumicole.

12.10.2014. SOCIOLOGIA DEL RRIGGITANO.

Molte volte stiamo lì a domandarci quali possano essere le cause che abbiano potuto determinare il comportamento dei “Riggitani”, ossia di quella parte della comunità reggina che non brilla certo per senso civico, per rispetto delle leggi, per senso di appartenenza.
Per i “Riggitani” valgono alcune espressioni tipiche, dedotte dalla vulgata: Futtatindi, Non c’è nenti, Tu non sai cu sunnu i cristiani.
Noi riteniamo che nel corso del Novecento si siano verificati almeno tre fatti di ampia portata, che hanno inciso profondamente sulla mentalità di molti componenti della comunità reggina, facendogli acquisire lo status di “Riggitani”, e questi tre eventi sono: il terremoto del 28 dicembre del 1908; il periodo del ventennio fascista; la Rivolta del 1970 – 71.
Il terremoto del 28 dicembre del 1908 ha comprensibilmente determinato nella mentalità dei superstiti una sorta di fatalismo e di rassegnazione, che certamente ha portato a considerare inutile la determinazione di progettualità. La convinzione che non valga la pena impegnarsi per il futuro. Una sorta di pigrizia e di apatia. Certo, non vogliamo assolutamente “colpevolizzare” la popolazione che ha subìto la distruzione di uno tra i più violenti terremoti della storia dell’umanità, ma crediamo che – inevitabilmente, inconsapevolmente – si sia scivolati verso una mentalità di una limitata visione verso il futuro (Futtatindi).
Il periodo del ventennio fascista ha portato nella città di Reggio Calabria l’attribuzione di privilegi in capo a personaggi che hanno avuto il solo “merito” di assecondare una classe dirigente che mischiava il potere amministrativo dei gerarchi, dei federali, dei funzionari mandati da Roma, con un atteggiamento di condizionamento e di conservazione delle posizioni di vantaggio sociale ed economico. E bisogna dire che alcuni di questi privilegi “familiari” continuano ancora oggi a fare sentire la propria forza (Tu non sai cu sunni i cristiani).
La Rivolta del 1970 – 71 ha determinato nella mentalità dei componenti la comunità reggina una sorta di sfiducia nei confronti delle istituzioni. In effetti il popolo reggino, quello autentico che ha combattuto dietro le barricate, si è sentito defraudato dall’atteggiamento spartitorio che si era manifestato in occasione della celebre cena presso il ristorante romano “La vigna del cardinale”. La gente di Reggio Calabria, da allora, ha smesso di credere nel valore della democrazia, e nella democrazia partecipata, per cui ognuno si sente autorizzato a ragionare in termini individuali, con molta diffidenza (Non c’è nenti).

Ecco, abbiamo voluto condividere queste riflessioni, che forse appaiono banali, ma che fanno risaltare certi aspetti del modo di essere dei “Riggitani”. Le abbiamo volute condividere per riflettere su quali siano gli aspetti più importanti, sul piano culturale e sul piano sociologico, su cui lavorare per il prossimo futuro, per fare rinascere la nostra città.

4.10.2014. TURISMO: IL RUOLO DEL SETTORE PRIVATO E QUELLO DEL SETTORE PUBBLICO.

All’interno della regione turistica si generano flussi economici di attività imprenditoriali provenienti dal settore privato, che devono essere opportunamente assecondati dall’azione amministrativa degli organi pubblici.
Gli imprenditori privati sono i veri protagonisti dell’attività turistica presente in un determinato territorio. Tutte le diverse forme di ricettività, infatti, sono gestite da imprese che quotidianamente offrono al turista le migliori opportunità per trascorrere un periodi di vacanza nel miglior modo possibile. In una regione turistica che si rispetti ci vogliono alberghi che siano adeguati al tipo di turista (il “target”) che frequenta quel luogo. All’interno della consueta distinzione fra località di élite e località di massa, la differenza la possono fare le stelle attribuite ad ogni albergo. Nelle località di turismo di massa la grande ricettività alberghiera la fanno i 2 – 3 stelle. Conta molto anche l’ubicazione: un albergo non può essere troppo distante dal centro di maggiore interesse. Molto successo sta riscuotendo la formula Bed & Breakfast. Il grande successo della formula vincente di Rimini sta proprio nella disponibilità di alberghi , ubicati sul lungomare, che offrano pensione completa a prezzi onesti, assieme all’offerta del lido attrezzato. Molte sono le località, in Italia, dove si osserva la struttura tipica del lungomare con una fila ininterrotta di alberghi.
Anche l’attività di ristorazione è gestita da imprenditori privati che offrono ai turisti la possibilità di attendere ad una delle funzioni più importanti della giornata. In questi ultimi anni la gastronomia si sta orientando sempre più all’offerta dei piatti tipici del territorio, con la riscoperta di antiche ricette che conferiscano ai piatti l’unicità e la tipicità. Il turista che va a Roma non può fare a meno di andare a cenare in una di quelle meravigliose trattorie di Trastevere dove ordinerà Abbacchio e Carciofi alla giudìa.
Un’altra importante attività che si osserva nelle località turistiche è quella del trasporto delle persone, sia individualmente con il taxi (pensiamo al turista che arrivi con l’aereo e voglia raggiungere l’albergo), sia in forma collettiva con i pullman GT (pensiamo ai crocieristi che vogliano compiere un’escursione).
Le agenzie turistiche costituiscono un importante servizio a supporto del turista, per tutto quello che riguarda la emissione di biglietti dei diversi mezzi di trasporto, le prenotazioni dell’albergo, l’acquisto di pacchetti viaggio, e quant’altro.
Ora, è impensabile che tutte queste attività imprenditoriali vengano lasciate svolgersi senza un efficace coordinamento, ed è qui che entra in gioco la competenza del settore pubblico. In ogni regione turistica che si rispetti è necessaria la costituzione di un organismo di coordinamento, una sorta di “cabina di regia” che possa far dialogare le diverse imprese, o meglio le associazioni di categoria interessate, per il raggiungimento di un risultato positivo.
Ma il ruolo del settore pubblico non si esaurisce qui. Un’amministrazione deve svolgere un ruolo forte di raccordo per dare al territorio quell’assetto organizzativo, attraverso gli strumenti urbanistici, che faccia del turismo il principale fattore organizzativo e caratterizzante (pensiamo al piano spiagge), anche attraverso la costruzione e la gestione di quelle strutture assolutamente indispensabili quali i depuratori per assicurare la balneazione.
All’interno di una località interessata da flussi turistici, l’amministrazione locale deve mettere ai primi posti delle priorità la cura attenta del patrimonio arboreo e del verde (il vecchio Assessorato Parchi e Giardini), sia di quello stradale che di eventuali parchi pubblici. Ci viene in mente la cura con cui vengono mantenuti gli spazi verdi a Parigi, sia da quelli di più grandi dimensioni tipo Bois de Boulogne o di Champ de Mars, fino alle più piccole aiuole del centro. Ma anche nella Repubblica di San Marino vediamo anche i più minuscoli spazi sempre riempiti di fiori profumati.
Un altro aspetto che deve essere curato con la massima attenzione è quello relativo alla disciplina del traffico ed alla viabilità. Nelle nostre città la viabilità è rallentata dalle autovetture parcheggiate fuori degli appositi spazi: molte località turistiche devono privilegiare l’assoluta attenzione per evitare che gli automobilisti possano parcheggiare in luoghi non autorizzati, anche con provvedimenti punitivi rigorosi (tolleranza zero). Ci ha molto colpito l’attenzione – quasi maniacale – osservata in Costiera Amalfitana da parte degli operatori del traffico che, con fermezza e decisione, e sempre con il sorriso sulle labbra, impediscono la minima infrazione con efficaci colpi di fischietto ed eloquenti gesti.
Inoltre, è indispensabile presentare al turista una città pulita, il che non vuol dire solamente svuotamento periodico dei contenitori per la raccolta delle frazioni, ma anche pulizia costante dei marciapiedi e degli spigoli marciapiede – sede stradale, per evitare la formazione di erbacce spontanee.
Ed in ultimo, contribuisce a rendere gradevole l’aspetto delle località di villeggiatura, la mancanza di bancarelle ed altre attività pseudo commerciali svolte su spazi pubblici, o con occupazione abusiva di suolo pubblico (marciapiedi, strade, …). Venezia è soffocata ed assediata da ambulanti di ogni genere, e questo sta creando malcontento fra i turisti; a Piazza San Marco, una delle piazze più belle del Mondo, è praticamente impossibile scattare una fotografia senza avere nello sfondo uno di questi venditori ambulanti.
Ecco, quando un’amministrazione comunale di una località turistica offre al forestiero una città pulita, ordinata, con il verde ben curato, ha certamente costituito le migliori premesse per un duraturo flusso turistico.

 

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12.5.2014. LA POLIZIA MUNICIPALE A REGGIO CALABRIA.

Spesso mi domando se a Reggio Calabria esista o meno un Corpo di Polizia Municipale. Me lo chiedo ogni giorno, ogni volta che mi sposto in città per lavoro, ed osservo una condizione di totale illegalità, di prepotenza diffusa, di arroganza consolidata.
Reggio Calabria è una città dominata dall’illegalità, una condizione che proviene essenzialmente da due gruppi sociali: i malavitosi veri e propri, i delinquenti, gli ‘ndranghetisti; e gli strafottenti, quelli che spesso vengono indicati con l’espressione “rriggitani”, quelli che vivono all’insegna del “futtatindi”.
Come si sia arrivati ad avere la città dominata da questa maggioranza in – civile (usando il trattino si vuole indicare gente non degna di vivere in un consesso civile) non è certamente facile, molteplici essendo le cause. C’è chi riporta il tutto all’Antropologia, invocando la natura e le origini greche della gente reggina. C’è chi tira in causa le vicende climatiche, ed in particolare lo Scirocco, che determina spossatezza ed indolenza nei confronti dell’impegno sociale. E c’è chi accusa la Scuola, dove non si insegnerebbe più l’Educazione civica.
Un dato è certo: storicamente, e quando dico storicamente mi rifaccio alla mia personale esperienza di vita, che comincia – ahimé – ad essere notevole; storicamente, dunque, a Reggio Calabria la presenza del corpo di Polizia municipale non ha mai svolto quel ruolo forte ed incisivo di contrasto ai comportamenti illegali ed in – civili. L’azione della Polizia municipale deve – o dovrebbe – essere rivolta a scoraggiare l’illegalità ed ad incoraggiare quella minoranza silenziosa di cittadini che cercano di tenere comportamenti corretti.
A Reggio Calabria ci sono vie del centro cittadino dove l’azione di contrasto della Polizia municipale non si riesce a cogliere in nessun modo: ci riferiamo, in particolare, alla sosta selvaggia di autovetture in doppia e tripla fila sulla Via De Nava e sul Viale Amendola, sulla Via Santa Caterina, sul Viale Aldo Moro, sulla Via Marina Alta, ed altro. Ci riferiamo in particolare all’occupazione di spazi pubblici da parte di commercianti ortofrutticoli quasi sicuramente abusivi, che non rilasciano nessuno scontrino, situati ad ogni angolo di strada, come in Via Messina. Ci riferiamo all’occupazione degli spazi pubblici da parte dei commercianti a posto fisso, che quasi sempre si appropriano del marciapiede e dello spazio di strada antistante al negozio (con la classica seggiola o con le cassette di legno della frutta, vuote). Ci riferiamo alle numerose attività artigiane svolte sul marciapiede e sulla strada, come elettrauto, carrozzieri, lavagisti, ferro battuto, falegnami e restauro mobili, ed altro. Ci piacerebbe sapere dove sono gli Agenti di Polizia municipale, e perché non vengono comandati a svolgere la corretta opera di contrasto a queste attività illegali. Ci piacerebbe conoscere i numeri della pianta organica, e sapere con quale criterio vengano organizzati i servizi di pattugliamento e di applicazione delle ordinanze comunali.
Si percepisce appena la presenza dei Vigili Urbani solamente in qualche occasionale “multa e fuggi”. Storicamente, a Reggio Calabria non abbiamo mai avuto un servizio, da parte della Polizia municipale, di pattugliamento di un tratto di strada o di un incrocio particolarmente trafficati, un po’ come si vede in quei film americani, in cui si vede il poliziotto che cammina sul marciapiede con le mani dietro la schiena, pronto ad intervenire alla minima infrazione. Basti osservare l’incrocio fra Via De Nava e Via Romeo, proprio in prossimità del Museo, dove, oltre a tutto il resto, la città offre una pessima immagine di sé ai turisti che vengano a visitare i Bronzi. No, a Reggio Calabria i Vigili piombano silenziosamente sull’autovettura, appiccicano molto velocemente una contravvenzione sotto il tergicristalli, magari con un verbale illeggibile, e poi si allontanano.
Questa atavica assenza di azione di contrasto dell’illegalità da parte della Polizia municipale è una delle principali cause dello sfacelo che si osserva nella nostra città sul piano del rispetto delle regole.

22.3.2014. L’INGEGNERE GINO ZANI A CINQUANT’ANNI DALLA SUA MORTE

Il 22 Marzo del 1964 moriva a San Marino l’ingegnere Gino Zani, la cui esperienza professionale ha attraversato ed intersecato la storia della ricostruzione della città di Reggio Calabria, distrutta dal terremoto del 28 Dicembre 1908.

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Gino Zani era nato nella Repubblica di San Marino il 31 Dicembre del 1882. Apparteneva ad una famiglia modesta: suo padre, Oreste, nato il 13 giugno del 1858, era un “apprezzato capomastro muratore”; morì il 25 Febbraio del 1927. La madre, Erminia della famiglia dei Rosti di Santa Mustiola, era nata l’11 Luglio del 1861; “massaia assidua e premurosa[1] , morirà l’11 Luglio del 1939.

Zani studiò Ingegneria all’Università di Bologna e conseguì la Laurea, tra grandi sacrifici e privazioni familiari, proprio nel 1908, l’anno del terremoto. Il 4 Gennaio del 1909 Zani giungeva a Reggio Calabria per studiare gli effetti del terremoto; egli aveva già cominciato ad occuparsi delle nuove tecniche costruttive in cemento armatoa fianco del prof. Muggia, titolare della cattedra di “Scienza delle costruzioni” presso il Politecnico di Bologna, dove Zani stesso era assistente di statica grafica e dove aveva cominciato a progettare ponti in c.a. Gli studi sul cemento armato già facevano rendere conto che questa nuova tecnica costruttiva poteva costituire una valida strategia in termini di sicurezza antisismica.

Zani, dunque, giunse a Reggio Calabria  in un primo momento come Ingegnere volontario. Qui conobbe e cominciò ad operare a fianco dello scienziato giapponese Omori, sismologo di fama mondiale, dal quale ebbe conoscenza approfondita di quella scienza che in Giappone era già molto avanzata, il che l’aiutò molto nei suoi studi successivi.

Si formò così il convincimento che una corretta casa antisismica potesse essere realizzata solo con strutture leggere in c.a. adeguatamente incastrate al piede e ne studiò alcuni tipi rudimentali a coronamento della sua volontaria missione. Le prime sperimentazioni in proposito sono le case, ad un piano fuori terra, che verranno realizzate al c.d. Rione Ferrovieri, allo spigolo nord occidentale del rione di Sbarre, subito al di qua della fiumara Calopinace. 

Alla luce di tutto questo, possiamo oggi tranquillamente affermare che Gino Zani fu l’artefice della diffusione, a Reggio Calabria, della tecnica costruttiva in cemento armato

Nel frattempo Zani vince il concorso presso il Genio Civile di Reggio Calabria, e comincia quindi a lavorare presso questo importante ufficio ministeriale. La sua prima progettazione, che risale al 1912, fu quella relativa al palazzo della Prefettura che oggi sorge in Piazza Italia. Ma subito Zani diede anche a Reggio Calabria il proprio contributo di idee in termini di sistemazione urbanistica della città così duramente danneggiata dal terremoto del 1908. Zani proponeva di ricostruire Reggio Calabria con una struttura viaria completamente diversa da quella preesistente, che si rifaceva al c.d. “Piano Mori” concepito dopo l’altro terremoto del 1783, e che prevedeva strade diritte parallele alla costa intersecate da traverse che seguivano la massima pendenza, in direzione monte – mare. Dunque, Zani proponeva, invece, di costruire una strada in leggero declivio che, partendo dall’attuale Piazza Indipendenza, conducesse verso il Castello Aragonese, realizzando qui, in tal modo, una sorta di centro di aggregazione, ottenuto facendo convergere in questa area altre strade provenienti da altre direzioni. Tale idea fu avversata soprattutto in rapporto alla pervicace difesa degli interessi dei proprietari delle aree edificatorie, per nulla disposti a subire espropri talmente rivoluzionari, e così rimase un’utopia urbanistica irrealizzata.

Nel 1911 Zani sposava Graziella Spadaro, una donna di Reggio Calabria, dalla quale avrà tre figli, due maschi ed una femmina: Nicola Oreste, nato nel 1913, che frequentò i primi studi a Reggio Cala­bria, il Ginnasio a Firenze, il Liceo a Napoli, e si laureò quindi in Architettura presso l’Università di Roma nel 1939; Giorgio, nato nel 1918 e Gina nata nel 1925.

Rapidamente Zani diventò Ingegnere capo del Genio Civile di Reggio Calabria. Il 18 Giugno del 1914, con Regio Decreto, veniva costituito a Reggio Calabria l’Ente edilizio avente per scopo di “ costruire le case degl’impiegati dello Stato e le case economiche “ (R.D. 18 Giugno 1914, n. 700, articolo 14 punto b)). L’articolo 16 del medesimo Decreto stabiliva le norme per la costituzione del Consiglio di amministrazione dell’Ente, in base alle quali lo Zani venne nominato Direttore tecnico dell’Ente medesimo.

L’Ente edilizio fu responsabile della costruzione di un enorme numero di edifici da destinare all’edilizia economica e popolare, per dare una casa a tutti quanti avevano perduto la propria abitazione in occasione del disastro tellurico del 1908. La costruzione di questi edifici avvenne all’interno del Piano Regolatore che il Comune di Reggio Calabria aveva approvato con Regio Decreto del 5 maggio del 1911 e modificato con successivo R. D. 14 maggio 1914, e che prevedeva la suddivisione dell’area cittadina in “isolati” numerati progressivamente dall’1 al 419, da Montevergine alla fiumara Calopinace. La gestione dei lavori fu affidata inizialmente al Genio Civile; poi, a partire dal 18 giugno del 1914, all’Ente edilizio [2] .

Nel 1919 veniva realizzato il progetto del palazzo che ospiterà gli uffici del Genio Civile di Reggio Calabria: oggi questo palazzo ospita la sede della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, ed è conosciuto dagli studenti con la denominazione di “palazzo Zani”. In effetti, a Reggio Calabria Zani ha progettato numerosi edifici importanti: ricordiamo, per tutti, palazzo Trapani – Lombardo, in fregio al Corso Garibaldi e palazzo Zani – Spadaro, situato sulla via Aschenez all’incrocio con via Giulia, costruito nel 1925.

Purtroppo, con l’avvento del regime fascista, cominciarono per Zani i problemi, dal momento che il Nostro si era rifiutato di prendere la tessera del P.N.F. : nel 1924 viene trasferito a Trento presso la sezione stradale del locale Genio Civile, cominciando per lui una nuova fase di vita professionale: si dimette, infatti, dall’incarico presso il Genio Civile ed assume la direzione tecnica dell’azienda di costruzioni C.A.S.A. Costruzioni Asismiche Società Anonima, presso cui operò fino al 1935. Nel 1935, infine, la decisione di ritornare presso la Repubblica di San Marino, dove accetta di dirigere l’Ufficio tecnico del proprio Paese.


[1] Francesco Balsimelli, In Memoria di Gino Zani, Commemorazione Ufficiale 13 Giugno 1964,

http://www.zani-sm.com/nicolazani/ginozani.htm

[2]Antonino Meduri,SANTA CATERINA E SAN BRUNELLO, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2006;

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15.1.2014. RIFIUTI E RACCOLTA DIFFERENZATA A REGGIO CALABRIA.

L’osservazione della realtà esistente a Reggio Calabria riguardo alle modalità di raccolta dei rifiuti, ed alle conseguenti condizioni igieniche ed ambientali in cui versa la nostra città, ci induce immediatamente ad una prima amara riflessione: si tratta di un sistema che, nel suo complesso, non funziona in maniera efficiente.

 Sappiamo che, in Italia, la gestione dei rifiuti è di competenza regionale. Già questa ci sembra un’impostazione discutibile, dal momento che determina, sul territorio nazionale, realtà molto differenti fra di loro: accanto a Comuni “virtuosi”, che si trovano prevalentemente al Nord, troviamo Comuni che ancora oggi basano la propria filiera di raccolta sul sistema dell’indifferenziato da conferire in discarica, e si tratta di esperienze quasi sempre riscontrabili al Sud. A nostro giudizio, invece, bisognerebbe introdurre, in Italia, una sorta di “Piano Nazionale dei Rifiuti” con direttive uguali a cui gli 8.101 Comuni italiani debbano uniformarsi obbligatoriamente.

Poi bisogna introdurre alcuni precisi vincoli: il primo di questi è l’abolizione delle discariche. In Calabria siamo ancora al sistema delle discariche, vale a dire nella Preistoria. Pervenire all’abolizione delle discariche non è semplice, ce ne rendiamo conto, ma occorre una svolta radicale. Intanto, è necessario un cambiamento culturale: quelli che, impropriamente, vengono chiamati rifiuti, in realtà rappresentano vere e proprie materie prime secondarie , posto che tutto quanto noi buttiamo nel cassonetto è recuperabile e riciclabile, vale a dire è possibile avviare ad appositi centri industriali tutto quanto viene conferito in discarica. Ed in un Paese come l’Italia, così povero di materie prime, è un comportamento veramente discutibile anche dal punto di vista economico, oltre allo scontato impatto ambientale di cui le cronache quotidianamente ci informano (l’ultima storia è quella che viene dalla Campania, dalla c.d. “Terra dei fuochi”).

 L’abolizione delle discariche deve accompagnarsi alla rimozione dei cassonetti dell’indifferenziato dalle strade delle nostre città. A Reggio Calabria, in tutti i posti dove i cassonetti sono ubicati, si osserva un elevato degrado ed un significativo danneggiamento della sede stradale, dei marciapiedi, sporcizia e cattivi odori.

La raccolta differenziata dovrebbe essere affidata alla sensibilità ed al senso civico dei cittadini. In città come Reggio Calabria, dove il senso civico è veramente minimo, un’ utile strategia per promuovere la raccolta differenziata è rappresentata dal conferimento incentivato, sul modello di Curitiba, in Brasile. Nella città brasiliana è in funzione, da anni, un sistema che prevede uno scambio fra 4 kg di materiale riciclabile con 1 kg di frutta o verdura.

 A Piacenza, invece, è stato concepito un sistema che utilizza una tessera punti che funziona all’incontrario: ogni conferimento determina una riduzione sull’importo da pagare il 31 Dicembre al Comune.

 A Reggio Calabria noi riteniamo che si potrebbe prevedere anche la consegna di buoni pasto: i clandestini presenti sul territorio, molti dei quali stanno ai semafori od all’uscita dai supermercati o dalle chiese, a chiedere l’elemosina, potrebbero dedicarsi a questa iniziativa e risolvere, in questa maniera, il problema dell’alimentazione, rendendo pulita la città con un costo veramente modesto.

Accanto al conferimento incentivato all’isola ecologica, andrebbe istituito il servizio di raccolta porta a porta, per tutte quelle persone, ed in particolare gli anziani, che non possano portare i materiali alle isole ecologiche.

Ma una grande produzione di materiali riciclabili proviene dagli esercizi commerciali: anche per essi andrebbero stipulati appositi accordi per la raccolta porta a porta con pagamento di una tariffa adeguata, oppure l’impegno del conferimento incentivato all’isola ecologica. Ristoranti, bar, pizzerie, tavole calde, gastronomie, .. producono ogni giorno una enorme quantità di vetro, alluminio, plastica e carta che andrebbero indirizzate in maniera capillare al riciclaggio. Ovviamente, con controlli severi e puntuali.

Anche dentro gli uffici, scuole, ospedali, … si registra una elevata produzione di materiali riciclabili, anche in relazione alla sempre maggiore diffusione degli apparecchi distributori di bevande e di snack.

Per non parlare, sempre a Reggio Calabria, di quegli inutili raccoglitori di rifiuti indifferenziati in metallo nero disseminati per le strade, caricati con una busta di plastica nera, dove si getta di tutto. Questi raccoglitori andrebbero rimossi e sostituiti con appositi cassoni distinti per materiale, come si osserva all’area di servizio autostradale di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia.

Accanto all’importanza sul piano ambientale dell’abolizione delle discariche, è giusto sottolineare la ricaduta sul piano economico di un sistema corretto di gestione delle materie prime secondarie. L’eliminazione dei costi di trasporto in discarica determina economie che possono essere ottimamente impiegate per il pagamento della retribuzione agli operai che effettuano la raccolta porta a porta, quindi con interessanti ricadute sul piano occupazionale. Anche qui un esempio è illuminante: il Comune di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, che viaggia verso il 90 % di raccolta differenziata, ha assunto 11 operai per la raccolta porta a porta con il risparmio effettuato sui costi relativi al conferimento in discarica.

Ma esiste ancora un ultimo vantaggio: che i residenti, con un sistema simile, pagano di meno sulla “bolletta”: sempre a Ponte nelle Alpi, il risparmio per ciascuna famiglia è tale che, se correttamente seguita la filiera, ogni famiglia si trova a pagare intorno ai 160 Euro ogni anno.

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26.12.2013. TURISMO A REGGIO CALABRIA

La recente inaugurazione – parziale – del Museo Archeologico di Reggio Calabria, giustamente ribattezzato “Nuovo” , e la rinnovata possibilità di ammirare quelle che, senza dubbio, sono le statue di bronzo più belle del mondo,

questi eventi hanno riacceso il dibattito intorno alle possibilità di sviluppare, a Reggio Calabria, forme significative di attività turistica.

Si è parlato di Reggio città turistica.

Cominciamo con il precisare che, in base all’esperienza pratica osservabile in campo internazionale, ma anche in dottrina, il concetto di città turistica (in analogia al concetto di regione turistica, cfr: G. Cantarella, La visione del turismo in Giuseppe Polimeni, su: Calabria Sconosciuta n. 125 – 126, Gennaio – Giugno 2010) è da assegnare a quella città od a quell’area urbana in cui il turismo sia il principale fattore di organizzazione del territorio, circostanza rilevabile attraverso l’attività dell’ente di governo e dalle prescrizioni del Piano Strategico Comunale (quello che un tempo veniva chiamato Piano Regolatore), ed al contempo sia la principale attività economica presente sul territorio, circostanza misurabile attraverso le statistiche relative alla quota di PIL proveniente dal settore e dalla quota di lavoratori addetti occupati nel medesimo settore. Inoltre, è evidente che una città turistica dovrebbe consentire al forestiero di potervi effettuare almeno un week end, od un ponte lungo, attraverso un’offerta turistica adeguata che consenta lo svolgimento di itinerari soddisfacenti.

Ora, non ci pare che nessuna delle tre condizioni ora elencate si possano rinvenire a Reggio Calabria. Per cui, potremmo dire che Reggio Calabria allo stato attuale non è una città turistica, ma è certamente una città ad elevato potenziale turistico, per le considerazioni che esporremo più avanti.

Sempre in analogia a quanto abbiamo già scritto in relazione al concetto di regione turistica, il potenziale turistico di una città è determinato dalla combinazione di due fattori:

i fattori antropici, cui appartengono tutte le opere realizzate dall’Uomo nel corso della Storia (musei, monumenti, chiese, opere d’arte, scavi archeologici, …);

i fattori ambientali, che comprendono tutte quelle bellezze naturali che costituiscono attrattiva per il turista (il clima, le spiagge, la montagna, il panorama, …).

Ci sembra che, per quanto riguarda il potenziale turistico, la città di Reggio Calabria abbia un notevole potenziale turistico, sia in termini fattori antropici (in cui spiccano senza ombra di dubbio i Bronzi di Riace, ma dove dobbiamo considerare gli scavi archeologici del Lungomare, le opere d’arte della Pinacoteca civica e del Duomo, fino ad arrivare alle chiese di Sbarre: San Pietro, dell’800, e più ancora, la Graziella, del ‘600); sia in termini di fattori ambientali, con un clima meraviglioso che presenta una lunga stagione estiva che va dalla fine di Aprile (ponte San Giorgio – 25 Aprile – 1° Maggio) all’inizio di Settembre (festività patronali – inizio dell’anno scolastico), presenza di un litorale con spiagge che consentano la balneazione, un panorama fra i più belli del mondo con la vista dello Stretto di Messina, l’Etna, …

 Il potenziale turistico che si riscontra a Reggio Calabria consente di poter pianificare attività turistica tutto l’anno: nel periodo estivo, il turismo balneare; durante tutto l’anno il turismo culturale. Le condizioni climatiche favorevoli potrebbero favorire, inoltre, un turismo di tipo congressuale, anche nel periodo di bassa stagione da Ottobre fino a Marzo.

Il potenziale turistico ora tratteggiato va adeguatamente valorizzato con una efficace organizzazione turistica. Sono elementi imprescindibili:

le vie di comunicazione;

le opere di valorizzazione del territorio;

la ricettività;

la professionalità degli operatori;

un’adeguata pubblicità.

Esaminiamo la situazione che riguarda la città di Reggio Calabria.

Vie di comunicazione. Da una ventina di anni a questa parte, da quando cioè si è avviata la deregulation, sempre più turisti usano l’aeroplano per le proprie vacanze, e particolarmente in modalità charter. Un fattore imprescindibile, quindi, per lo sviluppo turistico di Reggio Calabria è il potenziamento dei voli, nazionali ed internazionali, e l’apertura dell’aeroporto ai voli charter. Rimane di vitale importanza, inoltre, una adeguata rete di collegamenti stradali (autostrada: al Meridione manca totalmente l’autostrada a tre corsie, strade statali, fino alle capillari strade di interesse locale) e ferroviari, per cui la mancanza dell’Alta Velocità nelle regioni meridionali è un elevato fattore di ostacolo al turismo. Un discorso a parte meriterebbe lo sviluppo del turismo crocieristico, sia quello direttamente intercettabile dal porto di Reggio Calabria, sia quello da intercettare a Messina con escursioni di mezza giornata per una veloce visita ai Bronzi, attraverso un collegamento navale diretto.

Ricettività. Con il termine ricettività si intende l’insieme delle strutture, realizzate da imprenditori privati, che rendano possibile e gradevole il soggiorno del turista in una determinata località od all’interno di una certa regione turistica. La ricettività è grossolanamente misurabile in termini di numero di posti letto, e da questo punto di vista le statistiche, facilmente consultabili sul sito www.istat.it , ci forniscono un quadro assolutamente insufficiente per quanto riguarda la nostra città, con cifre inferiori di sette – otto volte rispetto a quelle riscontrabili nelle migliori realtà turistiche italiane, in Veneto, in Toscana, in Emilia – Romagna, in Trentino Alto Adige. E’ necessario, quindi, invogliare gli imprenditori a costruire nuovi alberghi, ed in particolare della categoria tre stelle o due stelle Super, che è quella preferita dal turista. In una città è possibile e doveroso incentivare i bed and breakfast. Per quano riguarda, invece, tutto quello che rende gradevole il soggiorno del turista, è necessario rivedere il settore della ristorazione, che a Reggio Calabria si è fortemente squilibrati in questi ultimi anni verso la formula del take away , ignorando quasi totalmente la modalità della ristorazione della classica trattoria, modello città di Roma.

 Opere di valorizzazione del territorio. Queste opere, che spettano essenzialmente agli organi di governo, ma che passano anche attraverso il senso civico di ogni cittadino, consistono essenzialmente in:

  • depurazione delle acque, a Reggio Calabria laddove si voglia sviluppare il turismo balneare, è imprescindibile il corretto funzionamento dei depuratori per rendere balneabile l’acqua. Serve, inoltre, un corretto piano di gestione delle spiagge, sia per disciplinare in maniera adeguata la concessione e la costituzione delle strutture private, sia per quanto riguarda l’eventuale protezione di tratti di litorale in arretramento ed il conseguente ripascimento del litorale stesso, sia per quanto riguarda la accurata pulizia dei litorali;
  • nettezza urbana, la città deve presentarsi pulita al turista, da questo punto di vista Reggio Calabria è messa veramente molto male, con la presenza degli indecenti e maleodoranti cassonetti di raccolta dell’indifferenziato, che determinano sovente la formazione di mini – discariche, soprattutto in quelle zone della città erroneamente considerate “periferia” e che, al contrario, presentano un elevato potenziale turistico (Sbarre); è praticamente assente l’attività di raccolta differenziata; è praticamente assente l’attività di pulizia e spazzamento dei marciapiedi e dei bordi strada;
  • circolazione stradale, la città si deve presentare ordinata, Reggio Calabria presenta un’immagine di città caotica e disordinata, con atteggiamenti anarchici: in alcune strade del centro la sosta in doppia fila, o con le ruote sul marciapiede, è diventata la regola (via Santa Caterina, Viale Amendola, Via De Nava, Viale Aldo Moro, Viale Europa, …), è necessaria un’efficace azione di contrasto da parte della Polizia Municipale a tolleranza zero, come avviene nei centri turistici più importanti d’Italia. Inoltre serve un’efficace azione di contrasto anche per quanto riguarda l’occupazione abusiva di spazi pubblici (strade, parcheggi e marciapiedi) da parte di privati, commercianti, artigiani.

 Una adeguata professionalità degli operatori è condizione importante per il corretto svolgimento delle attività turistiche, e costituisce altresì un’ efficace forma di pubblicità.

A proposito di quest’ultimo aspetto, è necessario svolgere un’adeguata operazione di pubblicizzazione, attraverso la partecipazione alle fiere ed agli eventi specializzati a livello nazionale ed internazionale. Serve, inoltre, un’adeguata divulgazione dei fattori antropici presenti sul territorio, anche attraverso il coinvolgimento dell’Università e delle strutture scolastiche, fino ad arrivare ad una intelligente politica di utilizzazione dei mass – media, soprattutto la televisione, per la divulgazione di notizie riguardanti le attrattive antropiche (dai telegiornali ai documentari ai programmi di intrattenimento).

Condizione indispensabile per una corretta pianificazione delle attività che i vari soggetti interessati debbano svolgere, è la costituzione di un organismo unico (una “cabina di regia”) che abbia compiti di programmazione, pianificazione, controllo politico, organizzazione, supporto pubblicitario.

Il dott. Antonio La Tella, decano dei giornalisti reggini

Il dott. Antonio La Tella, decano dei giornalisti reggini

4.6.2013. PER UNA DI QUELLE STRANE SITUAZIONI che si verificano nelle nostre giornate, oggi sono stato in quella che è stata la casa del dott. Antonio La Tella, il decano dei giornalisti calabresi, scomparso nello scorso mese di Ottobre, al quale eravamo legati da sincera amicizia e profonda stima. Il mio rapporto con La Tella cominciava nel 1988, quando iniziavo a collaborare con il settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” diretto da lui. All’epoca, La Tella abitava in un appartamento in via Vittorio Veneto, un pò più avanti dell’incrocio con via Roma. Gli portavo i miei pezzi dattiloscritti, lasciandoli nella buca delle lettere. Bussavo, la sera, dal geom. Minniti, che mi apriva il portone, ed entravo, consegnando il mio lavoro. Grande fu la mia ammirazione, la prima volta che salii a casa di La Tella, al primo piano. Due cose mi colpirono: il bel salone, di arredamento moderno in tinta bianca, con una bella libreria dove faceva bella mostra una invidiabile collezione di macchine fotografiche. E, poi, lo studio – redazione, con un immenso tavolo quadrato pieno zeppo di fotografie. Un pò dovunque, post it che ricordavano mille impegni e centomila scadenze. Emblematico il post it sulla porta : “Accendere il fax” che aveva il seguito nella porta interna dell’ascensore : “Hai acceso il fax?”. Era una casa viva. Oggi, invece, ho visto una casa con i mobili smontati, un appartamento piccino piccino, dove La Tella evidentemente viveva in una condizione ridimensionata rispetto al passato. Lui, che fu il giornalista più cercato e più adulato dai potenti di turno, si era ridotto a vivere in un appartamentino minimo, modesto, senza lussi, senza fronzoli. In una stanza, che doveva essere uno studio, un armadio con i contenitori vuoti per diapositive, accuratamente identificati con talloncini in carta adesiva, ultima testimonianza di una vita dedicata al giornalismo. Una strana opportunità che il destino mi ha offerto, questo pomeriggio. Mi sono sentito, per un attimo, ancora in quella dimensione felice di venticinque anni fa, quando uscivamo e ce ne andavamo in giro alla ricerca di un bar dove potere prendere “Un cappuccino Hag senza schiuma ed uno normale”.

19.4.2013. REGGIO CALABRIA E’ UNA CITTA’ SENZA GUIDA. Abbiamo il massimo rispetto della legge e delle istituzioni. Il Ministro dell’interno ha sciolto il Consiglio comunale della nostra Città, sulla base delle norme previste dall’ordinamento giuridico. I tre Commissari prefettizi nominati a capo dell’Amministrazione comunale, stanno portando avanti il lavoro previsto dalle leggi in materia. Non ci convincono, tuttavia, gli effetti dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria in relazione all’offerta di servizi, di tutti quei servizi INDISPENSABILI per la collettività. Anzi, siamo dell’avviso che l’abbandono in cui versa la nostra città in questi ultimi mesi, e che sembra destinato ad accentuarsi sempre più, non faccia altro che predisporre il terreno verso una opera straordinaria di riqualificazione del territorio, una volta che fra un anno, ossia in Aprile – Maggio 2014, verrà eletto un nuovo Sindaco ed un nuovo Consiglio comunale. Ed è  facile immaginare cosa succederà quando sarà il momento di aggiudicarsi le opere relative alla bonifica ed alla riqualificazione del territorio; è facile immaginare quante lotte si verificheranno e quali imprese si accaparreranno i lavori. Si tratta di bonificare interamente il territorio comunale, letteralmente sommerso da rifiuti di ogni genere; e già ora si avvicina l’estate, ed il caldo comporterà scarafaggi, mosche, zanzare, topi, blatte, … Quando arrivano i mezzi meccanici della Leonia a raccogliere le montagne di rifiuti, quasi sempre distruggono il marciapiede ed i cordonali delle aiuole: si tratta di lavori che bisognerà effettuare per ripristinare le opere. Poi c’è da riflettere su di un altro aspetto: la Polizia Municipale. La città è priva di controllo, sia per quanto riguarda la sosta selvaggia, che in alcune zone della città mostra caratteri di caos totale (via de Nava, piazzale OMECA, via Santa Caterina, viale Aldo Moro, …), sia per quanto riguarda la circolazione, sia per quanto riguarda la vigilanza e sorveglianza del rispetto delle norme relative al conferimento dei rifiuti, sia per quanto riguarda l’occupazione abusiva di spazi pubblici da parte di commercianti ed artigiani. Insomma, a Reggio Calabria ognuno fa quello che vuole perché non c’è nessuno che controlla, nessuno che vigila, nessuno che amministra. Una città allo sbando. E dovremmo resistere ancora un anno in queste condizioni?

3.4.2013. VOGLIO RIPROPORRE UN ARTICOLO uscito qualche anno fa sul mensile “La Piana” che si pubblica a Palmi, e per il quale collaboro ormai da quasi sette anni. Dal momento che il mensile si pubblica nella piana di Palmi, è difficile leggere i miei pezzi qui a Reggio Calabria.  Ma si tratta di un pezzo che io giudico essere interessante. Venne pubblicato sul n. 8 agosto 2007, anno VI, con il titolo: Il ritorno degli emigrati per l’estate.

Quello degli emigranti che tornano nei nostri paesi per le vacanze estive è un rito che si ripete ogni anno, nel corso di questi mesi, particolarmente in Luglio ed in Agosto. Basta andare all’Aeroporto dello Stretto, a Reggio Calabria, od alla stazione ferroviaria, a Gioia Tauro, per vederli arrivare con le loro facce abbronzate, facce calabresi che contrastano con l’abbigliamento straniero. Portano dietro valigie gonfie di regali per l’intera parentela e pure per il compare, a cominciare dalle immancabili stecche di sigarette americane.

Esiste un’altra Calabria, potremmo dire anche un’altra piana di Palmi, negli Stati Uniti, in Canada, in Argentina, in Australia, e poi ancora in Svizzera, in Germania, in Belgio. Tutti fratelli nostri che sono partiti con la famosa valigia di cartone per andare a cercare fortuna, a cercare lavoro. Non è retorica, o facile piaggeria campanilistica, se dico che non credo esista al mondo gente più laboriosa dei calabresi. Gente che ha trovato il coraggio, il coraggio della disperazione, di lasciare la propria terra – e Dio solo sa quanto un calabrese sia attaccato alla propria terra, alle proprie radici che sono la propria famiglia e gli amici, quelli veri – per recarsi lontano al fine di cercare lavoro, non la ricchezza, ma il “pane quotidiano” che tutti noi chiediamo ogni giorno al Padre Eterno nella preghiera del Padre Nostro.

Per molti di essi, però, è accaduto che il lavoro, l’impegno, le maggiori opportunità, abbiano ricambiato il loro sacrificio più delle loro aspettative, per cui  sono diventati benestanti, a tal punto da potersi permettere di affrontare la spesa del viaggio.

Al paese, si sottoporranno ai soliti impegni, ai soliti giri. Innanzitutto le visite ai parenti, agli amici ed al compare – da noi il legame con il compare si estende fino alla settima generazione -, che quasi sempre si tramutano in colossali abbuffate, dal momento che noi calabresi annettiamo al gesto di sedere insieme al desco un alto significato di amicizia. E giù con pasta al forno, parmigiana, pesce spada al salmoriglio, peperoni ripieni, vino spaventoso … Si ride, ci si racconta con un intercalare misto di lingua straniera e di dialetto che rende unica la loro parlata. E si racconta di come si svolge la vita in America, u stor (general store è il nome dei negozi negli Stati Uniti), u carru (l’automobile negli USA si chiama car); recano le fotografie dei figliuoli ipernutriti che sono rimasti in patria perché impegnati con gli studi o collegiu (l’università negli USA è privata e si chiama college)

Altro impegno da non mancare assolutamente è la festa patronale. Molte festività si svolgono nei nostri paesi a cavallo della settimana di Ferragosto e l’emigrante vi partecipa affidando al quadro, alla vara, od all’icona che si porta in processione, tutte le sue pene, la sua nostalgia; ma ringrazia anche di aver ricevuto tanta fortuna, e lo fa appendendo al quadro portato in processione banconote statunitensi, canadesi od australiane.

E quanti incontrano in giro per il paese, gli offrono il caffè, una bibita fresca, un gelato. Non si può rifiutare, sarebbe scortesia. E si fermano a parlare con tutti, respirando per uno – due mesi l’aria di casa, tornando a parlare in dialetto, riprendendo le vecchie frequentazioni, praticando, anche se per poco, le vecchie abitudini. Una visita al cimitero per portare un fiore sulla tomba degli anziani genitori completa i doveri, gli impegni istituzionali.

Sul finire di agosto riprendono le partenze, bisogna tornare in terra straniera. Comincia il giro dei saluti. Per quelli che si possono permettere un altro viaggio il prossimo anno, è un arrivederci. Comunque, così come è gioioso andare all’Aeroporto dello Stretto in giugno ed assistere agli arrivi dei nostri fratelli emigranti, è talvolta straziante assistere verso la fine di agosto alle partenze. Le lacrime soffocate, i singhiozzi repressi, i fazzoletti nascosti nella mano sinistra mentre la destra ne stringe altre cinque, dieci, venti. Chissà se si rivedranno il prossimo anno, chissà se si rivedranno mai più … Gli aerei riportano i nostri fratelli in Canada, in Argentina, in Australia, in Svizzera; e se ci conforta sapere che hanno trovato un buon lavoro e si sono sistemati bene e stanno bene in salute, ci manca la loro presenza fisica nella via o nella piazza principale del paese, dove rimangono gli altri vecchietti, quelli che non sono emigrati e si sono adattati, rimanendo in paese, ad altre attività, seduti sulle panchine con i pantaloni alzati fino al ginocchio a chiacchierare, o seduti ai tavolini del bar a giocare a tressette, aspettando che si faccia mezzogiorno per andare a pranzare.

21.3.2013. FUTTATINDI N.4. E VA BE’ … E CHE CI FA? Occorre adesso segnalare e mettere in evidenza i comportamenti dei riggitani in maniera trasversale. L’impressione è questa: vivere secondo il rispetto delle regole è faticoso. In questi ultimi anni la società reggina – ma anche quella italiana, per carità – è scivolata verso una condizione virtuale in cui bisogna rimuovere ogni ostacolo alla felicità, al disimpegno, alla leggerezza. E siccome il rispetto delle regole richiede impegno e fatica, ecco la sistematica violazione, all’insegna del: E va bè … e che ci fa? …  Registriamo come aggravante l’atteggiamento educativo che ha trionfato negli anni scorsi nei confronti dei bambini, da parte di molti genitori, ma anche da parte di istituizoni educative pubbliche tipo asili nido, scuole materne, elementari, medie e superiori. In questi ultimi anni è passato un modello educativo secondo il quale i bambini non andrebbero rimproverati, ma andrebbero lasciati liberi di fare, di esprimersi. I risultati di questo pernicioso presunto modello educativo sono sotto gli occhi di tutti. A cominciare dalla scuola. Il regolamento scolastico prevede che l’uso del telefono cellulare sia vietato durante l’orario scolastico. Ebbene, gli studenti entrano già a scuola, in classe, col cellulare in mano; non aspettano altro che il professore si giri un attimo a guardare da un’altra parte, per controllare rapidamente e furtivamente se sono arrivati messaggi. Ma, d’altronde, non è solamente una questione che riguardi gli studenti: il notaio, col quale hai faticato tanto ad avere un appuntamento e finalmente sei lì per ragionare della stipula di un atto importante, gli squilla il telefonino ed interrompe la discussione, denotando scarsa conoscenza delle regole di buona educazione. Il telefonino… per molte persone è diventato il proprio dio. “Io sono il signore dio tuo, non avrai altro dio al di fuori di me”. Persone che parlano con un altro, ma nel frattempo guardano il display. Come si fa a guidare una Smart senza parlare al telefonino? Ecco, quindi, perché parlavamo prima di futtatindi trssversale. Un fenomeno che investe diversi gruppi sociali e diverse fasce di età, con diversi modi di vivere senza rispetto per le regole.

2.3.2013. FUTTATINDI N. 3. I COMMERCIANTI. Si sa, Reggio Calabria è una città le cui condizioni economiche sono parecchio depresse. La disoccupazione è uno dei problemi più seri che riguardino la nostra città. Ed allora, il commercio ha, da sempre, rappresentato un tentativo, spesso apprezzabile, di risolvere i problemi lavorativi. E nella nostra città, in effetti, non mancano gli esempi positivi di commercianti seri, onesti, laboriosi, che hanno rappresentato un esempio ed un vanto per Reggio Calabria. Però … Come al solito, nella ormai consueta distinzione fra Reggini e Rriggitani, in città, sia in centro che, soprattutto, in periferia, molti commercianti operano senza alcun rispetto delle norme, ma soprattutto senza alcun rispetto del prossimo. Il “Futtatindi” trionfa, alla grande. Cominciamo dalla classica situazione del negoziante reggino che mette la cassetta di legno, o lo scatolone di cartone, o la seggiola davanti alla serranda del proprio esercizio, per non fare parcheggiare nessuno. Come tutti sappiamo, il marciapiede è uno spazio pubblico destinato al passaggio dei pedoni. Chiaro? niente affatto. E’ così in altre città, a Reggio Calabria il marciapiede serve ai commercianti, ed agli artigiani, per esporre o depositare la propria merce, o per svolgere la propria attività. L’edicolante, il fruttivendolo, il ferramenta, mettono sul marciapiede, ed anche sul tratto di strada prospiciente, gli espositori dove appendono le riviste, le cassette di frutta e di verdura, il materiale in vendita. Impossibile camminare a piedi. Molti artigiani svolgono sul marciapiede, o sulla strada pubblica, le proprie attività. L’autolavaggio, il meccanico, l’elettrauto, il carrozziere, ma anche il falegname ed il restauratore di mobili: sono tutte attività da svolgersi sul marciapiede o sulla strada. E poco importa se le persone non possono passare a piedi, o le automobili non possono parcheggiare. Certi tratti di strada vengono considerati proprietà privata di certi commercianti o di certi artigiani. Gli esempi ce li abbiamo sotto i nostri occhi ogni giorno. Io qui preferisco non mettere fotografie per ovvi motivi, ma è sufficiente fare un giro in centro o nelle periferie per rendersi conto facilmente. Spiace constatare che questo malcostume non è mai stato seriamente contrastato dalle autorità comunali preposte a fare rispettare la legge.

Reggio Calabria, zona mercato, 1980

Reggio Calabria, zona mercato, 1980

7.2.2013. FUTTATINDI N° 2. L’AUTOMOBILE. Qual’è il rapporto del rriggitano con l’automobile? Ed, in particolare, con la propria automobile? Rapporto perverso, che nel caso della propria autovettura, diventa maniacale. Il rriggitano tiene alla propria macchina più della propria moglie. La coccola, la splovera, la lava alla fontana oppure utilizzando l’acqua della rete cittadina, con una bella pompa. La spolvera, sbatte i tappetini. Non la lascia mai sola. Quando deve andare a comprare il giornale la parcheggia in doppia fila, lasciando lo sportello aperto ed il motore acceso; e lo stesso fa quando deve buttare la spazzatura: quasi per rassicurarla e di non preoccuparsi, tanto torno subito. D’estate è tormentato dal parcheggio all’ombra. E’ capace di spostarla più volte al giorno, in relazione all’eliotropismo. Il modo di parcheggiare dei rriggitani è unico. Anche con un bel tratto di strada libero, parcheggia con le ruote davanti sul marciapiede. Il parcheggio in doppia fila è la regola. Vi sono tratti di strada a Reggio Calabria che non è praticamente possibile parcheggiare regolarmente, perché arriva sempre il rriggitano scostumato che parcheggia in seconda fila. In particolare, in via De Nava, sul viale Aldo Moro, in via Santa Caterina. Magari mette le quattro frecce lampeggianti, come per lavarsi la coscienza, e ci sembra tanto quel difensore che commette un plateale fallo da rigore ed alza le braccia come per dire : “Ma che cosa ho fatto di tanto grave?”. Passare col rosso è un brivido imparagonabile. Molti rriggitani a Reggio Calabria col verde rallentano e guardano, mentre col rosso passano. Soprattutto Smart e furgoni bianchi. Ma vogliamo parlare del telefonino? Sembra proprio che il telefono cellulare sia stato inventato per parlarci mentre si guida l’automobile, almeno è quello che si crede a Reggio Calabria. C’è da divertirsi: fermarsi ad un incrocio qualsiasi per cinque minuti, osservare le macchine che passano ed annotare mentalmente quanti passano parlando col cellulare. Compresi gli autisti ATAM. Si vedono automobilisti fare le contorsioni, in manovre anche difficili di parcheggio, tenendo il cellulare appiccicato all’orecchio con la clavicola. Non mancano nemmeno quelli che mandano messaggi o parlano al cellulare metre guidano lo scooterone. Qualcuno ha scritto tempo fa che il vero cittadino si vede da come guida. A Reggio Calabria, per le strade, agli incroci, ai semafori, si respira un’aria di caos, di anarchia. Futtatindi, appunto.

Dove camminare a piedi?

Dove camminare a piedi?

22.1.2013. FUTTATINDI N°1. L’AUTOBUS. Qual’è il rapporto del rriggitano con l’autobus? Sembrano lontanissimi i tempi di quando eravamo ragazzi e prendevamo l’autobus per andare a scuola, fin dai tempi delle medie, quindi nella prima metà degli anni Settanta. A quell’epoca gli autobus erano mastodontiche vetture di colore verde, che facevano molto fumo. L’autista doveva essere bravo con il cambio che non era certo sincronizzato: la levetta piccola, e l’autista che faceva una doppietta che durava trenta secondi. Si entrava da dietro, sia sulle macchine con due porte, sia con quelle a tre porte. Si saliva da dietro, perché a bordo c’era il bigliettaio, ed il biglietto si faceva a bordo. 50 lire per le linee interne, per Sbarre erano buoni il 3, il 104, il 105, il 119… (se qualcuno aveva qualche incertezza sul tragitto, per sapere se l’autobus passava da via Sbarre Centrali, all’epoca a doppio senso, molti chiedevano all’autista : “Passa ‘i Malara?” Malara era il nome della pasticceria ad angolo con la via Pio XI, là dove oggi c’è la farmacia. Sul 115, che andava fino a Lazzaro, il biglietto costava 60 lire. Fra di noi compagni, quindi, spesso ci domandavamo: “Ce le hai le 10 lire per il 115 ?”. Erano i tempi che mio Padre, al mattino, mi dava 100 lire, 50 per il panino e 50 per l’autobus di ritorno. Il bigliettaio aveva un’autorità, poteva richiamarti e farti stare tranquillo anche con una semplice occhiata. Vestiva la divisa, con il cappello. Era assolutamente proibito salire davanti, tranne che nel caso in cui il passeggero saliva al volo, dopo una tremenda corsa: in questo caso il passeggero, salito a bordo senza fiato, ansimava il proprio “Grazie!” all’autista gentile. Gli autisti… anche loro, in divisa. Si portavano dietro il controsedile in plastica, ed aspettavano il loro turno. Negli anni Settanta il Viale Calabria non esisteva, e l’ingresso dei mezzi alla sede dell’A.M.A. – Azienda Municipale Autobus – avveniva sulla via Argine Destro Calopinace dalla via Foro Boario, là dove ora c’è l’isola ecologica – ahimè, poco frequentata – della Leonia.   Oggi, invece, che tristezza, che delusione… A bordo non c’è più il bigliettaio, il biglietto si compra in tabaccheria e, una volta a bordo, si deve obliterare nell’apposita macchinetta. Sugli autobus a tre porte, le macchinette sono state posizionate vicino le due porte alle estremità, così da fare salire i passeggeri dalle porte alle estremità. Bene, cosa fanno tutti i rriggitani ? salgono tutti dal centro. E’ questa, evidentemente, una caratteristica tutta dei rriggitani, fare sempre il contrario di quello che dice la regola. Sugli autobus con tre porte di tutto il mondo vale la regola che si sale dalle porte alle estremità: a Reggio Calabria salgono dal centro, da dove si deve scendere. Moltissimi studenti, i rriggitani del futuro, salgono dal centro e si fermano lì, con lo zaino appoggiato alla porta di uscita, e sono capaci di fare tutto il tragitto lì, senza muoversi, fino al capolinea, senza curarsi del fastidio e dell’ingombro, occupati come sono a mandare messaggi col telefonino. C’è da essere veramente ottimisti per il futuro.

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17.1.2013. LA CRISI ECONOMICA CHE STIAMO ATTRAVERSANDO sembra senza via di uscita. Tagli alla spesa pubblica (spending rewiew) che mortificano servizi essenziali, come quelli sulla Sanità o sulla Giustizia. Blocco delle assunzioni. La crisi attuale è cominciata per motivi finanziari e si alimenta da un mercato finanziario avido e parassitario, privo di controlli. Partiamo da una considerazione: l’Uomo ha sempre cercato, nei secoli, diversi modi per fare soldi. Per molto tempo le attività più importanti erano l’agricoltura, la pastorizia ed il commercio. La Prima Rivoluzione Industriale ha insegnato un altro sistema per fare soldi. Nel corso del Novecento, ed in particolare a partire dal Secondo Dopoguerra, le attività finanziarie hanno cominciato a sostituire le attività produttive in senso stretto. Siamo arrivati, oggi, ad avere capitalisti che, per fare soldi, non pensano più di realizzare un’azienda, ma si lanciano direttamente nel mercato finanziario. E non venite a dirmi che non ci sono più spazi per l’imprenditoria, perché ci sarebbero tantissime iniziative imprenditoriali da realizzare nel campo della c.d. Green Economy, ossia nel settore della tutela dell’ambiente, sia in campo di prevenzione del dissesto idrogeologico, sia nel campo della filiera della raccolta differenziata, sia nel campo della produzione di energie rinnovabili. Spiace constatare che le possibilità di investimento e speculazione finanziaria siano praticamente senza controlli, e siano soggette ad una tassazione irrisoria, a confronto con la tassazione d’impresa. Noi vogliamo che un’impresa che realizzi un investimento produttivo e che assuma almeno un operaio a contratto a tempo indeterminato, debba pagare una tassazione inferiore a quella prevista per le transazioni finanziarie. Fino a quando continuerà questa vergogna, non si uscirà da questa crisi.

3.1.2013. PARLIAMO UN PO’ DI REGGINA E DI CALCIO.

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     Abbiamo un po’ di esperienza. Esperienza di  calcio osservato, le prime partite della Reggina che ricordiamo sono quelle che vedevano schierato giocatori come Franco Causio, Beppe Santonico, Luigino Vallongo, ed allenatori come Maestrelli e Segato, quindi almeno 42 – 45 anni di calcio osservato dalla Gradinata (vietato chiamarla Tribuna Est). E poi ancora gente come Pianca, Tivelli, il povero Franco Scoppa … Esperienza di calcio giocato, dai primi calci al campo di via Mantova con gente come Pino Tortora e Mario Contestabile, e sullo sfondo Antonio Tripepi ed i fratelli Jacopino, fino all’Arasì. Bene, oggi voglio assumere le vesti del presuntuoso e, senza ovviamente sapere nulla delle vicende interne della Reggina Calcio, mi limito solamente a fare alcune valutazione ed alcune deduzioni. Ripeto, non appartengo a quella categoria di cialtroni che millantano il possesso di notizie certe (“Fonte sicura …”), ma limito a dedurre i fatti, secondo logica. Dunque, ogni società calcistica che si rispetti deve portare avanti la gestione societaria secondo due parametri, che sono: 1) il risultato sportivo; 2) il risultato economico. Partendo dal principio che tutti sono persone oneste, ci si aspetterebbe che un presidente di una società di calcio non lo faccia per arricchirsi; non deve neppure rimetterci, ma non dovrebbe neppure guadagnarci. La gestione di una società sportiva si differenzia dalle altre società economiche aventi fine di lucro proprio per il fine sociale, che è intersecato dalla passione. Mentre in una qualsiasi azienda il risultato economico dipende soprattutto dalle condizioni del mercato, in una società sportiva il risultato è fortemente condizionato dalla passione, che dovrebbe coinvolgere innanzitutto il presidente, passando per i dirigenti, per i giocatori per finire agli spettatori. Si potrebbe dire, al proposito, che anche se è ben vero che giuridicamente la società calcistica appartiene al presidente in quanto azionista di maggioranza ed agli eventuali soci di maggioranza, dal punto di vista sportivo la società è patrimonio di una collettività, appartiene ai tifosi. Poi c’è un discorso relativo alle motivazioni. I calciatori sono esseri umani come chiunque altro, per rendere al meglio devono sapere di essere inseriti in un progetto societario vincente. Quando un calciatore si rende conto di appartenere ad una squadra dove guadagna meno della media dei suoi colleghi in altre squadre, e dove si rende conto che il progetto societario è solamente quello di fare cassa, è evidente che il calciatore va in campo demotivato, ed i risultati sportivi della squadra sono fallimentari.

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Bene, finora abbiamo pontificato. Ora andiamo sul concreto. Partiamo dai tifosi, che sono gli unici che spendono materialmente dei quattrini nel circo del calco attuale. Tutti gli altri soggetti, a vario titolo, ci guadagnano, in maniera più o meno lecita. Dunque, a Reggio Calabria siamo passati dai 25.000 spettatori di appena dieci anni fa ai miseri 2.000 – 3.000 di questi ultimi anni. Il motivo è presto detto: i tifosi reggini si sono ormai resi conto in maniera consapevole che il progetto societario della Reggina Calcio è esclusivamente di natura economica, o per rientrare da passività pregresse, o per consentire la sopravvivenza della società stessa. In ogni caso, i tifosi reggini hanno percepito chiaramente che il progetto societario della Reggina Calcio non prevede il risultato sportivo.Noi da diversi mesi abbiamo fatto una profezia: alla fine del campionato in corso, retrocessione in Lega Pro, fallimento pilotato, fusione con l’Hinterreggio ed acquisizione del titolo sportivo da parte di quest’ultima che ripartirebbe dalla Lega Pro, la vecchia Serie C1. Fantacalcio? Può darsi. Chi vivrà saprà (come mi scrisse il compianto giornalista Antonio La Tella in una delle sue ultime email). Da quali fatti deduciamo questa affermazione: dal progressivo smantellamento delle varie squadre con la vendita dei pezzi migliori; dal continuo girovagare nei campionati minori dei giovani che escono dal Sant’Agata; dai continui cambi di formazione che vengono apportati, con l’evidente scopo di mettere in mostra più calcatori possibile (“la merce esposta è mezzo venduta” recita un antico detto del mondo del  commercio): un allenatore deve dare un assetto alla squadra in base ai calciatori in organico e mantenerlo; dal continuo avvicendarsi, nell’organigramma della Reggina Calcio, di ex calciatori della Reggina stessa, che evidentemente condividono determinate scelte societarie. Allenatori celebrati e vincenti, e voglio ricordare Renzo Ulivieri e Walter Novellino, sono andati via da Reggio Calabria in maniera burrascosa: un motivo ci sarà. Per finire con le motivazioni. Quante volte abbiamo viste squadre composte da giocatori mediocri vincere i rispettivi campionati di appartenenza? Come hanno fatto? con le motivazioni, che derivano dalla condivisione di un progetto societario vincente. Alcuni esempi li abbiamo proprio con la Reggina di Nevio Scala, composta, tutto sommato, da giocatori che poi, andati via in altre squadre, non hanno più vinto nulla: i vari Onorato, Guerra, Tovani, lo stesso Lunerti. Eppure quella fu una delle squadre amaranto più divertenti di sempre. Merito delle motivazioni. Perché, vogliamo parlare del valore dei singoli del Licata di Zeman? o del valore dei singoli del Messina dell’indimenticato Franco Scoglio?

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Quindi, sia chiaro che il progetto societario prevede solamente una gestione economica che prescinde totalmente dal risultato sportivo, fosse anche un’altra retrocessione. L’importante è saperlo.

Confessione di un teppista – Sergej Esenin

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell’ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull’insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l’odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d’aprile la nebbia e l’umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S’è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d’un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d’oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell’erba la falce dell’aurora …
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m’importa, se ho l’aria d’un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M’occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura

Verso il paese per cui navighiamo.

28.12.2012. A COSA SERVONO QUEI CESTINI? Abbiamo già più volte segnalato il fallimento del sistema di raccolta dei rifiuti a Reggio Calabria e della imprescindibile esigenza di abolire le discariche, introdurre il conferimento incentivato per fare aumentare la raccolta differenziata, e realizzare gli impianti di produzione di materie prime secondarie. Ma ora ci accorgiamo di un’altra realtà che è completamente schizofrenica rispetto al sistema: i cestini in ferro battuto presenti in città.

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In questi cestini viene buttato di tutto, alla faccia della raccolta differenziata. Questi cestini vengono ogni giorno svuotati da personale Leonia che potrebbe, invece, essere destinato alla raccolta differenziata porta a porta. Questi cestini vengono ogni giorno forniti di un sacco di plastica che non viene differenziato e che ha un costo (e ci piacerebbe tanto conoscere il costo annuo complessivo di queste buste di plastica). Il risultato è davvero discutibile. Si potrebbe ovviare solamente differenziando i cestini, applicandovi una targhetta che indichi la frazione da smaltire, secondo la prassi consolidata: una targhetta di colore blu per il vetro, di colore bianco per la carta, … e così via. Altrimenti, sarebbe meglio rimuoverli, perché producono solamente materiale indifferenziato che poi finisce in discarica.

24.12.2012. NATALE. Il momento difficile che stiamo vivendo induce al pessimismo, anche in una festività che si accompagna sempre alla gioia ed ai buoni propositi, sia per i credenti che per gli atei. Ma noi non intendiamo perdere la speranza, e vogliamo guardare con ottimismo il futuro. Il Natale di quest’anno ha gli occhi di una giovane donna che incontriamo spesso sull’autobus al mattino, quando andiamo a lavorare, la quale l’altro giorno mi ha detto che farà regali molto sobri ai parenti stretti, PERCHE’ E’ IMPEGNATA A COMPLETARE I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELL’APPARTAMENTO dove andrà ad abitare con il suo fidanzato, una volta sposati. Il Natale di quest’anno ha gli occhi di una giovane donna che ha lasciato il proprio paese ed è andata a lavorare lontano, seguendo una logica rigorosa di coerenza con le proprie idee. Il Natale di quest’anno ha gli occhi di tutti gli altri giovani disoccupati che lottano senza abdicare alla propria dignità.

13.12.2012. PRESENTATO ALLA CAMERA DI COMMERCIO DI REGGIO CALABRIA IL VOLUME:

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21.11.2012. C’E’ UN ASPETTO, che riguarda la gestione commissariale del Comune di Reggio Calabria, che non siamo ancora riusciti ad afferrare, e si tratta di questo: ma i tre Commissari hanno i poteri che spettano ad un Sindaco, oppure in questo momento la nostra Città è priva di guida amministrativa, e lo sarà ancora per altri diciassette mesi? Osservando come vanno ultimamente le cose in città, e soprattutto in quest’ultimo mese, praticamente da quando si sono insediati i Commissari, verrebbe da ritenere valida la seconda opzione prima indicata. Vale a dire: attualmente Reggio Calabria è senza guida amministrativa. Lo si desume dagli aspetti della vita quotidiana, delle piccole/grandi cose di tutti i giorni che qualificano l’azione di indirizzo di un’Amministrazione. Gli argomenti sono sempre gli stessi, ma ora ci sembra che i fenomeni stiano prendendo una pericolosa deriva sociale. Cominciamo dal traffico e dalla circolazione stradale. I Vigili Urbani, quei pochi Vigili Urbani che prima si vedevano in giro, ora sono praticamente scomparsi. I  tratti di strada dove i rriggitani continuano a farla da padrone sono sempre gli stessi: Viale Aldo Moro, Viale Europa, Lungomare Matteotti (Via Marina Alta), Via Santa Caterina. Oggi mi sono divertito (si fa per dire) ad osservare la situazione della Via De Nava: parcheggio in tripla (tripla!) fila su un posto riservato ai portatori di handicap, all’incrocio con la Via Vespucci. Spiace constatare che, in una condizione di inciviltà, di arroganza e di menefreghismo in cui si trovano i rriggitani, la totale mancanza di controlli da parte dei Vigili Urbani non fa altro che acuire il problema. A proposito: visto che le casse comunali presentano un debito spaventoso, forse un atteggiamento di tolleranza – zero nei confronti di questi maleducati porterebbe un pò di denaro fresco attraverso le contravvenzioni. Vorremmo, quindi, capire una cosa: chi comanda, oggi, i Vigili Urbani? I Commissari hanno voce in capitolo? Osserviamo, tra l’altro, che le strade a Reggio Calabria sono prive di segnaletica orizzontale: le utilissime strisce bianche che delimitano gli spazi di sosta libera. Per non parlare della raccolta dei rifiuti. Sbarre è sommersa dall’immondizia, oggi a Piazza Milano era impossibile camminare a piedi, la puzza fa venire veramente la nausea. La raccolta differenziata è un miraggio: nelle mini discariche che si sono formate in questi giorni si può facilmente riconoscere la paternità di quanto scaricato, a cominciare dai commercianti che gettano scatole di cartone, imballaggi, cassette, ed altre frazioni riciclabili per le quali dovrebbero essere obbligati al conferimento differenziato. Anche per questo settore, la domanda è la stessa: chi comanda alla Leonia? I Commissari hanno voce in capitolo? Perché bisogna intendersi: se i Commissari hanno il potere di incidere su questi settori così importanti, ed allora che si sbrigassero a dare severe e precise istruzioni su come operare per ripristinare l’ordine e la legalità a Reggio Calabria e per fare vedere chi comanda. Altrimenti abbiamo come l’impressione che pezzi dell’Amministrazione Comunale si stiano mettendo di traverso per rendere ancora più difficile l’azione dei Commissari.

12.11.2012. C’E’ UN PROBLEMA CHE INVESTE IL MODO DI FARE GIORNALISMO A REGGIO CALABRIA. Anzi, per come stanno le cose, si fa fatica a chiamarlo “giornalismo”. Dovremmo, più correttamente, denominarlo “attività di circolazione di resoconti scritti utilizzando la modalità copia e incolla”. Come al solito, partiamo dai fatti. Il 23 Ottobre scorso è stata inaugurata la mostra documentaria e stradale in occasione del 150° anniversario della costituzione della Camera di commercio di Reggio Calabria. L’ufficio stampa dell’Ente ha, doverosamente, provveduto a redigere due comunicati, uno diramato il 19 Ottobre precedente, l’altro il 22 Ottobre. Bene, le principali testate giornalistiche presenti sul web non hanno saputo fare meglio che fare “copia e incolla” di questi due comunicati stampa. Nessun giornale on line ha sentito il dovere, il bisogno, ma direi anche la passione, di mandare un “giornalista” presso la Camera ad intervistare il dottore Lucio Dattola, oppure contattare coloro i quali hanno organizzato la mostra (io, per esempio). Ancora. Il 18 Ottobre scorso è deceduto il decano dei giornalisti reggini, il maestro di giornalismo Antonio La Tella. La notizia della sua morte è stata comunicata, per sua espressa volontà, a tumulazione avvenuta. Carlo Parisi, dalle colonne di “Giornalisti Calabria” ne ha dato la notizia con una toccante comunicazione. Bene, anche in questo caso le testate giornalistiche on line hanno fatto “copia e incolla”, senza avvertire quel fuoco sacro professionale di andare dentro la notizia, e comunque di sentirsi originali. Ma c’è di più. In questa attività di copia e incolla, quasi mai vengono citate le fonti. I siti vengono saccheggiati e depredati, senza che venga citata la provenienza. Capita, qundi, che magari in una testata giornalistica ci sia un giornalista appassionato delproprio mestiere e che va “dentro” la notizia: briga, indaga, telefona, domanda, intervista, guarda, ascolta, osserva, e poi realizza un bel pezzo. E poi lo pubblica sul web. Ed ecco che, dopo neanche mezz’ora, viene copiato ed incollato su altri siti giornalistici, senza citare la fonte. Voglio ricordare a me stesso che un’attività di questo tipo configura il reato di plagio, perseguibile legalmente. Ma, al di là di questo, rimane la delusione per lo svilimento di quello che è stato definito “il mestiere più bello del mondo”. Quel mestiere per cui il grande giornalista Luigi Barzini, davanti ad una domanda, rispose: “Il giornalismo? sempre meglio che lavorare…”.

2.11.2012. L’ARRIVO DELLA PRIMA NAVE DA CROCIERA al porto di Reggio Calabria è riuscito a suscitare, come spesso accade, polemiche e considerazioni. Cominciamo da un dato storico incontrovertibile: si tratta della prima volta in assoluto che una nave da crociera si ferma al porto di Reggio Calabria, consentendo ai passeggeri di effettuare un’escursione di qualche ora. Risulta che molti si sono recati in escursione a Scilla, altri hanno passeggiato per le strade della nostra città. Questo evento è stato reso possibile dall’impegno di alcune persone che, evidentemente, hanno a cuore lo sviluppo del turismo a Reggio calabria ed, allo stesso tempo, amano lavorare in silenzio, senza strombazzamenti. E’ giusto dare loro il merito di questo che, vogliamo sperare, sia il primo passo di un lungo percorso: ci riferiamo a Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio, e Demetrio Arena, fino a poco tempo fa Sindaco della nostra città. L’evento ha comprensibilmente suscitato molta curiosità in città, trattandosi della prima volta in assoluto. Speriamo che, replicandosi spesso di questi avvenimenti, possiamo presto abituarci alla circostanza. Poi, è evidente che ogni situazione è migliorabile. Le proposte che ci permettiamo rispettosamente di sottoporre riguardano, innanzitutto, la sistemazione del viale XXV Luglio e del viale Roma, che sono due bellissime strade alberate che scendono verso il porto, che oggi sono interessate da degrado urbano abbastanza accentuato. Sarebbe sufficiente ridisegnare il parcheggio delle autovetture non più in senso trasversale bensì in senso parallelo alla strada, tra un albero ed un altro, e liberare e ripulire i marciapiedi, liberandoli anche dai cassonetti della spazzatura. Questi due viali potrebbero diventare le nostre ramblas, diventando un bel biglietto da visita per i crocieristi. Poi, ovviamente, bisogna affrettare al massimo il completamento dei lavori al Museo ed il rientro dei Bronzi al loro posto: questa sì che sarebbe un’attrazione eccezionale per i crocieristi. Al lavoro, dunque, lasciando da parte le critiche cialtronesche.

29.10.2012. OVVIAMENTE NON E’ SOLAMENTE COLPA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE. Se a Reggio Calabria le cose non vanno, è giusto mettere in evidenza i comportamenti incivili dei rriggitani . Si, d’accordo, è una questione che rassomiglia molto al celebre dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Vogliamo dire che, sì, è vero che a Reggio Calabria manca un ruolo forte di indirizzo della comunità da parte dell’Amministrazione Comunale, ma è anche vero che nella nostra città il senso civico raggiunge livelli veramente bassissimi. Nè, d’altronde, è pensabile immaginare una città presidiata da Vigili Urbani pronti ad elevare contravvenzioni ad ogni angolo della strada. E dunque, così come i Vigili Urbani devono svolgere il loro compito, nel quadro di un servizio intelligentemente organizzato, anche i cittadini devono fare la loro parte. Ed i temi in cui la maleducazione dei rriggitani si esprime sono sempre gli stessi. Il traffico: numerose strade della città presentano un traffico rallentato dalle automobili in sosta in doppia fila. Ci riferiamo alla via De Nava, dove la sosta in doppia fila sta diventando la regola, e così la via Marina alta, la via Santa Caterina, il primo tratto del viale Europa, l’incrocio al Museo, il viale Aldo Moro, ed altro. Sarà pur vero che mancano i Vigili, ma ci sono pur sempre i segnali stradali verticali che vietano la sosta. E comunque, vale sempre la regola del rispetto verso il prossimo, in particolare nel parcheggio sui marciapiedi o sulle strisce pedonali. Per i rifiuti, basta andare in giro per la città e trovare là dove ci sono i cassonetti stradali dell’indifferenziato, le solite discariche. I punti sono sempre gli stessi: dal famoso angolo sotto il Multisala Lumiére, zona Ciccarello, al rione Marconi, a piazza Milano, ed oltre. Sapeste quante volte vado a buttare il sacchetto di spazzatura sul viale Europa, il cassonetto è vuoto ma fuori è pieno di ogni tipo di rifiuto. Il senso civico è l’unica problematica che i commissari non potranno affrontare e risolvere. L’atteggiamento di strafottenza e di menefreghismo che caratterizza i comportamenti dei rriggitani affonda le proprie radici in numerosi presupposti. In famiglia, sono ormai molti anni che i figli vengono educati all’insegna della regola che i bambini devono essere lasciati liberi di fare ciò che vogliono, per favorire lo sviluppo della loro personalità. A queste nuove e rivoluzionarie teorie dell’educazione ci siamo opposti sempre con fermezza, anzi sosteniamo semmai il contrario: i bambini vanno guidati ed indirizzati, soprattutto con il “NO” invece di permettere sempre tutto. Ed i risultati ci danno ragione. Ma poi io mi sentirei di mettere dentro anche il sistema scolastico di oggi, che è permissivista all’eccesso, per cui oggi gli studenti hanno chiara e netta la percezione che studiare è inutile, tanto saranno promossi lo stesso. Questi atteggiamenti stanno producendo cattivi cittadini. E’ quanto mai necessario invertire la rotta.

27.10.2012. LE MODALITA’ DI RACCOLTA DEI RIFIUTI a Reggio Calabria sono ampiamente migliorabili. Noi non siamo di quelli che amano mettere in evidenza solo gli aspetti negativi, cerchiamo di cogliere anche le positività, ma proponiamo, accanto alle critiche, le proposte. Così, bisogna riconoscere il lavoro degli operatori Leonia, che anche in presenza di difficoltà finanziarie continuano a prestare il loro prezioso servizio. Lo svuotamento dei cassoni condominiali per la raccolta differenziata è abbastanza puntuale. I problemi stanno a monte, e sono di carattere organizzativo. Secondo noi bisogna andare verso l’introduzione del conferimento all’isola ecologica con incentivo economico. Lo predichiamo da tempo: la tessera punti all’incontrario. L’utenza familiare comincia al 1° Gennaio con 300 Euro, poi per ogni conferimento viene decurtato un determinato importo, e così via. Al 31 Dicembre si paga solamente quello che è rimasto sulla tessera, e comunque un minimo, poniamo 50 Euro. Per i commercianti, invece, il discorso è diverso. Ogni commerciante deve dichiarare quali frazioni produce, ed impegnarsi a lasciare, all’orario di chiusura, fuori della porta dell’esercizio, le frazioni già preparate: sarà cura degli operatori andare a ritirarle. Ai commercianti che non rispettano questa modalità viene ritirata la licenza. Assistiamo ormai da molto tempo alle scene in cui inservienti di pizzerie, di bar, di ristoranti, trascinano i grandi sacchi neri Domopak, evidentemente pieni di ogni tipo di rifiuto non differenziato, e li buttano dentro i cassonetti, pensando di essersi comportati da bravi cittadini. Ed invece: il ristorante, la pizzeria, il bar che producono plastica (bottiglie), vetro (bottiglie e barattoli) ed alluminio (lattine e latte) devono preparare ogni giorno la propria differenziata per la raccolta da parte degli operatori; il fruttivendolo deve curare la selezione dell’organico e la raccolta delle cassette di legno. Vediamo spesso fruttivendoli che buttano le cassette di legno nei cassonetti: inciviltà oltre che spreco di risorse, il legno può essere riciclato. Molti commercianti producono scatole di cartone in grande quantità: solamente alcuni usano quei grandi carrelloni dove le scatole di  cartone vengono raccolte, dopo essere state appiattite, in attesa dell’arrivo degli operatori. E, per concludere, è necessario curare al massimo lo spazzamento stradale: per strada si trovano enormi quantità di plastica, vetro ed alluminio. Inoltre è necessario curare al massimo la raccolta delle foglie secche e dei rami, anche di quelli che provengono dalla potatura: le foglie secche, assieme alle altre sporcizie, intasano i tombini e le caditoie stradali per l’acqua piovana. Foglie e rami secchi, opportunamente frantumati, producono un ottimo concime naturale, il compost, che può essere commercializzato. A proposito, lo svuotamento dei tombini intasati stenta ad essere realizzato: speriamo di non dovere sopportare un altro allagamento in occasione delle immancabili piogge che arriveranno fra poco.

22.10.2012. CON ANTONIO LA TELLA scompare l’ultimo esponente di quel mondo del giornalismo fatto di intelligenza, di curiosità, di bello stile narrativo, di contenuti. Avrebbe compiuto 90 anni fra qualche mese, lui che era nato nel gennaio del 1923. Una carriera cominciata all’indomani dello sbarco delle truppe alleate a Gallico il 3 settembre del 1943, allorquando comincia a dirigere l’ufficio stampa del Governo Militare Alleato che reggerà l’amministrazione di Reggio Calabria fino al passaggio delle consegne al Governo Italiano. Continuerà a gestire questo delicato ufficio anche con l’amministrazione del sindaco Nicola Siles, che fu il primo sindaco eletto di Reggio Calabria in età repubblicana. Da lì cominciò una lunga carriera giornalistica, che lo portò a collaborare con la RAI, con il quotidiano Il Tempo; e che lo porterà, nel corso degli anni ’80, a realizzare e dirigere un settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” molto apprezzato. Sul finire degli anni ’80 io cominciai a collaborare proprio a questo settimanale, e curavo la pagina culturale, che era la quarta, corrispondente alla celebre terza pagina dei quotidiani più affermati,  in cui campeggiava l’elzeviro. Ho curato questa pagina per quasi quattro anni, scavando nella storia di Reggio Calabria e proponendo ogni settimana notizie e notiziole che fossero anche curiose e singolari, per non appesantire lo stile. Nel 1989 avevo ricostruito la storia delle vicende della realizzazione a Reggio Calabria della linea tramviaria che collegava la zona Nord a quella Sud, dall’Annunziata ai Riformati. Venne realizzata una bella pagina quattro, in cui al mio pezzo si accompagnava – come usava spesso – il rinforzo di La Tella. Quella volta il dottore La Tella si era lasciato andare con i ricordi personali del bimbetto che compiva il percorso in tram quasi fosse un premio. Ho voluto inserire questo suo ricordo personale autobiografico all’interno del volume che sto realizzando per i 150 anni della Camera di commercio di Reggio Calabria. Verso la fine di agosto scorso, gli mandai una e mail in cui gli comunicavo tutto ciò. Lui mi rispose in questo modo:

Diavolo di un Cantarella, mi  dica come ha fatto a scovare lo stralcio  di un mio scritto di tanti anni fa: dimenticato, dimenticatissimo. Giaceva  seppellito nei miei ricordi sotto mezza tonnellata di polvere, Lei ha avuto la  pazienza di tirarlo fuori e di offrirlo alla mia curiosità. Un dono davvero  straordinario, che accolgo con animo grato, Quando ho scritto quel che oggi Lei  ripropone, erano già passati per me gli anni del lavoro presso le grandi  testate, eppure, pur applicandomi ormai ad una minuscola iniziativa editoriale,  mi accorgo di avervi messo lo stesso impegno, la stessa passione. Mi impressiona  assai la cura nella sistemazione dei fatti all’interno del racconto. E poi la  qualità della scrittura, una costante nel mio lavoro di giornalista. Ci  vorrebbero molte persone come Lei in questa Città. Auguri per il Suo lavoro e  ancora grazie di tutto
Suo aff.mo A.La Tella“.
Grazie, caro dottore La Tella, per tutto quello che mi ha dato in questi lunghi anni in cui mi ha dato il privilegio della sua amicizia.

19.10.2012. UN ALTRO FRONTE DI INTERVENTO che i reggini si attendono da questa nuova situazione amministrativa presente in città, riguarda l’occupazione degli spazi pubblici e la disciplina delle attività economiche all’interno del perimetro urbano. I marciapiedi della nostra città sono occupati da attività commerciali, a cominciare dai marocchini che dovrebbero essere ambulanti ma di fatto sono sedentari a posto fisso, per continuare con i fruttaroli che occupano non soltanto il marciapiede ma anche il tratto di strada prospiciente, i ferramenta che tengono metà del magazzino sul marciapiede, ed altri commercianti che occupano abusivamente lo spazio pubblico, e che di fatto impediscono alle persone di camminare sul marciapiede. Poi ci sono gli artigiani: quello del ferro battuto, l’autolavaggio, il restauratore dei mobili, l’elettrauto, il meccanico (a proposito, quand’è che la Guardia di Finanza farà un lavoro a tappeto su questi artigiani per controllare la regolarità della loro posizione fiscale? conosciamo molti meccanici che non rilasciano ricevuta fiscale, ed il conto te lo fanno in un foglio di quaderno). Non parliamo di quanto accade in prossimità delle pizzerie, pub, ristoranti. Ecco, il corpo di Polizia Municipale deve darsi da fare anche per disciplinare queste situazioni di occupazione abusiva di spazi pubblici, anche e soprattutto per fare capire a questi imprenditori chi è che comanda a Reggio Calabria. Dobbiamo dare atto che nelle scorse giornate di festività in onore della Madonna della Consolazione si è notato un certo ordine, quanto meno non si è verificato l’assalto dell’anno scorso. Segno che l’impegno di colui che all’epoca era il Sindaco, Demi Arena, ha prodotto positivi risultati. Questo significa che se si vuole, si può.

17.10.2012. IL DECRETO DI SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI REGGIO CALABRIA ha determinato e sta ancora determinando, com’era prevedibile, una serie di dichiarazioni e di considerazioni, alcune riconducibili all’intento di trarre notazioni positive dal provvedimento del Governo, altre, invece, che sono scadute sul confronto politico. E’ necessario guardare in faccia la realtà, e la realtà è rappresentata dall’ordinamento giuridico vigente che, piaccia o no, è il riferimento che deve guidare l’azione amministrativa degli enti locali territoriali. E quando la Commissione accerta violazioni alle leggi vigenti, non può fare altro. Diverso, semmai, è il discorso su come queste situazioni si siano costituite. Quanto ha affermato, al proposito, il buon Demi Arena nel corso della conferenza stampa convocata dopo la notifica del decreto, appartiene alle ovvietà: è talmente evidente che il periodo brevissimo in cui Arena è stato Sindaco della nostra città non ha certamente determinato le condizioni per cui oggi viene sciolto il Comune, che Demi non ha quasi bisogno di dirlo. Ma fa bene, comunque, a ribadirlo. I guai dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria cominciano da lontano nel tempo. Non so dire con precisione da quando, ma è certo che l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, progressivamente, giorno dopo giorno, inesorabilmente, in questi ultimi anni ha sempre più rinunciato al proprio ruolo di guida della collettività, al proprio ruolo di indirizzo, di sorveglianza e di presenza attiva della comunità reggina. Il risultato è quello che tutti vedono ogni giorno in città: una condizione talmente “ovvia” che nessuno si meraviglia più, che nessuno più protesta. Sono ormai molti, troppi anni che la città è stata abbandonata a se stessa, ed il risultato è che è ormai trionfato l’atteggiamento di strafottenza, menefreghismo, arroganza e prepotenza dei rriggitani, all’insegna della parola d’ordine : futtatindi. Possiamo cominciare a fare riferimento e portare facili esempi con le attività di maggiore impatto visivo che competono all’Amministrazione Comunale. Cominciamo con il settore viabilità, circolazione e traffico. Sono ormai molti, troppi anni che a Reggio Calabria manca una seria politica di disciplina del traffico e controllo delle infrazioni. Disciplina del traffico significa che in città esistono alcuni incroci, o tratti di strada talmente importanti, che dovrebbero essere presidiati permanentemente dai Vigili Urbani. Invece, niente. Ci riferiamo, per fare alcuni esempi, all’incrocio di Via De Nava con la Via Romeo, oppure all’incrocio alla fine della Via Marvasi, da Puntillo, tanto per intenderci. Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo. Si tratta di incroci di grande importanza che vanno presidiati stabilmente dai Vigili. A Reggio Calabria esistono diversi  tratti di strada dove la sosta in doppia fila è la regola, e ciò determina rallentamento del traffico veicolare. Quali tratti di strada? presto detto: il tratto iniziale del Viale Europa, davanti alla Caserma dei Vigili del Fuoco; il Viale Aldo Moro ed il Piazzale Omeca; la Via De Nava; il Lungomare Matteotti, Via Marina Alta, tanto per intenderci; ed anche qui l’elenco potrebbe comprendere anche altri esempi. Davanti a queste situazioni, manca assolutamente un presidio costante di questi tratti di strada: talvolta viene adottata la tattica del “multa e fuggi”, che non va assolutamente bene. Vaste zone del territorio comunale sono lasciate completamente prive di controllo da parte dei Vigili, a cominciare dal vasto territorio di Sbarre. (Quando alle 7 del mattino sono alla fermata dell’autobus, sul viale Calabria, all’incrocio con la Via Itria, mi diverto ad osservare quanti passano regolarmente col rosso, ma, tanto, chi li controlla? chi passa col rosso sa che, tanto, non gli succederà nulla). I miei cinque lettori avranno notato che io me la prendo spesso con le questioni del traffico e dell’azione dei Vigili Urbani. Si, è vero, ma i motivi sono due: il congestionamento del traffico, innanzitutto; ma poi, c’è una questione più paradigmatica, potremmo dire, e cioé che con un’azione seria e costante da parte dei Vigili Urbani, viene lanciato un messaggio chiaro ai rriggitani su chi comanda in città. Da questo punto di vista, l’azione dell’Amministrazione Comunale è anche educativa. Noi confidiamo che la presenza dei Commissari, ai quali auguriamo buon lavoro nel rispetto e nella fiducia verso le istituzioni, possa servire a fare ripartire nel modo corretto anche questo settore.

5.10.2012. LE DIFFICOLTA’ IN CUI VERSA LA CASA EDITRICE “CITTA’ DEL SOLE” di Franco Arcidiaco sono state evidenziate quest’estate per mezzo di un intervista del bravo Aldo Varano, direttore di ZoomSud. I motivi della crisi sono diversi. Intanto le difficoltà economiche che inducono molte persone a ridurre i consumi, rinunciando ad alcune spese a favore di altre ritenute indispensabili. Poi bisogna considerare che il libro non “tira”, ma in particolare i libri che Arcidiaco stampa. Si tratta di saggi di elevata valenza culturale, che hanno certamente un pubblico piuttosto limitato. Però … c’è un però. Le due librerie che si trovano sul Corso Garibaldi espongono in vetrine capolavori della letteratura nazionale ed internazionale; saggi filosofici di autori stranieri; biografie di personaggi sportivi o di attricette. Spiace constatare che nessuna di queste due librerie senta il dovere civico di riservare un pò di spazio, in vetrina, all’editoria locale. Non intendiamo svolgere la difesa d’ufficio di Franco Arcidiaco, al quale siamo legati da sincera amicizia, ma intendiamo suscitare il problema per tutta quella editoria “minore” reggina e calabrese che rimane sommersa davanti all’atteggiamento di sudditanza che si manifesta nei confronti delle case editrici del Nord o straniere. Città del Sole, assieme ad altre case editrici reggine e calabresi, ha pochissimo spazio pubblicitario, e questo non va bene. Si rimpiange ancora la coerenza e la tenacia della libreria “Ambrosiano”, che tristemente ha chiuso i battenti un paio di anni fa, per fare posto all’ennesima struttura del mondo della ristorazione. Ambrosiano era l’unico, a Reggio Calabria, che dava spazio a tutte le case editrici locali, ed era l’unica libreria dove era possibile acquistare libri di cultura calabrese, andando a colpo sicuro. Dovesse chudere Città del Sole sarebbe una gravissima perdita per la cultura calabrese e nazionale; altrove gli imprenditori locali coraggiosi vengono adeguatamente sostenuti, a Reggio Calabria, invece, realtà editoriali di primo ordine vengono ignorate e snobbate. Foeda bonis, iucunda malis, scriveva Vitrioli.

30.7.2012. L’ATTEGGIAMENTO DI PROSTRAZIONE NEI CONFRONTI DEGLI “STRANIERI” CONTINUA. Si, è proprio prostrazione verso chiunque sia forestiero. Da noi a Reggio Calabria il motto evangelico “Nemo propheta in patria” assume una valenza speciale. Siamo sempre pronti ad inchini e riverenze verso quelli che vengono da fuori, ma non sappiamo valorizzare le risorse umane presenti sul territorio. Facciamo riferimento a due eventi di questi giorni. Il primo caso: da diverse settimane c’è un gran parlare di questo concerto che verrà tenuto il 31 Luglio presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, di un’orchestra di 1.000 giovani della Provincia, diretti dal maestro Riccardo Muti. A proposito, quanto costa questa iniziativa? quanto entrerà nelle tasche del maestro Muti? Noi a Reggio Calabria abbiamo il vanto di conoscere un meraviglioso direttore d’orchestra, che sta avendo successi in ogni parte del Mondo, tranne che nella sua città. Ci riferiamo a Christian Frattima, un giovane talentuoso, orgoglio della nostra città. Qual’è lo spazio che l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria intende dare a questo giovane talento reggino? forse Christian non appartiene a quella schiera di eletti che per andare avanti sono stati spinti da qualcuno o da qualche politico di turno, ma si è fatto da solo in virtù di un talento immenso, e quindi non deve dire grazie a nessuno se non a suo padre, e non deve togliersi il cappello davanti a nessuno. Il secondo caso: abbiamo presenziato venerdi scorso alla premiazione del concorso giornalistico “La matita rossa e blu” organizzato dalla Fondazione Italo Falcomatà. Premesso che tutti sanno del mio rapporto di amicizia con Italo, di cui alcuni ricordi personali hanno trovato spazio in un mio pezzo su “Calabria Sconosciuta” n. 131, luglio – settembre 2011, in occasione del decennale della sua improvvisa morte. Bene, fra i premiati non v’è traccia di giovani giornalisti reggini. Eppure ce ne sono! Viene premiato Gian Antonio Stella. Fra i premiati, invero, c’è un inviato di guerra, Luciano Gullì, nativo della nostra città. Riteniamo che in questo premio giornalistico ci starebbe bene una sezione dedicata ad un giovane giornalista reggino. Conoscendo Italo, siamo sicuri che a Lui avrebbe fatto piacere.

Christian Frattima

25.7.2012. PER IL SITO DI SALINE JONICHE abbiamo proposto, in più occasioni, due alternative alla inquinante centrale a carbone. Se proprio si vuole produrre energia elettrica, nel sito industriale di Saline Joniche si potrebbe realizzare un impianto solare termodinamico, di cui al progetto “Archimede” brevettato dall’ingegnere Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, direttore del CERN di Ginevra. Una centrale di questo tipo è già operativa a Priolo Gargallo, presso Siracusa. Si tratta di un impianto ad altissima tecnologia, che produce energia elettrica a costo zero. Informazioni sul sito http://www.enel.com/it-IT/innovation/project_technology/renewables_development/solar_power/archimede.aspx?it=0. L’altra idea per il sito di Saline Joniche è quella di realizzare all’interno dell’area gli stabilimenti per il ciclo finale della raccolta differenziata. Qui potrebbero convergere i Comuni del circondario e conferire carta e cartone, plastica, vetro, alluminio, … e procedere alla produzione di materie prime secondarie. Non è vero, quindi, che ci opponiamo alla centrale a carbone in maniera preconcetta, ma effettuiamo le proposte operative.

23.7.2012. IL CONTRIBUTO CHE GLI STUDI GEOGRAFICI possono offrire alla questione che riguarda in questi recenti tempi la città di Reggio Calabria, vale a dire la questione della istituzione della città metropolitana, è un contributo riteniamo notevole. Preliminarmente, tuttavia, dobbiamo fare una considerazione: quand’è che – per il geografo – si è in presenza di una città metropolitana? cosa vuol dire questa espressione? a quale situazione della Geografia urbana dobbiamo riferirci? Il sostantivo metropoli ha un’etimologia abbastanza semplice: si fa riferimento ad un concetto del tipo la madre di tutte le città, ed il concetto ha riferimento al gradi di funzioni che una città esprime. Una città, infatti, è uno spazio urbano organizzato che esprime funzioni che esercitano un grado di attrazione sul territorio circostante, misurabile dal grado di dipendenza dei Comuni limitrofi ed anche dall’intensità dei fenomeni di pendolarismo. Le funzioni urbane sono relative ad attività di servizio, e per ognuna di esse si stabilisce una sorta di classifica verticale, che conferisce importanza ad una città. Riteniamo interessante fare riferimento ad un esempio. Confrontiamo, quindi, Varapodio a Reggio Calabria. Entrambe sono città nel senso geografico – urbano del termine, vale a dire che sono centri urbani organizzati che esprimono funzioni attraverso le quali esercitano un certo dominio sul territorio circostante. Ma, se prendiamo in esame la stessa funzione, ad esempio, quella sanitaria, a Varapodio esisterà – forse – la Guardia Medica ed un certo numero di medici condotti, ed una farmacia; a Reggio Calabria, invece, esistono Ospedali con specialistiche di alto livello, farmacie specializzate, istituti clinici di ricerca e di laboratorio, …. OLppure la funzione scolastica: a Varapodio esistono certamente scuola materna, elementare e media, mentre a Reggio Calabria esistono facoltà universitarie, centri di ricerca di eccellenza, e via così. Continuando l’analisi per tutte le funzioni che una città esprime, si riesce anche a delimitare il bacino di utenza di quelle funzioni e, raggruppando insieme i diversi bacini di utenza, si riesce ad individuare l’area su cui una città esercita il proprio dominio. E’ evidente che il dominio che Varapodio esercita interessa un territorio di qualche chilometro, mentre il dominio che Reggio Calabria esercita interessa certamente l’intero territorio provinciale e parte del territorio della provincia di Messina. Da queste considerazioni si debbono impostare degli studi approfonditi per dimensionare in maniera corretta il bacino di utenza di Reggio Calabria città metropolitana.

26.5.2012. ECCO LE FOTOGRAFIE DI PALAZZO ZANI in una mattina qualsiasi di un giorno qualsiasi . Le fotografie parlano da sole, non c’è bisogno di alcun commento. Il nostro contributo è esclusivamente propositivo, nell’intento di riqualificare lo spazio esterno di questo prestigioso palazzo, e di consentire ai pedoni di camminare tranquillamente sul marciapiede, come in tutte le città civili.

24.5.2012. LA MORTE DI SANDRO VELARDI ci ha assai rattristato. Era una delle poche teste pensanti di Reggio Calabria. I miei amici Demi Arena, Sindaco di Reggio Calabria, e Franco Arcidiaco, editore “Città del Sole”, nel ricordare la figura di Velardi, hanno acceso i riflettori sopra un periodo – gli anni Settanta – che appare lontano anni luce dai giorni bui che stiamo vivendo oggi.   Velardi, come Arena, come Arcidiaco, come altri, negli anni Settanta erano giovani, con tutta la goliardia dei loro vent’anni, ma erano teste pensanti. L’impegno politico, l’impegno sociale, l’impegno a scuola, erano valori fondamentali. Discutevano, si riunivano nelle sezioni di partito, ed erano dibattiti, manifestazioni, volantini in ciclostile, scioperi, cortei, partecipazione. Erano giovani pieni di vita. Quanta differenza con la gioventù di oggi, persa dietro al telefonino, con una bottiglia di birra in mano, alle quattro del mattino, fuori di un locale. Il passaggio di Sandro Velardi nella nostra comunità lascia a tutti noi il grande insegnamento della necessità della tensione sociale, dell’impegno civile, della partecipazione, attraverso lo strumento della cultura. Non è stato, quindi, un passaggio inutile.  Non è la solita riflessione di chi comincia a sentirsi vecchio: “Ai miei tempi…” . E’ la constatazione oggettiva di un mondo giovanile che negli anni Settanta ha fatto sentire tutto il suo impegno propositivo, che oggi non si ravvisa nelle nuove generazioni a cui dovremmo consegnare le chiavi del nostro futuro.

14.5.2012. LE CONDIZIONI IN CUI SI TROVA L’ESTERNO DI PALAZZO ZANI sono a dir poco allucinanti. Com’è noto, Palazzo Zani, situato in centro, delimitato a Nord da via Felice Valentino, ad Ovest dal Lungomare Giacomo Matteotti, a Sud dalla via Diego Vitrioli ed ad Est dalla via dei Plutino, ospita la Facoltà di Giurisprudenza, cui si accede appunto da via dei Plutino, uffici della Forestale, cui si accede sempre dalla medesima via, e l’Agenzia delle Entrate, cui si accede sia dal Lungomare che dalla via Vitrioli. Bene, il principale problema di questo prestigioso isolato, che ospita uffici di grande importanza, e che costituisce uno dei palazzi più belli della nostra Reggio Calabria, progettato dall’architetto Zani, autore di altri belli edifici in città; bene, questo isolato è letteralmente preso d’assalto dalle autovetture e dai cassonetti della raccolta dei rifiuti. Sul marciapiede di via dei Plutino è praticamente impossibile camminare a piedi, o se ci fosse una mamma con un passeggino, o peggio ancora una persona disabile con carrozzella o sedia a rotelle. Anche sulla via Vitrioli la situazione non cambia di molto: per chi scende dall’autobus sul Lungomare e voglia raggiungere la Facoltà di Giurisprudenza, il marciapiede per un piccolo tratto è agibile, poi le autovetture stazionano STABILMENTE sul marciapiede ed obbligano il pedone a camminare sulla sede stradale, con tutti i rischi che questo comporta. Per non parlare del marciapiede sul Lungomare, completamente invaso da automobili, evidentemente di impiegati degli uffici. Anche qui bisogna scendere dal marciapiede per camminare sull’asfalto. Ora, non è ammissibile che un edificio storico così importante sia assediato dalle automobili, e che gli utenti abbiano la strada praticamente sbarrata dalle autovetture; e non è ammissibile che ciò avvenga senza che nessuno prenda provvedimenti. A cominciare dal Rettore dell’Università, che avrebbe tutta l’autorità per interpellare il Comandante della Polizia Municipale e sollecitarlo a fare cessare le illegalità; per continuare con i dirigenti degli altri uffici, affinché emettano un ordine di servizio per non fare parcheggiare le autovetture negli spazi destinati al passaggio delle persone, degli studenti, degli utenti degli uffici. Per ora metto a corredo di questo pezzo una fotografia, tratta da Internet, in cui si vede Palazzo Zani bello, libero dall’assedio delle automobili. Nel prossimo post metterò alcune fotografie realizzate una mattina qualunque di un giorno qualunque, per vedere la differenza.

reggiocalabriapalazzoza

26.4.2012. SEQUESTRATO IL RISTORANTE “L’ETOILE” DI REGGIO CALABRIA. La notizia è riportata sul sito www.approdonews.it e riferisce di un megaombrellone sul terrazzo, e di un provvedimento di chiusura di tre mesi. Il proprietario del ristorante è Macheda, quello del Cordon Bleu, che già nel passato aveva avuto un altro provvedimento per il gazebo sul Corso Garibaldi, e che aveva fatto smontare immediatamente, non sensa qualche strascico polemico. Ora sembra che le cose si siano ripetute. Il Macheda si proclama stanco, e comunica la sua intenzione di vendere tutte le sue attività e trasferirsi altrove. Premesso che siamo per il pieno rispetto delle leggi, per cui se Macheda ha commesso un’irregolarità è giusto che venga sanzionato, però ci suona strano che, a fronte di una miriade di micro-illegalità diffuse su tutto il territorio comunale, e ci riferiamo ad occupazione dei marciapiedi da parte di attività commerciali (frutta e verdura, …), artigianali (ferro battuto, …) e produttive (pizzerie, autolavaggi, …), si debba sanzionare proprio uno dei ristoranti più di tono della Città. Con una decisione alquanto risibile, poi: causa dell’infrazione sarebbe un megaombrellone, una tenda, insomma, qualcosa che se mai abbellisce e non deturpa. In una città allo sbando, dove ognuno fa quello che vuole, si sequestra per tre mesi un ristorante dove lavorano nove persone. La vicenda ci ricorda di molto il sequestro del gazebo del ristorante “Boccaccio” a Cannitello, Villa San Giovanni, nell’estate 2010, da parte della Capitaneria di Porto per (testuale) “ostacolo alla navigazione”.

16.4.2012. SIAMO UN POPOLO DI PECORONI. In città, per strada, le persone si incontrano, e sono tutti sorridenti: “Come va?” gli domanda uno, e quell’altro gli risponde:”Tutto bene!” “Tutto bene? tutto bene! ” “Tutto a posto? tutto a posto!”. Cioé, dagli approcci delle persone non emerge assolutamente nessun disagio per le condizioni economiche che stiamo vivendo. Ma nemmeno dai comportamenti individuali. Il prezzo dei carburanti ha raggiunto livelli veramente elevati, la benzina praticamente a 2 €, vale a dire 4.000 Lire, ma non mi pare che il traffico automobilistico sia diminuito. Continuiamo ad usare l’automobile come se niente fosse; nemmeno se la benzina raggiungerà 5 €, o 10 €, continueremo ad uscire con la macchina. Nessuno protesta. La rivolta “dei forconi” è solo un ricordo sbiadito. Per la verità, ci sarebbe un sistema ancora più rivoluzionario, ed a noi piacciono le rivoluzioni silenziose, non quelle violente: l’abbonamento ATAM da 27 € consente la libera circolazione su tutti gli autobus dell’area urbana, senza nessun limite di tempo e di spazio. Io credo che ogni reggino dovrebbe acquistare l’abbonamento ATAM da 27 € e tenerlo nel portafoglio, perché in tante situazioni la macchina si può tranquillamente lasciare ferma sotto casa. Soprattutto per andare in centro, a maggior ragione in questi giorni che l’Amministrazione Comunale ha verniciato di blu altri parcheggi in centro. Ma anche il traffico. E poi, il che non guasta, se ogni reggino comprasse l’abbonamento ATAM da 27 €, si potrebbe contribuire a risanare le finanze dell’Azienda, che vive momenti difficili, sempre sulle spalle dei lavoratori.

 11.4.2012. LA TRAGEDIA CHE HA RIGUARDATO DELIANUOVA, una rapina sfociata in omicidio del titolare di un supermercato e che ha fatto registrare anche la morte di uno dei – giovani – rapinatori, ha suscitato alcune tristi riflessioni. Registriamo il grido di allarme del procuratore Creazzo, che si lamenta che si ponga attenzione alle tematiche del disagio giovanile solamente in occasione di questi eventi terribili, poi il silenzio. Analisi condivisibile, il Creazzo è una persona seria che svolge il suo compito in maniera egregia. L’omelia del parroco di Delianuova, don Bruno Cocolo, invece, in occasione del funerale al povero commerciante ucciso, mi porta alcuni elementi su cui non sono d’accordo. Non sono d’accordo quando il don afferma che la piana di Palmi è un territorio abbandonato, dove i giovani sono stati lasciati soli dal mondo delle istituzioni. Due considerazioni: intanto, è stato accertato che uno dei rapinatori era figlio di un carabiniere, di un onesto servitore dello Stato, più di così… Ma poi, la considerazione che più mi tocca da vicino, è un’altra: io ho insegnato per 17 (diciassette) anni all’ITC Einaudi di Palmi, ed ho vissuto ogni giorno la vicinanza della scuola al mondo giovanile, prima con il Preside Ennio Nicotra, poi con gli altri dirigenti, sempre all’insegna del presentare la scuola come occasione di riscatto civile e sociale, la scuola vista come occasione di crescita culturale ed educativa. E quante battaglia abbiamo vinto, anche con il silenzioso aiuto del Commissariato di P.S., di cui ricordo sempre con grandissima stima l’ispettore Giampà e l’ispettore Canale. Quanto abbiamo lavorato, assieme a Luigi Chiappalone, che oltre ad essere stimato professore di Economia Aziendale, è anche Sindaco di Sinopoli; assieme ad Enzo La Valva, oggi Dirigente Scolastico a Gioia Tauro. Ed ancora oggi l’ITC Einaudi di Palmi continua nella sua attività a sostegno del recupero sociale attraverso la cultura. Ma non ho difficoltà a rimarcare l’opera paziente di altre istituzioni scolastiche, come per esempio quella dell’Istituto Tecnico Agrario, sempre a Palmi, con la figura del prof. Monterosso che, con bastone e carota, riesce a mettere in riga anche gli studenti più difficili. E potrei continuare con tanti altri esempi, ma preferisco fermarmi qui. Non accetto, dunque, che si dica che nella piana di Palmi lo Stato e le istituzioni sono assenti. E’ certamente vero che i ragazzi girano con le pistole in tasca, non so se sia vero che i genitori insegnino ai figli come coltivare la droga, forse è vero che nei circoli e nei bar ci siano cattivi maestri. Ma allora, vorrei invitare il sacerdote che ha detto queste cose, che se sa che ci sono genitori che insegnano ai propri figli a coltivare la droga, che vada a denunciarli, come abbiamo fatto noi negli anni, quando abbiamo avuto puzza di reati di vario genere, e siamo riusciti in più di un’occasione a disinnescare bombe che, se fossero esplose, avrebbero determinato gravi danni.

5.3.2012. SUGGERIMENTI ALL’ATAM: una e-mail inviata il 20 Gennaio scorso, alla quale nessuno si è degnato di rispondere. Il bello è che le istituzioni chiedono tanto la collaborazione dei cittadini, ma poi … Il testo della e-mail:

Ci permettiamo di formulare alcuni suggerimenti ed esprimere alcune considerazioni in merito al servizio di trasporto pubblico, nel quadro di una fattiva collaborazione e di una critica costruttiva serena.
1) Sarebbe opportuno ripristinare la linea n. 20, verso Rione Marconi e Viale Europa. La parte di Sbarre a monte del Viale Calabria non è servita da alcuna linea proveniente dal centro. Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni in tal senso e ve le giriamo, certi di un positivo accoglimento;
2) Sarebbe da svolgere una seria e ferma azione di contrasto ai due cronici difetti dell’utenza autobus reggina, vale a dire il non pagare il biglietto ed il salire dalla porta centrale;
3) I segnali stradali avvisatori delle fermate andrebbero aggiornati con l’indicazione delle corse che effettivamente passano da quella fermata, con l’indicazione degli orari;
4) Secondo il nostro modo di vedere, dal momento che sono state realizzate due stazioni terminal, al Piazzale Libertà ed a Botteghelle, sarebbe opportuno realizzare una linea navetta ogni 10 – 15 minuti con direzione Libertà – Botteghelle e ritorno. Le linee extraurbane verso Nord (Archi, Gallico, Catona, Arghillà, …) farebbero capolinea a Libertà, mentre quelle dirette verso Sud (San Leo, Pellaro, Bocale, Lazzaro, …) farebbero capolinea a Botteghelle;
5) Sarebbe interessante realizzare due tipi di biglietto: accanto a quello oggi esistente, del prezzo di 1 Euro e della durata di 75 minuti, perché non mettere in vendita un biglietto per UNA sola corsa, prezzo 50 centesimi?

Restiamo a Vs. disposizione per qualunque altro suggerimento di natura costruttiva.
Cordialità e Buon Lavoro

15.2.2012. TRE NOTIZIE LEGATE DA UN FILO CONDUTTORE. La prima: l’ISTAT ha divulgato i dati sul PIL, che per il secondo trimestre consecutivo è diminuito, per cui siamo in recessione. La seconda: il Presidente del Consiglio, Senatore Professore Mario Monti ha detto a Bruxelles che l’Italia sta uscendo dalla “zona d’ombra” in cui era precipitata tempo fa. La terza: tavolo tecnico sindacati Confindustria sulla riforma del mercato del lavoro. Il ministro Passera parla di necessità di riforme strutturali. Allora: nessuno dice chiaramente che l’economia italiana è ferma perché sono fermi i consumi, e ciò si verifica perché non abbiamo più soldi da spendere, sommersi come siamo da tasse, da bollette, da assicurazioni, dal caro – benzina. Gravissimo errore quello di avere aumentato le accise sui carburanti e di consentire che i prezzi salgano a dismisura. Basterebbe trasferire le accise sui carburanti, su sigarette e superalcoolici. L’aumento del prezzo dei carburanti, in un Paese come l’Italia dove il 90 % delle merci viaggia su gomma, determina inflazione, la più iniqua delle tasse perché si ripercuote sui consumi, deprimendoli oltremodo. Non serve nessuna riforma strutturale del mercato del lavoro, egregio ministro Passera. Se mai, vorrei capire cosa ci fa la signora Marcegaglia al tavolo di confronto con i sindacati, lei che rappresenta quegli industriali che, a fronte di una crisi economica di così vaste proporzioni, chiudono i propri stabilimenti in Italia e costruiscono all’estero. E mi viene anche a chiedere di non aumentare il costo del lavoro. Confindustria sarà credibile quando vedremo imprenditori costruire stabilimenti nelle regioni meridionali, e non in Albania, Romania, Marocco, Argentina o Brasile.

12.2.2012. QUANDO SI AFFRONTA IL DISCORSO SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA bisogna subito cominciare con la considerazione che tutto quello che si butta nei cassonetti – e che a Reggio Calabria si trova anche fuori dei cassonetti stessi – quelli che impropriamente si chiamano rifiuti, hanno un enorme valore economico. E noi non possiamo permetterci di sprecarli, senza una corretta raccolta differenziata e riciclaggio, e questo per alcuni motivi, tra i quali: 1) bisogna eliminare definitivamente il conferimento in discarica per evidenti motivi ambientali, di inquinamento delle falde acquifere, dell’aria e dei terreni; 2)  viviamo in un Paese praticamente privo di risorse del sottosuolo, sia minerarie che energetiche, per cui il riciclaggio consente di ridurre il costo di acquisto di materie prime; 3) la filiera raccolta differenziata – riciclaggio può diventare un’opportunità di creazione di nuovi posti di lavoro e di produzione di ricchezza, il che in questi tempi di crisi non guasta proprio. Ma certamente bisogna fare un lavoro serio, bene organizzato. Da anni io propongo uno schema operativo che potrebbe dare i suoi risultati positivi. Per le utenze domestiche, a livello di famiglie, sarebbe da proporre una tessera punti all’incontrario: una tessera caricata al 1^ Gennaio con – diciamo – 300 Euro: ad ogni conferimento di una quantità determinata di vetro, plastica, alluminio, carta (e quant’altro) all’isola ecologica viene detratto un ammontare di – diciamo – 50 centesimi. Al 31 Dicembre si pagherà quanto rimane sulla tessera. Vedreste che le persone uscirebbero di notte a raccogliere il materiale! Per le persone che non potessero aderire a questo accordo – pensiamo agli anziani – andrebbe benissimo la raccolta porta a porta, cui adibire giovani disoccupati ai quali stipulare un contratto di lavoro regolare. Per i commercianti, invece, io farei stipulare ad ogni azienda un contratto specifico, sulla base dei materiali che producono. La stragrande maggioranza di commercianti produce cartone e carta: bisogna farla trovare la sera, alla chiusura, fuori dal negozio per consentirne la raccolta. Ma la frazione più importante e più interessante è quella dei bar, ristoranti, pizzerie, pub, mcdonald, etc., dove si produce una enorme quantità di bottiglie di plastica di acqua minerale e bibite varie, lattine di alluminio di birra, cocacola, ed altro, bottiglie di vetro anche qui di birra ed altre bibite, e l’immancabile carta e cartone. Bisogna obbligare gli operatori di questo settore a fare trovare alla chiusura, ogni sera, il materiale già separato, per consentirne la raccolta. Agli inadempienti verrebbe revocata la licenza e chiuso il locale. La raccolta delle frazioni per strada dovrebbe essere svolta da squadre composte da giovani disoccupati da assumere, suddivisi per frazione: una squadra che gira per la città e raccolga solo plastica, una squadra che raccolga solo vetro, una che raccolga solo alluminio, una che raccolga solo carta. Per il riciclaggio delle frazioni raccolte, io penserei di fare costruire nel sito industriale di Saline Joniche della Liquichimica, impianti industriali per il riciclaggio: uno per il vetro, uno per la plastica, uno per l’alluminio ed uno per la carta ed il cartone. A  Saline potrebbe confluire il materiale anche di altri Comuni, magari con lo strumento del consorzio. Con una organizzazione siffatta, il Comune diventerebbe un sogetto economico attivo, con rapporti con i Consorzi esistenti a livello nazionale per il riciclaggio, e si creerebbero posti di lavoro.

25.1.2012. NON E’ NECESSARIO AVERE STUDIATO ECONOMIA per rendersi conto che alcune scelte dell’attuale Governo non sono condivisibili. 1) Il decreto “SalvaItalia”  varato lo scorso Dicembre ha previsto un aumento delle accise sui carburanti, e questo ha determinato un aumento del prezzo della benzina e del gasolio, i cui valori hanno raggiunto in questi giorni 1,8 Euro. IN ITALIA L’80 % DELLE MERCI VIAGGIA SU GOMMATO, QUINDI UN AUMENTO DEL PREZZO DEI CARBURANTI SI TRADUCE IN AUMENTO DI PREZZO DEI BENI DI CONSUMO, OSSIA INFLAZIONE . CIO’ FA SI CHE IL RIMEDIO SIA PEGGIORE DEL MALE. E per accorgersi di questo non c’è bisogno di essere competenti in Economia; spiace constatare che il Capo del Governo sia Docente di Materie Economiche all’Università Bocconi di Milano. La protesta degli autotrasportatori è giusta, sacrosanta e condivisibile, così come altrettanto condivisibile è la protesta dei pescatori. OCCORRE TROVARE IL CORAGGIO DI RIDURRE IL PRELIEVO FISCALE A CARICO DEI CARBURANTI, che in Italia pesa intorno al 60 – 65 %. Ciò significa che con la benzina ad 1,80 Euro al litro, lo Stato incassa all’incirca un Euro. Per i rimanenti 80 centesimi, occorre estendere il decreto sulle liberalizzazioni anche ai petrolieri, che da troppo tempo agiscono in regime di oligopolio, vale a dire fanno ciò che vogliono (ma è così anche per le banche e per le compagnie di assicurazione, soprattutto quelle che esercitano la RCAuto).

2) OCCORRE RILANCIARE I CONSUMI: sono troppi mesi, ormai, che l’econometrista reggino Mariano Bella, Responsabile dell’Ufficio Studi di ConfCommercio ha lanciato il grido di allarme. Anche a proposito di ciò, non è necessario avere seguito studi economici per rendersi conto che nell’attuale quadro economico, quando si fermano i consumi si ferma l’intero sistema produttivo. D’altronde le persone, le famiglie, i pensionati, sono talmente impoveriti da avere ridotto al minimo le spese di sopravvivenza. 3) C’è da prendere seri provvedimenti anche per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In Italia è necessario un serio ricambio generazionale. L’introduzione generalizzata del sistema contributivo ci sembra una cosa positiva, ma potrebbe essere affiancata da un provvedimento che preveda l’assunzione del figlio, in presenza dei requisiti previsti per ricoprire quella mansione, in cambio della pensione anticipata e della rinuncia al TFR. La vicenda potrebbe svolgersi così: un lavoratore che abbia, poniamo, 52 anni di età anagrafica, e che già lavora, poniamo, da 30 anni, chiede all’INPS di fargli il conteggio della pensione con il metodo contributivo: gli risulta una pensione di 500 Euro al mese. Quel lavoratore va in pensione, percepirà 500 Euro al mese, rinunciando al TFR che verrebbe canalizzato in un Fondo che possa servire per rimpinguare le pensioni di questi genitori, ed il figlio, che ha il requisito per ricoprire la mansione che svolgeva il padre, viene assunto. 4) Per ultimo: fra i provvedimenti per il rilancio dell’economia italiana, non viene fatto alcun cenno ad una sorta di piano di rilancio del Turismo, soprattutto per quanto riguarda le opere di restauro, manutenzione e valorizzazione delle immense risorse turistiche antropiche presenti sul territorio italiano, che costituiscono la principale ricchezza della nostra economia. Non viene fatto alcun cenno ad una seria strutturazione della filiera raccolta differenziata – riciclaggio, in un Paese come il nostro totalmente privo di risorse minerarie ed energetiche. E, a proposito di queste ultime, non viene fatto alcun cenno al potenziamento della produzione di energia rinnovabile di origine solare. Il solare termidinamico di Priolo Gargallo, il “Progetto Archimede” è una realtà che tutto il mondo ci invidia. Ve lo immaginate costruirne uno in ognuna delle 110 provincie italiane? Vi sarebbe un considerevole risparmio di combustibili fossili ed una notevole riduzione di emissioni di Anidride Carbonica, il gas responsabile dell’effetto – serra.

8.1.2012. LA CESSIONE DI SIMONE MISSIROLI al Sassuolo, concretizzata nei giorni scorsi, mi lascia molto deluso. Simone Missiroli è un calciatore molto bravo, cresciuto calcisticamente a Reggio Calabria, e lascia la squadra amaranto dopo 154 partite di campionato e 21 gol, senza contare le partite di Coppa Italia ed altro. Probabilmente il migliore centrocampista d’attacco della serie B. Mi sarei aspettato che venisse ceduto ad una squadra di Serie A: sie era parlato dell’Udinese, che viaggia in posizioni di vertice. Ed invece, viene ceduto al Sassuolo, che attualmente è in posizioni di vertice nello stesso campionato della Reggina. Vale a dire, abbiamo rinforzato una concorrente. A questo punto il progetto immediato della società sembra chiaro: fare cassa per mantenere la sopravvivenza della società Reggina calcio. Non ci sembra che il progetto per questo campionato sia provare a tornare in serie A, anche se io ritengo che con l’organico a disposizione quest’anno all’inizio del campionato la squadra fosse ancora più forte dello scorso anno. In assenza di comunicazioni chiare da parte della società, dobbiamo accontentarci dell’analisi dei fatti. Ed i fatti sono questi: Missiroli, ceduto al Sassuolo; sul piede di partenza altri calciatori di valore – si parla di Ceravolo, di Bonazzoli, di Nicolas Viola, di Rizzato, di Barillà. Uno smantellamento. L’importante è sapere che la società ha l’obiettivo di fare cassa e non di tornare subito in serie A.

10.12.2011. LA MIA AMICIZIA CON ITALO FALCOMATA’ nell’ultimo numero di “Calabria Sconosciuta”.

Se mi guardo indietro mi accorgo che, se qualcosa di buono sono riuscito a realizzare nel corso della mia vita professionale, lo devo anche all’aiuto disinteressato che ho ricevuto da alcuni amici che mi hanno consigliato, sostenuto, indirizzato. Amici che hanno creduto in me. Uno di questi è stato Italo Falcomatà. Molti, in questi anni, hanno scritto di Lui, mettendo in evidenza il personaggio pubblico: ottimo docente, amministratore attento ed appassionato, certamente il migliore sindaco che la storia di Reggio Calabria ricordi.        Ora, anche se è passato tanto tempo, esistono almeno due ordini di motivi che mi rendono difficile scrivere di Italo. Innanzitutto la mia innata riservatezza, che mi porta a conservare dentro il cuore i ricordi più belli, alcuni dei quali cercherò di raccontare qui come momenti vissuti insieme; poi, il timore che il rapporto che mi legava ad Italo possa essere frainteso, ed anche questo concetto cercherò di chiarire, perché tante volte le persone millantano una conoscenza con una personalità importante e la fanno passare per amicizia.        Ed invece, il rapporto che legava me ad Italo proveniva da molto lontano, anzi possiamo dire che esisteva un lontano vincolo di parentela che io, forse, troverei oggi difficile a dipanare, dal momento che l’albero genealogico della mia famiglia è un tantino complicato. Uno di quei legami, comunque, che noi consideriamo valido comunque ed idoneo a stabilire un contatto di rispetto vero e sincero, mai formale. Ed infatti, quando Italo iniziò la sua carriera politica nel 1980 con la sua prima elezione al Consiglio Comunale, ricordo la simpatia che suscitò la notizia a casa mia: si parlava di lui, mio padre cercava, con pazienza ed entusiasmo, di spiegare a tutti noi quella lontana e complicata parentela che ci univa.  Ad un certo punto della storia, però, il rapporto era diventato il mio: era la fine degli anni Ottanta, ora magari non ricordo con precisione le date, io collaboravo al settimanale “I Giorni – cronache di una settimana”, il cui direttore era il dottore Antonio La Tella, che per me fu un vero maestro di giornalismo. Nel febbraio del 1989 mi ero occupato di una questione parecchio interessante: si stava costruendo il palazzo del Consiglio Regionale sulla via Cardinale Portanova, in località Borrace, nell’area dove aveva avuto sede il 20° reggimento fanteria di cui l’ultimo comandante era stato mio nonno, il padre di mia madre, il colonnello Giuseppe De Santis, Medaglia d’argento al Valore Militare. L’esproprio dell’area avrebbe determinato la demolizione della palazzina di comando, dove ancora abitava l’amico Alberto Cafarelli, che io ero andato quindi a trovare, realizzando uno dei miei primi servizi fotografici. Nel frattempo Italo, autonomamente, proponeva di salvare la palazzina realizzandovi un museo, e mia madre unitamente alle mie zie offrivano la loro disponibilità a fornire tutti i cimeli in loro possesso da esporre in tale museo. Dunque, questa occasione fu propizia perché iniziassimo a sentirci e frequentarci. Ma certamente la pubblicazione del mio libro sulle Società Operaie di Mutuo Soccorso, che avvenne nel novembre del 1989, mentre la presentazione del volume venne fatta presso il salone della S.O.M.S. di Palmi nel corso del mese di marzo successivo, offrì altre occasioni di frequentazione. Questo mio libro era piaciuto parecchio, addirittura era stato finalista al premio letterario “Rhegium Julii”, e grazie ad esso si stava concretizzando la possibilità che io andassi ad insegnare presso l’Università per Stranieri, la cui sede si trovava, all’epoca, a Mortara di Pellaro. E, dunque, per diversi pomeriggi mi ero recato lì a colloquio con il Rettore, che in quel periodo era l’onorevole Reale, ed insieme a quest’ultimo le chiacchierate si tenevano anche in compagnia di Italo – che all’epoca era docente anche presso questa struttura -, lì nel cortile dove io parcheggiavo la mia Renault 4 grigio metallizzata. Non se ne fece niente, per una situazione che non voglio ricordare, ma ricordo benissimo ciò che Italo diceva di me al professore Reale, con sincerità ed entusiasmo, non già per addolcire la pillola, ma per spiegare al rettore chi io fossi, per cui non mi era pesato di dover rinunciare all’Università per Stranieri. Ed infatti, dopo qualche giorno, con Italo abbiamo preso il caffè al bar Lo Giudice, sulla via Marina alta, accanto al Istituto Magistrale, ed io avevo portato una copia del mio volume per regalargliela. Ricordo che la dedica che gli vergai sulla prima pagina diceva pressappoco così: “Ad Italo Falcomatà, che si è dimostrato amico in un momento difficile”. Evidentemente Italo credeva in me. Andammo insieme, nel dicembre seguente, alla presentazione del celebre libro “Reggio, bella e gentile” al cinema Odeon, e quella sera volle assolutamente presentarmi al prof. Gaetano Cingari. Il suo amato figliolo Giuseppe, che lui chiamava con infinito affetto Giuseppino, aveva una giacca scura sopra una camicia bianca, come un  ometto. Nei mesi seguenti erano cominciate per me le prove d’esame del concorso a cattedre per l’abilitazione all’insegnamento della Geografia. Italo fu per me, in quel periodo, un prezioso punto di riferimento. Mi recavo a casa sua, nel pomeriggio, e ci lasciavamo andare a conversazioni che cominciavano – certo – dagli argomenti di studio, ma che ben presto spaziavano dalla Letteratura alla Filosofia, alla Musica, alla Pittura. Parlavamo poco di politica, sia perché il nostro legame affondava le sue radici su altro, ma anche perché Italo era un uomo politico nel senso pieno del termine, la sua era una natura di intellettuale che portava il suo contributo di idee alla società civile con spirito di servizio. Certo, aveva la sua ideologia, che si muoveva su due cardini fondamentali: l’immenso amore per la propria città e le priorità verso i ceti sociali deboli. Solo alcune volte ci lasciavamo andare a considerazioni sull’argomento, e le risposte che Italo dava alle mie domande davano la misura del personaggio. Fra i tanti ricordi, alcuni passaggi mi sono rimasti impressi.  Una volta si parlava così, senza alcuna velleità, del gruppo dirigente di quello che allora si chiamava Partito Comunista Italiano a Reggio Calabria ed io avevo espresso le mie considerazioni su alcuni soggetti. Italo mi disse:

–      “Peppe, ricordati che per giudicare un uomo politico bisogna sapere di che cosa vive, da dove gli arrivano i quattrini a fine mese ! ”.

Oppure, un’altra volta, io stavo cercando di esporre una mia idea, per cui sostenevo che nell’amministrazione di un Comune l’ideologia conta fino ad un certo punto, poiché ci sono dei settori d’intervento che necessitano di opere, di attività, di servizi ed allora non importa se il Sindaco è di Destra o di Sinistra, la politica dovrebbe essere un po’ neutra al riguardo. La risposta di Italo fu:

– “Peppe, la crescita civile di una comunità si ha nel confronto democratico delle idee. Fino a quando c’è conformismo, non c’è progresso”.

        In questi nostri incontri a casa sua, la moglie di Italo, la signora Rosetta, rimaneva un po’ in disparte, ed io apprezzavo molto questa sua riservatezza, questo suo rimanere un passo indietro il suo uomo, che non era sottomissione bensì esaltazione delle grandi virtù del marito, anche se poi si inseriva volentieri nella chiacchierata, approfittando del momento in cui portava il caffè.  In quel periodo Demetrio Guzzardi, il coraggioso editore cosentino del mio volume sulle Società Operaie, mi aveva suggerito di mettere in ordine le mie pubblicazioni della rubrica settimanale su “I Giorni”, ed allora avevo realizzato un abbozzo di manoscritto, e prima di mandarlo a Cosenza volli farlo leggere ad Italo. Egli lo lesse con molta attenzione, e mi suggerì di proporre come titolo : “Storie di Reggio Calabria”. Lo conservo ancora con le annotazioni che Lui aveva voluto scrivere di suo pugno. Il concorso a cattedre andò alla grande, avevo superato le prove ed ero stato collocato al 1° posto nella graduatoria di Geografia ed ero stato, quindi, nominato docente di ruolo, per cui la sera del 25 settembre del 1992 mi trovai a casa di Italo in preda al panico: la mattina dopo dovevo andare in cattedra alla prima ora! Che cosa avrei raccontato a quegli alunni che nemmeno conoscevo? Italo mi diede i consigli giusti e mi tranquillizzò.   La sua prima elezione a Sindaco della città di Reggio Calabria, il 28 novembre del 1993, paradossalmente fu per me un elemento di fastidio: ero quasi diventato geloso della carica che ora Italo ricopriva, e questo perché fatalmente il suo tempo a disposizione era adesso più limitato, le nostre occasioni di incontro si riducevano. Se prima gli portavo l’ultimo numero della nostra “Calabria Sconosciuta” a casa o a scuola nell’orario di ricevimento dei genitori, ora gliela dovevo portare a palazzo San Giorgio, ed il nostro rapporto lì doveva passare attraverso il filtro di un capo gabinetto. Lo trovavo assurdo e fastidioso, sul piano personale.        Una volta avevo assoluto bisogno di parlargli abbastanza urgentemente per chiedergli di occuparsi di una questione all’Università per Stranieri. Dopo molte telefonate, Italo riuscì a trovare dieci minuti per me. L’appuntamento era fuori di palazzo San Giorgio, sul portone. Io ero lì ad aspettarlo in compagnia di mio figlio Fabrizio. Appena Italo comparve sul portone dell’edificio comunale, venne attorniato da una schiera di postulanti, e chi lo chiamava di qui e chi lo chiamava di là e chi lo tirava per la giacca. Italo si spazientì e disse ad uno di questi che era parecchio insistente:

– “Lasciatemi stare che devo comprare il pasticcino al mio piccolo amico !”

Infatti, entrammo al bar del Teatro “Cilea” e per prima cosa Italo volle comprare un pasticcino per il mio Fabrizio, il cui muso si riempì presto di zucchero a velo e crema…         Andammo a salutarlo all’inaugurazione della palestra polivalente sul lungomare di Pellaro, in quel periodo noi abitavamo poco distante. Arrivò con la macchina blindata e con la scorta, povero Italo, non aveva perso il sorriso ma certamente dentro di sé la serenità non era più quella. Appena entrati dentro la palestra, prima della cerimonia ufficiale di inaugurazione, volle prendere in braccio l’altro mio figlio Lorenzo e con lui fece il giro della palestra, ripreso dalle telecamere di TeleReggio che mandarono in onda il servizio alle 14.        Quando venni a sapere del male che ce lo avrebbe portato via gli feci recapitare un messaggio scritto di incoraggiamento, sinceramente non so se egli lo abbia mai letto, le nostre comunicazioni si erano interrotte per sempre. Il pomeriggio dell’11 dicembre del 2001 faceva freddo, le luci di Messina al tramonto erano più brillanti del solito, nel cielo che si faceva scuro le nuvole disegnavano degli sbuffi rosa e viola. Ero andato a casa di mia sorella verso le 18,30 – 19, la televisione era accesa,  facendo zapping notai che RTV aveva sospeso le trasmissioni in segno di lutto.        Tornando a casa, quella triste sera, mi passavano davanti nella mente, come in un flash-back, i nostri momenti belli e spensierati, quando ci divertivamo a chiacchierare, anche in dialetto, a parlare, a raccontare, a ridere. Avevo perduto un amico. I telegiornali nazionali e le televisioni locali non facevano altro che ripetere che si era spento il Sindaco della Primavera di Reggio, il Sindaco che aveva fatto rinascere nei reggini l’amore e l’orgoglio per la propria città. Ma a me non importava proprio niente di tutto questo. Io avevo perduto un amico.

8.11.2011. Le condizioni di dissesto finanziario in cui versa l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria sono, ormai, una verità accertata; e confermata dai decreti ingiuntivi, e dalle difficoltà al pagamento degli stipendi delle società miste e partecipate. Ci sembra giusto, quindi, essere un tantino indulgenti nei confronti di chi ci amministra. Tuttavia, esiste una riforma, una rivoluzione, un grande cambiamento, che non costerebbe un centesimo: riprendere il ruolo guida. Sono ormai diversi anni che il Comune di Reggio Calabria ha abdicato a quello che dovrebbe essere il ruolo guida di un’Amministrazione Comunale. Il Comune ha rinunciato ad esercitare il proprio ruolo di soggetto che comanda, che organizza, che disciplina, che sanziona. La conseguenza di ciò è sotto gli occhi di tutti: il traffico automobilistico che si snoda in strade dove l’illegalità regna sovrana, in termini di sosta in doppia ed in tripla fila, in sosta vietata; marciapiedi occupati da automobili ferme, quando non sono interessati da atività produttive, commerciali (frutta e verdura, ferramenta,…) o artigianali (ferro battuto, officine, autolavaggi, …). La spazzatura ci sta sommergendo, soprattutto nelle periferie. La totale assenza di ruolo di comando da parte di chi ci amministra, essenzialmente l’Amministrazione Comunale, raforza sempre più nei riggitani la consapevolezza che a Reggio ognuno può fare quello che vuole, tanto nessuno ti dice niente; e se, occasionalmente, qualcuno ti dice qualcosa, si mettono in campo le amicizie, … e tutto si risolve. Così non va, assolutamente. La città di Reggio Calabria sta sprofondando, una città allo sbando, una città ripiegata su se stessa in cui i veri reggini si trovano sempre più spaesati. I veri reggini attendono una presa di responsabilità da parte dell’Amministrazione Comunale, di riappropriazione del ruolo che le compete per legge e per mandato elettorale. I veri reggini si sono stancati di vedere trasformato il mandato elettorale in esercizio arrogante del potere.

28.10.2011. LE PROTESTE di questi ultimi mesi, che negli altri paesi europei non hanno dato luogo ad episodi significativamente violenti, mentre a Roma si è visto cosa è successo, scaturiscono da un sentimento di indignazione nei confronti dell’atuale sistema economico, sempre più basato su attività virtuali che arricchiscono chi già si trovi in condizioni agiate, ma impoveriscono sempre più quello che una volta era il ceto medio. Tralasciamo gli aspetti fokloristici sul popolo degli indignados: periodicamente spuntano dagli angoli della Terra proteste che, poi, diventa “bello” e “di moda” cavalcare, anche se non se ne conosce il motivo di fondo. In questa occasione, sotto accusa è il mondo della finanza. Ma chi conosce veramente i meccanismi che regolano questo settore economico? Si potrebbe dire, con molta semplicità, che la finanza è l’arte di fare i soldi con i soldi, con lo spostamento di capitali, con le speculazioni di borsa, … e già questo è quanto di più antidemocratico possa esistere. Ma c’è dell’altro. Fin dalla Prima Rivoluzione Industriale, nella metà del ‘700, i sistemi economici hanno subìto un’evoluzione che ha portato gli apparati produttivi ad escludere sempre più l’uomo dalle attività connesse. Risultato: nelle economie avanzate del mondo di oggi, più dei due terzi del PIL proviene da attività di servizio, a basso impatto occupazionale; con consistenti sacche di disoccupazione. L’uomo considerato sempre più una merce. Nulla è cambiato in questi duecentocinquant’anni. Il lavoro, invece, possiede anche e soprattutto un suo valore etico. Lavorare educa l’uomo ai valori migliori. Eppure sempre più trionfano le attività economiche che comportano l’espulsione dell’uomo dagli apparati produttivi. Anche nelle attività di servizio, che grazie ad Internet diventano sempre più immateriali, con odiosi disservizi per gli utenti, soprattutto quando si contatta un call – center. E’ necessario proporre, nel mondo del lavoro, un NUOVO UMANESIMO, che metta l’Uomo al centro del mercato non come merce ma come soggetto pensante. Molte attività produttive, anche di servizio, possono essere rivalutate con la presenza del lavoro umano. Pensiamo in particolare alle attività di controllo e tutela dell’ambiente, alla filiera della raccolta differenziata e riciclaggio, alla salvaguardia dei boschi quale opera di prevenzione del dissesto idrogeologico. Non ci possono essere patti di stabilità che tengano: il lavoro umano ha una sua dignità che non può essere mercificata in maniera volgare.

27.10.2011. Per chi proviene dal Castello Aragonese e voglia dirigersi a Sbarre, LA VIA MARVASI  diventa un incubo, ad ogni ora della giornata, ed in particolare alle 13, in corrispondenza con l’orario di uscita delle scuole, e fra le 19 e le 20,30, in corrispondenza del rientro a casa. Si tratta di una strada a senso unico, stretta che consente il passaggio di una sola fila di automobili. In fondo incrocia con il controviale che risale dalla bretella lato Nord, e siccome le due strade non sono allineate a squadro, nessuno si ferma allo STOP e si crea il caos. Poi, più avanti, la strada per arrivare al Ponte Sant’Anna ed immettersi verso Sbarre, si riduce veramente ad un budello, con sosta selvaggia per comprare il pollo arrosto od il calzone, ed il traffico si paralizza del tutto. Diventa urgente intervenire. Come? In ìtanto cambiando il senso di marcia al controviale che proviene dalla bretella. Poi recuperando quel suolo libero ad angolo per allargare la strada e consentire un deflusso più agevole. Ed infine, intervenendo con gli agenti di Polizia Municipale presidiando l’incrocio ed elevando contravvenzioni per divieto di sosta.

2.10.2011. L’INTERVISTA (http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=108559%3Apriolo-dichiara-guerra-ai-rifiuti-civilta-e-controllo-sociale-per-un-ambiente-sano&catid=40%3Areggio&Itemid=86) che qualche giorno fa il Comandante della Polizia Municipale, il dott. Alfredo Priolo, ha rilasciato a Strill.it , non fa altro che rilanciare con forza quanto andiamo dicendo da mesi. Tolleranza zero contro gli incivili. Conosciamo bene il dott. Priolo. Persona seria e a modo. Da diversi anni dirige un delicatissimo settore della vita cittadina, e non lo abbiamo mai visto al centro di polemiche. Ora esce allo scoperto con alcune dichiarazioni molto condivisibili. Noi non possiamo fare altro che congratularci con il Comandante, invitandolo ad andare avanti su questa strada, sicuro che la maggioranza onesta dei reggini è dalla sua parte, perché vuole una città più pulita e vivibile.

 alfredopriolo

21.9.2011. SULLA CITTA’ METROPOLITANA il dibattito è praticamente assente. Intelligenti riflessioni si possono leggere sul blog del decano dei giornalisti calabresi, nonché nostro maestro, il dott. Antonio La Tella, al quale rimandiamo per la lettura. Dopodiché, il nulla. Eppure si tratta di una questione veramente importante. Il contributo che può offrire il docente e lo studioso di Geografia parte dalla semplice considerazione sulla natura intrinseca di una città. Vale a dire, proviamo a rispondere a questa domanda: CHE COSA E’ UNA CITTA’? La risposta non è semplice, e tanto meno univoca. La stessa domanda, posta ad un nostro antenato, centocinquant’anni fa, quando l’economia era basata prevalentemente sul settore primario – agricoltura ed allevamento – e l’industria mostrava i primi timidi, segnali di espansione, la stessa domanda, dicevo, avrebbe oggi una risposta diversa, oggi che l’economia è basata prevalentemente sul settore terziario, ossia i servizi. Per cui potremmo rispondere che OGGI una città è il luogo dove i servizi tendono a localizzarsi, e che, proprio in conseguenza della presenza di tali attività, esercita sul territorio circostante un dominio misurabile anche attraverso i flussi di pendolarismo. E si tenga presenta che l’area su cui una città esercità il proprio dominio è tanto più estesa quanto più elevate sono le funzioni che in essa si concentrano. Questo criterio ci viene in aiuto nel momento in cui si voglia tracciare una sorta di perimetrazione della città metropolitana. Centocinquant’anni fa, il territorio della Provincia di Reggio Calabria mostrava tre poli urbani, coincidenti con le sedi di rappresentanza del Governo: A Reggio Calabria, la Prefettura; a Palmi ed a Gerace Marina (l’odierna Locri) la SottoPrefettura. Per certi aspetti è ancora oggi così, ma se consideriamo i livelli dei servizi ed i flussi di pendolarismo, non possiamo fare finta di non considerare l’esistenza di una città tripolare che poggia il suo baricentro nello Stretto di Messina, e che ha i suoi vertici in Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Una città di 400.000 abitanti dove sono presenti servizi di livello elevato, e che esercita il proprio dominio su un territorio che comprende certamente la costa tirrenica reggina almeno fino a Palmi – Gioia Tauro, e la costa jonica messinese almeno fino a Taormina. Questi confini sono considerati tenendo conto i bacini di utenza degli aeroporti di Reggio Calabria, di Lamezia e di Catania, la presenza di centri ospedalieri e l’esistenza di Università. Perché è evidente che questa città dello Stretto è a metà strada fra Catania e Lamezia, l’altra importante realtà metropolitana calabrese. Ma, ripeto, queste sono solo considerazioni tecniche, svolte dal geografo, che osserva il territorio con occhi diversi da quelli del politico.

 

15.9.2011. FRA MILLE POLEMICHE le Feste Patronali sono passate anche quest’anno. Il dibattito che si è innescato in riferimento alle questioni relative al panino con la salsiccia, all’assalto agli spazi pubblici, ed allo scivolamento della Festa verso aspetti meramente pagani, può portare aspetti positivi per la collettività se solo se ne colgano i passaggi più importanti. A nostro avviso, il punto centrale è questo: se la Festa della Madonna della Consolazione si è trasformata in festa del panino con la salsiccia, ciò è stato possibile perché, negli anni, chi doveva vigilare ed indirizzare i festeggiamenti civili (leggasi l’Amministrazione Comunale) non lo ha fatto, consentendo l’allestimento dei gazebo e l’occupazione di spazi pubblici e tollerando i danneggiamenti ripetuti. L’occasione deve, quindi, fare riflettere l’attuale Amministrazione Comunale, su una nuova e rivoluzionaria politica di riappropriazione del proprio ruolo. Lo vuole la cittadinanza di Reggio Calabria. Se il nostro Sindaco, Demi Arena, riuscirà in questa azione, siamo sicuri che avrà dalla propria parte tutti quegli strati sani della città che reclamano ordine e legalità. E’ questa la vera rivoluzione che Arena deve portare avanti, e noi che lo conosciamo sappiamo che ne ha le qualità per farlo. Per quanto riguarda, invece, la programmazione dei festeggiamenti, bisogna assolutamente  ritornare alla tradizione: la sfilata dei gruppi folkloristici va benissimo; bisogna valorizzare la tarantella, sdoganandola dall’aspetto pseudodelinquenziale di ballo di ‘ndrangheta, per farla diventare uno dei simboli del folklore reggino, magari istituendo una Cattedra di Tarantella al Conservatorio di Musica; le bancarelle devono essere solamente di prodotti dell’ artigianato, vimini, vetro, ferro battuto, con coinvolgimento delle associazioni locali di giovani che utilizzano materiali poveri. Anche questi sono aspetti che la gente desidera riconquistare.

13.9.2011. CI SENTIAMO DI CONDIVIDERE in pieno il passaggio dell’omelia pronunciata dall’Arcivescovo della Diocesi di Reggio – Bova, Mons. Vittorio Mondello, in occasione della tradizionale cerimonia della consegna del cero votivo da parte dell’Amministrazione Comunale, rappresentata dal Sindaco, Demi Arena. Mons. Mondello, con la sua consueta schiettezza e con quella sua capacità di andare al nocciolo delle questioni, ha detto con forza: “Il vero problema delle feste religiose non è la festa religiosa in sé, ma l’aver tollerato che questa lentamente passasse dall’essere manifestazione della fede del popolo cristiano al diventare  una impresa, più o meno redditizia, affidata o accaparrata da gente lontana dalla Chiesa, che disconosce il significato stesso della festa cristiana e che intende gestire la manifestazione secondo capricci e finalità spesso innominabili. In questo modo le feste religiose, sempre più spesso,  hanno tristemente smesso di essere feste del popolo cristiano; e sono di fatto diventate, nel loro svolgersi, proprietà  di gruppi, alle volte mafiosi, che preferiscono, per i loro fini, presentare forme più o meno paganeggianti della stessa festa. È urgente e indifferibile che la comunità cristiana si riappropri delle feste religiose! Altre volte abbiamo sottolineato la necessità che sia il Consiglio Pastorale a dare le indicazioni per la celebrazione di tali eventi. Molto spesso, quando sento parlare di contrasti tra gli organizzatori delle feste e il Parroco, mi domando: dov’è la comunità cristiana? Non dovrebbe essere questa a far valere gli aspetti autenticamente cristiani senza farsi strumentalizzare da alcuno? Nutro speranza che le nostre feste religiose, che tanta fede hanno suscitato e continuano a suscitare nel popolo cristiano, possano essere finalmente gestite dalla comunità cristiana e ridiventare autentica testimonianza, che rinsaldi la fede dei credenti e diventi occasione privilegiata di evangelizzazione per tutti”. Null’altro da dire.

12.9.2011. SIAMO ALLE SOLITE. Il bell’articolo del bravo Claudio Labate, su “CalabriaOra” di stamattina, sull’assalto dei gazebo a Piazza Carmine, riporta con forza la questione della gestione della città di Reggio Calabria. Ed anche ora dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare, vale a dire: quando dobbiamo prendere le difese dell’Amministrazione Comunale, siamo i primi a farlo; quando dobbiamo formulare delle critiche, lo facciamo molto rispettosamente, nel quadro di una fattiva collaborazione; ma altrettanto con forza non possiamo non rimarcare il fatto che Reggio Calabria è una città in cui ognuno fa quello che vuole anche perché gli è concesso. In nessun’altra città sarebbe successo quello che sta accadendo a Reggio Calabria in questi giorni: non solo a Piazza Carmine, ma in tutto il centro cittadino, gazebo in ogni angolo della strada, senza alcun controllo, senza disciplina, senza rispetto. La Festa della Madonna della Consolazione è diventata la festa del panino con la salsiccia. E stavolta, spiace dirlo, non c’è stato un piano preventivo di controllo che disciplinasse il fenomeno. Ma, d’altronde, anche in questo Reggio Calabria è una città unica: si avverte chiara e netta la sensazione che ognuno può fare ciò che vuole, tanto nessuno ti dirà mai  niente. Puoi girare in lungo e in largo a Reggio Calabria senza incontrare una pattuglia di Vigili Urbani. Gli incroci stradali più importanti non sono mai presidiati.  Serve una rivoluzione, serve un cambiamento, non si può lasciare la città in balia dei prepotenti, degli arroganti, degli incivili. L’Amministrazione Comunale deve riconquistare il proprio ruolo di guida e di indirizzo delle attività cittadine, da quelle più grandi alle cose spicciole del quotidiano. Abbiamo viaggiato un pò, sia in Italia che all’estero. Non parliamo della Svizzera, che magari lì sono veramente maniaci, ma è sufficiente Parigi, o Vienna, o Praga: camminando per le strade di una di queste bellissime città,  hai netta la sensazione di essere in qualche modo controllato, avverti che se fai qualcosa che sia contro la legge arriva qualcuno a fartelo notare, e magari a farti una bella contravvenzione. Qui, da noi, a Reggio Calabria, spiace dirlo, ognuno fa quello che vuole perché non c’è nessun tipo di controllo. E’ ora di cambiare. Altrimenti, come conclude il bravo Claudio Labate sul proprio pezzo in edicola stamattina su “CalabriaOra”, altro che città metropolitana.

Quando venne inaugurata la nuova fontana di Piazza Carmine

5.9.2011. REGGINI E RRIGGITANIGli abitanti di Reggio Calabria possono dividersi in due grandi categorie: quelli che rispettano le regole del vivere civile, e sono i reggini; quelli che non rispettano le regole, i rriggitani , che vivono all’insegna di quella che è diventata la filosofia di vita più dannosa per le sorti della nostra città, ossia FUTTATINDI.  Percorriamo ogni giorno, in lungo e in largo, per le diverse esigenze professionali, lavorative, personali, familiari, etc., le vie cittadine e ci rendiamo conto ogni giorno di quanto i rriggitani siano MALE – EDUCATI, soprattutto per quanto riguarda la circolazione stradale e per ciò che attiene alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. Soprattutto a proposito di questo secondo argomento, sentiamo il dovere di proporre a quei pochi lettori di questo blog, la seguente riflessione. Abbiamo già segnalato più volte che in prossimità dei cassonetti della raccolta RSU si formano delle vere e proprie discariche, particolarmente in periferia. Stiamo notando, in queste ultime settimane, che in diversi punti della città i rifiuti di queste mini-discariche vengono piano piano raccolti. Non dimentichiamoci che la superficie del territorio comunale di Reggio Calabria è fra le più estese d’Italia. Bene, non passano due – tre giorni, che in prossimità degli stessi cassonetti ricompaiono mobili, copertoni di autovetture, elettrodomestici, buste di spazzatura, vestiti vecchi, … Allora, diamo a Cesare quel che è di Cesare: se gli operai della Leonia ripuliscono un luogo dove ci sono i cassonetti, raccogliendo il materiale posto sulla strada o sul marciapiede, e poi dopo due o tre giorni la minidiscarica si ricostituisce, allora la colpa non è certo dell’Amministrazione Comunale, ma di quegli incivili strafottenti che continuano a non rispettare le regole. Esiste l’isola ecologica in via Foro Boario, dove conferire gli oggetti ingombranti. Fino a quando a Reggio Calabria sarà prevalente la filosofia del FUTTATINDI, la nostra città non avrà futuro. L’unica responsabilità che ci sentiamo di addossare all’Amministrazione Comunale in questa vicenda, è di non usare la tolleranza-zero contro questi incivili, utilizzando i rimedi sanzionatori che l’ordinamento giuridico prevede.

Piazza Milano, a Sbarre: fuori dei cassonetti, cumuli di spazzatura. Non li ha messi certo lì il Sindaco, Demi Arena, o l’Assessore all’Ambiente, sig.a Tilde Minasi.

26.8.2011.  BUMBACA E’ MORTO. Reggio calcistica piange la scomparsa di Antonio (Totò) Bumbaca (5.7.1929 – 26.8.2011), forse l’ultimo rappresentante vivente della Reggina della Serie C, prima della storica promozione in Serie B con Maestrelli nel 1965 – 66. Bumbaca venne scoperto e portato a Reggio Calabria dal professore Dolfin, per lunghi anni collaboratore della squadra amaranto, componente della triade degli anni ’60 GRA.DO.MA. (ovverossia Granillo, Dolfin e Maestrelli). Bumbaca ha disputato con la casacca amaranto ben dieci campionati, da quello di Quarta Serie 1953 – 54 a quello di Serie C del 1962 – 63, totalizzando 222 presenze e realizzando 13 gol in Campionato (senza contare Coppe ed amichevoli varie). Era terzino sinistro, ma sovente si spingeva in attacco. Apparteneva, comunque, alla generazione di Alberto Gatto, in cui quando uno sapeva giocare a pallone, poteva farlo in qualsiasi ruolo. Ed ora sono tutti là, in Paradiso: Gatto, Bumbaca, Alaimo, Bercich, Scoppa, Maestrelli, Segato…

Bumbaca in una formazione del 1962 – 63: è l’ultimo a destra nella fotografia, accanto alla mascotte. Il terzo da sinistra impiedi è Alberto Gatto.

20.8.2011. CASE POPOLARI. Le questioni riguardanti la casa ed il mercato immobiliare sono tornate prepotentemente alla ribalta in questi ultimi mesi, in particolare a causa del disagio finanziario delle famiglie che devono sopportare il peso di una crisi economica che sembra non finire mai. E tutto questo per assolvere ad un bisogno primario, per realizzare quello che è il sogno di tanti onesti lavoratori: possedere una casa. Purtroppo, bisogna amaramente constatare che realizzare questo legittimo e sacrosanto sogno sta diventando sempre più difficile, per l’aumento dei prezzi del mercato immobiliare, che in molti casi raggiunge valori esagerati, gonfiati dalla speculazione. I proprietari di abitazione, in Italia, sono all’incirca il 78% della popolazione: vale a dire, in parole povere, che tre italiani su quattro abitano in casa di proprietà, mentre un italiano su quattro abita in casa d’affitto. Ora, se è pur vero che ci sono persone che, pur potendosi permettere di acquistare un appartamento, preferiscono vivere in affitto (ma sono una sparuta minoranza), purtroppo esiste ancora una consistente percentuale di italiani che non possiede una casa. Essere proprietari dell’appartamento dove si abita non è da considerarsi un lusso, eppure ancora oggi non si verificano le condizioni per poter concretizzare questo che, prima ancora di essere considerato un bisogno, deve essere inteso come un diritto. Il diritto di ciascun lavoratore ad essere proprietario della casa in cui abita. Sembrano esistere tutte le condizioni affinché il Governo possa mettere in atto i provvedimenti necessari per realizzare una seria politica a favore della casa, i cui punti fermi dovrebbero essere i seguenti: intervento sui mercati finanziari per calmierare e stabilizzare l’andamento dei tassi sui mutui, per evitare a tante famiglie di finire strozzate (finanziariamente, s’intende); intervento sul mercato per tassare adeguatamente i grossi proprietari immobiliari (una volta si chiamavano palazzinari); controlli rigorosi sugli affitti agli studenti nelle città universitarie, laddove con un appartamento affittato a sei – sette – otto studenti si riescono a racimolare cifre veramente consistenti, che non vengono per nulla tassate. Ma il provvedimento che ci sembra il più efficace per fronteggiare il problema della casa, è certamente il varo di un nuovo piano di costruzione di case popolari. Ci piace chiamarle così, anche se tale denominazione può far venire alla mente questioni ideologiche di stampo sovietico. Ed invece, di questo si tratta: case per il popolo, ossia per quelli che vengono definiti dai sociologi “i nuovi poveri” , quelli che una volta appartenevano alla classe media, al ceto impiegatizio, e che oggi non raggiungono la famosa quarta settimana e che, pertanto, non sono assolutamente in grado di acquistare una casa. La soglia della povertà in questi ultimi anni si è spostata nettamente in avanti, ed ha finito per coinvolgere quelle famiglie che, fino ad una trentina di anni fa, si potevano tranquillamente considerare benestanti. Ecco perché ci sentiamo di affermare che oggi più che mai c’è un estremo bisogno di ritornare a costruire massicciamente alloggi di edilizia residenziale pubblica. A me fa riflettere quel dato percentuale che abbiamo riportato prima, ossia quel 22 % di italiani che non è proprietario della casa in cui abita, e che rappresenta certamente milioni di alloggi di cui il territorio italiano avrebbe bisogno. Anche nella nostra città c’è sicuramente bisogno di un nuovo razionale piano di investimenti per costruzione di alloggi popolari. Basterebbe scorrere con attenzione i censimenti a livello di ciascun Comune, per rendersi conto di quanta gente, ancora, avrebbe bisogno di una casa e, pertanto, di quanto sarebbe auspicabile costruire nuove case popolari. Meraviglia che ancora il Governo non abbia affrontato il problema su questo versante, tenuto conto, altresì, che un massiccio ricorso a questo tipo di investimenti pubblici potrebbe portare una discreta boccata d’ossigeno all’economia asfittica delle nostre realtà, sia in termini di assunzione di mano d’opera, sia in termini di fornitura di materiali. Noi riteniamo che la questione sia di estrema importanza, e che le amministrazioni locali andrebbero sensibilizzate adeguatamente, nel quadro di un sereno confronto democratico, al fine di ottenere risposte adeguate al delicato problema della casa.

9.8.2011. TEMPO DI VACANZE. Estate, tempo di vacanze balneari per più della metà dei turisti di tutto il mondo, il cui numero complessivo si avvicina assai ai 900 milioni. La vacanza al mare rimane quella più desiderata, e noi che viviamo in località costiere, ne possiamo approfittare molto intensamente, potendo godere del vantaggio di avere il punto di appoggio della propria casa, a differenza di quanti vivono in città interne e sono costretti ad attendere il periodo delle ferie, oppure sottoporsi a massacranti escursioni di una giornata. Certo, se facciamo un confronto fra le forme di turismo prevalenti in Italia negli anni ’60 e quelle che si osservano oggi, emergono numerose differenze. A cominciare dalla durata della vacanza. Negli anni ’60 la vacanza durava molto, anche tre settimane, vale a dire l’intero periodo di ferie del lavoratore, ed anche la denominazione stessa era diversa: si parlava, infatti, di villeggiatura. Le mete privilegiate erano le località costiere: negli anni ’60 erano le località balneari tirreniche quelle che facevano vedere il maggior numero di villeggianti, a cominciare dalla Versilia, sul litorale toscano, con località come Viareggio o Castiglioncello; ma anche il litorale laziale cominciava ad essere meta privilegiata delle vacanze estive, ad Ostia, Fregene, Ladispoli. In seguito si assiste al grande sviluppo del turismo balneare nella Riviera Romagnola, a Rimini, Riccione, Cesenatico, Cattolica. Le località balneari venivano raggiunte per lo più in automobile, e le giornate di vacanza non prevedevano attività di esplorazione del territorio, ma venivano scandite da ritmi alquanto monotoni: la mattina in spiaggia, poi il pranzo, il rito della pennichella, nel pomeriggio l’immancabile passeggiata sul Lungomare e la sera al dancing, l’antenato dell’odierna discoteca. Qui da noi negli anni ’60 cominciava a circolare l’immagine dello Scoglio dell’Ulivo, alla Tonnara, quale simbolo del turismo balneare della Costa Viola, e Scilla manifestava una certa tendenza a diventare una seconda Taormina. Oggi, invece, si osserva una netta riduzione della durata della vacanza: dalle tre settimane si è passati ad una settimana, od anche un week end. La riduzione della durata della vacanza, oggi, è certamente da mettere in relazione con il crescente uso dell’aereo per gli spostamenti, ed in particolare in modalità charter. Ma è da mettere anche in relazione all’affermazione di nuove forme di turismo, che non concepiscono più la vacanza come un’attività monotona connotata da pigrizia, bensì una nuova visione di turismo attivo, alla scoperta del patrimonio naturale, antropico, folkloristico, antropologico, gastronomico. E da questo punto di vista è da considerare anche l’affermazione di nuove forme di ricettività, quali l’agriturismo ed il Bed and Breakfast. L’agriturismo, che è una forma accessoria di ricettività svolta all’interno di un’azienda agricola, consente il contatto diretto con la Natura ed assicura la riscoperta della gastronomia tipica del territorio, spesso in agricoltura biologica. Il B&B, invece, è una forma di ricettività che si adatta bene al turista attuale al quale serve solamente un posto pulito dove dormire e fare una doccia, dal momento che la giornata si svolge fuori, alla scoperte di chiese, musei, monumenti, scavi archeologici, …   Si è passati a forme di turismo di massa, ma l’evoluzione ha portato anche all’organizzazione di località all’insegna del caos o, come usa dire oggi, della movida. Un esempio ne sono i lidi a Reggio Calabria, che non sono frequentati da turisti bensì dai residenti, connotandosi questi intrattenimenti con una pregnante definizione coniata anni fa all’Università di Bologna a proposito del litorale romagnolo, ma che si adatta bene anche a questa realtà: divertimentificio.

29.7.2011. LA MORTE DEL PORTO DI GIOIA TAURO. Stiamo assistendo alle battute finali prima di quello che, ormai, appare un verdetto annunciato: la morte del porto di Gioia Tauro. Le vicende di questi ultimi giorni stanno spostando le responsabilità sui lavoratori, e questo, francamente, appare alquanto grottesco e non si sa se ridere o piangere. Il porto di Gioia Tauro è destinato a morire per alcune circostanze che si sono verificate in questi sedici anni di operatività, alcune delle quali da noi profetizzate già da tempo, fin dal lontano 1997 quando pubblicammo su “Calabria Sconosciuta” del caro Giuseppe Polimeni, un saggio dal titolo “Linee per una programmazione territoriale nella piana di Gioia Tauro”. Questo saggio prendeva le mosse da uno studio multidisciplinare che avevamo condotto all’ITC Einaudi di Palmi con gli studenti della 5^ ERICA. Già da allora avevamo posto l’accento sulla imprescindibile esigenza della realizzazione di un’area industriale con incentivi fiscali, un’area per la logistica, ed i collegamenti intermodali, ossia il potenziamento del trasporto stradale e la realizzazione di un fascio di binari per il trasporto ferroviario, realizzando così il corridoio intermodale verso Nord, sull’asse Tunisi – Palermo – Milano – Rotterdam. Poco o niente è stato fatto per queste esigenze. L’altro fatto importante di questi ultimi anni è da ricondurre alla prepotente crescita delle economie nordafricane. Abbiamo assistito ad un forte sviluppo dei porti egiziani, tunisini, algerini e marocchini. In particolare in Marocco, a Tangeri, viene realizzato quello che diventerà, a regime, il più grande porto container del Mediterraneo, con un potenziale di oltre 8 milioni di teus, più del doppio di Gioia Tauro, con costi nettamente inferiori. E’ evidente che le multinazionali del transhipment scelgano le condizioni economiche più vantaggiose.

A meno che un’area portuale non diventi anche  un’area industriale, e ciò si verifica solo se il Governo accorda incentivi fiscali o doganali che possano attirare investimenti produttivi. E’ il caso delle Free Economic Zones dell’Egitto o delle Zone Economiche Speciali della Cina. Basta guardare l’esempio di Shenzen. A Gioia Tauro esistevano tutte le condizioni per realizzare un’area industriale che attraesse investimenti produttivi provenienti da multinazionali straniere, ma la classe politica, sia a livello nazionale che a livello locale, non ha mosso un dito affinché ciò avvenisse. E di questo i rappresentanti politici reggini e calabresi devono sentire tutta la responsabilità. Di tutto ciò prende atto ora l’Unione Europea, che programma una nuova dislocazione dei corridoi intermodali Nord – Sud, mostrandosi incline a privilegiare la nuova direttrice Milano – Roma – Napoli – Foggia – Bari, e da qui verso Malta, verso l’Albania (prossima ad entrare nell’UE) e verso la Turchia (basta informarsi di ciò che avviene ad Izmir). La Calabria viene cancellata dagli uomini di Bruxelles. Dove sono i nostri europarlamentari?

Volere scaricare, ora, sui lavoratori – che pure avranno le loro colpe, si parla di tassi di assenteismo superiori alla media – le cause della fine del sogno del porto di Gioia Tauro, ricorda tanto quei litigi che fratelli e sorelle fanno al capezzale del padre moribondo, rinfacciandosi  odiosi fatti del passato. Il porto  di Gioia Tauro muore, ed il certificato di morte porta una diagnosi precisa: indifferenza della politica.

20.7.2011. IL GRANDE ALBERGO MIRAMARE A REGGIO CALABRIA. Nel piano delle dismissioni (leggasi vendite) che l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria intende realizzare per cercare di raggranellare qualche euro per tappare la voragine di debito (si parla di 150 milioni di €, vale a dire le vecchie 300 miliardi di Lire), rientra l’edificio del Grande Albergo Miramare, sulla via Marina Alta. Corre l’obbligo ricordare, agli amministratori di questa città senza memoria, la storia di questo edificio, al fine di non snaturare le cose.

Il Grande Albergo Miramare venne costruito su di un’area di proprietà del Ricovero Comunale di Mendicità, Ente Comunale di beneficenza fondato il 6 Dicembre 1866 dal Municipio di Reggio Calabria ed eretto Ente Morale con Regio Decreto del 5 Giugno 1871 (“… il Ricovero di Mendicità di Reggio Cal. possiede nella stessa città un’area fabbricabile di metri quadrati 1700 circa limitata a nord da via Giudecca, ad est da area fabbricabile di proprietà del Comune e della Provincia di Reggio Cal., a sud da via Fata Morgana, ad Ovest da vai Marina, detto suolo catastato alla partita 8480 mappale 638″). A codesto Ente l’area era pervenuta per legato del Cav. Domenico Palumbo, il quale nel suo testamento segreto in data 3 Gennaio 1904, così scriveva: “Lascio e lego sulla parte disponibile dei miei beni la casa palaziata, già Palazzo Guerrera, sita sulla strada Fata Morgana, al Ricovero di Mendicità, situato prresso il Santuario della Madonna della Consolazione, in luogo elevato, in questo Comune”. Su quest’area verrà costruito, fra il 1925 ed il 1928, il Grande Albergo Miramare. Leggiamo dalla relazione al progetto, realizzato dall’ingegnere Fiaccadori, la finalità di beneficenza: ” …dar inizio nella città a quell’industria del forestiero … assicurare, coll’affitto dell’Albergo stesso, una rendita sicura al Ricovero…”. Lo scopo per cui fu costruito il GAM, dunque, fu la filantropia  attraverso l’imprenditorialità. Occorre che il Comune di Reggio Calabria tenga nel giusto conto queste vicende storiche.

Nel 1989 la famiglia Montesano aveva ristrutturato il GAM ed io, che collaboravo al settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” diretto dal dott. La Tella, ricevetti dal direttore l’incarico di portare alla luce la storia dell’edificio. L’articolo venne pubblicato sul numero del  14 Settembre 1989.

15.7.2011. RACCOLTA DIFFERENZIATA. I dati, divulgati, recentemente, sono abbastanza confortanti: in Italia i quantitativi di materie prime secondarie provenienti dalla raccolta differenziata sono in crescita. All’ultimo posto, come già sapevamo, la Campania. A Reggio Calabria le cose vanno abbastanza bene, ma siccome c’è sempre da migliorare, ecco che ci permettiamo di presentare la nostra proposta. Si parte dalla considerazione che le frazioni più comuni sono carta e cartone, vetro, plastica ed alluminio, noi organizzeremmo il servizio così: 1) Individuazione dell’isola ecologica, ossia uno spiazzo, un’area dove rendere possibili i conferimenti; 2) organizzare delle squadre di operatori ecologici divisi per frazione riciclabile, ossia una squadra che raccolga solo plastica, una squadra che raccolga solo vetro, e così via. Le strade cittadine sono piene di bottiglie di plastica, di lattine di alluminio, di carta e cartone e di bottiglie di vetro; 3) stipulare dei contratti – convenzioni su misura per tutti i commercianti della città che producano questa quattro frazioni: a cominciare da bar – pizzerie – ristoranti, che producono enormi quantità di bottiglie di plastica o di vetro, scatole di cartone e lattine di alluminio. Sulla base del loro consumo standard si stipulerebbero degli accordi per lo smaltimento delle frazioni, con prelievo a domicilio o conferimento all’isola ecologica, secondo accordi, e modulando la tariffa in base agli accordi. Esempio: una pizzeria – rosticceria si impegna a far trovare pronti, ogni mattina, i contenitori con le frazioni già differenziate, concordando una tariffa per questo servizio; se il commerciante si impegna a conferire all’isola ecologica, la tariffa sarà più bassa, com’è ovvio; 4) per le famiglie noi proporremmo una tessera punti all’incontrario: attualmente una famiglia tipo che abiti in un appartamento tipo paga, poniamo, 300 € l’anno di RSU: bene, il 1^ Gennaio viene consegnata al capofamiglia una tessera con 300 € di bonus caricati, poi ogni qualvolta che viene effettuato un conferimento su quella tessera viene decurtato l’importo corrispondente: al 31 Dicembre il saldo della tessera sarà l’importo da pagare. All’isola ecologica ci sarebbe una sorta di cassa dove consegnare le frazioni e farsi scalare i punti sulla tessera. In questo modo le persone uscirebbero di notte a raccogliere vetro, alluminio, plastica o carta da portare all’isola ecologica; 5) trasformare il sito industriale di Saline Joniche in un impianto di riciclaggio di plastica, vetro, carta ed alluminio, sul quale fare convergere le frazioni raccolte nei Comuni che riterranno utile consorziarsi. Idee semplici che ci sembrano utili suggerimenti per migliorare sempre più un servizio che deve servire a rendere la nostra città sempre più vivibile e sempre più gradevole agli occhi dei turisti, ed anche nel quadro dei principi di salvaguardia dell’ambiente e del risparmio sulla produzione di questi oggetti.

13.7.2011. AUTOBUS ATAM A REGGIO CALABRIA. Abbiamo più volte messo in evidenza il grande sforzo compiuto da ATAM, sotto la gestione dell’attuale Sindaco Demi Arena, per fare crescere il trasporto pubblico a Reggio. La realizzazione del terminal di Largo Botteghelle, l’istituzione di service point a Piazzale della Libertà, l’istituzione di nuove linee, la campagna contro i “portoghesi” sono fatti sotto gli occhi di tutti. Ci sono, è evidente, ancora tante cose da migliorare. Le nostre proposte sono nell’esclusivo interesse della collettività. Una proposta che abbiamo fatto più volte è quella della gerarchizzazione della rete viaria cittadina. Di che si tratta? Individuare nella rete stradale cittadina uno o più percorsi di esclusiva pertinenza del trasporto pubblico ATAM, quasi fosse una sorta di metropolitana di superficie. La nostra proposta operativa è la seguente, all’interno dei due capolinea di Piazzale della Libertà (Nord) e Largo Botteghelle (Sud): Via de Nava nei due sensi di marcia; Corso Garibaldi nei due sensi di marcia; Viale Calabria nelle corsie laterali. Questo potrebbe essere un itinerario per bus – navetta a motore elettrico, con frequenza di 15 minuti. Dai due terminal partirebbero altre linee per le varie destinazioni: in particolare da quello di Piazzale della Libertà per le località  della periferia Nord, e da Largo Botteghelle per la periferia Sud.

L’altra grande rivoluzione che serve per migliorare il trasporto pubblico ATAM a Reggio Calabria è quella di fare capire ai passeggeri che si sale dalle porte laterali e si scende da quella centrale. Reggio Calabria è una città strana: si prova piacere a trasgredire, ed ognuno fa quello che vuole. Ora, nonostante i cartelli indichino chiaramente la discesa e la salita, le persone continuano a salire dalla porta centrale. Ed a poco valgono le considerazioni quando c’è strafottenza e menefreghismo. Bisogno, quindi, lanciare una campagna di educazione per fare capire ai riggitani che non si sale dalla porta centrale, ma da quelle porte alle estremità del bus.

29.6.2011 – ALBA FLORIO. Messina, 31 mag. – (Adnkronos) – La poetessa Alba Florio, ultima grande esponente del Decadentismo, e’ morta a Messina all’eta’ di 101 anni. Nata a Scilla (Reggio Calabria) il 21 aprile 1910, Alba Florio esordi’ nel 1929 con la raccolta ”Estasi e preghiere”. Il suo periodo di piu’ intenso fervore lirico si sviluppo’ negli anni Trenta, nella sua giovinezza, dai venti ai trent’anni. Nel 1936 vinse il Premio Viola con la raccolta ”Oltremorte”, che il celebre italianista Francesco Flora esalto’ riscontrandovi una modernita’ asciutta ed un intenso sentimento del mistero.

E’ stata definita dal grande critico letterario Antonio Piromalli “la maggiore poetessa italiana del Novecento”, la scillese Alba Florio. Di lei le antologie letterarie pubblicano poco, tutte impegnate a valorizzare i soliti D’Annunzio, Foscolo, Leopardi, Montale, Quasimodo ed Ungaretti. Magnifici poeti, per carità, ma Alba Florio possiede una delicatezza di espressione che non ha eguali nel campo del lirismo. Ecco quello che io considero il suo capolavoro.

NINNANANNA

Sei più povero delle pietre

in cui non vive alcun seme;

vuote d’amore e in sé stesse compiute.

Ché sulle pietre naviga il cielo

tenero d’acque, sconvolto dai venti,

e qualche stella precipita spenta

come lo scheletro di un razzo.

Sei più povero del buio

che non ha mani per prendere

i dolci aspetti della terra

Quando si copre al suo apparire,

d’una nube di silenzio.

Perché il buio non è solo:

coi cani randagi, cammina

e in fondo alle strade vi è sempre

un pianto nuovo di bimbo.

Ma tu non sei nessuno,

docile hai reso quello che fu tuo,

e non sai com’è triste cadere,

fra le cose dimenticate.

8 GIUGNO 2011. Uno dei (ahimé) tanti problemi che affliggono la citta di Reggio Calabria è rappresentato dalla caoticità del traffico automobilistico, in alcune ore della giornata, in alcune zone dell’area urbana. Eppure la caratteristica viaria di Reggio Calabria sono proprio queste lunghe e diritte strade, pressoché tutte parallele fra di loro, che formano un reticolo in cui le vie si tagliano ad angolo retto. L’allineamento più importante è certamente quello Viale Amendola – Corso Garibaldi; ma anche la via Torrione, la via Aschenez, la via Possidonea, sono strade tutte diritte dove il traffico automobilistico dovrebbe scorrere in maniera fluida. Cos’è, allora, che rallenta o blocca le automobili in città? L’ ostacolo principale è rappresentato dalle automobili in sosta in maniera disordinata. A Reggio Calabria manca quasi completamente la segnaletica orizzontale di delimitazione della aree di sosta libera, quelle individuate dalla vernice bianca, tanto per intenderci. Un’amministrazione comunale che voglia cominciare ad intervenire in maniera seria per cercare di rendere più fluido il traffico cittadino, dovrebbe cominciare ad individuare con estrema chiarezza le aree di sosta, e poi usare tolleranza zero per quegli automobilisti indisciplinati e menefreghisti che parcheggiano fuori dalgli appositi spazi, in diagonale, sul marciapiede, in doppia fila…

La sosta indisciplinata e selvaggia conferisce, inoltre, alla città uno sgradevole aspetto di ambiente disordinato e caotico. A Reggio Calabria abbiamo numerose strade che sarebbero dei viali. Ora, un viale è una strada più larga delle comuni vie, di regola alberata da entrambi i lati, con ampi marciapiedi dove i pedoni possano camminare agevolmente, e dove le autovetture possano mantenere una velocità leggermente superiore, consentendo così al traffico cittadino di trovare sfogo e respirare. Bene, basta fare un giro sul viale Amendola per avere un’idea di una città dove ognuno fa quello che vuole, sicuro dell’impunità. Basta fare un giro al rione Sbarre, sul viale Aldo Moro dove la sosta in doppia fila è la regola, a pochi passi dal Comando dei Vigili Urbani;  o sul viale Europa, a pochi passi dal Comando dei Vigili del Fuoco ed in prossimità del presidio ospedaliero “Morelli”; sul viale Calabria o sul viale Galilei, dove la circolazione spesso si riduce fino a consentire il passaggio di una sola autovettura alla volta.

Ci sono, poi, alcuni punti nevralgici della città dove il traffico, puntualmente, si paralizza, in corrispondenza di strozzature di cui nessuno sembra accorgersi. Una di queste strozzature è in corrispondenza del ponte Sant’Anna, nel punto in cui questo sbarca verso il centro storico. Il traffico che dalla zona del Castello si dirige verso il ponte Sant’Anna per via Marvasi si strozza alla fine di questa via, all’incrocio con il controviale, dove nessuno rispetta la segnaletica. Allo stesso modo il traffico che da Sbarre si dirige verso il centro trova un blocco all’altezza della chiesa di Sant’Anna, dove sul lato sinistro, in asse con il ponte, si parcheggia in doppia e talvolta in tripla fila. Di Vigili Urbani a fare contravvenzioni per divieto di sosta, nemmeno l’ombra.

13 GIUGNO 2011. La Villa Comunale… una passeggiata ai Giardini Pubblici consente di rendersi conto dell’assoluto abbandono e degrado in cui versa quello che potrebbe essere – rispettando le proporzioni – il Central Park di Reggio Calabria. Per non parlare delle condizioni di sicurezza. A due passi dalla Questura. Evidentemente i nostri amministratori non sono abituati a passeggiare alla Villa Comunale. Invitiamo il caro amico Demi Arena, eletto da poco Sindaco e, quindi, per nulla responsabile dal momento che prima ha amministrato (in maniera intelligente) l’ATAM, a fare due passi ai Giardini Pubblici di Reggio Calabria. Potrà rendersi conto in prima persona di quanto andiamo scrivendo. Innanzitutto per quanto riguarda la cura e la manutenzione degli spazi verdi; poi la pulizia e la cura dei vialetti; ed infine (“last but not the least”) la questione sicurezza, che porta ad avere paura ad entrarci anche di giorno. Tutto questo determina la totale mancanza di bambini alla Villa, noi che ci passavamo giornate intere, a rincorrere il trenino… Siamo certi che Demi Arena, da quella persona sensibile ed innamorata delle propria città quale è, saprà trovare il giusto modo per valorizzare la Villa Comunale.

Non sembra cosa inutile ripercorrere le tappe storiche che portano all’attuale Villa Comunale. Nel 1817 era stata costituita a Reggio Calabria la Società Economica che aveva lo scopo di “…far progredire, ed immegliare la nostra agricoltura…”  Fin dal 1820 questa Società aveva manifestato il desiderio di avere un Orto sperimentale per la sua attività di ricerca; ed il Consiglio Provinciale, nel 1838 aveva indicato l’area dove ancora oggi sorge la Villa Comunale. L’Orto Agrario Sperimentale fu istituito con Sovrano Rescritto del 17 Aprile 1839. Subito i reggini ne videro una gradevole funzione pubblica: fu così che si pensò di recingere l’Orto per “scompartire il terreno da servire al duplice oggetto degli esperimenti agronomici e del pubblico passeggio” La Villa Comunale venne inaugurata ed aperta al pubblico passeggio il 12 Settembre 1896, dal Sindaco Domenico  Tripepi.

15.6.2011. LA CITTA’ TURISTICA. Ogni anno, ed in particolare all’approssimarsi della stagione estiva, si riapre il discorso sulle potenzialità turistiche di Reggio Calabria. Ma Reggio Calabria può veramente essere definita una città turistica? Perché una città possa avere una simile qualifica vi sono essenzialmente due situazioni: 1) quella di una grande città, quasi sempre una capitale, quale per esempio Praga o Roma o Londra…, che possieda un offerta turistica talmente ampia da consentire un viaggio standard di cinque notti – sei giorni, con quattro giorni turistici utili; 2) quella di una città media che sia località centrale di una regione turistica, base logistica per la ricettività, quale potrebbe essere, per esempio, Nizza per la Costa Azzurra.

Una regione turistica è una regione geografica in cui il turismo è allo stesso tempo la principale attività economica (misurata attraverso la quota di PIL che proviene dal settore, dalla quota di addetti nel settore e dai flussi turistici) ed il principale fattore di organizzazione del territorio, a cominciare dai PSC, con un unico soggetto responsabile della gestione del fenomeno. L’estensione di una regione turistica è in relazione alla durata delle escursioni che, di regola, si svolgono in auto od in pullman. Un’escursione su gommato non dovrebbe mai superare i 100 – 120 km., per consentire di andare e tornare nella stessa giornata. L’analisi geografica della regione turistica consente di valutare gli aspetti ambientali presenti sul territorio, particolarmente il clima e la morfologia. Nella regione turistica sono presenti anche elementi che appartengono al passato, alla storia dell’Uomo, vale a dire i fattori antropici: musei, chiese, monumenti, scavi archeologici, … Le vie di comunicazione giocano un ruolo fondamentale, trattandosi di viaggi: oggi si tende a privilegiare l’aereo, sotto forma di voli charter, per cui è un fattore molto importante avere un aereoporto abilitato ai voli charter (per esempio, più della metà dell’operatività totale dell’aereoporto di Rimini è per voli charter). Anche la ricettività è indispensabile: con il termine ricettività deve intendersi quell’insieme di strutture che rendono possibile e gradevole il soggiorno del turista. Nel campo della ricettività alberghiera, si osserva una netta preferenza verso il tre stelle o il due stelle super. Le forme di ricettività extraalberghiera che stanno facendo notare un significativo successo in questi ultimi tempi sono, certamente, il Bed and Breakfast e l’agriturismo. E’ molto importante la professionalità degli operatori del settore, e gioca un ruolo decisivo la pubblicità.

Una volta puntualizzati questi fattori, è possibile esaminare le condizioni della nostra città. Reggio Calabria non sembra una città che possegga un’offerta turistica talmente ampia da poterci organizzare una vacanza di cinque pernottamenti: ne bastano tranquillamente due. Ed allora bisogna allargare il discorso ad una regione turistica che comprenda località distanti da Reggio Calabria massimo 100 km. Entro questa distanza ci sta certamente Locri, che offre interessanti scavi archeologici. Ampiamente sotto il limite dei 100 km. ci sta Gambarie d’Aspromonte ed il Parco Nazionale dell’Aspromonte, che offre potenzialità di turismo ambientale. Sulla costa tirrenica merita di essere visitata Scilla, con il riferimenti mitologici ma anche alla pesca dello spada.

A noi sembra che il problema principale sia rappresentato dalla costituzione di una valida cabina di regia, che possa coordinare il turismo all’interno della regione turistica considerata. Significa anche, per esempio, coordinare gli eventi fra le diverse località. D’estate succede che a cavallo della setimana di Ferragosto si concentrano moltissimi eventi anche a distanza di qualche chilometro. Una pianificazione degli eventi potrebbe costituire un’offerta turistica continua nel tempo.

E la ricettività? La ricettività che fa capo alla città di Reggio Calabria appare alquanto squilibrata verso livelli alti, tipo quattro stelle, le tipologie che il turista evita per i prezzi elevati. Oltre il 90 % degli alberghi di Rimini appartiene alla categoria tre stelle e due stelle super.

Un ultima riflessione. Al porto di Reggio non attraccano navi da crociera. Ci siamo domandati mai il perché?

 

18.6.2011.  Nel pomeriggio dello scorso giovedi 16 Giugno un normalissimo, banalissimo incidente stradale all’incrocio della via Romeo con la via De Nava, praticamente davanti al Museo, fortunatamente senza alcuna conseguenza alle persone, ha determinato, com’è logico, un pò di rallentamento del traffico automobilistico. I Vigili Urbani prontamente intervenuti, comunque, si sono dati da fare in maniera positiva e sono riusciti ad assicurare il transito delle autovetture, ed in particolare degli autobus, che sono stati deviati dalla parte bassa alle spalle del Museo. Da questo evento scaturiscono alcune riflessioni, che vogliamo condividere  con i lettori di questo blog in uno spirito assolutamente propositivo.

1) come abbiamo scritto prima, la squadra di Vigili Urbani intervenuta per l’incidente ha lavorato veramente bene, si vede subito che tratta di giovani preparati che ci mettono la giusta passione. Questi Vigili sono riusciti ad evitare che il traffico si paralizzasse in un punto nevralgico della città, laddove dalla via Romeo si svolta a destra verso viale Amendola o verso via De Nava, oppure si va dritto verso l’Excelsior. Complimenti, quindi, ai Vigili Urbani.

2) viene, quindi, questa seconda considerazione: c’è veramente tanto bisogno di Vigili Urbani in città, soprattutto di QUESTI Vigili, ossia di operatori capaci ed intelligenti. A Reggio Calabria, spiace dirlo ma è così, da sempre i Vigili Urbani hanno attuato la strategia del “multa e fuggi”, vale a dire piombano per cinque – dieci minuti in un tratto di strada, fanno un pò di contravvenzioni, poi scompaiono. In una città che si rispetti, ed in particolare in una città turistica, i Vigili Urbani diventano un presidio permanente degli incroci più importanti della città, e pattugliano in maniera discreta le strade più importanti con una presenza visibile, che determina due effetti: rassicurare il cittadino onesto, scoraggiare il cittadino prepotente. L’incrocio dove si è verificato l’incidente giovedi pomeriggio è un luogo dove ci vorrebbe un presidio PERMANENTE di Vigili Urbani, per contrastare la sosta selvaggia di tutti coloro che parcheggiano fuori posto per bivaccare sul marciapiede. Per non parlare dell’intera via De Nava, dove il parcheggio in doppia fila è ormai diventato una regola.

24.6.2011. UNA STRISCIA BIANCA.

Moltissime strade a Reggio Calabria sono completamente prive di segnaletica orizzontale, ossia di quelle segnalazioni stampate sull’asfalto con vernice bianca, che guidano l’automobilista negli spostamenti e nella sosta. Ne deriva una grande confusione sia per quanto riguarda la circolazione sia per quanto riguarda la sosta. Da questo punto di vista Reggio Calabria assomiglia assai a quelle città africane dove il caos regna sovrano. In effetti nella nostra città il problema è duplice: da un lato la totale assenza di controllo permanente da parte dei Vigili Urbani, impegnati nella strategia del “multa e fuggi”, invece di presidiare permanentemente gli incroci più importanti e le strade più trafficate; dall’altra c’è la maleducazione dei rriggitani  (di proposito uso quest’espressione, perché c’è differenza fra reggini e rriggitani:  i primi sono la parte sana della popolazione, che rispetta le regole del vivere civile, i secondi sono gli strafottenti e gli arroganti, quelli che hanno coniato il motto che caratterizza, purtroppo, in senso negativo la nostra città: FUTTATINDI!).

Ora, siccome l’operazione culturale rivolta a ridurre il numero dei riggitani prevede tempi lunghi, almeno una generazione, bisogna agire dal lato del controllo da parte degli organi competenti. La vernice bianca sull’asfalto è un presidio di legalità, perché comprime moltissimo l’atteggiamento strafottente dei riggitani; inoltre, la linea bianca sull’asfalto guida e disciplina il traffico consentendo uno scorrimento più fluido. Un esempio? l’ultimo tratto del Lungomare Falcomatà, la via Marina Bassa, tanto per intenderci, dalla Villa Comunale verso la Stazione Centrale: bene, in quest’ultimo tratto il Lungomare si restringe un tantino, poi c’è la confluenza con la corsia degli autobus che vengono dalla via Marina Alta, poi si piomba davanti alla Stazione Centrale ed, ancora, verso il ponte sulla fiumara Calopinace. Ecco, una segnaletica orizzontale che delimiti con precisione due corsie di marcia potrebbe contribuire notevolmente allo snellimento del traffico.

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