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IL BLOG DI GIUSEPPE CANTARELLA

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12.5.2014. LA POLIZIA MUNICIPALE A REGGIO CALABRIA.

Spesso mi domando se a Reggio Calabria esista o meno un Corpo di Polizia Municipale. Me lo chiedo ogni giorno, ogni volta che mi sposto in città per lavoro, ed osservo una condizione di totale illegalità, di prepotenza diffusa, di arroganza consolidata.
Reggio Calabria è una città dominata dall’illegalità, una condizione che proviene essenzialmente da due gruppi sociali: i malavitosi veri e propri, i delinquenti, gli ‘ndranghetisti; e gli strafottenti, quelli che spesso vengono indicati con l’espressione “rriggitani”, quelli che vivono all’insegna del “futtatindi”.
Come si sia arrivati ad avere la città dominata da questa maggioranza in – civile (usando il trattino si vuole indicare gente non degna di vivere in un consesso civile) non è certamente facile, molteplici essendo le cause. C’è chi riporta il tutto all’Antropologia, invocando la natura e le origini greche della gente reggina. C’è chi tira in causa le vicende climatiche, ed in particolare lo Scirocco, che determina spossatezza ed indolenza nei confronti dell’impegno sociale. E c’è chi accusa la Scuola, dove non si insegnerebbe più l’Educazione civica.
Un dato è certo: storicamente, e quando dico storicamente mi rifaccio alla mia personale esperienza di vita, che comincia – ahimé – ad essere notevole; storicamente, dunque, a Reggio Calabria la presenza del corpo di Polizia municipale non ha mai svolto quel ruolo forte ed incisivo di contrasto ai comportamenti illegali ed in – civili. L’azione della Polizia municipale deve – o dovrebbe – essere rivolta a scoraggiare l’illegalità ed ad incoraggiare quella minoranza silenziosa di cittadini che cercano di tenere comportamenti corretti.
A Reggio Calabria ci sono vie del centro cittadino dove l’azione di contrasto della Polizia municipale non si riesce a cogliere in nessun modo: ci riferiamo, in particolare, alla sosta selvaggia di autovetture in doppia e tripla fila sulla Via De Nava e sul Viale Amendola, sulla Via Santa Caterina, sul Viale Aldo Moro, sulla Via Marina Alta, ed altro. Ci riferiamo in particolare all’occupazione di spazi pubblici da parte di commercianti ortofrutticoli quasi sicuramente abusivi, che non rilasciano nessuno scontrino, situati ad ogni angolo di strada, come in Via Messina. Ci riferiamo all’occupazione degli spazi pubblici da parte dei commercianti a posto fisso, che quasi sempre si appropriano del marciapiede e dello spazio di strada antistante al negozio (con la classica seggiola o con le cassette di legno della frutta, vuote). Ci riferiamo alle numerose attività artigiane svolte sul marciapiede e sulla strada, come elettrauto, carrozzieri, lavagisti, ferro battuto, falegnami e restauro mobili, ed altro. Ci piacerebbe sapere dove sono gli Agenti di Polizia municipale, e perché non vengono comandati a svolgere la corretta opera di contrasto a queste attività illegali. Ci piacerebbe conoscere i numeri della pianta organica, e sapere con quale criterio vengano organizzati i servizi di pattugliamento e di applicazione delle ordinanze comunali.
Si percepisce appena la presenza dei Vigili Urbani solamente in qualche occasionale “multa e fuggi”. Storicamente, a Reggio Calabria non abbiamo mai avuto un servizio, da parte della Polizia municipale, di pattugliamento di un tratto di strada o di un incrocio particolarmente trafficati, un po’ come si vede in quei film americani, in cui si vede il poliziotto che cammina sul marciapiede con le mani dietro la schiena, pronto ad intervenire alla minima infrazione. Basti osservare l’incrocio fra Via De Nava e Via Romeo, proprio in prossimità del Museo, dove, oltre a tutto il resto, la città offre una pessima immagine di sé ai turisti che vengano a visitare i Bronzi. No, a Reggio Calabria i Vigili piombano silenziosamente sull’autovettura, appiccicano molto velocemente una contravvenzione sotto il tergicristalli, magari con un verbale illeggibile, e poi si allontanano.
Questa atavica assenza di azione di contrasto dell’illegalità da parte della Polizia municipale è una delle principali cause dello sfacelo che si osserva nella nostra città sul piano del rispetto delle regole.

22.3.2014. L’INGEGNERE GINO ZANI A CINQUANT’ANNI DALLA SUA MORTE

Il 22 Marzo del 1964 moriva a San Marino l’ingegnere Gino Zani, la cui esperienza professionale ha attraversato ed intersecato la storia della ricostruzione della città di Reggio Calabria, distrutta dal terremoto del 28 Dicembre 1908.

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Gino Zani era nato nella Repubblica di San Marino il 31 Dicembre del 1882. Apparteneva ad una famiglia modesta: suo padre, Oreste, nato il 13 giugno del 1858, era un “apprezzato capomastro muratore”; morì il 25 Febbraio del 1927. La madre, Erminia della famiglia dei Rosti di Santa Mustiola, era nata l’11 Luglio del 1861; “massaia assidua e premurosa[1] , morirà l’11 Luglio del 1939.

Zani studiò Ingegneria all’Università di Bologna e conseguì la Laurea, tra grandi sacrifici e privazioni familiari, proprio nel 1908, l’anno del terremoto. Il 4 Gennaio del 1909 Zani giungeva a Reggio Calabria per studiare gli effetti del terremoto; egli aveva già cominciato ad occuparsi delle nuove tecniche costruttive in cemento armatoa fianco del prof. Muggia, titolare della cattedra di “Scienza delle costruzioni” presso il Politecnico di Bologna, dove Zani stesso era assistente di statica grafica e dove aveva cominciato a progettare ponti in c.a. Gli studi sul cemento armato già facevano rendere conto che questa nuova tecnica costruttiva poteva costituire una valida strategia in termini di sicurezza antisismica.

Zani, dunque, giunse a Reggio Calabria  in un primo momento come Ingegnere volontario. Qui conobbe e cominciò ad operare a fianco dello scienziato giapponese Omori, sismologo di fama mondiale, dal quale ebbe conoscenza approfondita di quella scienza che in Giappone era già molto avanzata, il che l’aiutò molto nei suoi studi successivi.

Si formò così il convincimento che una corretta casa antisismica potesse essere realizzata solo con strutture leggere in c.a. adeguatamente incastrate al piede e ne studiò alcuni tipi rudimentali a coronamento della sua volontaria missione. Le prime sperimentazioni in proposito sono le case, ad un piano fuori terra, che verranno realizzate al c.d. Rione Ferrovieri, allo spigolo nord occidentale del rione di Sbarre, subito al di qua della fiumara Calopinace. 

Alla luce di tutto questo, possiamo oggi tranquillamente affermare che Gino Zani fu l’artefice della diffusione, a Reggio Calabria, della tecnica costruttiva in cemento armato

Nel frattempo Zani vince il concorso presso il Genio Civile di Reggio Calabria, e comincia quindi a lavorare presso questo importante ufficio ministeriale. La sua prima progettazione, che risale al 1912, fu quella relativa al palazzo della Prefettura che oggi sorge in Piazza Italia. Ma subito Zani diede anche a Reggio Calabria il proprio contributo di idee in termini di sistemazione urbanistica della città così duramente danneggiata dal terremoto del 1908. Zani proponeva di ricostruire Reggio Calabria con una struttura viaria completamente diversa da quella preesistente, che si rifaceva al c.d. “Piano Mori” concepito dopo l’altro terremoto del 1783, e che prevedeva strade diritte parallele alla costa intersecate da traverse che seguivano la massima pendenza, in direzione monte – mare. Dunque, Zani proponeva, invece, di costruire una strada in leggero declivio che, partendo dall’attuale Piazza Indipendenza, conducesse verso il Castello Aragonese, realizzando qui, in tal modo, una sorta di centro di aggregazione, ottenuto facendo convergere in questa area altre strade provenienti da altre direzioni. Tale idea fu avversata soprattutto in rapporto alla pervicace difesa degli interessi dei proprietari delle aree edificatorie, per nulla disposti a subire espropri talmente rivoluzionari, e così rimase un’utopia urbanistica irrealizzata.

Nel 1911 Zani sposava Graziella Spadaro, una donna di Reggio Calabria, dalla quale avrà tre figli, due maschi ed una femmina: Nicola Oreste, nato nel 1913, che frequentò i primi studi a Reggio Cala­bria, il Ginnasio a Firenze, il Liceo a Napoli, e si laureò quindi in Architettura presso l’Università di Roma nel 1939; Giorgio, nato nel 1918 e Gina nata nel 1925.

Rapidamente Zani diventò Ingegnere capo del Genio Civile di Reggio Calabria. Il 18 Giugno del 1914, con Regio Decreto, veniva costituito a Reggio Calabria l’Ente edilizio avente per scopo di “ costruire le case degl’impiegati dello Stato e le case economiche “ (R.D. 18 Giugno 1914, n. 700, articolo 14 punto b)). L’articolo 16 del medesimo Decreto stabiliva le norme per la costituzione del Consiglio di amministrazione dell’Ente, in base alle quali lo Zani venne nominato Direttore tecnico dell’Ente medesimo.

L’Ente edilizio fu responsabile della costruzione di un enorme numero di edifici da destinare all’edilizia economica e popolare, per dare una casa a tutti quanti avevano perduto la propria abitazione in occasione del disastro tellurico del 1908. La costruzione di questi edifici avvenne all’interno del Piano Regolatore che il Comune di Reggio Calabria aveva approvato con Regio Decreto del 5 maggio del 1911 e modificato con successivo R. D. 14 maggio 1914, e che prevedeva la suddivisione dell’area cittadina in “isolati” numerati progressivamente dall’1 al 419, da Montevergine alla fiumara Calopinace. La gestione dei lavori fu affidata inizialmente al Genio Civile; poi, a partire dal 18 giugno del 1914, all’Ente edilizio [2] .

Nel 1919 veniva realizzato il progetto del palazzo che ospiterà gli uffici del Genio Civile di Reggio Calabria: oggi questo palazzo ospita la sede della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, ed è conosciuto dagli studenti con la denominazione di “palazzo Zani”. In effetti, a Reggio Calabria Zani ha progettato numerosi edifici importanti: ricordiamo, per tutti, palazzo Trapani – Lombardo, in fregio al Corso Garibaldi e palazzo Zani – Spadaro, situato sulla via Aschenez all’incrocio con via Giulia, costruito nel 1925.

Purtroppo, con l’avvento del regime fascista, cominciarono per Zani i problemi, dal momento che il Nostro si era rifiutato di prendere la tessera del P.N.F. : nel 1924 viene trasferito a Trento presso la sezione stradale del locale Genio Civile, cominciando per lui una nuova fase di vita professionale: si dimette, infatti, dall’incarico presso il Genio Civile ed assume la direzione tecnica dell’azienda di costruzioni C.A.S.A. Costruzioni Asismiche Società Anonima, presso cui operò fino al 1935. Nel 1935, infine, la decisione di ritornare presso la Repubblica di San Marino, dove accetta di dirigere l’Ufficio tecnico del proprio Paese.


[1] Francesco Balsimelli, In Memoria di Gino Zani, Commemorazione Ufficiale 13 Giugno 1964,

http://www.zani-sm.com/nicolazani/ginozani.htm

[2]Antonino Meduri,SANTA CATERINA E SAN BRUNELLO, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2006;

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15.1.2014. RIFIUTI E RACCOLTA DIFFERENZATA A REGGIO CALABRIA.

L’osservazione della realtà esistente a Reggio Calabria riguardo alle modalità di raccolta dei rifiuti, ed alle conseguenti condizioni igieniche ed ambientali in cui versa la nostra città, ci induce immediatamente ad una prima amara riflessione: si tratta di un sistema che, nel suo complesso, non funziona in maniera efficiente.

 Sappiamo che, in Italia, la gestione dei rifiuti è di competenza regionale. Già questa ci sembra un’impostazione discutibile, dal momento che determina, sul territorio nazionale, realtà molto differenti fra di loro: accanto a Comuni “virtuosi”, che si trovano prevalentemente al Nord, troviamo Comuni che ancora oggi basano la propria filiera di raccolta sul sistema dell’indifferenziato da conferire in discarica, e si tratta di esperienze quasi sempre riscontrabili al Sud. A nostro giudizio, invece, bisognerebbe introdurre, in Italia, una sorta di “Piano Nazionale dei Rifiuti” con direttive uguali a cui gli 8.101 Comuni italiani debbano uniformarsi obbligatoriamente.

Poi bisogna introdurre alcuni precisi vincoli: il primo di questi è l’abolizione delle discariche. In Calabria siamo ancora al sistema delle discariche, vale a dire nella Preistoria. Pervenire all’abolizione delle discariche non è semplice, ce ne rendiamo conto, ma occorre una svolta radicale. Intanto, è necessario un cambiamento culturale: quelli che, impropriamente, vengono chiamati rifiuti, in realtà rappresentano vere e proprie materie prime secondarie , posto che tutto quanto noi buttiamo nel cassonetto è recuperabile e riciclabile, vale a dire è possibile avviare ad appositi centri industriali tutto quanto viene conferito in discarica. Ed in un Paese come l’Italia, così povero di materie prime, è un comportamento veramente discutibile anche dal punto di vista economico, oltre allo scontato impatto ambientale di cui le cronache quotidianamente ci informano (l’ultima storia è quella che viene dalla Campania, dalla c.d. “Terra dei fuochi”).

 L’abolizione delle discariche deve accompagnarsi alla rimozione dei cassonetti dell’indifferenziato dalle strade delle nostre città. A Reggio Calabria, in tutti i posti dove i cassonetti sono ubicati, si osserva un elevato degrado ed un significativo danneggiamento della sede stradale, dei marciapiedi, sporcizia e cattivi odori.

La raccolta differenziata dovrebbe essere affidata alla sensibilità ed al senso civico dei cittadini. In città come Reggio Calabria, dove il senso civico è veramente minimo, un’ utile strategia per promuovere la raccolta differenziata è rappresentata dal conferimento incentivato, sul modello di Curitiba, in Brasile. Nella città brasiliana è in funzione, da anni, un sistema che prevede uno scambio fra 4 kg di materiale riciclabile con 1 kg di frutta o verdura.

 A Piacenza, invece, è stato concepito un sistema che utilizza una tessera punti che funziona all’incontrario: ogni conferimento determina una riduzione sull’importo da pagare il 31 Dicembre al Comune.

 A Reggio Calabria noi riteniamo che si potrebbe prevedere anche la consegna di buoni pasto: i clandestini presenti sul territorio, molti dei quali stanno ai semafori od all’uscita dai supermercati o dalle chiese, a chiedere l’elemosina, potrebbero dedicarsi a questa iniziativa e risolvere, in questa maniera, il problema dell’alimentazione, rendendo pulita la città con un costo veramente modesto.

Accanto al conferimento incentivato all’isola ecologica, andrebbe istituito il servizio di raccolta porta a porta, per tutte quelle persone, ed in particolare gli anziani, che non possano portare i materiali alle isole ecologiche.

Ma una grande produzione di materiali riciclabili proviene dagli esercizi commerciali: anche per essi andrebbero stipulati appositi accordi per la raccolta porta a porta con pagamento di una tariffa adeguata, oppure l’impegno del conferimento incentivato all’isola ecologica. Ristoranti, bar, pizzerie, tavole calde, gastronomie, .. producono ogni giorno una enorme quantità di vetro, alluminio, plastica e carta che andrebbero indirizzate in maniera capillare al riciclaggio. Ovviamente, con controlli severi e puntuali.

Anche dentro gli uffici, scuole, ospedali, … si registra una elevata produzione di materiali riciclabili, anche in relazione alla sempre maggiore diffusione degli apparecchi distributori di bevande e di snack.

Per non parlare, sempre a Reggio Calabria, di quegli inutili raccoglitori di rifiuti indifferenziati in metallo nero disseminati per le strade, caricati con una busta di plastica nera, dove si getta di tutto. Questi raccoglitori andrebbero rimossi e sostituiti con appositi cassoni distinti per materiale, come si osserva all’area di servizio autostradale di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia.

Accanto all’importanza sul piano ambientale dell’abolizione delle discariche, è giusto sottolineare la ricaduta sul piano economico di un sistema corretto di gestione delle materie prime secondarie. L’eliminazione dei costi di trasporto in discarica determina economie che possono essere ottimamente impiegate per il pagamento della retribuzione agli operai che effettuano la raccolta porta a porta, quindi con interessanti ricadute sul piano occupazionale. Anche qui un esempio è illuminante: il Comune di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, che viaggia verso il 90 % di raccolta differenziata, ha assunto 11 operai per la raccolta porta a porta con il risparmio effettuato sui costi relativi al conferimento in discarica.

Ma esiste ancora un ultimo vantaggio: che i residenti, con un sistema simile, pagano di meno sulla “bolletta”: sempre a Ponte nelle Alpi, il risparmio per ciascuna famiglia è tale che, se correttamente seguita la filiera, ogni famiglia si trova a pagare intorno ai 160 Euro ogni anno.

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26.12.2013. TURISMO A REGGIO CALABRIA

La recente inaugurazione – parziale – del Museo Archeologico di Reggio Calabria, giustamente ribattezzato “Nuovo” , e la rinnovata possibilità di ammirare quelle che, senza dubbio, sono le statue di bronzo più belle del mondo,

questi eventi hanno riacceso il dibattito intorno alle possibilità di sviluppare, a Reggio Calabria, forme significative di attività turistica.

Si è parlato di Reggio città turistica.

Cominciamo con il precisare che, in base all’esperienza pratica osservabile in campo internazionale, ma anche in dottrina, il concetto di città turistica (in analogia al concetto di regione turistica, cfr: G. Cantarella, La visione del turismo in Giuseppe Polimeni, su: Calabria Sconosciuta n. 125 – 126, Gennaio – Giugno 2010) è da assegnare a quella città od a quell’area urbana in cui il turismo sia il principale fattore di organizzazione del territorio, circostanza rilevabile attraverso l’attività dell’ente di governo e dalle prescrizioni del Piano Strategico Comunale (quello che un tempo veniva chiamato Piano Regolatore), ed al contempo sia la principale attività economica presente sul territorio, circostanza misurabile attraverso le statistiche relative alla quota di PIL proveniente dal settore e dalla quota di lavoratori addetti occupati nel medesimo settore. Inoltre, è evidente che una città turistica dovrebbe consentire al forestiero di potervi effettuare almeno un week end, od un ponte lungo, attraverso un’offerta turistica adeguata che consenta lo svolgimento di itinerari soddisfacenti.

Ora, non ci pare che nessuna delle tre condizioni ora elencate si possano rinvenire a Reggio Calabria. Per cui, potremmo dire che Reggio Calabria allo stato attuale non è una città turistica, ma è certamente una città ad elevato potenziale turistico, per le considerazioni che esporremo più avanti.

Sempre in analogia a quanto abbiamo già scritto in relazione al concetto di regione turistica, il potenziale turistico di una città è determinato dalla combinazione di due fattori:

i fattori antropici, cui appartengono tutte le opere realizzate dall’Uomo nel corso della Storia (musei, monumenti, chiese, opere d’arte, scavi archeologici, …);

i fattori ambientali, che comprendono tutte quelle bellezze naturali che costituiscono attrattiva per il turista (il clima, le spiagge, la montagna, il panorama, …).

Ci sembra che, per quanto riguarda il potenziale turistico, la città di Reggio Calabria abbia un notevole potenziale turistico, sia in termini fattori antropici (in cui spiccano senza ombra di dubbio i Bronzi di Riace, ma dove dobbiamo considerare gli scavi archeologici del Lungomare, le opere d’arte della Pinacoteca civica e del Duomo, fino ad arrivare alle chiese di Sbarre: San Pietro, dell’800, e più ancora, la Graziella, del ‘600); sia in termini di fattori ambientali, con un clima meraviglioso che presenta una lunga stagione estiva che va dalla fine di Aprile (ponte San Giorgio – 25 Aprile – 1° Maggio) all’inizio di Settembre (festività patronali – inizio dell’anno scolastico), presenza di un litorale con spiagge che consentano la balneazione, un panorama fra i più belli del mondo con la vista dello Stretto di Messina, l’Etna, …

 Il potenziale turistico che si riscontra a Reggio Calabria consente di poter pianificare attività turistica tutto l’anno: nel periodo estivo, il turismo balneare; durante tutto l’anno il turismo culturale. Le condizioni climatiche favorevoli potrebbero favorire, inoltre, un turismo di tipo congressuale, anche nel periodo di bassa stagione da Ottobre fino a Marzo.

Il potenziale turistico ora tratteggiato va adeguatamente valorizzato con una efficace organizzazione turistica. Sono elementi imprescindibili:

le vie di comunicazione;

le opere di valorizzazione del territorio;

la ricettività;

la professionalità degli operatori;

un’adeguata pubblicità.

Esaminiamo la situazione che riguarda la città di Reggio Calabria.

Vie di comunicazione. Da una ventina di anni a questa parte, da quando cioè si è avviata la deregulation, sempre più turisti usano l’aeroplano per le proprie vacanze, e particolarmente in modalità charter. Un fattore imprescindibile, quindi, per lo sviluppo turistico di Reggio Calabria è il potenziamento dei voli, nazionali ed internazionali, e l’apertura dell’aeroporto ai voli charter. Rimane di vitale importanza, inoltre, una adeguata rete di collegamenti stradali (autostrada: al Meridione manca totalmente l’autostrada a tre corsie, strade statali, fino alle capillari strade di interesse locale) e ferroviari, per cui la mancanza dell’Alta Velocità nelle regioni meridionali è un elevato fattore di ostacolo al turismo. Un discorso a parte meriterebbe lo sviluppo del turismo crocieristico, sia quello direttamente intercettabile dal porto di Reggio Calabria, sia quello da intercettare a Messina con escursioni di mezza giornata per una veloce visita ai Bronzi, attraverso un collegamento navale diretto.

Ricettività. Con il termine ricettività si intende l’insieme delle strutture, realizzate da imprenditori privati, che rendano possibile e gradevole il soggiorno del turista in una determinata località od all’interno di una certa regione turistica. La ricettività è grossolanamente misurabile in termini di numero di posti letto, e da questo punto di vista le statistiche, facilmente consultabili sul sito www.istat.it , ci forniscono un quadro assolutamente insufficiente per quanto riguarda la nostra città, con cifre inferiori di sette – otto volte rispetto a quelle riscontrabili nelle migliori realtà turistiche italiane, in Veneto, in Toscana, in Emilia – Romagna, in Trentino Alto Adige. E’ necessario, quindi, invogliare gli imprenditori a costruire nuovi alberghi, ed in particolare della categoria tre stelle o due stelle Super, che è quella preferita dal turista. In una città è possibile e doveroso incentivare i bed and breakfast. Per quano riguarda, invece, tutto quello che rende gradevole il soggiorno del turista, è necessario rivedere il settore della ristorazione, che a Reggio Calabria si è fortemente squilibrati in questi ultimi anni verso la formula del take away , ignorando quasi totalmente la modalità della ristorazione della classica trattoria, modello città di Roma.

 Opere di valorizzazione del territorio. Queste opere, che spettano essenzialmente agli organi di governo, ma che passano anche attraverso il senso civico di ogni cittadino, consistono essenzialmente in:

  • depurazione delle acque, a Reggio Calabria laddove si voglia sviluppare il turismo balneare, è imprescindibile il corretto funzionamento dei depuratori per rendere balneabile l’acqua. Serve, inoltre, un corretto piano di gestione delle spiagge, sia per disciplinare in maniera adeguata la concessione e la costituzione delle strutture private, sia per quanto riguarda l’eventuale protezione di tratti di litorale in arretramento ed il conseguente ripascimento del litorale stesso, sia per quanto riguarda la accurata pulizia dei litorali;
  • nettezza urbana, la città deve presentarsi pulita al turista, da questo punto di vista Reggio Calabria è messa veramente molto male, con la presenza degli indecenti e maleodoranti cassonetti di raccolta dell’indifferenziato, che determinano sovente la formazione di mini – discariche, soprattutto in quelle zone della città erroneamente considerate “periferia” e che, al contrario, presentano un elevato potenziale turistico (Sbarre); è praticamente assente l’attività di raccolta differenziata; è praticamente assente l’attività di pulizia e spazzamento dei marciapiedi e dei bordi strada;
  • circolazione stradale, la città si deve presentare ordinata, Reggio Calabria presenta un’immagine di città caotica e disordinata, con atteggiamenti anarchici: in alcune strade del centro la sosta in doppia fila, o con le ruote sul marciapiede, è diventata la regola (via Santa Caterina, Viale Amendola, Via De Nava, Viale Aldo Moro, Viale Europa, …), è necessaria un’efficace azione di contrasto da parte della Polizia Municipale a tolleranza zero, come avviene nei centri turistici più importanti d’Italia. Inoltre serve un’efficace azione di contrasto anche per quanto riguarda l’occupazione abusiva di spazi pubblici (strade, parcheggi e marciapiedi) da parte di privati, commercianti, artigiani.

 Una adeguata professionalità degli operatori è condizione importante per il corretto svolgimento delle attività turistiche, e costituisce altresì un’ efficace forma di pubblicità.

A proposito di quest’ultimo aspetto, è necessario svolgere un’adeguata operazione di pubblicizzazione, attraverso la partecipazione alle fiere ed agli eventi specializzati a livello nazionale ed internazionale. Serve, inoltre, un’adeguata divulgazione dei fattori antropici presenti sul territorio, anche attraverso il coinvolgimento dell’Università e delle strutture scolastiche, fino ad arrivare ad una intelligente politica di utilizzazione dei mass – media, soprattutto la televisione, per la divulgazione di notizie riguardanti le attrattive antropiche (dai telegiornali ai documentari ai programmi di intrattenimento).

Condizione indispensabile per una corretta pianificazione delle attività che i vari soggetti interessati debbano svolgere, è la costituzione di un organismo unico (una “cabina di regia”) che abbia compiti di programmazione, pianificazione, controllo politico, organizzazione, supporto pubblicitario.

Il dott. Antonio La Tella, decano dei giornalisti reggini

Il dott. Antonio La Tella, decano dei giornalisti reggini

4.6.2013. PER UNA DI QUELLE STRANE SITUAZIONI che si verificano nelle nostre giornate, oggi sono stato in quella che è stata la casa del dott. Antonio La Tella, il decano dei giornalisti calabresi, scomparso nello scorso mese di Ottobre, al quale eravamo legati da sincera amicizia e profonda stima. Il mio rapporto con La Tella cominciava nel 1988, quando iniziavo a collaborare con il settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” diretto da lui. All’epoca, La Tella abitava in un appartamento in via Vittorio Veneto, un pò più avanti dell’incrocio con via Roma. Gli portavo i miei pezzi dattiloscritti, lasciandoli nella buca delle lettere. Bussavo, la sera, dal geom. Minniti, che mi apriva il portone, ed entravo, consegnando il mio lavoro. Grande fu la mia ammirazione, la prima volta che salii a casa di La Tella, al primo piano. Due cose mi colpirono: il bel salone, di arredamento moderno in tinta bianca, con una bella libreria dove faceva bella mostra una invidiabile collezione di macchine fotografiche. E, poi, lo studio – redazione, con un immenso tavolo quadrato pieno zeppo di fotografie. Un pò dovunque, post it che ricordavano mille impegni e centomila scadenze. Emblematico il post it sulla porta : “Accendere il fax” che aveva il seguito nella porta interna dell’ascensore : “Hai acceso il fax?”. Era una casa viva. Oggi, invece, ho visto una casa con i mobili smontati, un appartamento piccino piccino, dove La Tella evidentemente viveva in una condizione ridimensionata rispetto al passato. Lui, che fu il giornalista più cercato e più adulato dai potenti di turno, si era ridotto a vivere in un appartamentino minimo, modesto, senza lussi, senza fronzoli. In una stanza, che doveva essere uno studio, un armadio con i contenitori vuoti per diapositive, accuratamente identificati con talloncini in carta adesiva, ultima testimonianza di una vita dedicata al giornalismo. Una strana opportunità che il destino mi ha offerto, questo pomeriggio. Mi sono sentito, per un attimo, ancora in quella dimensione felice di venticinque anni fa, quando uscivamo e ce ne andavamo in giro alla ricerca di un bar dove potere prendere “Un cappuccino Hag senza schiuma ed uno normale”.

19.4.2013. REGGIO CALABRIA E’ UNA CITTA’ SENZA GUIDA. Abbiamo il massimo rispetto della legge e delle istituzioni. Il Ministro dell’interno ha sciolto il Consiglio comunale della nostra Città, sulla base delle norme previste dall’ordinamento giuridico. I tre Commissari prefettizi nominati a capo dell’Amministrazione comunale, stanno portando avanti il lavoro previsto dalle leggi in materia. Non ci convincono, tuttavia, gli effetti dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria in relazione all’offerta di servizi, di tutti quei servizi INDISPENSABILI per la collettività. Anzi, siamo dell’avviso che l’abbandono in cui versa la nostra città in questi ultimi mesi, e che sembra destinato ad accentuarsi sempre più, non faccia altro che predisporre il terreno verso una opera straordinaria di riqualificazione del territorio, una volta che fra un anno, ossia in Aprile – Maggio 2014, verrà eletto un nuovo Sindaco ed un nuovo Consiglio comunale. Ed è  facile immaginare cosa succederà quando sarà il momento di aggiudicarsi le opere relative alla bonifica ed alla riqualificazione del territorio; è facile immaginare quante lotte si verificheranno e quali imprese si accaparreranno i lavori. Si tratta di bonificare interamente il territorio comunale, letteralmente sommerso da rifiuti di ogni genere; e già ora si avvicina l’estate, ed il caldo comporterà scarafaggi, mosche, zanzare, topi, blatte, … Quando arrivano i mezzi meccanici della Leonia a raccogliere le montagne di rifiuti, quasi sempre distruggono il marciapiede ed i cordonali delle aiuole: si tratta di lavori che bisognerà effettuare per ripristinare le opere. Poi c’è da riflettere su di un altro aspetto: la Polizia Municipale. La città è priva di controllo, sia per quanto riguarda la sosta selvaggia, che in alcune zone della città mostra caratteri di caos totale (via de Nava, piazzale OMECA, via Santa Caterina, viale Aldo Moro, …), sia per quanto riguarda la circolazione, sia per quanto riguarda la vigilanza e sorveglianza del rispetto delle norme relative al conferimento dei rifiuti, sia per quanto riguarda l’occupazione abusiva di spazi pubblici da parte di commercianti ed artigiani. Insomma, a Reggio Calabria ognuno fa quello che vuole perché non c’è nessuno che controlla, nessuno che vigila, nessuno che amministra. Una città allo sbando. E dovremmo resistere ancora un anno in queste condizioni?

3.4.2013. VOGLIO RIPROPORRE UN ARTICOLO uscito qualche anno fa sul mensile “La Piana” che si pubblica a Palmi, e per il quale collaboro ormai da quasi sette anni. Dal momento che il mensile si pubblica nella piana di Palmi, è difficile leggere i miei pezzi qui a Reggio Calabria.  Ma si tratta di un pezzo che io giudico essere interessante. Venne pubblicato sul n. 8 agosto 2007, anno VI, con il titolo: Il ritorno degli emigrati per l’estate.

Quello degli emigranti che tornano nei nostri paesi per le vacanze estive è un rito che si ripete ogni anno, nel corso di questi mesi, particolarmente in Luglio ed in Agosto. Basta andare all’Aeroporto dello Stretto, a Reggio Calabria, od alla stazione ferroviaria, a Gioia Tauro, per vederli arrivare con le loro facce abbronzate, facce calabresi che contrastano con l’abbigliamento straniero. Portano dietro valigie gonfie di regali per l’intera parentela e pure per il compare, a cominciare dalle immancabili stecche di sigarette americane.

Esiste un’altra Calabria, potremmo dire anche un’altra piana di Palmi, negli Stati Uniti, in Canada, in Argentina, in Australia, e poi ancora in Svizzera, in Germania, in Belgio. Tutti fratelli nostri che sono partiti con la famosa valigia di cartone per andare a cercare fortuna, a cercare lavoro. Non è retorica, o facile piaggeria campanilistica, se dico che non credo esista al mondo gente più laboriosa dei calabresi. Gente che ha trovato il coraggio, il coraggio della disperazione, di lasciare la propria terra – e Dio solo sa quanto un calabrese sia attaccato alla propria terra, alle proprie radici che sono la propria famiglia e gli amici, quelli veri – per recarsi lontano al fine di cercare lavoro, non la ricchezza, ma il “pane quotidiano” che tutti noi chiediamo ogni giorno al Padre Eterno nella preghiera del Padre Nostro.

Per molti di essi, però, è accaduto che il lavoro, l’impegno, le maggiori opportunità, abbiano ricambiato il loro sacrificio più delle loro aspettative, per cui  sono diventati benestanti, a tal punto da potersi permettere di affrontare la spesa del viaggio.

Al paese, si sottoporranno ai soliti impegni, ai soliti giri. Innanzitutto le visite ai parenti, agli amici ed al compare – da noi il legame con il compare si estende fino alla settima generazione -, che quasi sempre si tramutano in colossali abbuffate, dal momento che noi calabresi annettiamo al gesto di sedere insieme al desco un alto significato di amicizia. E giù con pasta al forno, parmigiana, pesce spada al salmoriglio, peperoni ripieni, vino spaventoso … Si ride, ci si racconta con un intercalare misto di lingua straniera e di dialetto che rende unica la loro parlata. E si racconta di come si svolge la vita in America, u stor (general store è il nome dei negozi negli Stati Uniti), u carru (l’automobile negli USA si chiama car); recano le fotografie dei figliuoli ipernutriti che sono rimasti in patria perché impegnati con gli studi o collegiu (l’università negli USA è privata e si chiama college)

Altro impegno da non mancare assolutamente è la festa patronale. Molte festività si svolgono nei nostri paesi a cavallo della settimana di Ferragosto e l’emigrante vi partecipa affidando al quadro, alla vara, od all’icona che si porta in processione, tutte le sue pene, la sua nostalgia; ma ringrazia anche di aver ricevuto tanta fortuna, e lo fa appendendo al quadro portato in processione banconote statunitensi, canadesi od australiane.

E quanti incontrano in giro per il paese, gli offrono il caffè, una bibita fresca, un gelato. Non si può rifiutare, sarebbe scortesia. E si fermano a parlare con tutti, respirando per uno – due mesi l’aria di casa, tornando a parlare in dialetto, riprendendo le vecchie frequentazioni, praticando, anche se per poco, le vecchie abitudini. Una visita al cimitero per portare un fiore sulla tomba degli anziani genitori completa i doveri, gli impegni istituzionali.

Sul finire di agosto riprendono le partenze, bisogna tornare in terra straniera. Comincia il giro dei saluti. Per quelli che si possono permettere un altro viaggio il prossimo anno, è un arrivederci. Comunque, così come è gioioso andare all’Aeroporto dello Stretto in giugno ed assistere agli arrivi dei nostri fratelli emigranti, è talvolta straziante assistere verso la fine di agosto alle partenze. Le lacrime soffocate, i singhiozzi repressi, i fazzoletti nascosti nella mano sinistra mentre la destra ne stringe altre cinque, dieci, venti. Chissà se si rivedranno il prossimo anno, chissà se si rivedranno mai più … Gli aerei riportano i nostri fratelli in Canada, in Argentina, in Australia, in Svizzera; e se ci conforta sapere che hanno trovato un buon lavoro e si sono sistemati bene e stanno bene in salute, ci manca la loro presenza fisica nella via o nella piazza principale del paese, dove rimangono gli altri vecchietti, quelli che non sono emigrati e si sono adattati, rimanendo in paese, ad altre attività, seduti sulle panchine con i pantaloni alzati fino al ginocchio a chiacchierare, o seduti ai tavolini del bar a giocare a tressette, aspettando che si faccia mezzogiorno per andare a pranzare.

21.3.2013. FUTTATINDI N.4. E VA BE’ … E CHE CI FA? Occorre adesso segnalare e mettere in evidenza i comportamenti dei riggitani in maniera trasversale. L’impressione è questa: vivere secondo il rispetto delle regole è faticoso. In questi ultimi anni la società reggina – ma anche quella italiana, per carità – è scivolata verso una condizione virtuale in cui bisogna rimuovere ogni ostacolo alla felicità, al disimpegno, alla leggerezza. E siccome il rispetto delle regole richiede impegno e fatica, ecco la sistematica violazione, all’insegna del: E va bè … e che ci fa? …  Registriamo come aggravante l’atteggiamento educativo che ha trionfato negli anni scorsi nei confronti dei bambini, da parte di molti genitori, ma anche da parte di istituizoni educative pubbliche tipo asili nido, scuole materne, elementari, medie e superiori. In questi ultimi anni è passato un modello educativo secondo il quale i bambini non andrebbero rimproverati, ma andrebbero lasciati liberi di fare, di esprimersi. I risultati di questo pernicioso presunto modello educativo sono sotto gli occhi di tutti. A cominciare dalla scuola. Il regolamento scolastico prevede che l’uso del telefono cellulare sia vietato durante l’orario scolastico. Ebbene, gli studenti entrano già a scuola, in classe, col cellulare in mano; non aspettano altro che il professore si giri un attimo a guardare da un’altra parte, per controllare rapidamente e furtivamente se sono arrivati messaggi. Ma, d’altronde, non è solamente una questione che riguardi gli studenti: il notaio, col quale hai faticato tanto ad avere un appuntamento e finalmente sei lì per ragionare della stipula di un atto importante, gli squilla il telefonino ed interrompe la discussione, denotando scarsa conoscenza delle regole di buona educazione. Il telefonino… per molte persone è diventato il proprio dio. “Io sono il signore dio tuo, non avrai altro dio al di fuori di me”. Persone che parlano con un altro, ma nel frattempo guardano il display. Come si fa a guidare una Smart senza parlare al telefonino? Ecco, quindi, perché parlavamo prima di futtatindi trssversale. Un fenomeno che investe diversi gruppi sociali e diverse fasce di età, con diversi modi di vivere senza rispetto per le regole.

2.3.2013. FUTTATINDI N. 3. I COMMERCIANTI. Si sa, Reggio Calabria è una città le cui condizioni economiche sono parecchio depresse. La disoccupazione è uno dei problemi più seri che riguardino la nostra città. Ed allora, il commercio ha, da sempre, rappresentato un tentativo, spesso apprezzabile, di risolvere i problemi lavorativi. E nella nostra città, in effetti, non mancano gli esempi positivi di commercianti seri, onesti, laboriosi, che hanno rappresentato un esempio ed un vanto per Reggio Calabria. Però … Come al solito, nella ormai consueta distinzione fra Reggini e Rriggitani, in città, sia in centro che, soprattutto, in periferia, molti commercianti operano senza alcun rispetto delle norme, ma soprattutto senza alcun rispetto del prossimo. Il “Futtatindi” trionfa, alla grande. Cominciamo dalla classica situazione del negoziante reggino che mette la cassetta di legno, o lo scatolone di cartone, o la seggiola davanti alla serranda del proprio esercizio, per non fare parcheggiare nessuno. Come tutti sappiamo, il marciapiede è uno spazio pubblico destinato al passaggio dei pedoni. Chiaro? niente affatto. E’ così in altre città, a Reggio Calabria il marciapiede serve ai commercianti, ed agli artigiani, per esporre o depositare la propria merce, o per svolgere la propria attività. L’edicolante, il fruttivendolo, il ferramenta, mettono sul marciapiede, ed anche sul tratto di strada prospiciente, gli espositori dove appendono le riviste, le cassette di frutta e di verdura, il materiale in vendita. Impossibile camminare a piedi. Molti artigiani svolgono sul marciapiede, o sulla strada pubblica, le proprie attività. L’autolavaggio, il meccanico, l’elettrauto, il carrozziere, ma anche il falegname ed il restauratore di mobili: sono tutte attività da svolgersi sul marciapiede o sulla strada. E poco importa se le persone non possono passare a piedi, o le automobili non possono parcheggiare. Certi tratti di strada vengono considerati proprietà privata di certi commercianti o di certi artigiani. Gli esempi ce li abbiamo sotto i nostri occhi ogni giorno. Io qui preferisco non mettere fotografie per ovvi motivi, ma è sufficiente fare un giro in centro o nelle periferie per rendersi conto facilmente. Spiace constatare che questo malcostume non è mai stato seriamente contrastato dalle autorità comunali preposte a fare rispettare la legge.

Reggio Calabria, zona mercato, 1980

Reggio Calabria, zona mercato, 1980

7.2.2013. FUTTATINDI N° 2. L’AUTOMOBILE. Qual’è il rapporto del rriggitano con l’automobile? Ed, in particolare, con la propria automobile? Rapporto perverso, che nel caso della propria autovettura, diventa maniacale. Il rriggitano tiene alla propria macchina più della propria moglie. La coccola, la splovera, la lava alla fontana oppure utilizzando l’acqua della rete cittadina, con una bella pompa. La spolvera, sbatte i tappetini. Non la lascia mai sola. Quando deve andare a comprare il giornale la parcheggia in doppia fila, lasciando lo sportello aperto ed il motore acceso; e lo stesso fa quando deve buttare la spazzatura: quasi per rassicurarla e di non preoccuparsi, tanto torno subito. D’estate è tormentato dal parcheggio all’ombra. E’ capace di spostarla più volte al giorno, in relazione all’eliotropismo. Il modo di parcheggiare dei rriggitani è unico. Anche con un bel tratto di strada libero, parcheggia con le ruote davanti sul marciapiede. Il parcheggio in doppia fila è la regola. Vi sono tratti di strada a Reggio Calabria che non è praticamente possibile parcheggiare regolarmente, perché arriva sempre il rriggitano scostumato che parcheggia in seconda fila. In particolare, in via De Nava, sul viale Aldo Moro, in via Santa Caterina. Magari mette le quattro frecce lampeggianti, come per lavarsi la coscienza, e ci sembra tanto quel difensore che commette un plateale fallo da rigore ed alza le braccia come per dire : “Ma che cosa ho fatto di tanto grave?”. Passare col rosso è un brivido imparagonabile. Molti rriggitani a Reggio Calabria col verde rallentano e guardano, mentre col rosso passano. Soprattutto Smart e furgoni bianchi. Ma vogliamo parlare del telefonino? Sembra proprio che il telefono cellulare sia stato inventato per parlarci mentre si guida l’automobile, almeno è quello che si crede a Reggio Calabria. C’è da divertirsi: fermarsi ad un incrocio qualsiasi per cinque minuti, osservare le macchine che passano ed annotare mentalmente quanti passano parlando col cellulare. Compresi gli autisti ATAM. Si vedono automobilisti fare le contorsioni, in manovre anche difficili di parcheggio, tenendo il cellulare appiccicato all’orecchio con la clavicola. Non mancano nemmeno quelli che mandano messaggi o parlano al cellulare metre guidano lo scooterone. Qualcuno ha scritto tempo fa che il vero cittadino si vede da come guida. A Reggio Calabria, per le strade, agli incroci, ai semafori, si respira un’aria di caos, di anarchia. Futtatindi, appunto.

Dove camminare a piedi?

Dove camminare a piedi?

22.1.2013. FUTTATINDI N°1. L’AUTOBUS. Qual’è il rapporto del rriggitano con l’autobus? Sembrano lontanissimi i tempi di quando eravamo ragazzi e prendevamo l’autobus per andare a scuola, fin dai tempi delle medie, quindi nella prima metà degli anni Settanta. A quell’epoca gli autobus erano mastodontiche vetture di colore verde, che facevano molto fumo. L’autista doveva essere bravo con il cambio che non era certo sincronizzato: la levetta piccola, e l’autista che faceva una doppietta che durava trenta secondi. Si entrava da dietro, sia sulle macchine con due porte, sia con quelle a tre porte. Si saliva da dietro, perché a bordo c’era il bigliettaio, ed il biglietto si faceva a bordo. 50 lire per le linee interne, per Sbarre erano buoni il 3, il 104, il 105, il 119… (se qualcuno aveva qualche incertezza sul tragitto, per sapere se l’autobus passava da via Sbarre Centrali, all’epoca a doppio senso, molti chiedevano all’autista : “Passa ‘i Malara?” Malara era il nome della pasticceria ad angolo con la via Pio XI, là dove oggi c’è la farmacia. Sul 115, che andava fino a Lazzaro, il biglietto costava 60 lire. Fra di noi compagni, quindi, spesso ci domandavamo: “Ce le hai le 10 lire per il 115 ?”. Erano i tempi che mio Padre, al mattino, mi dava 100 lire, 50 per il panino e 50 per l’autobus di ritorno. Il bigliettaio aveva un’autorità, poteva richiamarti e farti stare tranquillo anche con una semplice occhiata. Vestiva la divisa, con il cappello. Era assolutamente proibito salire davanti, tranne che nel caso in cui il passeggero saliva al volo, dopo una tremenda corsa: in questo caso il passeggero, salito a bordo senza fiato, ansimava il proprio “Grazie!” all’autista gentile. Gli autisti… anche loro, in divisa. Si portavano dietro il controsedile in plastica, ed aspettavano il loro turno. Negli anni Settanta il Viale Calabria non esisteva, e l’ingresso dei mezzi alla sede dell’A.M.A. – Azienda Municipale Autobus – avveniva sulla via Argine Destro Calopinace dalla via Foro Boario, là dove ora c’è l’isola ecologica – ahimè, poco frequentata – della Leonia.   Oggi, invece, che tristezza, che delusione… A bordo non c’è più il bigliettaio, il biglietto si compra in tabaccheria e, una volta a bordo, si deve obliterare nell’apposita macchinetta. Sugli autobus a tre porte, le macchinette sono state posizionate vicino le due porte alle estremità, così da fare salire i passeggeri dalle porte alle estremità. Bene, cosa fanno tutti i rriggitani ? salgono tutti dal centro. E’ questa, evidentemente, una caratteristica tutta dei rriggitani, fare sempre il contrario di quello che dice la regola. Sugli autobus con tre porte di tutto il mondo vale la regola che si sale dalle porte alle estremità: a Reggio Calabria salgono dal centro, da dove si deve scendere. Moltissimi studenti, i rriggitani del futuro, salgono dal centro e si fermano lì, con lo zaino appoggiato alla porta di uscita, e sono capaci di fare tutto il tragitto lì, senza muoversi, fino al capolinea, senza curarsi del fastidio e dell’ingombro, occupati come sono a mandare messaggi col telefonino. C’è da essere veramente ottimisti per il futuro.

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17.1.2013. LA CRISI ECONOMICA CHE STIAMO ATTRAVERSANDO sembra senza via di uscita. Tagli alla spesa pubblica (spending rewiew) che mortificano servizi essenziali, come quelli sulla Sanità o sulla Giustizia. Blocco delle assunzioni. La crisi attuale è cominciata per motivi finanziari e si alimenta da un mercato finanziario avido e parassitario, privo di controlli. Partiamo da una considerazione: l’Uomo ha sempre cercato, nei secoli, diversi modi per fare soldi. Per molto tempo le attività più importanti erano l’agricoltura, la pastorizia ed il commercio. La Prima Rivoluzione Industriale ha insegnato un altro sistema per fare soldi. Nel corso del Novecento, ed in particolare a partire dal Secondo Dopoguerra, le attività finanziarie hanno cominciato a sostituire le attività produttive in senso stretto. Siamo arrivati, oggi, ad avere capitalisti che, per fare soldi, non pensano più di realizzare un’azienda, ma si lanciano direttamente nel mercato finanziario. E non venite a dirmi che non ci sono più spazi per l’imprenditoria, perché ci sarebbero tantissime iniziative imprenditoriali da realizzare nel campo della c.d. Green Economy, ossia nel settore della tutela dell’ambiente, sia in campo di prevenzione del dissesto idrogeologico, sia nel campo della filiera della raccolta differenziata, sia nel campo della produzione di energie rinnovabili. Spiace constatare che le possibilità di investimento e speculazione finanziaria siano praticamente senza controlli, e siano soggette ad una tassazione irrisoria, a confronto con la tassazione d’impresa. Noi vogliamo che un’impresa che realizzi un investimento produttivo e che assuma almeno un operaio a contratto a tempo indeterminato, debba pagare una tassazione inferiore a quella prevista per le transazioni finanziarie. Fino a quando continuerà questa vergogna, non si uscirà da questa crisi.

3.1.2013. PARLIAMO UN PO’ DI REGGINA E DI CALCIO.

                Reggina_Calcio_1968_1969

     Abbiamo un po’ di esperienza. Esperienza di  calcio osservato, le prime partite della Reggina che ricordiamo sono quelle che vedevano schierato giocatori come Franco Causio, Beppe Santonico, Luigino Vallongo, ed allenatori come Maestrelli e Segato, quindi almeno 42 – 45 anni di calcio osservato dalla Gradinata (vietato chiamarla Tribuna Est). E poi ancora gente come Pianca, Tivelli, il povero Franco Scoppa … Esperienza di calcio giocato, dai primi calci al campo di via Mantova con gente come Pino Tortora e Mario Contestabile, e sullo sfondo Antonio Tripepi ed i fratelli Jacopino, fino all’Arasì. Bene, oggi voglio assumere le vesti del presuntuoso e, senza ovviamente sapere nulla delle vicende interne della Reggina Calcio, mi limito solamente a fare alcune valutazione ed alcune deduzioni. Ripeto, non appartengo a quella categoria di cialtroni che millantano il possesso di notizie certe (“Fonte sicura …”), ma limito a dedurre i fatti, secondo logica. Dunque, ogni società calcistica che si rispetti deve portare avanti la gestione societaria secondo due parametri, che sono: 1) il risultato sportivo; 2) il risultato economico. Partendo dal principio che tutti sono persone oneste, ci si aspetterebbe che un presidente di una società di calcio non lo faccia per arricchirsi; non deve neppure rimetterci, ma non dovrebbe neppure guadagnarci. La gestione di una società sportiva si differenzia dalle altre società economiche aventi fine di lucro proprio per il fine sociale, che è intersecato dalla passione. Mentre in una qualsiasi azienda il risultato economico dipende soprattutto dalle condizioni del mercato, in una società sportiva il risultato è fortemente condizionato dalla passione, che dovrebbe coinvolgere innanzitutto il presidente, passando per i dirigenti, per i giocatori per finire agli spettatori. Si potrebbe dire, al proposito, che anche se è ben vero che giuridicamente la società calcistica appartiene al presidente in quanto azionista di maggioranza ed agli eventuali soci di maggioranza, dal punto di vista sportivo la società è patrimonio di una collettività, appartiene ai tifosi. Poi c’è un discorso relativo alle motivazioni. I calciatori sono esseri umani come chiunque altro, per rendere al meglio devono sapere di essere inseriti in un progetto societario vincente. Quando un calciatore si rende conto di appartenere ad una squadra dove guadagna meno della media dei suoi colleghi in altre squadre, e dove si rende conto che il progetto societario è solamente quello di fare cassa, è evidente che il calciatore va in campo demotivato, ed i risultati sportivi della squadra sono fallimentari.

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Bene, finora abbiamo pontificato. Ora andiamo sul concreto. Partiamo dai tifosi, che sono gli unici che spendono materialmente dei quattrini nel circo del calco attuale. Tutti gli altri soggetti, a vario titolo, ci guadagnano, in maniera più o meno lecita. Dunque, a Reggio Calabria siamo passati dai 25.000 spettatori di appena dieci anni fa ai miseri 2.000 – 3.000 di questi ultimi anni. Il motivo è presto detto: i tifosi reggini si sono ormai resi conto in maniera consapevole che il progetto societario della Reggina Calcio è esclusivamente di natura economica, o per rientrare da passività pregresse, o per consentire la sopravvivenza della società stessa. In ogni caso, i tifosi reggini hanno percepito chiaramente che il progetto societario della Reggina Calcio non prevede il risultato sportivo.Noi da diversi mesi abbiamo fatto una profezia: alla fine del campionato in corso, retrocessione in Lega Pro, fallimento pilotato, fusione con l’Hinterreggio ed acquisizione del titolo sportivo da parte di quest’ultima che ripartirebbe dalla Lega Pro, la vecchia Serie C1. Fantacalcio? Può darsi. Chi vivrà saprà (come mi scrisse il compianto giornalista Antonio La Tella in una delle sue ultime email). Da quali fatti deduciamo questa affermazione: dal progressivo smantellamento delle varie squadre con la vendita dei pezzi migliori; dal continuo girovagare nei campionati minori dei giovani che escono dal Sant’Agata; dai continui cambi di formazione che vengono apportati, con l’evidente scopo di mettere in mostra più calcatori possibile (“la merce esposta è mezzo venduta” recita un antico detto del mondo del  commercio): un allenatore deve dare un assetto alla squadra in base ai calciatori in organico e mantenerlo; dal continuo avvicendarsi, nell’organigramma della Reggina Calcio, di ex calciatori della Reggina stessa, che evidentemente condividono determinate scelte societarie. Allenatori celebrati e vincenti, e voglio ricordare Renzo Ulivieri e Walter Novellino, sono andati via da Reggio Calabria in maniera burrascosa: un motivo ci sarà. Per finire con le motivazioni. Quante volte abbiamo viste squadre composte da giocatori mediocri vincere i rispettivi campionati di appartenenza? Come hanno fatto? con le motivazioni, che derivano dalla condivisione di un progetto societario vincente. Alcuni esempi li abbiamo proprio con la Reggina di Nevio Scala, composta, tutto sommato, da giocatori che poi, andati via in altre squadre, non hanno più vinto nulla: i vari Onorato, Guerra, Tovani, lo stesso Lunerti. Eppure quella fu una delle squadre amaranto più divertenti di sempre. Merito delle motivazioni. Perché, vogliamo parlare del valore dei singoli del Licata di Zeman? o del valore dei singoli del Messina dell’indimenticato Franco Scoglio?

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Quindi, sia chiaro che il progetto societario prevede solamente una gestione economica che prescinde totalmente dal risultato sportivo, fosse anche un’altra retrocessione. L’importante è saperlo.

Confessione di un teppista – Sergej Esenin

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell’ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull’insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l’odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d’aprile la nebbia e l’umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S’è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d’un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d’oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell’erba la falce dell’aurora …
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m’importa, se ho l’aria d’un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M’occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura

Verso il paese per cui navighiamo.

28.12.2012. A COSA SERVONO QUEI CESTINI? Abbiamo già più volte segnalato il fallimento del sistema di raccolta dei rifiuti a Reggio Calabria e della imprescindibile esigenza di abolire le discariche, introdurre il conferimento incentivato per fare aumentare la raccolta differenziata, e realizzare gli impianti di produzione di materie prime secondarie. Ma ora ci accorgiamo di un’altra realtà che è completamente schizofrenica rispetto al sistema: i cestini in ferro battuto presenti in città.

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In questi cestini viene buttato di tutto, alla faccia della raccolta differenziata. Questi cestini vengono ogni giorno svuotati da personale Leonia che potrebbe, invece, essere destinato alla raccolta differenziata porta a porta. Questi cestini vengono ogni giorno forniti di un sacco di plastica che non viene differenziato e che ha un costo (e ci piacerebbe tanto conoscere il costo annuo complessivo di queste buste di plastica). Il risultato è davvero discutibile. Si potrebbe ovviare solamente differenziando i cestini, applicandovi una targhetta che indichi la frazione da smaltire, secondo la prassi consolidata: una targhetta di colore blu per il vetro, di colore bianco per la carta, … e così via. Altrimenti, sarebbe meglio rimuoverli, perché producono solamente materiale indifferenziato che poi finisce in discarica.

24.12.2012. NATALE. Il momento difficile che stiamo vivendo induce al pessimismo, anche in una festività che si accompagna sempre alla gioia ed ai buoni propositi, sia per i credenti che per gli atei. Ma noi non intendiamo perdere la speranza, e vogliamo guardare con ottimismo il futuro. Il Natale di quest’anno ha gli occhi di una giovane donna che incontriamo spesso sull’autobus al mattino, quando andiamo a lavorare, la quale l’altro giorno mi ha detto che farà regali molto sobri ai parenti stretti, PERCHE’ E’ IMPEGNATA A COMPLETARE I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELL’APPARTAMENTO dove andrà ad abitare con il suo fidanzato, una volta sposati. Il Natale di quest’anno ha gli occhi di una giovane donna che ha lasciato il proprio paese ed è andata a lavorare lontano, seguendo una logica rigorosa di coerenza con le proprie idee. Il Natale di quest’anno ha gli occhi di tutti gli altri giovani disoccupati che lottano senza abdicare alla propria dignità.

13.12.2012. PRESENTATO ALLA CAMERA DI COMMERCIO DI REGGIO CALABRIA IL VOLUME:

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21.11.2012. C’E’ UN ASPETTO, che riguarda la gestione commissariale del Comune di Reggio Calabria, che non siamo ancora riusciti ad afferrare, e si tratta di questo: ma i tre Commissari hanno i poteri che spettano ad un Sindaco, oppure in questo momento la nostra Città è priva di guida amministrativa, e lo sarà ancora per altri diciassette mesi? Osservando come vanno ultimamente le cose in città, e soprattutto in quest’ultimo mese, praticamente da quando si sono insediati i Commissari, verrebbe da ritenere valida la seconda opzione prima indicata. Vale a dire: attualmente Reggio Calabria è senza guida amministrativa. Lo si desume dagli aspetti della vita quotidiana, delle piccole/grandi cose di tutti i giorni che qualificano l’azione di indirizzo di un’Amministrazione. Gli argomenti sono sempre gli stessi, ma ora ci sembra che i fenomeni stiano prendendo una pericolosa deriva sociale. Cominciamo dal traffico e dalla circolazione stradale. I Vigili Urbani, quei pochi Vigili Urbani che prima si vedevano in giro, ora sono praticamente scomparsi. I  tratti di strada dove i rriggitani continuano a farla da padrone sono sempre gli stessi: Viale Aldo Moro, Viale Europa, Lungomare Matteotti (Via Marina Alta), Via Santa Caterina. Oggi mi sono divertito (si fa per dire) ad osservare la situazione della Via De Nava: parcheggio in tripla (tripla!) fila su un posto riservato ai portatori di handicap, all’incrocio con la Via Vespucci. Spiace constatare che, in una condizione di inciviltà, di arroganza e di menefreghismo in cui si trovano i rriggitani, la totale mancanza di controlli da parte dei Vigili Urbani non fa altro che acuire il problema. A proposito: visto che le casse comunali presentano un debito spaventoso, forse un atteggiamento di tolleranza – zero nei confronti di questi maleducati porterebbe un pò di denaro fresco attraverso le contravvenzioni. Vorremmo, quindi, capire una cosa: chi comanda, oggi, i Vigili Urbani? I Commissari hanno voce in capitolo? Osserviamo, tra l’altro, che le strade a Reggio Calabria sono prive di segnaletica orizzontale: le utilissime strisce bianche che delimitano gli spazi di sosta libera. Per non parlare della raccolta dei rifiuti. Sbarre è sommersa dall’immondizia, oggi a Piazza Milano era impossibile camminare a piedi, la puzza fa venire veramente la nausea. La raccolta differenziata è un miraggio: nelle mini discariche che si sono formate in questi giorni si può facilmente riconoscere la paternità di quanto scaricato, a cominciare dai commercianti che gettano scatole di cartone, imballaggi, cassette, ed altre frazioni riciclabili per le quali dovrebbero essere obbligati al conferimento differenziato. Anche per questo settore, la domanda è la stessa: chi comanda alla Leonia? I Commissari hanno voce in capitolo? Perché bisogna intendersi: se i Commissari hanno il potere di incidere su questi settori così importanti, ed allora che si sbrigassero a dare severe e precise istruzioni su come operare per ripristinare l’ordine e la legalità a Reggio Calabria e per fare vedere chi comanda. Altrimenti abbiamo come l’impressione che pezzi dell’Amministrazione Comunale si stiano mettendo di traverso per rendere ancora più difficile l’azione dei Commissari.

12.11.2012. C’E’ UN PROBLEMA CHE INVESTE IL MODO DI FARE GIORNALISMO A REGGIO CALABRIA. Anzi, per come stanno le cose, si fa fatica a chiamarlo “giornalismo”. Dovremmo, più correttamente, denominarlo “attività di circolazione di resoconti scritti utilizzando la modalità copia e incolla”. Come al solito, partiamo dai fatti. Il 23 Ottobre scorso è stata inaugurata la mostra documentaria e stradale in occasione del 150° anniversario della costituzione della Camera di commercio di Reggio Calabria. L’ufficio stampa dell’Ente ha, doverosamente, provveduto a redigere due comunicati, uno diramato il 19 Ottobre precedente, l’altro il 22 Ottobre. Bene, le principali testate giornalistiche presenti sul web non hanno saputo fare meglio che fare “copia e incolla” di questi due comunicati stampa. Nessun giornale on line ha sentito il dovere, il bisogno, ma direi anche la passione, di mandare un “giornalista” presso la Camera ad intervistare il dottore Lucio Dattola, oppure contattare coloro i quali hanno organizzato la mostra (io, per esempio). Ancora. Il 18 Ottobre scorso è deceduto il decano dei giornalisti reggini, il maestro di giornalismo Antonio La Tella. La notizia della sua morte è stata comunicata, per sua espressa volontà, a tumulazione avvenuta. Carlo Parisi, dalle colonne di “Giornalisti Calabria” ne ha dato la notizia con una toccante comunicazione. Bene, anche in questo caso le testate giornalistiche on line hanno fatto “copia e incolla”, senza avvertire quel fuoco sacro professionale di andare dentro la notizia, e comunque di sentirsi originali. Ma c’è di più. In questa attività di copia e incolla, quasi mai vengono citate le fonti. I siti vengono saccheggiati e depredati, senza che venga citata la provenienza. Capita, qundi, che magari in una testata giornalistica ci sia un giornalista appassionato delproprio mestiere e che va “dentro” la notizia: briga, indaga, telefona, domanda, intervista, guarda, ascolta, osserva, e poi realizza un bel pezzo. E poi lo pubblica sul web. Ed ecco che, dopo neanche mezz’ora, viene copiato ed incollato su altri siti giornalistici, senza citare la fonte. Voglio ricordare a me stesso che un’attività di questo tipo configura il reato di plagio, perseguibile legalmente. Ma, al di là di questo, rimane la delusione per lo svilimento di quello che è stato definito “il mestiere più bello del mondo”. Quel mestiere per cui il grande giornalista Luigi Barzini, davanti ad una domanda, rispose: “Il giornalismo? sempre meglio che lavorare…”.

2.11.2012. L’ARRIVO DELLA PRIMA NAVE DA CROCIERA al porto di Reggio Calabria è riuscito a suscitare, come spesso accade, polemiche e considerazioni. Cominciamo da un dato storico incontrovertibile: si tratta della prima volta in assoluto che una nave da crociera si ferma al porto di Reggio Calabria, consentendo ai passeggeri di effettuare un’escursione di qualche ora. Risulta che molti si sono recati in escursione a Scilla, altri hanno passeggiato per le strade della nostra città. Questo evento è stato reso possibile dall’impegno di alcune persone che, evidentemente, hanno a cuore lo sviluppo del turismo a Reggio calabria ed, allo stesso tempo, amano lavorare in silenzio, senza strombazzamenti. E’ giusto dare loro il merito di questo che, vogliamo sperare, sia il primo passo di un lungo percorso: ci riferiamo a Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio, e Demetrio Arena, fino a poco tempo fa Sindaco della nostra città. L’evento ha comprensibilmente suscitato molta curiosità in città, trattandosi della prima volta in assoluto. Speriamo che, replicandosi spesso di questi avvenimenti, possiamo presto abituarci alla circostanza. Poi, è evidente che ogni situazione è migliorabile. Le proposte che ci permettiamo rispettosamente di sottoporre riguardano, innanzitutto, la sistemazione del viale XXV Luglio e del viale Roma, che sono due bellissime strade alberate che scendono verso il porto, che oggi sono interessate da degrado urbano abbastanza accentuato. Sarebbe sufficiente ridisegnare il parcheggio delle autovetture non più in senso trasversale bensì in senso parallelo alla strada, tra un albero ed un altro, e liberare e ripulire i marciapiedi, liberandoli anche dai cassonetti della spazzatura. Questi due viali potrebbero diventare le nostre ramblas, diventando un bel biglietto da visita per i crocieristi. Poi, ovviamente, bisogna affrettare al massimo il completamento dei lavori al Museo ed il rientro dei Bronzi al loro posto: questa sì che sarebbe un’attrazione eccezionale per i crocieristi. Al lavoro, dunque, lasciando da parte le critiche cialtronesche.

29.10.2012. OVVIAMENTE NON E’ SOLAMENTE COLPA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE. Se a Reggio Calabria le cose non vanno, è giusto mettere in evidenza i comportamenti incivili dei rriggitani . Si, d’accordo, è una questione che rassomiglia molto al celebre dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Vogliamo dire che, sì, è vero che a Reggio Calabria manca un ruolo forte di indirizzo della comunità da parte dell’Amministrazione Comunale, ma è anche vero che nella nostra città il senso civico raggiunge livelli veramente bassissimi. Nè, d’altronde, è pensabile immaginare una città presidiata da Vigili Urbani pronti ad elevare contravvenzioni ad ogni angolo della strada. E dunque, così come i Vigili Urbani devono svolgere il loro compito, nel quadro di un servizio intelligentemente organizzato, anche i cittadini devono fare la loro parte. Ed i temi in cui la maleducazione dei rriggitani si esprime sono sempre gli stessi. Il traffico: numerose strade della città presentano un traffico rallentato dalle automobili in sosta in doppia fila. Ci riferiamo alla via De Nava, dove la sosta in doppia fila sta diventando la regola, e così la via Marina alta, la via Santa Caterina, il primo tratto del viale Europa, l’incrocio al Museo, il viale Aldo Moro, ed altro. Sarà pur vero che mancano i Vigili, ma ci sono pur sempre i segnali stradali verticali che vietano la sosta. E comunque, vale sempre la regola del rispetto verso il prossimo, in particolare nel parcheggio sui marciapiedi o sulle strisce pedonali. Per i rifiuti, basta andare in giro per la città e trovare là dove ci sono i cassonetti stradali dell’indifferenziato, le solite discariche. I punti sono sempre gli stessi: dal famoso angolo sotto il Multisala Lumiére, zona Ciccarello, al rione Marconi, a piazza Milano, ed oltre. Sapeste quante volte vado a buttare il sacchetto di spazzatura sul viale Europa, il cassonetto è vuoto ma fuori è pieno di ogni tipo di rifiuto. Il senso civico è l’unica problematica che i commissari non potranno affrontare e risolvere. L’atteggiamento di strafottenza e di menefreghismo che caratterizza i comportamenti dei rriggitani affonda le proprie radici in numerosi presupposti. In famiglia, sono ormai molti anni che i figli vengono educati all’insegna della regola che i bambini devono essere lasciati liberi di fare ciò che vogliono, per favorire lo sviluppo della loro personalità. A queste nuove e rivoluzionarie teorie dell’educazione ci siamo opposti sempre con fermezza, anzi sosteniamo semmai il contrario: i bambini vanno guidati ed indirizzati, soprattutto con il “NO” invece di permettere sempre tutto. Ed i risultati ci danno ragione. Ma poi io mi sentirei di mettere dentro anche il sistema scolastico di oggi, che è permissivista all’eccesso, per cui oggi gli studenti hanno chiara e netta la percezione che studiare è inutile, tanto saranno promossi lo stesso. Questi atteggiamenti stanno producendo cattivi cittadini. E’ quanto mai necessario invertire la rotta.

27.10.2012. LE MODALITA’ DI RACCOLTA DEI RIFIUTI a Reggio Calabria sono ampiamente migliorabili. Noi non siamo di quelli che amano mettere in evidenza solo gli aspetti negativi, cerchiamo di cogliere anche le positività, ma proponiamo, accanto alle critiche, le proposte. Così, bisogna riconoscere il lavoro degli operatori Leonia, che anche in presenza di difficoltà finanziarie continuano a prestare il loro prezioso servizio. Lo svuotamento dei cassoni condominiali per la raccolta differenziata è abbastanza puntuale. I problemi stanno a monte, e sono di carattere organizzativo. Secondo noi bisogna andare verso l’introduzione del conferimento all’isola ecologica con incentivo economico. Lo predichiamo da tempo: la tessera punti all’incontrario. L’utenza familiare comincia al 1° Gennaio con 300 Euro, poi per ogni conferimento viene decurtato un determinato importo, e così via. Al 31 Dicembre si paga solamente quello che è rimasto sulla tessera, e comunque un minimo, poniamo 50 Euro. Per i commercianti, invece, il discorso è diverso. Ogni commerciante deve dichiarare quali frazioni produce, ed impegnarsi a lasciare, all’orario di chiusura, fuori della porta dell’esercizio, le frazioni già preparate: sarà cura degli operatori andare a ritirarle. Ai commercianti che non rispettano questa modalità viene ritirata la licenza. Assistiamo ormai da molto tempo alle scene in cui inservienti di pizzerie, di bar, di ristoranti, trascinano i grandi sacchi neri Domopak, evidentemente pieni di ogni tipo di rifiuto non differenziato, e li buttano dentro i cassonetti, pensando di essersi comportati da bravi cittadini. Ed invece: il ristorante, la pizzeria, il bar che producono plastica (bottiglie), vetro (bottiglie e barattoli) ed alluminio (lattine e latte) devono preparare ogni giorno la propria differenziata per la raccolta da parte degli operatori; il fruttivendolo deve curare la selezione dell’organico e la raccolta delle cassette di legno. Vediamo spesso fruttivendoli che buttano le cassette di legno nei cassonetti: inciviltà oltre che spreco di risorse, il legno può essere riciclato. Molti commercianti producono scatole di cartone in grande quantità: solamente alcuni usano quei grandi carrelloni dove le scatole di  cartone vengono raccolte, dopo essere state appiattite, in attesa dell’arrivo degli operatori. E, per concludere, è necessario curare al massimo lo spazzamento stradale: per strada si trovano enormi quantità di plastica, vetro ed alluminio. Inoltre è necessario curare al massimo la raccolta delle foglie secche e dei rami, anche di quelli che provengono dalla potatura: le foglie secche, assieme alle altre sporcizie, intasano i tombini e le caditoie stradali per l’acqua piovana. Foglie e rami secchi, opportunamente frantumati, producono un ottimo concime naturale, il compost, che può essere commercializzato. A proposito, lo svuotamento dei tombini intasati stenta ad essere realizzato: speriamo di non dovere sopportare un altro allagamento in occasione delle immancabili piogge che arriveranno fra poco.

22.10.2012. CON ANTONIO LA TELLA scompare l’ultimo esponente di quel mondo del giornalismo fatto di intelligenza, di curiosità, di bello stile narrativo, di contenuti. Avrebbe compiuto 90 anni fra qualche mese, lui che era nato nel gennaio del 1923. Una carriera cominciata all’indomani dello sbarco delle truppe alleate a Gallico il 3 settembre del 1943, allorquando comincia a dirigere l’ufficio stampa del Governo Militare Alleato che reggerà l’amministrazione di Reggio Calabria fino al passaggio delle consegne al Governo Italiano. Continuerà a gestire questo delicato ufficio anche con l’amministrazione del sindaco Nicola Siles, che fu il primo sindaco eletto di Reggio Calabria in età repubblicana. Da lì cominciò una lunga carriera giornalistica, che lo portò a collaborare con la RAI, con il quotidiano Il Tempo; e che lo porterà, nel corso degli anni ’80, a realizzare e dirigere un settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” molto apprezzato. Sul finire degli anni ’80 io cominciai a collaborare proprio a questo settimanale, e curavo la pagina culturale, che era la quarta, corrispondente alla celebre terza pagina dei quotidiani più affermati,  in cui campeggiava l’elzeviro. Ho curato questa pagina per quasi quattro anni, scavando nella storia di Reggio Calabria e proponendo ogni settimana notizie e notiziole che fossero anche curiose e singolari, per non appesantire lo stile. Nel 1989 avevo ricostruito la storia delle vicende della realizzazione a Reggio Calabria della linea tramviaria che collegava la zona Nord a quella Sud, dall’Annunziata ai Riformati. Venne realizzata una bella pagina quattro, in cui al mio pezzo si accompagnava – come usava spesso – il rinforzo di La Tella. Quella volta il dottore La Tella si era lasciato andare con i ricordi personali del bimbetto che compiva il percorso in tram quasi fosse un premio. Ho voluto inserire questo suo ricordo personale autobiografico all’interno del volume che sto realizzando per i 150 anni della Camera di commercio di Reggio Calabria. Verso la fine di agosto scorso, gli mandai una e mail in cui gli comunicavo tutto ciò. Lui mi rispose in questo modo:

Diavolo di un Cantarella, mi  dica come ha fatto a scovare lo stralcio  di un mio scritto di tanti anni fa: dimenticato, dimenticatissimo. Giaceva  seppellito nei miei ricordi sotto mezza tonnellata di polvere, Lei ha avuto la  pazienza di tirarlo fuori e di offrirlo alla mia curiosità. Un dono davvero  straordinario, che accolgo con animo grato, Quando ho scritto quel che oggi Lei  ripropone, erano già passati per me gli anni del lavoro presso le grandi  testate, eppure, pur applicandomi ormai ad una minuscola iniziativa editoriale,  mi accorgo di avervi messo lo stesso impegno, la stessa passione. Mi impressiona  assai la cura nella sistemazione dei fatti all’interno del racconto. E poi la  qualità della scrittura, una costante nel mio lavoro di giornalista. Ci  vorrebbero molte persone come Lei in questa Città. Auguri per il Suo lavoro e  ancora grazie di tutto
Suo aff.mo A.La Tella“.
Grazie, caro dottore La Tella, per tutto quello che mi ha dato in questi lunghi anni in cui mi ha dato il privilegio della sua amicizia.

19.10.2012. UN ALTRO FRONTE DI INTERVENTO che i reggini si attendono da questa nuova situazione amministrativa presente in città, riguarda l’occupazione degli spazi pubblici e la disciplina delle attività economiche all’interno del perimetro urbano. I marciapiedi della nostra città sono occupati da attività commerciali, a cominciare dai marocchini che dovrebbero essere ambulanti ma di fatto sono sedentari a posto fisso, per continuare con i fruttaroli che occupano non soltanto il marciapiede ma anche il tratto di strada prospiciente, i ferramenta che tengono metà del magazzino sul marciapiede, ed altri commercianti che occupano abusivamente lo spazio pubblico, e che di fatto impediscono alle persone di camminare sul marciapiede. Poi ci sono gli artigiani: quello del ferro battuto, l’autolavaggio, il restauratore dei mobili, l’elettrauto, il meccanico (a proposito, quand’è che la Guardia di Finanza farà un lavoro a tappeto su questi artigiani per controllare la regolarità della loro posizione fiscale? conosciamo molti meccanici che non rilasciano ricevuta fiscale, ed il conto te lo fanno in un foglio di quaderno). Non parliamo di quanto accade in prossimità delle pizzerie, pub, ristoranti. Ecco, il corpo di Polizia Municipale deve darsi da fare anche per disciplinare queste situazioni di occupazione abusiva di spazi pubblici, anche e soprattutto per fare capire a questi imprenditori chi è che comanda a Reggio Calabria. Dobbiamo dare atto che nelle scorse giornate di festività in onore della Madonna della Consolazione si è notato un certo ordine, quanto meno non si è verificato l’assalto dell’anno scorso. Segno che l’impegno di colui che all’epoca era il Sindaco, Demi Arena, ha prodotto positivi risultati. Questo significa che se si vuole, si può.

17.10.2012. IL DECRETO DI SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI REGGIO CALABRIA ha determinato e sta ancora determinando, com’era prevedibile, una serie di dichiarazioni e di considerazioni, alcune riconducibili all’intento di trarre notazioni positive dal provvedimento del Governo, altre, invece, che sono scadute sul confronto politico. E’ necessario guardare in faccia la realtà, e la realtà è rappresentata dall’ordinamento giuridico vigente che, piaccia o no, è il riferimento che deve guidare l’azione amministrativa degli enti locali territoriali. E quando la Commissione accerta violazioni alle leggi vigenti, non può fare altro. Diverso, semmai, è il discorso su come queste situazioni si siano costituite. Quanto ha affermato, al proposito, il buon Demi Arena nel corso della conferenza stampa convocata dopo la notifica del decreto, appartiene alle ovvietà: è talmente evidente che il periodo brevissimo in cui Arena è stato Sindaco della nostra città non ha certamente determinato le condizioni per cui oggi viene sciolto il Comune, che Demi non ha quasi bisogno di dirlo. Ma fa bene, comunque, a ribadirlo. I guai dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria cominciano da lontano nel tempo. Non so dire con precisione da quando, ma è certo che l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, progressivamente, giorno dopo giorno, inesorabilmente, in questi ultimi anni ha sempre più rinunciato al proprio ruolo di guida della collettività, al proprio ruolo di indirizzo, di sorveglianza e di presenza attiva della comunità reggina. Il risultato è quello che tutti vedono ogni giorno in città: una condizione talmente “ovvia” che nessuno si meraviglia più, che nessuno più protesta. Sono ormai molti, troppi anni che la città è stata abbandonata a se stessa, ed il risultato è che è ormai trionfato l’atteggiamento di strafottenza, menefreghismo, arroganza e prepotenza dei rriggitani, all’insegna della parola d’ordine : futtatindi. Possiamo cominciare a fare riferimento e portare facili esempi con le attività di maggiore impatto visivo che competono all’Amministrazione Comunale. Cominciamo con il settore viabilità, circolazione e traffico. Sono ormai molti, troppi anni che a Reggio Calabria manca una seria politica di disciplina del traffico e controllo delle infrazioni. Disciplina del traffico significa che in città esistono alcuni incroci, o tratti di strada talmente importanti, che dovrebbero essere presidiati permanentemente dai Vigili Urbani. Invece, niente. Ci riferiamo, per fare alcuni esempi, all’incrocio di Via De Nava con la Via Romeo, oppure all’incrocio alla fine della Via Marvasi, da Puntillo, tanto per intenderci. Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo. Si tratta di incroci di grande importanza che vanno presidiati stabilmente dai Vigili. A Reggio Calabria esistono diversi  tratti di strada dove la sosta in doppia fila è la regola, e ciò determina rallentamento del traffico veicolare. Quali tratti di strada? presto detto: il tratto iniziale del Viale Europa, davanti alla Caserma dei Vigili del Fuoco; il Viale Aldo Moro ed il Piazzale Omeca; la Via De Nava; il Lungomare Matteotti, Via Marina Alta, tanto per intenderci; ed anche qui l’elenco potrebbe comprendere anche altri esempi. Davanti a queste situazioni, manca assolutamente un presidio costante di questi tratti di strada: talvolta viene adottata la tattica del “multa e fuggi”, che non va assolutamente bene. Vaste zone del territorio comunale sono lasciate completamente prive di controllo da parte dei Vigili, a cominciare dal vasto territorio di Sbarre. (Quando alle 7 del mattino sono alla fermata dell’autobus, sul viale Calabria, all’incrocio con la Via Itria, mi diverto ad osservare quanti passano regolarmente col rosso, ma, tanto, chi li controlla? chi passa col rosso sa che, tanto, non gli succederà nulla). I miei cinque lettori avranno notato che io me la prendo spesso con le questioni del traffico e dell’azione dei Vigili Urbani. Si, è vero, ma i motivi sono due: il congestionamento del traffico, innanzitutto; ma poi, c’è una questione più paradigmatica, potremmo dire, e cioé che con un’azione seria e costante da parte dei Vigili Urbani, viene lanciato un messaggio chiaro ai rriggitani su chi comanda in città. Da questo punto di vista, l’azione dell’Amministrazione Comunale è anche educativa. Noi confidiamo che la presenza dei Commissari, ai quali auguriamo buon lavoro nel rispetto e nella fiducia verso le istituzioni, possa servire a fare ripartire nel modo corretto anche questo settore.

5.10.2012. LE DIFFICOLTA’ IN CUI VERSA LA CASA EDITRICE “CITTA’ DEL SOLE” di Franco Arcidiaco sono state evidenziate quest’estate per mezzo di un intervista del bravo Aldo Varano, direttore di ZoomSud. I motivi della crisi sono diversi. Intanto le difficoltà economiche che inducono molte persone a ridurre i consumi, rinunciando ad alcune spese a favore di altre ritenute indispensabili. Poi bisogna considerare che il libro non “tira”, ma in particolare i libri che Arcidiaco stampa. Si tratta di saggi di elevata valenza culturale, che hanno certamente un pubblico piuttosto limitato. Però … c’è un però. Le due librerie che si trovano sul Corso Garibaldi espongono in vetrine capolavori della letteratura nazionale ed internazionale; saggi filosofici di autori stranieri; biografie di personaggi sportivi o di attricette. Spiace constatare che nessuna di queste due librerie senta il dovere civico di riservare un pò di spazio, in vetrina, all’editoria locale. Non intendiamo svolgere la difesa d’ufficio di Franco Arcidiaco, al quale siamo legati da sincera amicizia, ma intendiamo suscitare il problema per tutta quella editoria “minore” reggina e calabrese che rimane sommersa davanti all’atteggiamento di sudditanza che si manifesta nei confronti delle case editrici del Nord o straniere. Città del Sole, assieme ad altre case editrici reggine e calabresi, ha pochissimo spazio pubblicitario, e questo non va bene. Si rimpiange ancora la coerenza e la tenacia della libreria “Ambrosiano”, che tristemente ha chiuso i battenti un paio di anni fa, per fare posto all’ennesima struttura del mondo della ristorazione. Ambrosiano era l’unico, a Reggio Calabria, che dava spazio a tutte le case editrici locali, ed era l’unica libreria dove era possibile acquistare libri di cultura calabrese, andando a colpo sicuro. Dovesse chudere Città del Sole sarebbe una gravissima perdita per la cultura calabrese e nazionale; altrove gli imprenditori locali coraggiosi vengono adeguatamente sostenuti, a Reggio Calabria, invece, realtà editoriali di primo ordine vengono ignorate e snobbate. Foeda bonis, iucunda malis, scriveva Vitrioli.

30.7.2012. L’ATTEGGIAMENTO DI PROSTRAZIONE NEI CONFRONTI DEGLI “STRANIERI” CONTINUA. Si, è proprio prostrazione verso chiunque sia forestiero. Da noi a Reggio Calabria il motto evangelico “Nemo propheta in patria” assume una valenza speciale. Siamo sempre pronti ad inchini e riverenze verso quelli che vengono da fuori, ma non sappiamo valorizzare le risorse umane presenti sul territorio. Facciamo riferimento a due eventi di questi giorni. Il primo caso: da diverse settimane c’è un gran parlare di questo concerto che verrà tenuto il 31 Luglio presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, di un’orchestra di 1.000 giovani della Provincia, diretti dal maestro Riccardo Muti. A proposito, quanto costa questa iniziativa? quanto entrerà nelle tasche del maestro Muti? Noi a Reggio Calabria abbiamo il vanto di conoscere un meraviglioso direttore d’orchestra, che sta avendo successi in ogni parte del Mondo, tranne che nella sua città. Ci riferiamo a Christian Frattima, un giovane talentuoso, orgoglio della nostra città. Qual’è lo spazio che l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria intende dare a questo giovane talento reggino? forse Christian non appartiene a quella schiera di eletti che per andare avanti sono stati spinti da qualcuno o da qualche politico di turno, ma si è fatto da solo in virtù di un talento immenso, e quindi non deve dire grazie a nessuno se non a suo padre, e non deve togliersi il cappello davanti a nessuno. Il secondo caso: abbiamo presenziato venerdi scorso alla premiazione del concorso giornalistico “La matita rossa e blu” organizzato dalla Fondazione Italo Falcomatà. Premesso che tutti sanno del mio rapporto di amicizia con Italo, di cui alcuni ricordi personali hanno trovato spazio in un mio pezzo su “Calabria Sconosciuta” n. 131, luglio – settembre 2011, in occasione del decennale della sua improvvisa morte. Bene, fra i premiati non v’è traccia di giovani giornalisti reggini. Eppure ce ne sono! Viene premiato Gian Antonio Stella. Fra i premiati, invero, c’è un inviato di guerra, Luciano Gullì, nativo della nostra città. Riteniamo che in questo premio giornalistico ci starebbe bene una sezione dedicata ad un giovane giornalista reggino. Conoscendo Italo, siamo sicuri che a Lui avrebbe fatto piacere.

Christian Frattima

25.7.2012. PER IL SITO DI SALINE JONICHE abbiamo proposto, in più occasioni, due alternative alla inquinante centrale a carbone. Se proprio si vuole produrre energia elettrica, nel sito industriale di Saline Joniche si potrebbe realizzare un impianto solare termodinamico, di cui al progetto “Archimede” brevettato dall’ingegnere Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, direttore del CERN di Ginevra. Una centrale di questo tipo è già operativa a Priolo Gargallo, presso Siracusa. Si tratta di un impianto ad altissima tecnologia, che produce energia elettrica a costo zero. Informazioni sul sito http://www.enel.com/it-IT/innovation/project_technology/renewables_development/solar_power/archimede.aspx?it=0. L’altra idea per il sito di Saline Joniche è quella di realizzare all’interno dell’area gli stabilimenti per il ciclo finale della raccolta differenziata. Qui potrebbero convergere i Comuni del circondario e conferire carta e cartone, plastica, vetro, alluminio, … e procedere alla produzione di materie prime secondarie. Non è vero, quindi, che ci opponiamo alla centrale a carbone in maniera preconcetta, ma effettuiamo le proposte operative.

23.7.2012. IL CONTRIBUTO CHE GLI STUDI GEOGRAFICI possono offrire alla questione che riguarda in questi recenti tempi la città di Reggio Calabria, vale a dire la questione della istituzione della città metropolitana, è un contributo riteniamo notevole. Preliminarmente, tuttavia, dobbiamo fare una considerazione: quand’è che – per il geografo - si è in presenza di una città metropolitana? cosa vuol dire questa espressione? a quale situazione della Geografia urbana dobbiamo riferirci? Il sostantivo metropoli ha un’etimologia abbastanza semplice: si fa riferimento ad un concetto del tipo la madre di tutte le città, ed il concetto ha riferimento al gradi di funzioni che una città esprime. Una città, infatti, è uno spazio urbano organizzato che esprime funzioni che esercitano un grado di attrazione sul territorio circostante, misurabile dal grado di dipendenza dei Comuni limitrofi ed anche dall’intensità dei fenomeni di pendolarismo. Le funzioni urbane sono relative ad attività di servizio, e per ognuna di esse si stabilisce una sorta di classifica verticale, che conferisce importanza ad una città. Riteniamo interessante fare riferimento ad un esempio. Confrontiamo, quindi, Varapodio a Reggio Calabria. Entrambe sono città nel senso geografico – urbano del termine, vale a dire che sono centri urbani organizzati che esprimono funzioni attraverso le quali esercitano un certo dominio sul territorio circostante. Ma, se prendiamo in esame la stessa funzione, ad esempio, quella sanitaria, a Varapodio esisterà – forse – la Guardia Medica ed un certo numero di medici condotti, ed una farmacia; a Reggio Calabria, invece, esistono Ospedali con specialistiche di alto livello, farmacie specializzate, istituti clinici di ricerca e di laboratorio, …. OLppure la funzione scolastica: a Varapodio esistono certamente scuola materna, elementare e media, mentre a Reggio Calabria esistono facoltà universitarie, centri di ricerca di eccellenza, e via così. Continuando l’analisi per tutte le funzioni che una città esprime, si riesce anche a delimitare il bacino di utenza di quelle funzioni e, raggruppando insieme i diversi bacini di utenza, si riesce ad individuare l’area su cui una città esercita il proprio dominio. E’ evidente che il dominio che Varapodio esercita interessa un territorio di qualche chilometro, mentre il dominio che Reggio Calabria esercita interessa certamente l’intero territorio provinciale e parte del territorio della provincia di Messina. Da queste considerazioni si debbono impostare degli studi approfonditi per dimensionare in maniera corretta il bacino di utenza di Reggio Calabria città metropolitana.

26.5.2012. ECCO LE FOTOGRAFIE DI PALAZZO ZANI in una mattina qualsiasi di un giorno qualsiasi . Le fotografie parlano da sole, non c’è bisogno di alcun commento. Il nostro contributo è esclusivamente propositivo, nell’intento di riqualificare lo spazio esterno di questo prestigioso palazzo, e di consentire ai pedoni di camminare tranquillamente sul marciapiede, come in tutte le città civili.

24.5.2012. LA MORTE DI SANDRO VELARDI ci ha assai rattristato. Era una delle poche teste pensanti di Reggio Calabria. I miei amici Demi Arena, Sindaco di Reggio Calabria, e Franco Arcidiaco, editore “Città del Sole”, nel ricordare la figura di Velardi, hanno acceso i riflettori sopra un periodo – gli anni Settanta – che appare lontano anni luce dai giorni bui che stiamo vivendo oggi.   Velardi, come Arena, come Arcidiaco, come altri, negli anni Settanta erano giovani, con tutta la goliardia dei loro vent’anni, ma erano teste pensanti. L’impegno politico, l’impegno sociale, l’impegno a scuola, erano valori fondamentali. Discutevano, si riunivano nelle sezioni di partito, ed erano dibattiti, manifestazioni, volantini in ciclostile, scioperi, cortei, partecipazione. Erano giovani pieni di vita. Quanta differenza con la gioventù di oggi, persa dietro al telefonino, con una bottiglia di birra in mano, alle quattro del mattino, fuori di un locale. Il passaggio di Sandro Velardi nella nostra comunità lascia a tutti noi il grande insegnamento della necessità della tensione sociale, dell’impegno civile, della partecipazione, attraverso lo strumento della cultura. Non è stato, quindi, un passaggio inutile.  Non è la solita riflessione di chi comincia a sentirsi vecchio: “Ai miei tempi…” . E’ la constatazione oggettiva di un mondo giovanile che negli anni Settanta ha fatto sentire tutto il suo impegno propositivo, che oggi non si ravvisa nelle nuove generazioni a cui dovremmo consegnare le chiavi del nostro futuro.

14.5.2012. LE CONDIZIONI IN CUI SI TROVA L’ESTERNO DI PALAZZO ZANI sono a dir poco allucinanti. Com’è noto, Palazzo Zani, situato in centro, delimitato a Nord da via Felice Valentino, ad Ovest dal Lungomare Giacomo Matteotti, a Sud dalla via Diego Vitrioli ed ad Est dalla via dei Plutino, ospita la Facoltà di Giurisprudenza, cui si accede appunto da via dei Plutino, uffici della Forestale, cui si accede sempre dalla medesima via, e l’Agenzia delle Entrate, cui si accede sia dal Lungomare che dalla via Vitrioli. Bene, il principale problema di questo prestigioso isolato, che ospita uffici di grande importanza, e che costituisce uno dei palazzi più belli della nostra Reggio Calabria, progettato dall’architetto Zani, autore di altri belli edifici in città; bene, questo isolato è letteralmente preso d’assalto dalle autovetture e dai cassonetti della raccolta dei rifiuti. Sul marciapiede di via dei Plutino è praticamente impossibile camminare a piedi, o se ci fosse una mamma con un passeggino, o peggio ancora una persona disabile con carrozzella o sedia a rotelle. Anche sulla via Vitrioli la situazione non cambia di molto: per chi scende dall’autobus sul Lungomare e voglia raggiungere la Facoltà di Giurisprudenza, il marciapiede per un piccolo tratto è agibile, poi le autovetture stazionano STABILMENTE sul marciapiede ed obbligano il pedone a camminare sulla sede stradale, con tutti i rischi che questo comporta. Per non parlare del marciapiede sul Lungomare, completamente invaso da automobili, evidentemente di impiegati degli uffici. Anche qui bisogna scendere dal marciapiede per camminare sull’asfalto. Ora, non è ammissibile che un edificio storico così importante sia assediato dalle automobili, e che gli utenti abbiano la strada praticamente sbarrata dalle autovetture; e non è ammissibile che ciò avvenga senza che nessuno prenda provvedimenti. A cominciare dal Rettore dell’Università, che avrebbe tutta l’autorità per interpellare il Comandante della Polizia Municipale e sollecitarlo a fare cessare le illegalità; per continuare con i dirigenti degli altri uffici, affinché emettano un ordine di servizio per non fare parcheggiare le autovetture negli spazi destinati al passaggio delle persone, degli studenti, degli utenti degli uffici. Per ora metto a corredo di questo pezzo una fotografia, tratta da Internet, in cui si vede Palazzo Zani bello, libero dall’assedio delle automobili. Nel prossimo post metterò alcune fotografie realizzate una mattina qualunque di un giorno qualunque, per vedere la differenza.

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26.4.2012. SEQUESTRATO IL RISTORANTE “L’ETOILE” DI REGGIO CALABRIA. La notizia è riportata sul sito www.approdonews.it e riferisce di un megaombrellone sul terrazzo, e di un provvedimento di chiusura di tre mesi. Il proprietario del ristorante è Macheda, quello del Cordon Bleu, che già nel passato aveva avuto un altro provvedimento per il gazebo sul Corso Garibaldi, e che aveva fatto smontare immediatamente, non sensa qualche strascico polemico. Ora sembra che le cose si siano ripetute. Il Macheda si proclama stanco, e comunica la sua intenzione di vendere tutte le sue attività e trasferirsi altrove. Premesso che siamo per il pieno rispetto delle leggi, per cui se Macheda ha commesso un’irregolarità è giusto che venga sanzionato, però ci suona strano che, a fronte di una miriade di micro-illegalità diffuse su tutto il territorio comunale, e ci riferiamo ad occupazione dei marciapiedi da parte di attività commerciali (frutta e verdura, …), artigianali (ferro battuto, …) e produttive (pizzerie, autolavaggi, …), si debba sanzionare proprio uno dei ristoranti più di tono della Città. Con una decisione alquanto risibile, poi: causa dell’infrazione sarebbe un megaombrellone, una tenda, insomma, qualcosa che se mai abbellisce e non deturpa. In una città allo sbando, dove ognuno fa quello che vuole, si sequestra per tre mesi un ristorante dove lavorano nove persone. La vicenda ci ricorda di molto il sequestro del gazebo del ristorante “Boccaccio” a Cannitello, Villa San Giovanni, nell’estate 2010, da parte della Capitaneria di Porto per (testuale) “ostacolo alla navigazione”.

16.4.2012. SIAMO UN POPOLO DI PECORONI. In città, per strada, le persone si incontrano, e sono tutti sorridenti: “Come va?” gli domanda uno, e quell’altro gli risponde:”Tutto bene!” “Tutto bene? tutto bene! ” “Tutto a posto? tutto a posto!”. Cioé, dagli approcci delle persone non emerge assolutamente nessun disagio per le condizioni economiche che stiamo vivendo. Ma nemmeno dai comportamenti individuali. Il prezzo dei carburanti ha raggiunto livelli veramente elevati, la benzina praticamente a 2 €, vale a dire 4.000 Lire, ma non mi pare che il traffico automobilistico sia diminuito. Continuiamo ad usare l’automobile come se niente fosse; nemmeno se la benzina raggiungerà 5 €, o 10 €, continueremo ad uscire con la macchina. Nessuno protesta. La rivolta “dei forconi” è solo un ricordo sbiadito. Per la verità, ci sarebbe un sistema ancora più rivoluzionario, ed a noi piacciono le rivoluzioni silenziose, non quelle violente: l’abbonamento ATAM da 27 € consente la libera circolazione su tutti gli autobus dell’area urbana, senza nessun limite di tempo e di spazio. Io credo che ogni reggino dovrebbe acquistare l’abbonamento ATAM da 27 € e tenerlo nel portafoglio, perché in tante situazioni la macchina si può tranquillamente lasciare ferma sotto casa. Soprattutto per andare in centro, a maggior ragione in questi giorni che l’Amministrazione Comunale ha verniciato di blu altri parcheggi in centro. Ma anche il traffico. E poi, il che non guasta, se ogni reggino comprasse l’abbonamento ATAM da 27 €, si potrebbe contribuire a risanare le finanze dell’Azienda, che vive momenti difficili, sempre sulle spalle dei lavoratori.

 11.4.2012. LA TRAGEDIA CHE HA RIGUARDATO DELIANUOVA, una rapina sfociata in omicidio del titolare di un supermercato e che ha fatto registrare anche la morte di uno dei – giovani – rapinatori, ha suscitato alcune tristi riflessioni. Registriamo il grido di allarme del procuratore Creazzo, che si lamenta che si ponga attenzione alle tematiche del disagio giovanile solamente in occasione di questi eventi terribili, poi il silenzio. Analisi condivisibile, il Creazzo è una persona seria che svolge il suo compito in maniera egregia. L’omelia del parroco di Delianuova, don Bruno Cocolo, invece, in occasione del funerale al povero commerciante ucciso, mi porta alcuni elementi su cui non sono d’accordo. Non sono d’accordo quando il don afferma che la piana di Palmi è un territorio abbandonato, dove i giovani sono stati lasciati soli dal mondo delle istituzioni. Due considerazioni: intanto, è stato accertato che uno dei rapinatori era figlio di un carabiniere, di un onesto servitore dello Stato, più di così… Ma poi, la considerazione che più mi tocca da vicino, è un’altra: io ho insegnato per 17 (diciassette) anni all’ITC Einaudi di Palmi, ed ho vissuto ogni giorno la vicinanza della scuola al mondo giovanile, prima con il Preside Ennio Nicotra, poi con gli altri dirigenti, sempre all’insegna del presentare la scuola come occasione di riscatto civile e sociale, la scuola vista come occasione di crescita culturale ed educativa. E quante battaglia abbiamo vinto, anche con il silenzioso aiuto del Commissariato di P.S., di cui ricordo sempre con grandissima stima l’ispettore Giampà e l’ispettore Canale. Quanto abbiamo lavorato, assieme a Luigi Chiappalone, che oltre ad essere stimato professore di Economia Aziendale, è anche Sindaco di Sinopoli; assieme ad Enzo La Valva, oggi Dirigente Scolastico a Gioia Tauro. Ed ancora oggi l’ITC Einaudi di Palmi continua nella sua attività a sostegno del recupero sociale attraverso la cultura. Ma non ho difficoltà a rimarcare l’opera paziente di altre istituzioni scolastiche, come per esempio quella dell’Istituto Tecnico Agrario, sempre a Palmi, con la figura del prof. Monterosso che, con bastone e carota, riesce a mettere in riga anche gli studenti più difficili. E potrei continuare con tanti altri esempi, ma preferisco fermarmi qui. Non accetto, dunque, che si dica che nella piana di Palmi lo Stato e le istituzioni sono assenti. E’ certamente vero che i ragazzi girano con le pistole in tasca, non so se sia vero che i genitori insegnino ai figli come coltivare la droga, forse è vero che nei circoli e nei bar ci siano cattivi maestri. Ma allora, vorrei invitare il sacerdote che ha detto queste cose, che se sa che ci sono genitori che insegnano ai propri figli a coltivare la droga, che vada a denunciarli, come abbiamo fatto noi negli anni, quando abbiamo avuto puzza di reati di vario genere, e siamo riusciti in più di un’occasione a disinnescare bombe che, se fossero esplose, avrebbero determinato gravi danni.

5.3.2012. SUGGERIMENTI ALL’ATAM: una e-mail inviata il 20 Gennaio scorso, alla quale nessuno si è degnato di rispondere. Il bello è che le istituzioni chiedono tanto la collaborazione dei cittadini, ma poi … Il testo della e-mail:

Ci permettiamo di formulare alcuni suggerimenti ed esprimere alcune considerazioni in merito al servizio di trasporto pubblico, nel quadro di una fattiva collaborazione e di una critica costruttiva serena.
1) Sarebbe opportuno ripristinare la linea n. 20, verso Rione Marconi e Viale Europa. La parte di Sbarre a monte del Viale Calabria non è servita da alcuna linea proveniente dal centro. Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni in tal senso e ve le giriamo, certi di un positivo accoglimento;
2) Sarebbe da svolgere una seria e ferma azione di contrasto ai due cronici difetti dell’utenza autobus reggina, vale a dire il non pagare il biglietto ed il salire dalla porta centrale;
3) I segnali stradali avvisatori delle fermate andrebbero aggiornati con l’indicazione delle corse che effettivamente passano da quella fermata, con l’indicazione degli orari;
4) Secondo il nostro modo di vedere, dal momento che sono state realizzate due stazioni terminal, al Piazzale Libertà ed a Botteghelle, sarebbe opportuno realizzare una linea navetta ogni 10 – 15 minuti con direzione Libertà – Botteghelle e ritorno. Le linee extraurbane verso Nord (Archi, Gallico, Catona, Arghillà, …) farebbero capolinea a Libertà, mentre quelle dirette verso Sud (San Leo, Pellaro, Bocale, Lazzaro, …) farebbero capolinea a Botteghelle;
5) Sarebbe interessante realizzare due tipi di biglietto: accanto a quello oggi esistente, del prezzo di 1 Euro e della durata di 75 minuti, perché non mettere in vendita un biglietto per UNA sola corsa, prezzo 50 centesimi?

Restiamo a Vs. disposizione per qualunque altro suggerimento di natura costruttiva.
Cordialità e Buon Lavoro

15.2.2012. TRE NOTIZIE LEGATE DA UN FILO CONDUTTORE. La prima: l’ISTAT ha divulgato i dati sul PIL, che per il secondo trimestre consecutivo è diminuito, per cui siamo in recessione. La seconda: il Presidente del Consiglio, Senatore Professore Mario Monti ha detto a Bruxelles che l’Italia sta uscendo dalla “zona d’ombra” in cui era precipitata tempo fa. La terza: tavolo tecnico sindacati Confindustria sulla riforma del mercato del lavoro. Il ministro Passera parla di necessità di riforme strutturali. Allora: nessuno dice chiaramente che l’economia italiana è ferma perché sono fermi i consumi, e ciò si verifica perché non abbiamo più soldi da spendere, sommersi come siamo da tasse, da bollette, da assicurazioni, dal caro – benzina. Gravissimo errore quello di avere aumentato le accise sui carburanti e di consentire che i prezzi salgano a dismisura. Basterebbe trasferire le accise sui carburanti, su sigarette e superalcoolici. L’aumento del prezzo dei carburanti, in un Paese come l’Italia dove il 90 % delle merci viaggia su gomma, determina inflazione, la più iniqua delle tasse perché si ripercuote sui consumi, deprimendoli oltremodo. Non serve nessuna riforma strutturale del mercato del lavoro, egregio ministro Passera. Se mai, vorrei capire cosa ci fa la signora Marcegaglia al tavolo di confronto con i sindacati, lei che rappresenta quegli industriali che, a fronte di una crisi economica di così vaste proporzioni, chiudono i propri stabilimenti in Italia e costruiscono all’estero. E mi viene anche a chiedere di non aumentare il costo del lavoro. Confindustria sarà credibile quando vedremo imprenditori costruire stabilimenti nelle regioni meridionali, e non in Albania, Romania, Marocco, Argentina o Brasile.

12.2.2012. QUANDO SI AFFRONTA IL DISCORSO SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA bisogna subito cominciare con la considerazione che tutto quello che si butta nei cassonetti – e che a Reggio Calabria si trova anche fuori dei cassonetti stessi – quelli che impropriamente si chiamano rifiuti, hanno un enorme valore economico. E noi non possiamo permetterci di sprecarli, senza una corretta raccolta differenziata e riciclaggio, e questo per alcuni motivi, tra i quali: 1) bisogna eliminare definitivamente il conferimento in discarica per evidenti motivi ambientali, di inquinamento delle falde acquifere, dell’aria e dei terreni; 2)  viviamo in un Paese praticamente privo di risorse del sottosuolo, sia minerarie che energetiche, per cui il riciclaggio consente di ridurre il costo di acquisto di materie prime; 3) la filiera raccolta differenziata – riciclaggio può diventare un’opportunità di creazione di nuovi posti di lavoro e di produzione di ricchezza, il che in questi tempi di crisi non guasta proprio. Ma certamente bisogna fare un lavoro serio, bene organizzato. Da anni io propongo uno schema operativo che potrebbe dare i suoi risultati positivi. Per le utenze domestiche, a livello di famiglie, sarebbe da proporre una tessera punti all’incontrario: una tessera caricata al 1^ Gennaio con – diciamo – 300 Euro: ad ogni conferimento di una quantità determinata di vetro, plastica, alluminio, carta (e quant’altro) all’isola ecologica viene detratto un ammontare di – diciamo – 50 centesimi. Al 31 Dicembre si pagherà quanto rimane sulla tessera. Vedreste che le persone uscirebbero di notte a raccogliere il materiale! Per le persone che non potessero aderire a questo accordo – pensiamo agli anziani – andrebbe benissimo la raccolta porta a porta, cui adibire giovani disoccupati ai quali stipulare un contratto di lavoro regolare. Per i commercianti, invece, io farei stipulare ad ogni azienda un contratto specifico, sulla base dei materiali che producono. La stragrande maggioranza di commercianti produce cartone e carta: bisogna farla trovare la sera, alla chiusura, fuori dal negozio per consentirne la raccolta. Ma la frazione più importante e più interessante è quella dei bar, ristoranti, pizzerie, pub, mcdonald, etc., dove si produce una enorme quantità di bottiglie di plastica di acqua minerale e bibite varie, lattine di alluminio di birra, cocacola, ed altro, bottiglie di vetro anche qui di birra ed altre bibite, e l’immancabile carta e cartone. Bisogna obbligare gli operatori di questo settore a fare trovare alla chiusura, ogni sera, il materiale già separato, per consentirne la raccolta. Agli inadempienti verrebbe revocata la licenza e chiuso il locale. La raccolta delle frazioni per strada dovrebbe essere svolta da squadre composte da giovani disoccupati da assumere, suddivisi per frazione: una squadra che gira per la città e raccolga solo plastica, una squadra che raccolga solo vetro, una che raccolga solo alluminio, una che raccolga solo carta. Per il riciclaggio delle frazioni raccolte, io penserei di fare costruire nel sito industriale di Saline Joniche della Liquichimica, impianti industriali per il riciclaggio: uno per il vetro, uno per la plastica, uno per l’alluminio ed uno per la carta ed il cartone. A  Saline potrebbe confluire il materiale anche di altri Comuni, magari con lo strumento del consorzio. Con una organizzazione siffatta, il Comune diventerebbe un sogetto economico attivo, con rapporti con i Consorzi esistenti a livello nazionale per il riciclaggio, e si creerebbero posti di lavoro.

25.1.2012. NON E’ NECESSARIO AVERE STUDIATO ECONOMIA per rendersi conto che alcune scelte dell’attuale Governo non sono condivisibili. 1) Il decreto “SalvaItalia”  varato lo scorso Dicembre ha previsto un aumento delle accise sui carburanti, e questo ha determinato un aumento del prezzo della benzina e del gasolio, i cui valori hanno raggiunto in questi giorni 1,8 Euro. IN ITALIA L’80 % DELLE MERCI VIAGGIA SU GOMMATO, QUINDI UN AUMENTO DEL PREZZO DEI CARBURANTI SI TRADUCE IN AUMENTO DI PREZZO DEI BENI DI CONSUMO, OSSIA INFLAZIONE . CIO’ FA SI CHE IL RIMEDIO SIA PEGGIORE DEL MALE. E per accorgersi di questo non c’è bisogno di essere competenti in Economia; spiace constatare che il Capo del Governo sia Docente di Materie Economiche all’Università Bocconi di Milano. La protesta degli autotrasportatori è giusta, sacrosanta e condivisibile, così come altrettanto condivisibile è la protesta dei pescatori. OCCORRE TROVARE IL CORAGGIO DI RIDURRE IL PRELIEVO FISCALE A CARICO DEI CARBURANTI, che in Italia pesa intorno al 60 – 65 %. Ciò significa che con la benzina ad 1,80 Euro al litro, lo Stato incassa all’incirca un Euro. Per i rimanenti 80 centesimi, occorre estendere il decreto sulle liberalizzazioni anche ai petrolieri, che da troppo tempo agiscono in regime di oligopolio, vale a dire fanno ciò che vogliono (ma è così anche per le banche e per le compagnie di assicurazione, soprattutto quelle che esercitano la RCAuto).

2) OCCORRE RILANCIARE I CONSUMI: sono troppi mesi, ormai, che l’econometrista reggino Mariano Bella, Responsabile dell’Ufficio Studi di ConfCommercio ha lanciato il grido di allarme. Anche a proposito di ciò, non è necessario avere seguito studi economici per rendersi conto che nell’attuale quadro economico, quando si fermano i consumi si ferma l’intero sistema produttivo. D’altronde le persone, le famiglie, i pensionati, sono talmente impoveriti da avere ridotto al minimo le spese di sopravvivenza. 3) C’è da prendere seri provvedimenti anche per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In Italia è necessario un serio ricambio generazionale. L’introduzione generalizzata del sistema contributivo ci sembra una cosa positiva, ma potrebbe essere affiancata da un provvedimento che preveda l’assunzione del figlio, in presenza dei requisiti previsti per ricoprire quella mansione, in cambio della pensione anticipata e della rinuncia al TFR. La vicenda potrebbe svolgersi così: un lavoratore che abbia, poniamo, 52 anni di età anagrafica, e che già lavora, poniamo, da 30 anni, chiede all’INPS di fargli il conteggio della pensione con il metodo contributivo: gli risulta una pensione di 500 Euro al mese. Quel lavoratore va in pensione, percepirà 500 Euro al mese, rinunciando al TFR che verrebbe canalizzato in un Fondo che possa servire per rimpinguare le pensioni di questi genitori, ed il figlio, che ha il requisito per ricoprire la mansione che svolgeva il padre, viene assunto. 4) Per ultimo: fra i provvedimenti per il rilancio dell’economia italiana, non viene fatto alcun cenno ad una sorta di piano di rilancio del Turismo, soprattutto per quanto riguarda le opere di restauro, manutenzione e valorizzazione delle immense risorse turistiche antropiche presenti sul territorio italiano, che costituiscono la principale ricchezza della nostra economia. Non viene fatto alcun cenno ad una seria strutturazione della filiera raccolta differenziata – riciclaggio, in un Paese come il nostro totalmente privo di risorse minerarie ed energetiche. E, a proposito di queste ultime, non viene fatto alcun cenno al potenziamento della produzione di energia rinnovabile di origine solare. Il solare termidinamico di Priolo Gargallo, il “Progetto Archimede” è una realtà che tutto il mondo ci invidia. Ve lo immaginate costruirne uno in ognuna delle 110 provincie italiane? Vi sarebbe un considerevole risparmio di combustibili fossili ed una notevole riduzione di emissioni di Anidride Carbonica, il gas responsabile dell’effetto – serra.

8.1.2012. LA CESSIONE DI SIMONE MISSIROLI al Sassuolo, concretizzata nei giorni scorsi, mi lascia molto deluso. Simone Missiroli è un calciatore molto bravo, cresciuto calcisticamente a Reggio Calabria, e lascia la squadra amaranto dopo 154 partite di campionato e 21 gol, senza contare le partite di Coppa Italia ed altro. Probabilmente il migliore centrocampista d’attacco della serie B. Mi sarei aspettato che venisse ceduto ad una squadra di Serie A: sie era parlato dell’Udinese, che viaggia in posizioni di vertice. Ed invece, viene ceduto al Sassuolo, che attualmente è in posizioni di vertice nello stesso campionato della Reggina. Vale a dire, abbiamo rinforzato una concorrente. A questo punto il progetto immediato della società sembra chiaro: fare cassa per mantenere la sopravvivenza della società Reggina calcio. Non ci sembra che il progetto per questo campionato sia provare a tornare in serie A, anche se io ritengo che con l’organico a disposizione quest’anno all’inizio del campionato la squadra fosse ancora più forte dello scorso anno. In assenza di comunicazioni chiare da parte della società, dobbiamo accontentarci dell’analisi dei fatti. Ed i fatti sono questi: Missiroli, ceduto al Sassuolo; sul piede di partenza altri calciatori di valore – si parla di Ceravolo, di Bonazzoli, di Nicolas Viola, di Rizzato, di Barillà. Uno smantellamento. L’importante è sapere che la società ha l’obiettivo di fare cassa e non di tornare subito in serie A.

10.12.2011. LA MIA AMICIZIA CON ITALO FALCOMATA’ nell’ultimo numero di “Calabria Sconosciuta”.

Se mi guardo indietro mi accorgo che, se qualcosa di buono sono riuscito a realizzare nel corso della mia vita professionale, lo devo anche all’aiuto disinteressato che ho ricevuto da alcuni amici che mi hanno consigliato, sostenuto, indirizzato. Amici che hanno creduto in me. Uno di questi è stato Italo Falcomatà. Molti, in questi anni, hanno scritto di Lui, mettendo in evidenza il personaggio pubblico: ottimo docente, amministratore attento ed appassionato, certamente il migliore sindaco che la storia di Reggio Calabria ricordi.        Ora, anche se è passato tanto tempo, esistono almeno due ordini di motivi che mi rendono difficile scrivere di Italo. Innanzitutto la mia innata riservatezza, che mi porta a conservare dentro il cuore i ricordi più belli, alcuni dei quali cercherò di raccontare qui come momenti vissuti insieme; poi, il timore che il rapporto che mi legava ad Italo possa essere frainteso, ed anche questo concetto cercherò di chiarire, perché tante volte le persone millantano una conoscenza con una personalità importante e la fanno passare per amicizia.        Ed invece, il rapporto che legava me ad Italo proveniva da molto lontano, anzi possiamo dire che esisteva un lontano vincolo di parentela che io, forse, troverei oggi difficile a dipanare, dal momento che l’albero genealogico della mia famiglia è un tantino complicato. Uno di quei legami, comunque, che noi consideriamo valido comunque ed idoneo a stabilire un contatto di rispetto vero e sincero, mai formale. Ed infatti, quando Italo iniziò la sua carriera politica nel 1980 con la sua prima elezione al Consiglio Comunale, ricordo la simpatia che suscitò la notizia a casa mia: si parlava di lui, mio padre cercava, con pazienza ed entusiasmo, di spiegare a tutti noi quella lontana e complicata parentela che ci univa.  Ad un certo punto della storia, però, il rapporto era diventato il mio: era la fine degli anni Ottanta, ora magari non ricordo con precisione le date, io collaboravo al settimanale “I Giorni – cronache di una settimana”, il cui direttore era il dottore Antonio La Tella, che per me fu un vero maestro di giornalismo. Nel febbraio del 1989 mi ero occupato di una questione parecchio interessante: si stava costruendo il palazzo del Consiglio Regionale sulla via Cardinale Portanova, in località Borrace, nell’area dove aveva avuto sede il 20° reggimento fanteria di cui l’ultimo comandante era stato mio nonno, il padre di mia madre, il colonnello Giuseppe De Santis, Medaglia d’argento al Valore Militare. L’esproprio dell’area avrebbe determinato la demolizione della palazzina di comando, dove ancora abitava l’amico Alberto Cafarelli, che io ero andato quindi a trovare, realizzando uno dei miei primi servizi fotografici. Nel frattempo Italo, autonomamente, proponeva di salvare la palazzina realizzandovi un museo, e mia madre unitamente alle mie zie offrivano la loro disponibilità a fornire tutti i cimeli in loro possesso da esporre in tale museo. Dunque, questa occasione fu propizia perché iniziassimo a sentirci e frequentarci. Ma certamente la pubblicazione del mio libro sulle Società Operaie di Mutuo Soccorso, che avvenne nel novembre del 1989, mentre la presentazione del volume venne fatta presso il salone della S.O.M.S. di Palmi nel corso del mese di marzo successivo, offrì altre occasioni di frequentazione. Questo mio libro era piaciuto parecchio, addirittura era stato finalista al premio letterario “Rhegium Julii”, e grazie ad esso si stava concretizzando la possibilità che io andassi ad insegnare presso l’Università per Stranieri, la cui sede si trovava, all’epoca, a Mortara di Pellaro. E, dunque, per diversi pomeriggi mi ero recato lì a colloquio con il Rettore, che in quel periodo era l’onorevole Reale, ed insieme a quest’ultimo le chiacchierate si tenevano anche in compagnia di Italo – che all’epoca era docente anche presso questa struttura -, lì nel cortile dove io parcheggiavo la mia Renault 4 grigio metallizzata. Non se ne fece niente, per una situazione che non voglio ricordare, ma ricordo benissimo ciò che Italo diceva di me al professore Reale, con sincerità ed entusiasmo, non già per addolcire la pillola, ma per spiegare al rettore chi io fossi, per cui non mi era pesato di dover rinunciare all’Università per Stranieri. Ed infatti, dopo qualche giorno, con Italo abbiamo preso il caffè al bar Lo Giudice, sulla via Marina alta, accanto al Istituto Magistrale, ed io avevo portato una copia del mio volume per regalargliela. Ricordo che la dedica che gli vergai sulla prima pagina diceva pressappoco così: “Ad Italo Falcomatà, che si è dimostrato amico in un momento difficile”. Evidentemente Italo credeva in me. Andammo insieme, nel dicembre seguente, alla presentazione del celebre libro “Reggio, bella e gentile” al cinema Odeon, e quella sera volle assolutamente presentarmi al prof. Gaetano Cingari. Il suo amato figliolo Giuseppe, che lui chiamava con infinito affetto Giuseppino, aveva una giacca scura sopra una camicia bianca, come un  ometto. Nei mesi seguenti erano cominciate per me le prove d’esame del concorso a cattedre per l’abilitazione all’insegnamento della Geografia. Italo fu per me, in quel periodo, un prezioso punto di riferimento. Mi recavo a casa sua, nel pomeriggio, e ci lasciavamo andare a conversazioni che cominciavano – certo – dagli argomenti di studio, ma che ben presto spaziavano dalla Letteratura alla Filosofia, alla Musica, alla Pittura. Parlavamo poco di politica, sia perché il nostro legame affondava le sue radici su altro, ma anche perché Italo era un uomo politico nel senso pieno del termine, la sua era una natura di intellettuale che portava il suo contributo di idee alla società civile con spirito di servizio. Certo, aveva la sua ideologia, che si muoveva su due cardini fondamentali: l’immenso amore per la propria città e le priorità verso i ceti sociali deboli. Solo alcune volte ci lasciavamo andare a considerazioni sull’argomento, e le risposte che Italo dava alle mie domande davano la misura del personaggio. Fra i tanti ricordi, alcuni passaggi mi sono rimasti impressi.  Una volta si parlava così, senza alcuna velleità, del gruppo dirigente di quello che allora si chiamava Partito Comunista Italiano a Reggio Calabria ed io avevo espresso le mie considerazioni su alcuni soggetti. Italo mi disse:

-      “Peppe, ricordati che per giudicare un uomo politico bisogna sapere di che cosa vive, da dove gli arrivano i quattrini a fine mese ! ”.

Oppure, un’altra volta, io stavo cercando di esporre una mia idea, per cui sostenevo che nell’amministrazione di un Comune l’ideologia conta fino ad un certo punto, poiché ci sono dei settori d’intervento che necessitano di opere, di attività, di servizi ed allora non importa se il Sindaco è di Destra o di Sinistra, la politica dovrebbe essere un po’ neutra al riguardo. La risposta di Italo fu:

- “Peppe, la crescita civile di una comunità si ha nel confronto democratico delle idee. Fino a quando c’è conformismo, non c’è progresso”.

        In questi nostri incontri a casa sua, la moglie di Italo, la signora Rosetta, rimaneva un po’ in disparte, ed io apprezzavo molto questa sua riservatezza, questo suo rimanere un passo indietro il suo uomo, che non era sottomissione bensì esaltazione delle grandi virtù del marito, anche se poi si inseriva volentieri nella chiacchierata, approfittando del momento in cui portava il caffè.  In quel periodo Demetrio Guzzardi, il coraggioso editore cosentino del mio volume sulle Società Operaie, mi aveva suggerito di mettere in ordine le mie pubblicazioni della rubrica settimanale su “I Giorni”, ed allora avevo realizzato un abbozzo di manoscritto, e prima di mandarlo a Cosenza volli farlo leggere ad Italo. Egli lo lesse con molta attenzione, e mi suggerì di proporre come titolo : “Storie di Reggio Calabria”. Lo conservo ancora con le annotazioni che Lui aveva voluto scrivere di suo pugno. Il concorso a cattedre andò alla grande, avevo superato le prove ed ero stato collocato al 1° posto nella graduatoria di Geografia ed ero stato, quindi, nominato docente di ruolo, per cui la sera del 25 settembre del 1992 mi trovai a casa di Italo in preda al panico: la mattina dopo dovevo andare in cattedra alla prima ora! Che cosa avrei raccontato a quegli alunni che nemmeno conoscevo? Italo mi diede i consigli giusti e mi tranquillizzò.   La sua prima elezione a Sindaco della città di Reggio Calabria, il 28 novembre del 1993, paradossalmente fu per me un elemento di fastidio: ero quasi diventato geloso della carica che ora Italo ricopriva, e questo perché fatalmente il suo tempo a disposizione era adesso più limitato, le nostre occasioni di incontro si riducevano. Se prima gli portavo l’ultimo numero della nostra “Calabria Sconosciuta” a casa o a scuola nell’orario di ricevimento dei genitori, ora gliela dovevo portare a palazzo San Giorgio, ed il nostro rapporto lì doveva passare attraverso il filtro di un capo gabinetto. Lo trovavo assurdo e fastidioso, sul piano personale.        Una volta avevo assoluto bisogno di parlargli abbastanza urgentemente per chiedergli di occuparsi di una questione all’Università per Stranieri. Dopo molte telefonate, Italo riuscì a trovare dieci minuti per me. L’appuntamento era fuori di palazzo San Giorgio, sul portone. Io ero lì ad aspettarlo in compagnia di mio figlio Fabrizio. Appena Italo comparve sul portone dell’edificio comunale, venne attorniato da una schiera di postulanti, e chi lo chiamava di qui e chi lo chiamava di là e chi lo tirava per la giacca. Italo si spazientì e disse ad uno di questi che era parecchio insistente:

- “Lasciatemi stare che devo comprare il pasticcino al mio piccolo amico !”

Infatti, entrammo al bar del Teatro “Cilea” e per prima cosa Italo volle comprare un pasticcino per il mio Fabrizio, il cui muso si riempì presto di zucchero a velo e crema…         Andammo a salutarlo all’inaugurazione della palestra polivalente sul lungomare di Pellaro, in quel periodo noi abitavamo poco distante. Arrivò con la macchina blindata e con la scorta, povero Italo, non aveva perso il sorriso ma certamente dentro di sé la serenità non era più quella. Appena entrati dentro la palestra, prima della cerimonia ufficiale di inaugurazione, volle prendere in braccio l’altro mio figlio Lorenzo e con lui fece il giro della palestra, ripreso dalle telecamere di TeleReggio che mandarono in onda il servizio alle 14.        Quando venni a sapere del male che ce lo avrebbe portato via gli feci recapitare un messaggio scritto di incoraggiamento, sinceramente non so se egli lo abbia mai letto, le nostre comunicazioni si erano interrotte per sempre. Il pomeriggio dell’11 dicembre del 2001 faceva freddo, le luci di Messina al tramonto erano più brillanti del solito, nel cielo che si faceva scuro le nuvole disegnavano degli sbuffi rosa e viola. Ero andato a casa di mia sorella verso le 18,30 – 19, la televisione era accesa,  facendo zapping notai che RTV aveva sospeso le trasmissioni in segno di lutto.        Tornando a casa, quella triste sera, mi passavano davanti nella mente, come in un flash-back, i nostri momenti belli e spensierati, quando ci divertivamo a chiacchierare, anche in dialetto, a parlare, a raccontare, a ridere. Avevo perduto un amico. I telegiornali nazionali e le televisioni locali non facevano altro che ripetere che si era spento il Sindaco della Primavera di Reggio, il Sindaco che aveva fatto rinascere nei reggini l’amore e l’orgoglio per la propria città. Ma a me non importava proprio niente di tutto questo. Io avevo perduto un amico.

8.11.2011. Le condizioni di dissesto finanziario in cui versa l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria sono, ormai, una verità accertata; e confermata dai decreti ingiuntivi, e dalle difficoltà al pagamento degli stipendi delle società miste e partecipate. Ci sembra giusto, quindi, essere un tantino indulgenti nei confronti di chi ci amministra. Tuttavia, esiste una riforma, una rivoluzione, un grande cambiamento, che non costerebbe un centesimo: riprendere il ruolo guida. Sono ormai diversi anni che il Comune di Reggio Calabria ha abdicato a quello che dovrebbe essere il ruolo guida di un’Amministrazione Comunale. Il Comune ha rinunciato ad esercitare il proprio ruolo di soggetto che comanda, che organizza, che disciplina, che sanziona. La conseguenza di ciò è sotto gli occhi di tutti: il traffico automobilistico che si snoda in strade dove l’illegalità regna sovrana, in termini di sosta in doppia ed in tripla fila, in sosta vietata; marciapiedi occupati da automobili ferme, quando non sono interessati da atività produttive, commerciali (frutta e verdura, ferramenta,…) o artigianali (ferro battuto, officine, autolavaggi, …). La spazzatura ci sta sommergendo, soprattutto nelle periferie. La totale assenza di ruolo di comando da parte di chi ci amministra, essenzialmente l’Amministrazione Comunale, raforza sempre più nei riggitani la consapevolezza che a Reggio ognuno può fare quello che vuole, tanto nessuno ti dice niente; e se, occasionalmente, qualcuno ti dice qualcosa, si mettono in campo le amicizie, … e tutto si risolve. Così non va, assolutamente. La città di Reggio Calabria sta sprofondando, una città allo sbando, una città ripiegata su se stessa in cui i veri reggini si trovano sempre più spaesati. I veri reggini attendono una presa di responsabilità da parte dell’Amministrazione Comunale, di riappropriazione del ruolo che le compete per legge e per mandato elettorale. I veri reggini si sono stancati di vedere trasformato il mandato elettorale in esercizio arrogante del potere.

28.10.2011. LE PROTESTE di questi ultimi mesi, che negli altri paesi europei non hanno dato luogo ad episodi significativamente violenti, mentre a Roma si è visto cosa è successo, scaturiscono da un sentimento di indignazione nei confronti dell’atuale sistema economico, sempre più basato su attività virtuali che arricchiscono chi già si trovi in condizioni agiate, ma impoveriscono sempre più quello che una volta era il ceto medio. Tralasciamo gli aspetti fokloristici sul popolo degli indignados: periodicamente spuntano dagli angoli della Terra proteste che, poi, diventa “bello” e “di moda” cavalcare, anche se non se ne conosce il motivo di fondo. In questa occasione, sotto accusa è il mondo della finanza. Ma chi conosce veramente i meccanismi che regolano questo settore economico? Si potrebbe dire, con molta semplicità, che la finanza è l’arte di fare i soldi con i soldi, con lo spostamento di capitali, con le speculazioni di borsa, … e già questo è quanto di più antidemocratico possa esistere. Ma c’è dell’altro. Fin dalla Prima Rivoluzione Industriale, nella metà del ‘700, i sistemi economici hanno subìto un’evoluzione che ha portato gli apparati produttivi ad escludere sempre più l’uomo dalle attività connesse. Risultato: nelle economie avanzate del mondo di oggi, più dei due terzi del PIL proviene da attività di servizio, a basso impatto occupazionale; con consistenti sacche di disoccupazione. L’uomo considerato sempre più una merce. Nulla è cambiato in questi duecentocinquant’anni. Il lavoro, invece, possiede anche e soprattutto un suo valore etico. Lavorare educa l’uomo ai valori migliori. Eppure sempre più trionfano le attività economiche che comportano l’espulsione dell’uomo dagli apparati produttivi. Anche nelle attività di servizio, che grazie ad Internet diventano sempre più immateriali, con odiosi disservizi per gli utenti, soprattutto quando si contatta un call – center. E’ necessario proporre, nel mondo del lavoro, un NUOVO UMANESIMO, che metta l’Uomo al centro del mercato non come merce ma come soggetto pensante. Molte attività produttive, anche di servizio, possono essere rivalutate con la presenza del lavoro umano. Pensiamo in particolare alle attività di controllo e tutela dell’ambiente, alla filiera della raccolta differenziata e riciclaggio, alla salvaguardia dei boschi quale opera di prevenzione del dissesto idrogeologico. Non ci possono essere patti di stabilità che tengano: il lavoro umano ha una sua dignità che non può essere mercificata in maniera volgare.

27.10.2011. Per chi proviene dal Castello Aragonese e voglia dirigersi a Sbarre, LA VIA MARVASI  diventa un incubo, ad ogni ora della giornata, ed in particolare alle 13, in corrispondenza con l’orario di uscita delle scuole, e fra le 19 e le 20,30, in corrispondenza del rientro a casa. Si tratta di una strada a senso unico, stretta che consente il passaggio di una sola fila di automobili. In fondo incrocia con il controviale che risale dalla bretella lato Nord, e siccome le due strade non sono allineate a squadro, nessuno si ferma allo STOP e si crea il caos. Poi, più avanti, la strada per arrivare al Ponte Sant’Anna ed immettersi verso Sbarre, si riduce veramente ad un budello, con sosta selvaggia per comprare il pollo arrosto od il calzone, ed il traffico si paralizza del tutto. Diventa urgente intervenire. Come? In ìtanto cambiando il senso di marcia al controviale che proviene dalla bretella. Poi recuperando quel suolo libero ad angolo per allargare la strada e consentire un deflusso più agevole. Ed infine, intervenendo con gli agenti di Polizia Municipale presidiando l’incrocio ed elevando contravvenzioni per divieto di sosta.

2.10.2011. L’INTERVISTA (http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=108559%3Apriolo-dichiara-guerra-ai-rifiuti-civilta-e-controllo-sociale-per-un-ambiente-sano&catid=40%3Areggio&Itemid=86) che qualche giorno fa il Comandante della Polizia Municipale, il dott. Alfredo Priolo, ha rilasciato a Strill.it , non fa altro che rilanciare con forza quanto andiamo dicendo da mesi. Tolleranza zero contro gli incivili. Conosciamo bene il dott. Priolo. Persona seria e a modo. Da diversi anni dirige un delicatissimo settore della vita cittadina, e non lo abbiamo mai visto al centro di polemiche. Ora esce allo scoperto con alcune dichiarazioni molto condivisibili. Noi non possiamo fare altro che congratularci con il Comandante, invitandolo ad andare avanti su questa strada, sicuro che la maggioranza onesta dei reggini è dalla sua parte, perché vuole una città più pulita e vivibile.

 alfredopriolo

21.9.2011. SULLA CITTA’ METROPOLITANA il dibattito è praticamente assente. Intelligenti riflessioni si possono leggere sul blog del decano dei giornalisti calabresi, nonché nostro maestro, il dott. Antonio La Tella, al quale rimandiamo per la lettura. Dopodiché, il nulla. Eppure si tratta di una questione veramente importante. Il contributo che può offrire il docente e lo studioso di Geografia parte dalla semplice considerazione sulla natura intrinseca di una città. Vale a dire, proviamo a rispondere a questa domanda: CHE COSA E’ UNA CITTA’? La risposta non è semplice, e tanto meno univoca. La stessa domanda, posta ad un nostro antenato, centocinquant’anni fa, quando l’economia era basata prevalentemente sul settore primario – agricoltura ed allevamento – e l’industria mostrava i primi timidi, segnali di espansione, la stessa domanda, dicevo, avrebbe oggi una risposta diversa, oggi che l’economia è basata prevalentemente sul settore terziario, ossia i servizi. Per cui potremmo rispondere che OGGI una città è il luogo dove i servizi tendono a localizzarsi, e che, proprio in conseguenza della presenza di tali attività, esercita sul territorio circostante un dominio misurabile anche attraverso i flussi di pendolarismo. E si tenga presenta che l’area su cui una città esercità il proprio dominio è tanto più estesa quanto più elevate sono le funzioni che in essa si concentrano. Questo criterio ci viene in aiuto nel momento in cui si voglia tracciare una sorta di perimetrazione della città metropolitana. Centocinquant’anni fa, il territorio della Provincia di Reggio Calabria mostrava tre poli urbani, coincidenti con le sedi di rappresentanza del Governo: A Reggio Calabria, la Prefettura; a Palmi ed a Gerace Marina (l’odierna Locri) la SottoPrefettura. Per certi aspetti è ancora oggi così, ma se consideriamo i livelli dei servizi ed i flussi di pendolarismo, non possiamo fare finta di non considerare l’esistenza di una città tripolare che poggia il suo baricentro nello Stretto di Messina, e che ha i suoi vertici in Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Una città di 400.000 abitanti dove sono presenti servizi di livello elevato, e che esercita il proprio dominio su un territorio che comprende certamente la costa tirrenica reggina almeno fino a Palmi – Gioia Tauro, e la costa jonica messinese almeno fino a Taormina. Questi confini sono considerati tenendo conto i bacini di utenza degli aeroporti di Reggio Calabria, di Lamezia e di Catania, la presenza di centri ospedalieri e l’esistenza di Università. Perché è evidente che questa città dello Stretto è a metà strada fra Catania e Lamezia, l’altra importante realtà metropolitana calabrese. Ma, ripeto, queste sono solo considerazioni tecniche, svolte dal geografo, che osserva il territorio con occhi diversi da quelli del politico.

 

15.9.2011. FRA MILLE POLEMICHE le Feste Patronali sono passate anche quest’anno. Il dibattito che si è innescato in riferimento alle questioni relative al panino con la salsiccia, all’assalto agli spazi pubblici, ed allo scivolamento della Festa verso aspetti meramente pagani, può portare aspetti positivi per la collettività se solo se ne colgano i passaggi più importanti. A nostro avviso, il punto centrale è questo: se la Festa della Madonna della Consolazione si è trasformata in festa del panino con la salsiccia, ciò è stato possibile perché, negli anni, chi doveva vigilare ed indirizzare i festeggiamenti civili (leggasi l’Amministrazione Comunale) non lo ha fatto, consentendo l’allestimento dei gazebo e l’occupazione di spazi pubblici e tollerando i danneggiamenti ripetuti. L’occasione deve, quindi, fare riflettere l’attuale Amministrazione Comunale, su una nuova e rivoluzionaria politica di riappropriazione del proprio ruolo. Lo vuole la cittadinanza di Reggio Calabria. Se il nostro Sindaco, Demi Arena, riuscirà in questa azione, siamo sicuri che avrà dalla propria parte tutti quegli strati sani della città che reclamano ordine e legalità. E’ questa la vera rivoluzione che Arena deve portare avanti, e noi che lo conosciamo sappiamo che ne ha le qualità per farlo. Per quanto riguarda, invece, la programmazione dei festeggiamenti, bisogna assolutamente  ritornare alla tradizione: la sfilata dei gruppi folkloristici va benissimo; bisogna valorizzare la tarantella, sdoganandola dall’aspetto pseudodelinquenziale di ballo di ‘ndrangheta, per farla diventare uno dei simboli del folklore reggino, magari istituendo una Cattedra di Tarantella al Conservatorio di Musica; le bancarelle devono essere solamente di prodotti dell’ artigianato, vimini, vetro, ferro battuto, con coinvolgimento delle associazioni locali di giovani che utilizzano materiali poveri. Anche questi sono aspetti che la gente desidera riconquistare.

13.9.2011. CI SENTIAMO DI CONDIVIDERE in pieno il passaggio dell’omelia pronunciata dall’Arcivescovo della Diocesi di Reggio – Bova, Mons. Vittorio Mondello, in occasione della tradizionale cerimonia della consegna del cero votivo da parte dell’Amministrazione Comunale, rappresentata dal Sindaco, Demi Arena. Mons. Mondello, con la sua consueta schiettezza e con quella sua capacità di andare al nocciolo delle questioni, ha detto con forza: “Il vero problema delle feste religiose non è la festa religiosa in sé, ma l’aver tollerato che questa lentamente passasse dall’essere manifestazione della fede del popolo cristiano al diventare  una impresa, più o meno redditizia, affidata o accaparrata da gente lontana dalla Chiesa, che disconosce il significato stesso della festa cristiana e che intende gestire la manifestazione secondo capricci e finalità spesso innominabili. In questo modo le feste religiose, sempre più spesso,  hanno tristemente smesso di essere feste del popolo cristiano; e sono di fatto diventate, nel loro svolgersi, proprietà  di gruppi, alle volte mafiosi, che preferiscono, per i loro fini, presentare forme più o meno paganeggianti della stessa festa. È urgente e indifferibile che la comunità cristiana si riappropri delle feste religiose! Altre volte abbiamo sottolineato la necessità che sia il Consiglio Pastorale a dare le indicazioni per la celebrazione di tali eventi. Molto spesso, quando sento parlare di contrasti tra gli organizzatori delle feste e il Parroco, mi domando: dov’è la comunità cristiana? Non dovrebbe essere questa a far valere gli aspetti autenticamente cristiani senza farsi strumentalizzare da alcuno? Nutro speranza che le nostre feste religiose, che tanta fede hanno suscitato e continuano a suscitare nel popolo cristiano, possano essere finalmente gestite dalla comunità cristiana e ridiventare autentica testimonianza, che rinsaldi la fede dei credenti e diventi occasione privilegiata di evangelizzazione per tutti”. Null’altro da dire.

12.9.2011. SIAMO ALLE SOLITE. Il bell’articolo del bravo Claudio Labate, su “CalabriaOra” di stamattina, sull’assalto dei gazebo a Piazza Carmine, riporta con forza la questione della gestione della città di Reggio Calabria. Ed anche ora dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare, vale a dire: quando dobbiamo prendere le difese dell’Amministrazione Comunale, siamo i primi a farlo; quando dobbiamo formulare delle critiche, lo facciamo molto rispettosamente, nel quadro di una fattiva collaborazione; ma altrettanto con forza non possiamo non rimarcare il fatto che Reggio Calabria è una città in cui ognuno fa quello che vuole anche perché gli è concesso. In nessun’altra città sarebbe successo quello che sta accadendo a Reggio Calabria in questi giorni: non solo a Piazza Carmine, ma in tutto il centro cittadino, gazebo in ogni angolo della strada, senza alcun controllo, senza disciplina, senza rispetto. La Festa della Madonna della Consolazione è diventata la festa del panino con la salsiccia. E stavolta, spiace dirlo, non c’è stato un piano preventivo di controllo che disciplinasse il fenomeno. Ma, d’altronde, anche in questo Reggio Calabria è una città unica: si avverte chiara e netta la sensazione che ognuno può fare ciò che vuole, tanto nessuno ti dirà mai  niente. Puoi girare in lungo e in largo a Reggio Calabria senza incontrare una pattuglia di Vigili Urbani. Gli incroci stradali più importanti non sono mai presidiati.  Serve una rivoluzione, serve un cambiamento, non si può lasciare la città in balia dei prepotenti, degli arroganti, degli incivili. L’Amministrazione Comunale deve riconquistare il proprio ruolo di guida e di indirizzo delle attività cittadine, da quelle più grandi alle cose spicciole del quotidiano. Abbiamo viaggiato un pò, sia in Italia che all’estero. Non parliamo della Svizzera, che magari lì sono veramente maniaci, ma è sufficiente Parigi, o Vienna, o Praga: camminando per le strade di una di queste bellissime città,  hai netta la sensazione di essere in qualche modo controllato, avverti che se fai qualcosa che sia contro la legge arriva qualcuno a fartelo notare, e magari a farti una bella contravvenzione. Qui, da noi, a Reggio Calabria, spiace dirlo, ognuno fa quello che vuole perché non c’è nessun tipo di controllo. E’ ora di cambiare. Altrimenti, come conclude il bravo Claudio Labate sul proprio pezzo in edicola stamattina su “CalabriaOra”, altro che città metropolitana.

Quando venne inaugurata la nuova fontana di Piazza Carmine

5.9.2011. REGGINI E RRIGGITANIGli abitanti di Reggio Calabria possono dividersi in due grandi categorie: quelli che rispettano le regole del vivere civile, e sono i reggini; quelli che non rispettano le regole, i rriggitani , che vivono all’insegna di quella che è diventata la filosofia di vita più dannosa per le sorti della nostra città, ossia FUTTATINDI.  Percorriamo ogni giorno, in lungo e in largo, per le diverse esigenze professionali, lavorative, personali, familiari, etc., le vie cittadine e ci rendiamo conto ogni giorno di quanto i rriggitani siano MALE – EDUCATI, soprattutto per quanto riguarda la circolazione stradale e per ciò che attiene alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. Soprattutto a proposito di questo secondo argomento, sentiamo il dovere di proporre a quei pochi lettori di questo blog, la seguente riflessione. Abbiamo già segnalato più volte che in prossimità dei cassonetti della raccolta RSU si formano delle vere e proprie discariche, particolarmente in periferia. Stiamo notando, in queste ultime settimane, che in diversi punti della città i rifiuti di queste mini-discariche vengono piano piano raccolti. Non dimentichiamoci che la superficie del territorio comunale di Reggio Calabria è fra le più estese d’Italia. Bene, non passano due – tre giorni, che in prossimità degli stessi cassonetti ricompaiono mobili, copertoni di autovetture, elettrodomestici, buste di spazzatura, vestiti vecchi, … Allora, diamo a Cesare quel che è di Cesare: se gli operai della Leonia ripuliscono un luogo dove ci sono i cassonetti, raccogliendo il materiale posto sulla strada o sul marciapiede, e poi dopo due o tre giorni la minidiscarica si ricostituisce, allora la colpa non è certo dell’Amministrazione Comunale, ma di quegli incivili strafottenti che continuano a non rispettare le regole. Esiste l’isola ecologica in via Foro Boario, dove conferire gli oggetti ingombranti. Fino a quando a Reggio Calabria sarà prevalente la filosofia del FUTTATINDI, la nostra città non avrà futuro. L’unica responsabilità che ci sentiamo di addossare all’Amministrazione Comunale in questa vicenda, è di non usare la tolleranza-zero contro questi incivili, utilizzando i rimedi sanzionatori che l’ordinamento giuridico prevede.

Piazza Milano, a Sbarre: fuori dei cassonetti, cumuli di spazzatura. Non li ha messi certo lì il Sindaco, Demi Arena, o l’Assessore all’Ambiente, sig.a Tilde Minasi.

26.8.2011.  BUMBACA E’ MORTO. Reggio calcistica piange la scomparsa di Antonio (Totò) Bumbaca (5.7.1929 – 26.8.2011), forse l’ultimo rappresentante vivente della Reggina della Serie C, prima della storica promozione in Serie B con Maestrelli nel 1965 – 66. Bumbaca venne scoperto e portato a Reggio Calabria dal professore Dolfin, per lunghi anni collaboratore della squadra amaranto, componente della triade degli anni ’60 GRA.DO.MA. (ovverossia Granillo, Dolfin e Maestrelli). Bumbaca ha disputato con la casacca amaranto ben dieci campionati, da quello di Quarta Serie 1953 – 54 a quello di Serie C del 1962 – 63, totalizzando 222 presenze e realizzando 13 gol in Campionato (senza contare Coppe ed amichevoli varie). Era terzino sinistro, ma sovente si spingeva in attacco. Apparteneva, comunque, alla generazione di Alberto Gatto, in cui quando uno sapeva giocare a pallone, poteva farlo in qualsiasi ruolo. Ed ora sono tutti là, in Paradiso: Gatto, Bumbaca, Alaimo, Bercich, Scoppa, Maestrelli, Segato…

Bumbaca in una formazione del 1962 – 63: è l’ultimo a destra nella fotografia, accanto alla mascotte. Il terzo da sinistra impiedi è Alberto Gatto.

20.8.2011. CASE POPOLARI. Le questioni riguardanti la casa ed il mercato immobiliare sono tornate prepotentemente alla ribalta in questi ultimi mesi, in particolare a causa del disagio finanziario delle famiglie che devono sopportare il peso di una crisi economica che sembra non finire mai. E tutto questo per assolvere ad un bisogno primario, per realizzare quello che è il sogno di tanti onesti lavoratori: possedere una casa. Purtroppo, bisogna amaramente constatare che realizzare questo legittimo e sacrosanto sogno sta diventando sempre più difficile, per l’aumento dei prezzi del mercato immobiliare, che in molti casi raggiunge valori esagerati, gonfiati dalla speculazione. I proprietari di abitazione, in Italia, sono all’incirca il 78% della popolazione: vale a dire, in parole povere, che tre italiani su quattro abitano in casa di proprietà, mentre un italiano su quattro abita in casa d’affitto. Ora, se è pur vero che ci sono persone che, pur potendosi permettere di acquistare un appartamento, preferiscono vivere in affitto (ma sono una sparuta minoranza), purtroppo esiste ancora una consistente percentuale di italiani che non possiede una casa. Essere proprietari dell’appartamento dove si abita non è da considerarsi un lusso, eppure ancora oggi non si verificano le condizioni per poter concretizzare questo che, prima ancora di essere considerato un bisogno, deve essere inteso come un diritto. Il diritto di ciascun lavoratore ad essere proprietario della casa in cui abita. Sembrano esistere tutte le condizioni affinché il Governo possa mettere in atto i provvedimenti necessari per realizzare una seria politica a favore della casa, i cui punti fermi dovrebbero essere i seguenti: intervento sui mercati finanziari per calmierare e stabilizzare l’andamento dei tassi sui mutui, per evitare a tante famiglie di finire strozzate (finanziariamente, s’intende); intervento sul mercato per tassare adeguatamente i grossi proprietari immobiliari (una volta si chiamavano palazzinari); controlli rigorosi sugli affitti agli studenti nelle città universitarie, laddove con un appartamento affittato a sei – sette – otto studenti si riescono a racimolare cifre veramente consistenti, che non vengono per nulla tassate. Ma il provvedimento che ci sembra il più efficace per fronteggiare il problema della casa, è certamente il varo di un nuovo piano di costruzione di case popolari. Ci piace chiamarle così, anche se tale denominazione può far venire alla mente questioni ideologiche di stampo sovietico. Ed invece, di questo si tratta: case per il popolo, ossia per quelli che vengono definiti dai sociologi “i nuovi poveri” , quelli che una volta appartenevano alla classe media, al ceto impiegatizio, e che oggi non raggiungono la famosa quarta settimana e che, pertanto, non sono assolutamente in grado di acquistare una casa. La soglia della povertà in questi ultimi anni si è spostata nettamente in avanti, ed ha finito per coinvolgere quelle famiglie che, fino ad una trentina di anni fa, si potevano tranquillamente considerare benestanti. Ecco perché ci sentiamo di affermare che oggi più che mai c’è un estremo bisogno di ritornare a costruire massicciamente alloggi di edilizia residenziale pubblica. A me fa riflettere quel dato percentuale che abbiamo riportato prima, ossia quel 22 % di italiani che non è proprietario della casa in cui abita, e che rappresenta certamente milioni di alloggi di cui il territorio italiano avrebbe bisogno. Anche nella nostra città c’è sicuramente bisogno di un nuovo razionale piano di investimenti per costruzione di alloggi popolari. Basterebbe scorrere con attenzione i censimenti a livello di ciascun Comune, per rendersi conto di quanta gente, ancora, avrebbe bisogno di una casa e, pertanto, di quanto sarebbe auspicabile costruire nuove case popolari. Meraviglia che ancora il Governo non abbia affrontato il problema su questo versante, tenuto conto, altresì, che un massiccio ricorso a questo tipo di investimenti pubblici potrebbe portare una discreta boccata d’ossigeno all’economia asfittica delle nostre realtà, sia in termini di assunzione di mano d’opera, sia in termini di fornitura di materiali. Noi riteniamo che la questione sia di estrema importanza, e che le amministrazioni locali andrebbero sensibilizzate adeguatamente, nel quadro di un sereno confronto democratico, al fine di ottenere risposte adeguate al delicato problema della casa.

9.8.2011. TEMPO DI VACANZE. Estate, tempo di vacanze balneari per più della metà dei turisti di tutto il mondo, il cui numero complessivo si avvicina assai ai 900 milioni. La vacanza al mare rimane quella più desiderata, e noi che viviamo in località costiere, ne possiamo approfittare molto intensamente, potendo godere del vantaggio di avere il punto di appoggio della propria casa, a differenza di quanti vivono in città interne e sono costretti ad attendere il periodo delle ferie, oppure sottoporsi a massacranti escursioni di una giornata. Certo, se facciamo un confronto fra le forme di turismo prevalenti in Italia negli anni ’60 e quelle che si osservano oggi, emergono numerose differenze. A cominciare dalla durata della vacanza. Negli anni ’60 la vacanza durava molto, anche tre settimane, vale a dire l’intero periodo di ferie del lavoratore, ed anche la denominazione stessa era diversa: si parlava, infatti, di villeggiatura. Le mete privilegiate erano le località costiere: negli anni ’60 erano le località balneari tirreniche quelle che facevano vedere il maggior numero di villeggianti, a cominciare dalla Versilia, sul litorale toscano, con località come Viareggio o Castiglioncello; ma anche il litorale laziale cominciava ad essere meta privilegiata delle vacanze estive, ad Ostia, Fregene, Ladispoli. In seguito si assiste al grande sviluppo del turismo balneare nella Riviera Romagnola, a Rimini, Riccione, Cesenatico, Cattolica. Le località balneari venivano raggiunte per lo più in automobile, e le giornate di vacanza non prevedevano attività di esplorazione del territorio, ma venivano scandite da ritmi alquanto monotoni: la mattina in spiaggia, poi il pranzo, il rito della pennichella, nel pomeriggio l’immancabile passeggiata sul Lungomare e la sera al dancing, l’antenato dell’odierna discoteca. Qui da noi negli anni ’60 cominciava a circolare l’immagine dello Scoglio dell’Ulivo, alla Tonnara, quale simbolo del turismo balneare della Costa Viola, e Scilla manifestava una certa tendenza a diventare una seconda Taormina. Oggi, invece, si osserva una netta riduzione della durata della vacanza: dalle tre settimane si è passati ad una settimana, od anche un week end. La riduzione della durata della vacanza, oggi, è certamente da mettere in relazione con il crescente uso dell’aereo per gli spostamenti, ed in particolare in modalità charter. Ma è da mettere anche in relazione all’affermazione di nuove forme di turismo, che non concepiscono più la vacanza come un’attività monotona connotata da pigrizia, bensì una nuova visione di turismo attivo, alla scoperta del patrimonio naturale, antropico, folkloristico, antropologico, gastronomico. E da questo punto di vista è da considerare anche l’affermazione di nuove forme di ricettività, quali l’agriturismo ed il Bed and Breakfast. L’agriturismo, che è una forma accessoria di ricettività svolta all’interno di un’azienda agricola, consente il contatto diretto con la Natura ed assicura la riscoperta della gastronomia tipica del territorio, spesso in agricoltura biologica. Il B&B, invece, è una forma di ricettività che si adatta bene al turista attuale al quale serve solamente un posto pulito dove dormire e fare una doccia, dal momento che la giornata si svolge fuori, alla scoperte di chiese, musei, monumenti, scavi archeologici, …   Si è passati a forme di turismo di massa, ma l’evoluzione ha portato anche all’organizzazione di località all’insegna del caos o, come usa dire oggi, della movida. Un esempio ne sono i lidi a Reggio Calabria, che non sono frequentati da turisti bensì dai residenti, connotandosi questi intrattenimenti con una pregnante definizione coniata anni fa all’Università di Bologna a proposito del litorale romagnolo, ma che si adatta bene anche a questa realtà: divertimentificio.

29.7.2011. LA MORTE DEL PORTO DI GIOIA TAURO. Stiamo assistendo alle battute finali prima di quello che, ormai, appare un verdetto annunciato: la morte del porto di Gioia Tauro. Le vicende di questi ultimi giorni stanno spostando le responsabilità sui lavoratori, e questo, francamente, appare alquanto grottesco e non si sa se ridere o piangere. Il porto di Gioia Tauro è destinato a morire per alcune circostanze che si sono verificate in questi sedici anni di operatività, alcune delle quali da noi profetizzate già da tempo, fin dal lontano 1997 quando pubblicammo su “Calabria Sconosciuta” del caro Giuseppe Polimeni, un saggio dal titolo “Linee per una programmazione territoriale nella piana di Gioia Tauro”. Questo saggio prendeva le mosse da uno studio multidisciplinare che avevamo condotto all’ITC Einaudi di Palmi con gli studenti della 5^ ERICA. Già da allora avevamo posto l’accento sulla imprescindibile esigenza della realizzazione di un’area industriale con incentivi fiscali, un’area per la logistica, ed i collegamenti intermodali, ossia il potenziamento del trasporto stradale e la realizzazione di un fascio di binari per il trasporto ferroviario, realizzando così il corridoio intermodale verso Nord, sull’asse Tunisi – Palermo – Milano – Rotterdam. Poco o niente è stato fatto per queste esigenze. L’altro fatto importante di questi ultimi anni è da ricondurre alla prepotente crescita delle economie nordafricane. Abbiamo assistito ad un forte sviluppo dei porti egiziani, tunisini, algerini e marocchini. In particolare in Marocco, a Tangeri, viene realizzato quello che diventerà, a regime, il più grande porto container del Mediterraneo, con un potenziale di oltre 8 milioni di teus, più del doppio di Gioia Tauro, con costi nettamente inferiori. E’ evidente che le multinazionali del transhipment scelgano le condizioni economiche più vantaggiose.

A meno che un’area portuale non diventi anche  un’area industriale, e ciò si verifica solo se il Governo accorda incentivi fiscali o doganali che possano attirare investimenti produttivi. E’ il caso delle Free Economic Zones dell’Egitto o delle Zone Economiche Speciali della Cina. Basta guardare l’esempio di Shenzen. A Gioia Tauro esistevano tutte le condizioni per realizzare un’area industriale che attraesse investimenti produttivi provenienti da multinazionali straniere, ma la classe politica, sia a livello nazionale che a livello locale, non ha mosso un dito affinché ciò avvenisse. E di questo i rappresentanti politici reggini e calabresi devono sentire tutta la responsabilità. Di tutto ciò prende atto ora l’Unione Europea, che programma una nuova dislocazione dei corridoi intermodali Nord – Sud, mostrandosi incline a privilegiare la nuova direttrice Milano – Roma – Napoli – Foggia – Bari, e da qui verso Malta, verso l’Albania (prossima ad entrare nell’UE) e verso la Turchia (basta informarsi di ciò che avviene ad Izmir). La Calabria viene cancellata dagli uomini di Bruxelles. Dove sono i nostri europarlamentari?

Volere scaricare, ora, sui lavoratori – che pure avranno le loro colpe, si parla di tassi di assenteismo superiori alla media – le cause della fine del sogno del porto di Gioia Tauro, ricorda tanto quei litigi che fratelli e sorelle fanno al capezzale del padre moribondo, rinfacciandosi  odiosi fatti del passato. Il porto  di Gioia Tauro muore, ed il certificato di morte porta una diagnosi precisa: indifferenza della politica.

20.7.2011. IL GRANDE ALBERGO MIRAMARE A REGGIO CALABRIA. Nel piano delle dismissioni (leggasi vendite) che l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria intende realizzare per cercare di raggranellare qualche euro per tappare la voragine di debito (si parla di 150 milioni di €, vale a dire le vecchie 300 miliardi di Lire), rientra l’edificio del Grande Albergo Miramare, sulla via Marina Alta. Corre l’obbligo ricordare, agli amministratori di questa città senza memoria, la storia di questo edificio, al fine di non snaturare le cose.

Il Grande Albergo Miramare venne costruito su di un’area di proprietà del Ricovero Comunale di Mendicità, Ente Comunale di beneficenza fondato il 6 Dicembre 1866 dal Municipio di Reggio Calabria ed eretto Ente Morale con Regio Decreto del 5 Giugno 1871 (“… il Ricovero di Mendicità di Reggio Cal. possiede nella stessa città un’area fabbricabile di metri quadrati 1700 circa limitata a nord da via Giudecca, ad est da area fabbricabile di proprietà del Comune e della Provincia di Reggio Cal., a sud da via Fata Morgana, ad Ovest da vai Marina, detto suolo catastato alla partita 8480 mappale 638″). A codesto Ente l’area era pervenuta per legato del Cav. Domenico Palumbo, il quale nel suo testamento segreto in data 3 Gennaio 1904, così scriveva: “Lascio e lego sulla parte disponibile dei miei beni la casa palaziata, già Palazzo Guerrera, sita sulla strada Fata Morgana, al Ricovero di Mendicità, situato prresso il Santuario della Madonna della Consolazione, in luogo elevato, in questo Comune”. Su quest’area verrà costruito, fra il 1925 ed il 1928, il Grande Albergo Miramare. Leggiamo dalla relazione al progetto, realizzato dall’ingegnere Fiaccadori, la finalità di beneficenza: ” …dar inizio nella città a quell’industria del forestiero … assicurare, coll’affitto dell’Albergo stesso, una rendita sicura al Ricovero…”. Lo scopo per cui fu costruito il GAM, dunque, fu la filantropia  attraverso l’imprenditorialità. Occorre che il Comune di Reggio Calabria tenga nel giusto conto queste vicende storiche.

Nel 1989 la famiglia Montesano aveva ristrutturato il GAM ed io, che collaboravo al settimanale “I Giorni – cronache di una settimana” diretto dal dott. La Tella, ricevetti dal direttore l’incarico di portare alla luce la storia dell’edificio. L’articolo venne pubblicato sul numero del  14 Settembre 1989.

15.7.2011. RACCOLTA DIFFERENZIATA. I dati, divulgati, recentemente, sono abbastanza confortanti: in Italia i quantitativi di materie prime secondarie provenienti dalla raccolta differenziata sono in crescita. All’ultimo posto, come già sapevamo, la Campania. A Reggio Calabria le cose vanno abbastanza bene, ma siccome c’è sempre da migliorare, ecco che ci permettiamo di presentare la nostra proposta. Si parte dalla considerazione che le frazioni più comuni sono carta e cartone, vetro, plastica ed alluminio, noi organizzeremmo il servizio così: 1) Individuazione dell’isola ecologica, ossia uno spiazzo, un’area dove rendere possibili i conferimenti; 2) organizzare delle squadre di operatori ecologici divisi per frazione riciclabile, ossia una squadra che raccolga solo plastica, una squadra che raccolga solo vetro, e così via. Le strade cittadine sono piene di bottiglie di plastica, di lattine di alluminio, di carta e cartone e di bottiglie di vetro; 3) stipulare dei contratti – convenzioni su misura per tutti i commercianti della città che producano questa quattro frazioni: a cominciare da bar – pizzerie – ristoranti, che producono enormi quantità di bottiglie di plastica o di vetro, scatole di cartone e lattine di alluminio. Sulla base del loro consumo standard si stipulerebbero degli accordi per lo smaltimento delle frazioni, con prelievo a domicilio o conferimento all’isola ecologica, secondo accordi, e modulando la tariffa in base agli accordi. Esempio: una pizzeria – rosticceria si impegna a far trovare pronti, ogni mattina, i contenitori con le frazioni già differenziate, concordando una tariffa per questo servizio; se il commerciante si impegna a conferire all’isola ecologica, la tariffa sarà più bassa, com’è ovvio; 4) per le famiglie noi proporremmo una tessera punti all’incontrario: attualmente una famiglia tipo che abiti in un appartamento tipo paga, poniamo, 300 € l’anno di RSU: bene, il 1^ Gennaio viene consegnata al capofamiglia una tessera con 300 € di bonus caricati, poi ogni qualvolta che viene effettuato un conferimento su quella tessera viene decurtato l’importo corrispondente: al 31 Dicembre il saldo della tessera sarà l’importo da pagare. All’isola ecologica ci sarebbe una sorta di cassa dove consegnare le frazioni e farsi scalare i punti sulla tessera. In questo modo le persone uscirebbero di notte a raccogliere vetro, alluminio, plastica o carta da portare all’isola ecologica; 5) trasformare il sito industriale di Saline Joniche in un impianto di riciclaggio di plastica, vetro, carta ed alluminio, sul quale fare convergere le frazioni raccolte nei Comuni che riterranno utile consorziarsi. Idee semplici che ci sembrano utili suggerimenti per migliorare sempre più un servizio che deve servire a rendere la nostra città sempre più vivibile e sempre più gradevole agli occhi dei turisti, ed anche nel quadro dei principi di salvaguardia dell’ambiente e del risparmio sulla produzione di questi oggetti.

13.7.2011. AUTOBUS ATAM A REGGIO CALABRIA. Abbiamo più volte messo in evidenza il grande sforzo compiuto da ATAM, sotto la gestione dell’attuale Sindaco Demi Arena, per fare crescere il trasporto pubblico a Reggio. La realizzazione del terminal di Largo Botteghelle, l’istituzione di service point a Piazzale della Libertà, l’istituzione di nuove linee, la campagna contro i “portoghesi” sono fatti sotto gli occhi di tutti. Ci sono, è evidente, ancora tante cose da migliorare. Le nostre proposte sono nell’esclusivo interesse della collettività. Una proposta che abbiamo fatto più volte è quella della gerarchizzazione della rete viaria cittadina. Di che si tratta? Individuare nella rete stradale cittadina uno o più percorsi di esclusiva pertinenza del trasporto pubblico ATAM, quasi fosse una sorta di metropolitana di superficie. La nostra proposta operativa è la seguente, all’interno dei due capolinea di Piazzale della Libertà (Nord) e Largo Botteghelle (Sud): Via de Nava nei due sensi di marcia; Corso Garibaldi nei due sensi di marcia; Viale Calabria nelle corsie laterali. Questo potrebbe essere un itinerario per bus – navetta a motore elettrico, con frequenza di 15 minuti. Dai due terminal partirebbero altre linee per le varie destinazioni: in particolare da quello di Piazzale della Libertà per le località  della periferia Nord, e da Largo Botteghelle per la periferia Sud.

L’altra grande rivoluzione che serve per migliorare il trasporto pubblico ATAM a Reggio Calabria è quella di fare capire ai passeggeri che si sale dalle porte laterali e si scende da quella centrale. Reggio Calabria è una città strana: si prova piacere a trasgredire, ed ognuno fa quello che vuole. Ora, nonostante i cartelli indichino chiaramente la discesa e la salita, le persone continuano a salire dalla porta centrale. Ed a poco valgono le considerazioni quando c’è strafottenza e menefreghismo. Bisogno, quindi, lanciare una campagna di educazione per fare capire ai riggitani che non si sale dalla porta centrale, ma da quelle porte alle estremità del bus.

29.6.2011 – ALBA FLORIO. Messina, 31 mag. – (Adnkronos) – La poetessa Alba Florio, ultima grande esponente del Decadentismo, e’ morta a Messina all’eta’ di 101 anni. Nata a Scilla (Reggio Calabria) il 21 aprile 1910, Alba Florio esordi’ nel 1929 con la raccolta ”Estasi e preghiere”. Il suo periodo di piu’ intenso fervore lirico si sviluppo’ negli anni Trenta, nella sua giovinezza, dai venti ai trent’anni. Nel 1936 vinse il Premio Viola con la raccolta ”Oltremorte”, che il celebre italianista Francesco Flora esalto’ riscontrandovi una modernita’ asciutta ed un intenso sentimento del mistero.

E’ stata definita dal grande critico letterario Antonio Piromalli “la maggiore poetessa italiana del Novecento”, la scillese Alba Florio. Di lei le antologie letterarie pubblicano poco, tutte impegnate a valorizzare i soliti D’Annunzio, Foscolo, Leopardi, Montale, Quasimodo ed Ungaretti. Magnifici poeti, per carità, ma Alba Florio possiede una delicatezza di espressione che non ha eguali nel campo del lirismo. Ecco quello che io considero il suo capolavoro.

NINNANANNA

Sei più povero delle pietre

in cui non vive alcun seme;

vuote d’amore e in sé stesse compiute.

Ché sulle pietre naviga il cielo

tenero d’acque, sconvolto dai venti,

e qualche stella precipita spenta

come lo scheletro di un razzo.

Sei più povero del buio

che non ha mani per prendere

i dolci aspetti della terra

Quando si copre al suo apparire,

d’una nube di silenzio.

Perché il buio non è solo:

coi cani randagi, cammina

e in fondo alle strade vi è sempre

un pianto nuovo di bimbo.

Ma tu non sei nessuno,

docile hai reso quello che fu tuo,

e non sai com’è triste cadere,

fra le cose dimenticate.

8 GIUGNO 2011. Uno dei (ahimé) tanti problemi che affliggono la citta di Reggio Calabria è rappresentato dalla caoticità del traffico automobilistico, in alcune ore della giornata, in alcune zone dell’area urbana. Eppure la caratteristica viaria di Reggio Calabria sono proprio queste lunghe e diritte strade, pressoché tutte parallele fra di loro, che formano un reticolo in cui le vie si tagliano ad angolo retto. L’allineamento più importante è certamente quello Viale Amendola – Corso Garibaldi; ma anche la via Torrione, la via Aschenez, la via Possidonea, sono strade tutte diritte dove il traffico automobilistico dovrebbe scorrere in maniera fluida. Cos’è, allora, che rallenta o blocca le automobili in città? L’ ostacolo principale è rappresentato dalle automobili in sosta in maniera disordinata. A Reggio Calabria manca quasi completamente la segnaletica orizzontale di delimitazione della aree di sosta libera, quelle individuate dalla vernice bianca, tanto per intenderci. Un’amministrazione comunale che voglia cominciare ad intervenire in maniera seria per cercare di rendere più fluido il traffico cittadino, dovrebbe cominciare ad individuare con estrema chiarezza le aree di sosta, e poi usare tolleranza zero per quegli automobilisti indisciplinati e menefreghisti che parcheggiano fuori dalgli appositi spazi, in diagonale, sul marciapiede, in doppia fila…

La sosta indisciplinata e selvaggia conferisce, inoltre, alla città uno sgradevole aspetto di ambiente disordinato e caotico. A Reggio Calabria abbiamo numerose strade che sarebbero dei viali. Ora, un viale è una strada più larga delle comuni vie, di regola alberata da entrambi i lati, con ampi marciapiedi dove i pedoni possano camminare agevolmente, e dove le autovetture possano mantenere una velocità leggermente superiore, consentendo così al traffico cittadino di trovare sfogo e respirare. Bene, basta fare un giro sul viale Amendola per avere un’idea di una città dove ognuno fa quello che vuole, sicuro dell’impunità. Basta fare un giro al rione Sbarre, sul viale Aldo Moro dove la sosta in doppia fila è la regola, a pochi passi dal Comando dei Vigili Urbani;  o sul viale Europa, a pochi passi dal Comando dei Vigili del Fuoco ed in prossimità del presidio ospedaliero “Morelli”; sul viale Calabria o sul viale Galilei, dove la circolazione spesso si riduce fino a consentire il passaggio di una sola autovettura alla volta.

Ci sono, poi, alcuni punti nevralgici della città dove il traffico, puntualmente, si paralizza, in corrispondenza di strozzature di cui nessuno sembra accorgersi. Una di queste strozzature è in corrispondenza del ponte Sant’Anna, nel punto in cui questo sbarca verso il centro storico. Il traffico che dalla zona del Castello si dirige verso il ponte Sant’Anna per via Marvasi si strozza alla fine di questa via, all’incrocio con il controviale, dove nessuno rispetta la segnaletica. Allo stesso modo il traffico che da Sbarre si dirige verso il centro trova un blocco all’altezza della chiesa di Sant’Anna, dove sul lato sinistro, in asse con il ponte, si parcheggia in doppia e talvolta in tripla fila. Di Vigili Urbani a fare contravvenzioni per divieto di sosta, nemmeno l’ombra.

13 GIUGNO 2011. La Villa Comunale… una passeggiata ai Giardini Pubblici consente di rendersi conto dell’assoluto abbandono e degrado in cui versa quello che potrebbe essere – rispettando le proporzioni – il Central Park di Reggio Calabria. Per non parlare delle condizioni di sicurezza. A due passi dalla Questura. Evidentemente i nostri amministratori non sono abituati a passeggiare alla Villa Comunale. Invitiamo il caro amico Demi Arena, eletto da poco Sindaco e, quindi, per nulla responsabile dal momento che prima ha amministrato (in maniera intelligente) l’ATAM, a fare due passi ai Giardini Pubblici di Reggio Calabria. Potrà rendersi conto in prima persona di quanto andiamo scrivendo. Innanzitutto per quanto riguarda la cura e la manutenzione degli spazi verdi; poi la pulizia e la cura dei vialetti; ed infine (“last but not the least”) la questione sicurezza, che porta ad avere paura ad entrarci anche di giorno. Tutto questo determina la totale mancanza di bambini alla Villa, noi che ci passavamo giornate intere, a rincorrere il trenino… Siamo certi che Demi Arena, da quella persona sensibile ed innamorata delle propria città quale è, saprà trovare il giusto modo per valorizzare la Villa Comunale.

Non sembra cosa inutile ripercorrere le tappe storiche che portano all’attuale Villa Comunale. Nel 1817 era stata costituita a Reggio Calabria la Società Economica che aveva lo scopo di “…far progredire, ed immegliare la nostra agricoltura…”  Fin dal 1820 questa Società aveva manifestato il desiderio di avere un Orto sperimentale per la sua attività di ricerca; ed il Consiglio Provinciale, nel 1838 aveva indicato l’area dove ancora oggi sorge la Villa Comunale. L’Orto Agrario Sperimentale fu istituito con Sovrano Rescritto del 17 Aprile 1839. Subito i reggini ne videro una gradevole funzione pubblica: fu così che si pensò di recingere l’Orto per “scompartire il terreno da servire al duplice oggetto degli esperimenti agronomici e del pubblico passeggio” La Villa Comunale venne inaugurata ed aperta al pubblico passeggio il 12 Settembre 1896, dal Sindaco Domenico  Tripepi.

15.6.2011. LA CITTA’ TURISTICA. Ogni anno, ed in particolare all’approssimarsi della stagione estiva, si riapre il discorso sulle potenzialità turistiche di Reggio Calabria. Ma Reggio Calabria può veramente essere definita una città turistica? Perché una città possa avere una simile qualifica vi sono essenzialmente due situazioni: 1) quella di una grande città, quasi sempre una capitale, quale per esempio Praga o Roma o Londra…, che possieda un offerta turistica talmente ampia da consentire un viaggio standard di cinque notti – sei giorni, con quattro giorni turistici utili; 2) quella di una città media che sia località centrale di una regione turistica, base logistica per la ricettività, quale potrebbe essere, per esempio, Nizza per la Costa Azzurra.

Una regione turistica è una regione geografica in cui il turismo è allo stesso tempo la principale attività economica (misurata attraverso la quota di PIL che proviene dal settore, dalla quota di addetti nel settore e dai flussi turistici) ed il principale fattore di organizzazione del territorio, a cominciare dai PSC, con un unico soggetto responsabile della gestione del fenomeno. L’estensione di una regione turistica è in relazione alla durata delle escursioni che, di regola, si svolgono in auto od in pullman. Un’escursione su gommato non dovrebbe mai superare i 100 – 120 km., per consentire di andare e tornare nella stessa giornata. L’analisi geografica della regione turistica consente di valutare gli aspetti ambientali presenti sul territorio, particolarmente il clima e la morfologia. Nella regione turistica sono presenti anche elementi che appartengono al passato, alla storia dell’Uomo, vale a dire i fattori antropici: musei, chiese, monumenti, scavi archeologici, … Le vie di comunicazione giocano un ruolo fondamentale, trattandosi di viaggi: oggi si tende a privilegiare l’aereo, sotto forma di voli charter, per cui è un fattore molto importante avere un aereoporto abilitato ai voli charter (per esempio, più della metà dell’operatività totale dell’aereoporto di Rimini è per voli charter). Anche la ricettività è indispensabile: con il termine ricettività deve intendersi quell’insieme di strutture che rendono possibile e gradevole il soggiorno del turista. Nel campo della ricettività alberghiera, si osserva una netta preferenza verso il tre stelle o il due stelle super. Le forme di ricettività extraalberghiera che stanno facendo notare un significativo successo in questi ultimi tempi sono, certamente, il Bed and Breakfast e l’agriturismo. E’ molto importante la professionalità degli operatori del settore, e gioca un ruolo decisivo la pubblicità.

Una volta puntualizzati questi fattori, è possibile esaminare le condizioni della nostra città. Reggio Calabria non sembra una città che possegga un’offerta turistica talmente ampia da poterci organizzare una vacanza di cinque pernottamenti: ne bastano tranquillamente due. Ed allora bisogna allargare il discorso ad una regione turistica che comprenda località distanti da Reggio Calabria massimo 100 km. Entro questa distanza ci sta certamente Locri, che offre interessanti scavi archeologici. Ampiamente sotto il limite dei 100 km. ci sta Gambarie d’Aspromonte ed il Parco Nazionale dell’Aspromonte, che offre potenzialità di turismo ambientale. Sulla costa tirrenica merita di essere visitata Scilla, con il riferimenti mitologici ma anche alla pesca dello spada.

A noi sembra che il problema principale sia rappresentato dalla costituzione di una valida cabina di regia, che possa coordinare il turismo all’interno della regione turistica considerata. Significa anche, per esempio, coordinare gli eventi fra le diverse località. D’estate succede che a cavallo della setimana di Ferragosto si concentrano moltissimi eventi anche a distanza di qualche chilometro. Una pianificazione degli eventi potrebbe costituire un’offerta turistica continua nel tempo.

E la ricettività? La ricettività che fa capo alla città di Reggio Calabria appare alquanto squilibrata verso livelli alti, tipo quattro stelle, le tipologie che il turista evita per i prezzi elevati. Oltre il 90 % degli alberghi di Rimini appartiene alla categoria tre stelle e due stelle super.

Un ultima riflessione. Al porto di Reggio non attraccano navi da crociera. Ci siamo domandati mai il perché?

 

18.6.2011.  Nel pomeriggio dello scorso giovedi 16 Giugno un normalissimo, banalissimo incidente stradale all’incrocio della via Romeo con la via De Nava, praticamente davanti al Museo, fortunatamente senza alcuna conseguenza alle persone, ha determinato, com’è logico, un pò di rallentamento del traffico automobilistico. I Vigili Urbani prontamente intervenuti, comunque, si sono dati da fare in maniera positiva e sono riusciti ad assicurare il transito delle autovetture, ed in particolare degli autobus, che sono stati deviati dalla parte bassa alle spalle del Museo. Da questo evento scaturiscono alcune riflessioni, che vogliamo condividere  con i lettori di questo blog in uno spirito assolutamente propositivo.

1) come abbiamo scritto prima, la squadra di Vigili Urbani intervenuta per l’incidente ha lavorato veramente bene, si vede subito che tratta di giovani preparati che ci mettono la giusta passione. Questi Vigili sono riusciti ad evitare che il traffico si paralizzasse in un punto nevralgico della città, laddove dalla via Romeo si svolta a destra verso viale Amendola o verso via De Nava, oppure si va dritto verso l’Excelsior. Complimenti, quindi, ai Vigili Urbani.

2) viene, quindi, questa seconda considerazione: c’è veramente tanto bisogno di Vigili Urbani in città, soprattutto di QUESTI Vigili, ossia di operatori capaci ed intelligenti. A Reggio Calabria, spiace dirlo ma è così, da sempre i Vigili Urbani hanno attuato la strategia del “multa e fuggi”, vale a dire piombano per cinque – dieci minuti in un tratto di strada, fanno un pò di contravvenzioni, poi scompaiono. In una città che si rispetti, ed in particolare in una città turistica, i Vigili Urbani diventano un presidio permanente degli incroci più importanti della città, e pattugliano in maniera discreta le strade più importanti con una presenza visibile, che determina due effetti: rassicurare il cittadino onesto, scoraggiare il cittadino prepotente. L’incrocio dove si è verificato l’incidente giovedi pomeriggio è un luogo dove ci vorrebbe un presidio PERMANENTE di Vigili Urbani, per contrastare la sosta selvaggia di tutti coloro che parcheggiano fuori posto per bivaccare sul marciapiede. Per non parlare dell’intera via De Nava, dove il parcheggio in doppia fila è ormai diventato una regola.

24.6.2011. UNA STRISCIA BIANCA.

Moltissime strade a Reggio Calabria sono completamente prive di segnaletica orizzontale, ossia di quelle segnalazioni stampate sull’asfalto con vernice bianca, che guidano l’automobilista negli spostamenti e nella sosta. Ne deriva una grande confusione sia per quanto riguarda la circolazione sia per quanto riguarda la sosta. Da questo punto di vista Reggio Calabria assomiglia assai a quelle città africane dove il caos regna sovrano. In effetti nella nostra città il problema è duplice: da un lato la totale assenza di controllo permanente da parte dei Vigili Urbani, impegnati nella strategia del “multa e fuggi”, invece di presidiare permanentemente gli incroci più importanti e le strade più trafficate; dall’altra c’è la maleducazione dei rriggitani  (di proposito uso quest’espressione, perché c’è differenza fra reggini e rriggitani:  i primi sono la parte sana della popolazione, che rispetta le regole del vivere civile, i secondi sono gli strafottenti e gli arroganti, quelli che hanno coniato il motto che caratterizza, purtroppo, in senso negativo la nostra città: FUTTATINDI!).

Ora, siccome l’operazione culturale rivolta a ridurre il numero dei riggitani prevede tempi lunghi, almeno una generazione, bisogna agire dal lato del controllo da parte degli organi competenti. La vernice bianca sull’asfalto è un presidio di legalità, perché comprime moltissimo l’atteggiamento strafottente dei riggitani; inoltre, la linea bianca sull’asfalto guida e disciplina il traffico consentendo uno scorrimento più fluido. Un esempio? l’ultimo tratto del Lungomare Falcomatà, la via Marina Bassa, tanto per intenderci, dalla Villa Comunale verso la Stazione Centrale: bene, in quest’ultimo tratto il Lungomare si restringe un tantino, poi c’è la confluenza con la corsia degli autobus che vengono dalla via Marina Alta, poi si piomba davanti alla Stazione Centrale ed, ancora, verso il ponte sulla fiumara Calopinace. Ecco, una segnaletica orizzontale che delimiti con precisione due corsie di marcia potrebbe contribuire notevolmente allo snellimento del traffico.

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